COME UN LACCIO O COME UN LIBERATORE?

1a DOMENICA DI AVVENTO

anno C (2021)

Ger 33,14-15; 1Ts 3,12-4,2; Lc 21,25-28.34-36

 

Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

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Perché si celebra l’Avvento? Perché in questo speciale tempo liturgico ci ricordiamo, come credenti, che attendiamo fiduciosamente e operosamente la vita senza fine che ha già fatto irruzione nella storia. È una vita nuova, non come quella che dobbiamo lasciare con l’arrivo della morte, anche se quest’ultima ne è come il contenitore. Con l’incarnazione del Figlio di Dio il nostro destino è cambiato. Mentre camminiamo sulla terra nel tempo che ci è concesso, l’eterno che è in noi, se glielo permettiamo, si fa largo e ci fa vedere il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria (Lc 21,27). Infatti, c’è chi, all’incalzare degli sconvolgimenti umani, naturali e cosmici, soccombe per la paura di quanto accade. La sua attesa allora si manifesta come ansiosa angoscia di vivere (Lc 21,25-26). Coloro che invece vivono con il capo alzato, cioè con la testa sulle spalle e gli occhi puntati a scrutare i segni dei tempi (con l’aiuto dello Spirito), vedranno Dio venire in ogni fatto della propria e della altrui storia. Dove alcuni vedono solo giungere la fine del mondo, altri vedono arrivare la pienezza di un nuovo mondo che stanno già gustando.

Mantenetevi pronti

Tra questi due gruppi umani non c’è alcuna differenza, tranne che in un atteggiamento. Perché anche i credenti hanno le loro paure, anch’essi vivono le loro angosce, cadono come tutti e devono rialzarsi come tutti in quanto peccatori. È quell’apertura al dono della fede in Cristo che li fa sentire bisognosi di salvezza, cioè di una liberazione da tutto quanto si oppone alla crescita della vita nuova ricevuta in germe. Dunque i credenti non si chiudono davanti a tutto ciò che fa saltare in aria gli equilibri generali della vita su questa terra, tutti i suoi punti di riferimento rappresentati da sole, luna, stelle, terra e mare. I credenti vivono ogni crollo di ciò che rendeva (apparentemente) sicura la vita come l’approssimarsi della liberazione che sperano. Infatti per essi, l’unica realtà che rende sicura la propria vita è l’amore di Dio. Solo chi sta appoggiando la propria vita sulla roccia della sua parola, vede venire il Signore dentro gli eventi anche dolorosi e non rimane nel laccio della paura (Lc 21,28).

Dunque Gesù invita a vivere di fede e a non seguire la paura. Affinché questo “modus vivendi” si rafforzi e diventi stabile, lascia un paio di raccomandazioni. 1) State attenti a voi stessi: cioè la salvezza si gioca nel badare a quanto accade nel proprio cuore, non a quanto accade negli altri. Devo badare al male che è in me: questo è il primo step per poter aiutare gli altri ad affrontare il loro male. Ciascuno è responsabile di sé stesso, con Dio non funziona il meccanismo del capro espiatorio. E poi badare a quanto il mondo offre, perché non appesantisca il cuore. Altrimenti si vede arrivare il Signore non per quello che è (uno che mi libera), ma come uno che viene a portare un laccio che impiglia la vita nella paura e nella sfiducia. In realtà, quel giorno può giungere così perché è il discepolo che si fa impigliare da dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita (Lc 21,34-35).

2) Vegliate in ogni momento pregando: c’è un legame profondo tra veglia, tempo e preghiera. Si veglia pregando e si prega vegliando, cioè dedicando tempo a Dio. E in questo modo, nel tempo, può crescere quell’attenzione a noi stessi richiesta. Nel tempo, lo Spirito può comunicarci la forza che libera dai lacci di questo mondo e fa superare la paura che gli incombenti e drammatici eventi generano. L’Avvento è il tempo prezioso per chiedere a Dio la grazia di ricollocare la preghiera a fondamento della propria vita. La preghiera coltivata con perseveranza è il segreto del discepolo che si conforma al suo Maestro; il segreto che lo fa stare in piedi davanti ad ogni sconvolgimento della storia, perché è Gesù stesso che lo fa stare in piedi. Chi si affida al Signore scompare solo per poco agli occhi di tutti: quando giunge la sua morte. In realtà compare a Dio, dove si vive per sempre (Lc 21,36).

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¿COMO UN LAZO O COMO UN LIBERTADOR?

 

¿Por qué se celebra el Adviento?  Porque en este tiempo litúrgico especial recordamos, como   creyentes, que esperamos con confianza y activamente la vida interminable que ya ha estallado en la historia.  Es una vida nueva, no como la que tenemos que dejar con la llegada de la muerte, aunque esta última sea como el contenedor. Con la encarnación del Hijo de Dios nuestro destino ha cambiado. Mientras caminamos sobre la tierra en el tiempo que se nos concede, el eterno que está en nosotros, si se lo permitimos, hace su camino y nos hace ver al Hijo del hombre viniendo en una nube con gran poder y gloria (Lc 2,27). De hecho, hay quienes, a instancias de los trastornos humanos, naturales y cósmicos, sucumben por el miedo a lo que está sucediendo.  Su espera entonces se manifiesta como angustia ansiosa por vivir (Lc 21,25-26). Aquellos que, en cambio, viven con la cabeza levantada, es decir, con la cabeza sobre los hombros y los ojos centrados en escudriñar los signos de los tiempos (con la ayuda del Espíritu), verán a Dios venir en cada hecho de su propia historia y la de los demás. Donde algunos solo ven venir el fin del mundo, otros ven venir la plenitud de un nuevo mundo que ya están disfrutando.   

Entre estos dos grupos humanos no hay ninguna diferencia, excepto en una actitud. Porque incluso los creyentes tienen sus miedos, ellos también viven sus ansiedades, caen como todos los demás y deben levantarse como pecadores al igual que todos los demás. Es esa apertura al don de la fe en Cristo lo que los hace sentir necesitados de salvación, es decir, de una liberación de todo lo que se opone al crecimiento de la vida nueva recibida en germen.  Por lo tanto, los creyentes no se cierran ante todo lo que hace estallar el equilibrio general de la vida en esta tierra, todos sus puntos de referencia representados por el sol, la luna, las estrellas, la tierra y el mar. Los creyentes viven cada colapso de lo que hizo que la vida (aparentemente) fuera segura como el acercamiento de la liberación que esperan. De hecho, para ellos, la única realidad que hace que sus vidas sean seguras es el amor de Dios. Sólo aquellos que apoyan sus vidas en la roca de su palabra ve llegar al Señor dentro de los eventos incluso dolorosos y no permanecen en el lazo del miedo (Lc 21,28).

Por lo tanto, Jesús nos invita a vivir de fe y a no seguir el miedo. Para que este “modus vivendi” se fortalezca y se estabilice, deja un par de recomendaciones. 1) Estén atentos a sí mismos:   es decir, la salvación se juega cuidando lo que sucede en el propio corazón, no lo que sucede en los demás. Tengo que cuidar al mal que hay en mí: este es el primer paso para poder ayudar a otros a   enfrentar su mal. Cada uno es responsable de sí mismo, con Dios el mecanismo del chivo expiatorio no funciona. Y luego cuidar lo que el mundo ofrece, para que no pese el corazón. De lo contrario, vemos al Señor venir no por lo que es (uno que me libera), sino como uno que viene a traer un lazo que enreda la vida en el miedo y la desconfianza.  En realidad, ese día puede llegar así porque es el discípulo quien se deja enredar en la disipación, la embriaguez y los afanes de la vida (Lc 21,34-35).

2) Vigila en todo momento orando: hay un vínculo profundo entre la vigilia, el tiempo y la oración. Se hace vigilia orando y oramos haciendo vigilia, es decir, dedicando tiempo a Dios. Y de esta manera, con el tiempo, puede crecer esa atención a nosotros mismos requerida. Con el tiempo, el Espíritu puede comunicarnos la fuerza que nos libera de los lazos de este mundo y hace superar el miedo que generan los acontecimientos inminentes y dramáticos. El Adviento es el tiempo precioso para pedir a Dios la gracia de volver a colocar la oración como el fundamento de la propia vida. La oración cultivada con perseverancia es el secreto del discípulo que se conforma a su Maestro; el secreto que lo hace estar de pie ante toda conmoción de la historia, porque es Jesús mismo quien lo hace estar de pie. Quien se encomienda al Señor  aparece sólo por un corto tiempo a los ojos de todos: cuando llega su muerte.  En realidad, aparece a Dios, donde se vive para siempre (Lc 21,36).