DENTRO O FUORI, PRIMI O ULTIMI?

XXI DOMENICA DEL T.O.

Is 66,18b-21; Eb 12,5-7.11-13; Lc 13,22-30

Penso che la domanda che quel tale fece al Signore in cammino verso Gerusalemme, sotto sotto, ce l’abbiamo tutti (Lc 13,23). Ma Lui non soddisfa questo genere di curiosità, anche se tutti, me lo auguro, speriamo che si salvino in tanti. Altrimenti, che Paradiso sarebbe? Cosa risponde il Signore? Come al solito, mette le cose ben in chiaro: sforzatevi (lottate) di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare ma non ci riusciranno (Lc 13,24). Ad una prima reazione sentiamo che Gesù non da una risposta incoraggiante. Non spaventiamoci. Ricordate: quel che dice il Signore non va mai sganciato da altre sue parole. Cioè, non si può mai interpretare isolatamente un brano del vangelo dagli altri. Chi procede così in genere diventa un fondamentalista (non molto diverso da fondamentalisti di altre fedi) che attribuisce al Signore intenzioni che non ha. Pertanto, ad esempio, se uno osserva il v. 25, noterà che qui Gesù parla di un padrone di casa il cui comportamento non è molto dissimile dal personaggio della parabola di Lc 11,5-8, con la differenza che in quella, l’uomo che sembrava non essere disposto ad aprire all’amico che bussava alla sua porta, alla fine gliela apre per accondiscendere alla sua richiesta non per amicizia ma per la sua insistenza (Lc 11,8). Mentre qui, nel vangelo di oggi, la sua posizione sembra irremovibile: non so di dove siete si ripete per 2 volte (vv.25-26) e allontanatevi da me voi tutti operatori di ingiustizia è espressione drastica che sembra chiudere ogni possibilità di cambiamento. Che significa? Come combinare assieme queste parole di Gesù? Qual è il volto di Dio che ne esce? E cos’è questa porta stretta che conduce alla salvezza?

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Nel 2010 ho vissuto gli esercizi spirituali in una casa di preghiera in Trentino dove vive stabilmente una comunità di tipo monastico. Ricordo che sopraggiunto in quel posto, dopo la rituale accoglienza, il sacerdote responsabile mi accompagnò a vedere gli ambienti della casa. Prima di portarmi al mio alloggio, volle mostrarmi la sala degli incontri. Mentre ci dirigevamo insieme ecco che il corridoio si restringeva sia lateralmente che in altezza. Rimaneva davanti a noi una piccola porta che introduceva alla sala. Il sacerdote che mi precedeva si voltò e guardandomi con un bel sorriso mi disse: “questa è una porta speciale, ti ricorda qualcosa?” Una breve pausa per pensarci, poi, uno dietro l’altro, abbassandoci e rimpicciolendoci, la varcammo. Come non ricordare questo vangelo? Non so se quella sera ebbi una illuminazione. Gesù è la porta stretta che ci introduce nel Regno di Dio. Egli stesso si definisce altrove la porta delle pecore (cfr. Gv 10,7). Ma perché “stretta”? Non certo perché il suo cuore è stretto! Non certo perché il suo Regno ha in sé poco spazio! E’ stretta perché per varcarla bisogna farsi piccoli, bisogna lasciare fuori ogni umano protagonismo, ogni ricchezza che ci gonfia, ogni nostra presunta giustizia e conoscenza di Dio! In verità vi dico, se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli (Mt 18,3). Quanto è vero Gesù quando dice che molti cercheranno di entrare ma non ci riusciranno: infatti, quanto è difficile all’uomo farsi piccolo! Come è difficile per l’uomo accettare la salvezza come un dono perché ci si riconosce peccatori incapaci di salvarci, piuttosto che cercare di conquistarcela con le buone azioni per poi dire a se stessi: me la sono meritata! Difficilissimo! Perciò Gesù parla così nel vangelo: ci mette davanti la nostra realtà di persone dure da convertire. Se all’inizio con la sua risposta sembra quasi restringere lo spazio dei salvati, dal v.28 invece ci parla di Abramo, Isacco, Giacobbe e tutti i profeti, di coloro che verranno da oriente e occidente da settentrione e da mezzogiorno: segno inequivocabile di una moltitudine innumerevole che siederà salva al banchetto del Regno; segno del suo cuore con la porta sempre spalancata per tutti! E allora chi sarà dentro e chi resterà fuori? Il vangelo di oggi non dice chi; solo assicura, come altre parabole, che ci sarà un epilogo e ci dice come esso sarà. Alla fine chi sarà dentro, vivrà una mensa festosa con Dio; fuori, pianto e stridore di denti. Con Dio, felicità senza fine, senza di Lui, infelicità infinita. E poi aggiunge chi corre il vero pericolo di restare fuori. Versetto n.26. Allora comincerete a dire: abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze…Il pericolo più insidioso lo corriamo noi, ossia tutti coloro che si ritrovano primi ad aver ricevuto la fede: ebrei e cristiani. Il pericolo oggi lo corriamo noi che siamo in casa, cioè nella chiesa. Il versetto è una chiara allusione alle eucaristie e alla conoscenza degli insegnamenti ricevuti in essa. Non ci salva il numero delle messe celebrate né la conoscenza di quanto si è ricevuto nella propria formazione. Chiunque pone la sua sicurezza in questo rischia di ritrovarsi tristemente fuori dal Regno, cioè senza aver incontrato e conosciuto il volto di Dio! Siamo alla fine del cap.13 di Luca. Nei capitoli 14-15 Gesù spiegherà più approfonditamente questo rischio proprio mentre chiarisce meravigliosamente chi è Dio. Perché il vero problema del credente del passato, come del presente e del futuro, è stato, è e sarà sempre la Misericordia di Dio. Ricordate la fine del cap.15? Anche in quella casa, uno che era andato fuori entra dentro e si ritrova in un festoso banchetto, un altro invece che era dentro esce e rimane fuori, stridendo i denti di rabbia per quello a cui assiste e reclamando pure giustizia!…

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Tiriamo un po’ le somme con l’ultimo versetto del vangelo: ed ecco vi sono ultimi che saranno primi e vi sono primi che saranno ultimi (v.30). E’ evidente che quanto alle intenzioni del Signore c’è solo una volontà di salvezza per tutti. Ma c’è una dinamica di tipo spirituale da intendere bene: avviene infatti che nel Regno ci entrano dentro prima coloro che ai nostri occhi sono ultimi, e per ultimi ci entrano quelli che ai nostri occhi sono primi. Come mai? Ve lo faccio spiegare dalle parole di uno dei miei maestri, il compianto p. Silvano Fausti S.I. Nella lotta per entrare nella porta stretta del Regno il primo della fila diviene l’ultimo per 2 motivi:

1) Perché Colui che da il biglietto d’ingresso ha il suo sportello in fondo alla coda.

2) Perché chi si crede a posto per entrare nel Regno si presenta in prima fila ed è l’ultimo a sentire il bisogno di convertirsi.

L’ultimo della fila invece diviene il primo per gli stessi 2 motivi:

1) Perché è oggettivamente più vicino a Colui che è andato all’ultimo posto per salvare tutti.

2) Perché riconoscendosi peccatore, quindi non meritevole di presentarsi tra primi in fila, è il primo a convertirsi.”

E tu che mi stai leggendo che ne dici? Ti senti dentro o fuori? In fila tra i primi o tra gli ultimi? Se non riesci a dare ancora una risposta non temere. Nel vangelo di domenica prossima Gesù darà in proposito un consiglio a tutti, una parola con cui il Signore ha iniziato a farsi largo nella mia vita.

Buona domenica e alla prossima!

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Pienso que la pregunta que ese tal hizo al Señor de camino hacia Jerusalén, muy en fondo, la tenemos todos (Lc 13,23). Pero Él no satisface este tipo de curiosidad, aunque si todos, eso espero, esperamos que se salven muchos. Sino, ¿qué Paraíso sería? ¿Qué responde el Señor? Como siempre, pone las cosas bien en claro: esfuércense (luchar) en entrar por la puerta estrecha, porque muchos, yo les digo, intentarán entrar pero no lo lograrán (Lc 13,24). Como primera reacción sentimos que Jesús no da una respuesta que anima. No nos asustemos. Recuérdate: que lo que dice el Señor nunca va desenganchado de otras palabras suyas. O sea, nunca se puede interpretar un texto del evangelio aislado de los demás. Quien procede así generalmente se vuelve un fundamentalista (no tan diferente de los fundamentalistas de otras religiones) que atribuye al Señor intenciones que no tiene. Por lo tanto, por ejemplo, si uno observa el v. 25, notará que aquí Jesús habla de un padrón de casa el cual comportamiento no es muy diferente del personaje de la parábola de Lc 11,5-8, con la diferencia que en esa, el hombre que parecía no estar dispuesto a abrir al amigo que tocaba su puerta, al final le abre para satisfacer su pedido no por amistad sino por su insistencia (Lc 11,8). Mientras que aquí, en el evangelio de hoy, su posición parece inflexible: no sé de dónde son se repite por dos veces (vv.25-26) y aléjense de mí todos ustedes obreros de injusticia es expresión drástica que parece cerrar cada posibilidad de cambio. ¿Qué significa? ¿Cómo combinar junto estas palabras de Jesús? ¿Cuál es el rostro de Dios que sale? ¿Y qué es esta puerta estrecha que conduce a la salvación?

En el 2010 he vivido los ejercicios espirituales en una casa de oración del Trentino donde vive establemente una comunidad de tipo monástica. Recuerdo que habiendo llegado en aquél lugar, después de la ritual acogida, el sacerdote responsable me acompañó a ver los ambientes de la casa. Antes de llevarme a mi alojamiento, quizo mostrarme la sala de los encuentros. Mientras nos dirigíamos juntos he aquí que el corredor se reducía ya sea lateralmente como en altura. Quedaba delante de nosotros una pequeña puerta que introducía a la sala. El sacerdote que me precedía se volteó y mirándome con una linda sonrisa me dijo: “esta es una puerta especial, te recuerda algo? Una breve pausa para pensar, luego, uno detrás del otro, agachándonos y achicándonos, la pasamos. ¿Cómo no recordar este evangelio? No sé si esa noche tuve una iluminación. Jesús es la puerta estrecha que nos intruduce al Reino de Dios. Él mismo se define en otro lugar la puerta de las ovejas (cfr. Jn 10,7). Pero ¿Por qué “estrecha”? ¡No seguramente porque su corazón es estrecho! ¡No cierto porque su Reino tiene en sí poco espacio! Es estrecha porque para pasarla es necesario hacerse pequeños, es necesario dejar afuera cada protagonismo humano, cada riqueza que nos infla, cada nuestra presunta justicia y conocimiento de Dios! En verdad les digo, si no se convierten y no se vuelven como niños, no entrarán en el Reino de los cielos (Mt 18,3) Cuánto es verdadero Jesús cuando dice que muchos intentarán entrar pero no lo lograrán: de hecho, ¡cuánto es difícil al hombre hacerse pequeño! ¡Cómo es difícil para el hombre aceptar la salvación como un don porque nos reconocemos pecadores incapaces de salvarnos, antes que buscar de conquistarnosla con las buenas acciones para después decir a sí mismos: ¡Me la he merecido! ¡Dificilísimo! Por esto Jesús habla así en el evangelio: nos pone delante de nuestra realidad de personas duras de convertir. Si al inicio con su respuesta parece casi restringir el espacio de los salvados, del v.28 en cambio nos habla de Abraham, Isaac, Jacob y todos los profetas, de aquellos que vendrán del oriente y del poniente, del norte y del sur: signo inequívoco de una multitud innumerable que se sentará salvada en el banquete del Reino; signo de su corazón con la puerta siempre espalancada para todos! Y entonces ¿quién estará adentro y quien se quedará afuera? El evangelio de hoy no dice quién; solo asegura, como en otras parábolas, que habrá un epílogo y nos dice como será eso. Al final quién estará dentro, vivirá una mesa de fiesta con Dios; afuera, llanto y el rechinar de dientes. Con Dios, felicidad sin fin, sin Él, infelicidad infinita. Y luego agrega quién corre el verdadero peligro de quedarse afuera. Versículo n.26. Entonces ustedes comenzarán a decir: Nosotros comimos y bebimos contigo, tú enseñaste en nuestras plazas… El peligro más insidioso lo corremos nosotros, o sea todos aquellos que se encuentran primeros en haber recibido la fe: hebreos y cristianos. El peligro hoy lo corremos nosotros que estamos en casa, o sea, en la iglesia. El versículo es una clara alusión a las eucaristías y al conocimiento de las enseñanzas recibidas en ella. No nos salva el número de las misas celebradas ni el conocimiento de lo que se ha recibido en la propia formación. Cualquiera que pone su seguridad en esto arriesga de encontrarse tristemente fuera del Reino, o sea sin haber encontrado y conocido el rostro de Dios! Estamos al final del cap. 13 de Lucas. En los capítulos 14-15 Jesús explicará más profundamente este riesgo justamente mientras aclara maravillosamente quién es Dios. Porque el verdadero problema del creyente del pasado, como del presente y del futuro, ha sido, es y será siempre la Misericordia de Dios. ¿Recuerdan el final del cap. 15? También en aquella casa, uno que había ido afuera entra dentro y se encuentra en un festín de banquete, otro en cambio que estaba dentro sale y se queda afuera, rechinando los dientes de rabia por lo que está viendo y reclamando además justicia!…

Sacando conclusiones con el último versículo del evangelio: Pues algunos que ahora son últimos, serán los primeros, y en cambio los que ahora son primeros serán los últimos (v.30). Es evidente que en cuanto a las intensiones del Señor hay solo una voluntad de salvación para todos. Pero hay una dinámica de tipo espiritual que hay que entender bien: ocurre en efecto que en el Reino entran dentro primero aquellos que a nuestros ojos son últimos, y por últimos entran aquellos que a nuestros ojos son primeros. ¿Cómo así? Se los hago explicar de las palabras de uno de mis maestros, el compianto p. Silvano Fausti S.I. “En la lucha para entrar en la puerta estrecha del Reino el primero de la fila se vuelve el último por dos motivos:

  • Porque Aquél que da el boleto de ingreso tiene su puerta al fondo de la fila.
  • Porque quien se cree en su lugar para entrar en el Reino se presenta en primera fila y es el último en escuchar la necesidad de convertirse.

El último de la fila en cambio se vuelve el primero por los mismos dos motivos:

  • Porque es objetivamente más cercano a Aquél que ha ido al último lugar para salvar a todos.
  • Porque reconociéndose pecador, entonces no merecedor de presentarse entre los primeros de la fila, es el primero en convertirse.”

Y tú que me estás leyendo ¿Qué dices? ¿Te sientes dentro o fuera? ¿Entre los primeros de la fila o entre los últimos?

Si no logras a dar todavía una respuesta no temas. En el evangelio del próximo domingo Jesús dará a propósito de esto un consejo a todos, una palabra con la cual el Señor ha iniciado a hacerse espacio en mi vida. ¡Buen domingo y a la próxima!

9 thoughts on “DENTRO O FUORI, PRIMI O ULTIMI?

  1. LFinalmente i tuoi capolavori di riflessione!
    Ricordo che nella mia vita spirituale la porta stretta è sempre stata presentata come la porta del “sacrificio”,della “rinuncia” e quindi per pochi votati ad una vita “ineccepibile”. Non nascondo che questa mia interpretazione è stata il frutto di anni di catechesi di un “certo tipo”…… È invece molto chiaro il tuo discorso : se Dio è infinitamente misericordioso, quella porticina è accessibile per tanta, tanta gente, più di quella che io posso immaginare usando le mie “categorie” umane, quindi molto limitate, di giudizio (che peraltro non dovrei mai dare!).
    E anche il discorso del farsi piccolini, di curvarsi, di inchinarsi per poter passare attraverso la porticina non vuol dire farsi sfruttare, rinunciare necessariamente a tutto oppure non poter dire la propria. ……per me personalmente significa liberarsi degli “orpelli” dell’ anima che costituiscono degli uncini che impediscono di passare di la’ facilmente.
    Mi sono venuti in mente i “vizi capitali” e li ho quindi riletti uno ad uno. Come è difficile liberarsene, chi più chi meno ne è impastato! Basterebbe cominciare a lavorare su quello dominante nella nostra vita per avere una chance in più per provare a passare la porta, farebbe bene anche per curare quei difetti caratteriali che ci limitano tanto! Durante la vita il “movimento” attraverso quella porta non penso però sia in un’unica direzione:magari fosse così semplice. Quante volte purtroppo si torna fuori……per fortuna c’è chi ci aspetta senza stancarsi! !!

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    1. Cara Chiara, se mi dessi il permesso di poterti chiamare all’ambone di domenica!….bellissima integrazione personale al commento del vangelo…Grazie! Ti stai convincendo che il Signore vuole parlare anche attraverso di te e che forse qualche volta la tua testimonianza può aiutare la mia predicazione?

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  2. Ancora grazie Don Giacomo per la tua interpretazione alla parola di oggi: molto chiara e significativa. Passare per la via stretta per me significa 1.accettare tutte le piccole o grandi croci che il Signore ci dà. 2. Amare tanto il nostro prossimo senza giudicarlo a cominciare dai nostri familiari. 3. Pregare tanto anche quando ci sentiamo aridi. 4. Spogliarci dal nostro egoismo. Non è facile x me ma ci sto provando.

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