CURATI DI LUI, GUARDA E PASSAGLI ACCANTO

XV DOMENICA DEL T.O.

Dt 30,10-14; Col 1,15-20; Lc 10,25-37

 

Il dottore della Legge vuole fare una domanda a Gesù. Ma il Vangelo dice che la fece per metterlo alla prova (Lc 10,25). Anche oggi molti si avvicinano così a Gesù. Non è che se lo dicono (genericamente si tratta di fratelli che non sono molto attenti ad osservare ciò che avviene nel loro cuore, ma piuttosto a quel che fanno gli altri…), anzi, il più delle volte non ne sono consapevoli. Fanno domande, ma da “dottori”. Cioè, non si fanno piccoli davanti a Gesù perché in realtà diffidano di Lui come degli altri: la fiducia è il loro problema. E si ritrovano così a mettere alla prova gli altri, mentre sarebbe meglio riservare questo mestiere a Dio. Alla fine del vangelo, dalle parole di Gesù, comprendiamo che il dottore della Legge metteva al centro se stesso. Come facciamo anche noi quando vogliamo giustificarci davanti alle sue parole (Lc 10,29). Il dottore sa bene qual è il comandamento di tutti i comandamenti (Lc 10,27-28), ma chi è il mio prossimo? è domanda che tradisce il suo problema di uomo di legge. Come tutti quelli che fanno delle Legge il loro Dio, si aspetta che dall’esterno arrivi la rassicurante risposta. Per loro voler bene a Dio è osservare scrupolosamente quel che dice la Legge; in questa logica allora si vuol sapere con precisione chi è il prossimo da amare, forse ci sarà anche qualcuno che si potrà non amare!…Gesù racconta la celebre parabola di un pagano disprezzato e incapace di conoscere il vero Dio (così erano considerati i samaritani al suo tempo) che si comporta molto diversamente (Lc 10,33-35) da un sacerdote e un levita anch’essi incappati in un uomo mezzo morto (Lc 10,30-32). Il sacerdote e il levita rappresentano la Legge e il culto. C’è già implicito in questo primo quadretto della parabola un sano ammonimento: la Legge e il culto possono essere, nella nostra vita di credenti, un grande inganno. Crediamo di servire e piacere a Dio nell’osservanza dei comandamenti, nelle pignolerie dei decreti e nella cura/frequenza puntualissima delle liturgie, ma esse possono far avanzare impercettibilmente la nostra insensibilità verso i fratelli che soffrono. Chissà cosa fece passare oltre i due religiosi. La paura di sporcarsi le mani? La fretta degli impegni che incombevano? La paura di essere ingannati da quell’uomo steso per terra? La paura dell’impegno che richiede il soccorso a un moribondo? Passare oltre davanti alle sofferenze dell’uomo il più delle volte è segnale di una vita guidata dal peccato, ovvero il nostro egoismo. E se mi permettete, (lo dico prima a me stesso) sono convinto che anche se non sempre siamo chiamati a risolvere i problemi di tutti i fratelli sofferenti, siamo però sempre chiamati a far sentire loro la nostra vicinanza.

Vide e passò oltre, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, aprile 2013
Vide e passò oltre, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, aprile 2013

Alcuni giorni fa un amico che insegna in scuola media mi raccontava questa lezione appresa nei suoi primi anni di lavoro. Si dirigeva ogni giorno a piedi verso la scuola dove insegnava e puntualmente incontrava un uomo che mendicava sulla strada che percorreva. Dopo aver chiesto la prima volta come si chiamava e da dove proveniva, passava sempre a salutarlo e gli lasciava ogni giorno qualche soldo. Visse fedelmente quest’incontro mattutino per tanto tempo, ma un giorno si ritrovò senza soldi. Decise allora di passare oltre, perciò quel giorno non si avvicinò a salutarlo. Ma, mentre stava attraversando un incrocio, si sentì toccare dietro le spalle. Era il povero mendicante che, sorridendo, gli disse: “ma tu pensi che ogni giorno io stessi aspettando quei soldini che mi hai sempre lasciato? Io ti ho sempre aspettato perché tu mi salutassi!…”

Si fece vicino, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, aprile 2013
Si fece vicino, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, aprile 2013

Dietro il modello di azione del buon samaritano si cela il nostro unico punto di riferimento per quel che riguarda la conoscenza di Dio, quel che piace a Lui e quel che riguarda il nostro cammino di fede. Gesù è infatti il buon samaritano che passa sempre accanto, mai oltre, prendendosi cura di ogni uomo, soprattutto quello ferito e mezzo morto che noi scansiamo. Nel suo viaggio, Gesù ci ha lasciato questa traccia chiarissima e ha affidato a noi sua chiesa la cura di ogni essere umano spezzato dalla vita, anzi, si è identificato con essi e ha lasciato dietro di sé una importante promessa: abbi cura di lui; ciò che spenderai in più te lo pagherò al mio ritorno (Lc 10,35). Coordinando con altra parabola evangelica: ogni volta che avrete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avrete fatto a me (Mt 25,40). Ogni secondo del nostro tempo speso per amore sincero dei fratelli si imprime nell’eternità! Ma si imprime anche quello che non spendiamo per loro!…Come sua chiesa non possiamo non interrogarci, davanti all’umanità mezza morta che bussa incessantemente alle porte della nostra realtà, se stiamo accogliendo e spendendo del tempo, nel nome di Gesù, per i fratelli cui hanno portato via tutto: terra, casa, famiglia e dignità…

Abbi cura di lui, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, aprile 2013
Abbi cura di lui, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, aprile 2013

Alla fine della parabola scopriamo che Gesù ha capovolto il senso della domanda del dottore. Nella vita, bisogna passare dal “chi è il mio prossimo?” a “come posso io diventare sempre più prossimo?” Se sono incamminato a smetterla di fare di me stesso il centro della vita potrò capirci qualcosa di Dio. E allora, piano piano, Dio stesso mi farà entrare nel mistero della sua compassione, movente di ogni sua azione. Diversamente, anche se si moltiplicassero opere buone, si rischia di cercare solo se stessi, come spesso accade tra noi e come vedremo anche domenica prossima con l’episodio di Marta e Maria. Allora affrettiamoci, se davvero abbiamo sperimentato l’Amore che si prende cura di ciascuno, ad andare e fare anche noi così (Lc 10,37), come Lui fa con noi.

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El doctor de la ley quiere hacer una pregunta a Jesús. Pero el Evangelio dice que la hizo para ponerlo a la prueba (Lc 10,25). También hoy muchos se acercan así a Jesús. No es que se lo dicen (genéricamente se trata de hermanos que no son muy atentos a observar lo que sucede en su corazón, sino más bien a lo que hacen los demás…), Es más, muchas de las veces no lo saben. Hacen preguntas, pero como “doctores”. O sea, no se hacen pequeños delante de Jesús porque en realidad desconfían de Él como de los demás: la confianza es su problema. Y así se encuentran a poner a la prueba a los demás, mientras sería mejor dejar este trabajo reservado a Dios. Al final del evangelio, de las palabras de Jesús, comprendemos que el doctor de la Ley ponía al centro a él mismo. Como hacemos también nosotros cuando queremos justificarnos delante de sus palabras (Lc 10,29)

El doctor sabe bien cuál es el mandamiento de todos los mandamientos (Lc 10,27-28), pero ¿quién es mi prójimo? Es una pregunta que traiciona su problema de hombre de ley. Como todos aquellos que hacen de la Ley su Dios, se espera que de la exterioridad llegue la tranquilizadora respuesta. Para ellos querer mucho a Dios es observar escrupulosamente lo que la Ley dice; en esta lógica entonces se quiere saber con precisión quién es el prójimo para amar, ¡quizás habrá alguno también que se podrá no amar!… Jesús cuenta la célebre parábola de un pagano despreciado e incapaz de conocer el verdadero Dios (así eran considerados los samaritanos en su tiempo) que se comporta muy diferente (Lc 10,33-35) a un sacerdote y a un levita también ellos atascados en un hombre medio muerto (Lc 10,30-32). El sacerdote y el levita representan a la Ley y el culto. Está ya implícito en este primer cuadro de la parábola una sana amonestación: la Ley y el culto pueden ser, en nuestra vida de creyentes, un gran engaño. Creemos servir y gustar a Dios en la observancia de los mandamientos, en las pedanterías de los decretos y en el cuidado/frecuencia puntual de las liturgias, pero eso pueden hacer avanzar imperceptiblemente nuestra insensibilidad hacia los hermanos que sufren. Quizás qué cosa hizo tomar el otro lado a los dos religiosos. ¿El miedo de ensuciarse las manos? ¿El apuro de los compromisos que les incumbía? ¿El miedo de ser engañados por aquel hombre tirado en el piso? ¿El miedo del compromiso que requería el auxilio a un moribundo? Pasar de largo delante de los sufrimientos del hombre la mayor de las veces es señal de una vida guiada por el pecado, o mejor dicho por nuestro egoísmo. Y si me permiten, (lo digo antes a mí mismo) estoy convencido que también si no siempre estamos llamados a resolver los problemas de todos los hermanos que sufren, estamos siempre llamados a hacerles sentir nuestra cercanía.

Hace algunos días  un amigo que enseña en el colegio me contaba esta lección aprendida en sus primeros años de trabajo. Se dirigía cada día a pie hacia la escuela donde enseñaba y puntualmente encontraba a un hombre que mendigaba en el camino que recorría. Después de haber preguntado la primera vez cómo se llamaba y de dónde provenía, pasaba siempre a saludarlo y le dejaba cada día un poco de dinero. Después de haber vivido fielmente este encuentro matutino por tanto tiempo, un día se encontró sin dinero. Decidió entonces pasar de largo, por lo cual aquel día no se acercó a saludarlo. Pero, mientras estaba atravesando un cruce, sintió ser tocado por las espaldas. Era el pobre mendigo que, sonriendo, le dijo: “pero ¿piensas tú que cada día estoy esperando esas monedas que me has dejado siempre? ¡Yo siempre te he esperado para que tú me saludaras!…”

Detrás del modelo de acción del buen samaritano se conserva nuestro único punto de referencia por lo que concierne al conocimiento de Dios, lo que le gusta a Él y lo que respecta a nuestro camino de fe. Jesús es de hecho el buen samaritano que siempre pasa cerca, nunca por otro lado, cuidando de cada hombre, sobretodo del herido y medio muerto que nosotros apartamos. En su viaje, Jesús nos ha dejado esta huella clarísima y ha confiado a nosotros su iglesia el cuidado de cada ser humano partido por la vida, es más, se ha identificado con ellos y ha dejado detrás de sí una importante promesa: cuídalo; y si gastas más, yo te lo pagaré a mi vuelta (Lc 10,35). Coordinando con otra parábola evangélica: cuando lo hicieron con alguno de los más pequeños de estos mis hermanos, me lo hicieron a mí (Mt 25,40). ¡Cada segundo de nuestro tiempo muchas veces por amor sincero de los hermanos se imprime en la eternidad! ¡Pero se imprime también aquello que no gastamos por ellos!… Como su iglesia no podemos no interrogarnos, delante a la humanidad media muerta que toca incesantemente a la puerta de nuestra realidad, si estamos acogiendo y gastando tiempo, en el nombre de Jesús, por los hermanos a los cuales se les ha quitado todo: tierra, casa, familia y dignidad…

Al final de la parábola descubrimos que Jesús ha dado vuelta al sentido de la pregunta del doctor. En la vida, es necesario pasar del “¿quién es mi prójimo?” a “¿cómo puedo yo volverme siempre más prójimo?” Si estoy encaminado a acabar de hacer de mí mismo el centro de la atención podré entender algo de Dios. Y entonces, poco a poco, Dios mismo me hará entrar en el misterio de su compasión, motivo de cada acción suya. Diversamente, también si se multiplicaran obras buenas, se arriesga de buscar solo a sí mismos, como muchas veces sucede entre nosotros y como veremos también el domingo próximo con el episodio de Marta y María. Entonces apurémonos, si de verdad hemos experimentado el Amor que cuida de cada uno, a ir y hacer así también nosotros (Lc 10,37), como Él hace con nosotros.

6 thoughts on “CURATI DI LUI, GUARDA E PASSAGLI ACCANTO

  1. Molto bella l’espressione “come posso io diventare sempre più prossimo?”……è inutile girarci attorno: siamo chiamati in ogni istante, in ogni circostanza. A volte mi accorgo che persino le comunicazioni verbali , coi parenti degli anziani che seguo, possono avere una ricaduta diversa a seconda di quanto ci si “fa prossimo” . E penso anche a quanto male può scaturire dalla mancanza dell'”approssimarsi” agli altri! Male inteso come malessere, senso di abbandono, tristezza…questo brano mi fa anche ricordare come gesti di generosità gratuita io li abbia visti tante volte in persone apparentemente distanti dalla fede, da cui invece devo imparare.
    Grazie per l’interpretazione da te data di questo brano.
    Auspico che mi metta sempre più “in crisi”!

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  2. Il Signore non ci chiede l’impossibile, oggi come ieri
    è assetato, ammalato, povero,
    in carcere nella persona che mi
    vive accanto.
    Abbiamo speso, abbiamo dato,
    ma non è mai abbastanza.
    “Curati di Lui guarda e passagli accanto”.
    Che la nostra vita diventi deserto per
    accorgerci del Signore che passa ma che é anche dentro di noi.
    Buona domenica p.Giacomo
    e saluti dalla mia famiglia

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  3. Realmente nos cuesta mucho acercarnos al prójimo, solemos pedir que todos estén atentos a nosotros pero cuando nos toca dar la “mano” a los demás, nos hacemos los desentendidos, “buscamos otro camino”. Mucho de esto creo que es porque creemos que nos mirarán mal o que otros se pueden burlar. Esperemos que esto cambia y para lograrlo, deberemos empezar nosotros mismos y ser ejemplo para los demás. Un fuerte abrazo. Saludos.

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