CONTINUAVANO A CHIAMARLO TRINITÀ

SOLENNITÀ DELLA SS.MA TRINITÀ

anno A (2020)

Es 34,4-6.8-9; 2Cor 13,11-13; Gv 3,16-18

 

Gesù disse a Nicodemo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

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Il mistero “più misterioso” della fede cristiana: tre persone sono Dio insieme! Sei un solo Dio, un solo Signore, non nella unità di una sola persona, ma nella trinità di una sola sostanza, dice il prefazio liturgico nella festa solenne della SS.ma Trinità. Il cristianesimo è annoverato tra le tre grandi religioni monoteiste, ma dottrinalmente il nostro monoteismo porta in sé una novità assoluta: uno solo è Dio, è vero, lo diciamo anche noi, ma ci sono 3 persone distinte che non si confondono e condividono la stessa natura/dignità divina: sono una comunità, sono una famiglia, e i cristiani da secoli nella chiesa…continuano a chiamarlo Trinità!

La nostra vita è una chiamata a entrare nel mistero di questa comunità, nella conoscenza di questa famiglia da cui tutti proveniamo. Ma come ci si entra? Il vangelo risponde a questa domanda: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna (Gv 3,16). Entrarci è dunque un dono che ci è già stato fatto. Il passo più importante e decisivo è già stato compiuto, lo ha fatto Dio. Egli ha riaperto l’accesso alla comunione con Lui, quell’accesso che noi stessi ci siamo chiusi con la sciagurata scelta di prestare ascolto al serpente (Gen 3,1ss.). Uno di loro si è fatto uno di noi: è Gesù, il Figlio unigenito che sulla croce ci ha mostrato quanto il Padre ci ami, nella resurrezione ci ha mostrato a quale destino Dio ci chiami, nello Spirito Santo ci muove nella storia per fare ritorno a Dio, nostro destino. La chiave di volta per attualizzare le cose capitali che ci sono date in dono, sta però nelle nostre mani, anzi nella nostra anima: perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna. Bisogna credere, attività dello spirito in alcun modo scontata, per entrare nella vera vita.

Nicodemo e Gesù

Nicodemo incontra Gesù, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, marzo 2018 

Infatti, ricevere la vita eterna non è il risultato di un processo matematico, né il frutto di una tecnica di meditazione trascendentale o di uno sforzo sovrumano. La vita eterna, l’immortalità che ogni uomo agogna da sempre, è dono gratuito del Padre di ogni vita, che nel suo Figlio Gesù ci offre di vivere come Lui, ovvero da figli di Dio (1Gv 3,1). Il vangelo di oggi è parte di un più ampio testo dove, nel dialogo tra Gesù e Nicodemo, si contrappone la nostra religiosa pretesa di scalare e conquistare il cielo (la vita eterna) e l’umiltà di Dio che dal cielo scende in terra per donarsi a noi. Ed è proprio l’accoglienza di questa realtà l’unica via che conduce alla eternità. In Gesù, ciò che è eterno è ormai entrato nel tempo: dunque la via che conduce alla conoscenza del Dio trino ed unico, passa per la relazione affettiva con Colui che si è incarnato nella vita umana. Perciò ora anche il tempo e tutto ciò che ricade in esso, è in grado di raggiungere l’eterno: Gesù dice io sono la via, la verità e la vita: nessuno viene al Padre se non per mezzo di me (Gv 14,6).

Il legame d’amore con Gesù, il Figlio, è decisivo per entrare nel mistero di Dio Trinità, ma non solo. Lo è anche per entrare nel proprio mistero, essendo noi uomini immagine e somiglianza di Dio. L’importanza di sperimentare legami di amore in seno a una famiglia lo dimostra. Nessuno può fare a meno di una famiglia. Quanti problemi si moltiplicano nel nostro cammino quando non si riceve amore in famiglia, o quando l’amore (ammalato) dei genitori priva il figlio/a dell’esperienza di essere amati gratuitamente. Ci sono in giro (ahimè) parecchie coppie che hanno messo al mondo biologicamente dei figli, ma che non rivelano genitorialità, cioè non generano i propri figli alla vita da figli. Solo l’amore ci genera alla vera vita, che non è quella biologica. La vita prende avvio qui sulla terra, ma inizia veramente solo quando si scopre il cielo dentro di sé. È la scoperta più importante, quella che mi fa nascere alla verità di me stesso: io sono figlio, ora appartengo alla famiglia divina, alla SS.ma Trinità. Solo con Dio, uno nell’amore e trino nelle persone, l’uomo ritrova sé stesso e sa chi è veramente. 

 

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CONTINUABAN A LLAMARLO TRINIDAD

 

El misterio “más misterioso” de la fe cristiana: ¡tres personas son Dios juntos! Eres un solo Dios, un solo Señor, no en la unidad de una sola persona, sino en la trinidad de una sola sustancia, dice el prefacio litúrgico en la fiesta solemne de la Stma. Trinidad. El cristianismo es presentado entre las tres grandes religiones monoteístas, pero doctrinalmente nuestro monoteísmo lleva en sí una novedad absoluta: uno solo es Dios, es verdadero, lo decimos también nosotros, pero hay 3 personas diferentes que no se confunden y comparten la misma naturaleza/dignidad divina: son una comunidad, son una familia, ¡y los cristianos desde siglos en la iglesia…continúan a llamarlo Trinidad!

Nuestra vida es una llamada a entrar en el misterio de esta comunidad, en el conocimiento de esta familia del cual todos provenimos. ¿Pero cómo se entra? El evangelio responde a esta pregunta: Porque tanto amó Dios al mundo que dio a su Hijo único, para que todo el que crea en él no perezca, sino que tenga vida eterna (Jn 3,16). Entrar es entonces un don que ya nos ha sido dado. El paso más importante y decisivo ya ha sido cumplido, lo ha hecho Dios. Él ha vuelto a abrir el acceso a la comunión con Él, aquel acceso que nosotros mismos nos hemos cerrado con la desdichada elección de darle escucha a la serpiente (Gen 3,1ss.). Uno de ellos se ha hecho uno de nosotros: es Jesús, el Hijo unigénito que sobre la cruz nos ha mostrado cuanto el Padre nos ama, en la resurrección nos ha mostrado a qué destino nos llama Dios, en el Espíritu Santo nos mueve en la historia para hacer regreso a Dios, nuestro destino. La llave de regreso para actualizar las cosas capitales que se nos ha dado como don, está entonces en nuestras manos, más bien en nuestra alma: para que quien crea en Él tenga la vida eterna. Es necesario creer, actividad del espíritu en algún modo descontado, para entrar a la verdadera vida.

De hecho, recibir la vida eterna no es el resultado de un proceso matemático, ni el fruto de una técnica de meditación trascendental o de un esfuerzo sobrehumano. La vida eterna, la inmortalidad que cada hombre ansía desde siempre, es don gratuito del Padre de cada vida, que en su Hijo Jesús nos ofrece vivir como Él, es decir como hijos de Dios (1Jn 3,1). El evangelio de hoy es parte de un más amplio texto donde, en el diálogo entre Jesús y Nicodemo, se contrapone nuestra religiosa pretensión de escalar y conquistar el cielo (la vida eterna) y la humildad de Dios que del cielo baja a la tierra para donarse a nosotros. Y es justamente la acogida de esta realidad el único camino que conduce a la eternidad. En Jesús, lo que es eterno desde ya ha entrado en el tiempo: entonces el camino que conduce al conocimiento del Dios trino y único, pasa por la relación afectiva con Aquél que se ha encarnado en la vida humana. Por lo cual ahora también el tiempo y todo lo que recae en esto, está en grado de alcanzar lo eterno: Jesús dice yo soy el camino, la verdad y la vida: nadie va al Padre si no es por mí (Jn 14,6).

El vínculo de amor con Jesús, el Hijo, es decisivo para entrar en el misterio de Dios Trinidad, pero no solo. Lo es también para entrar en el propio misterio, siendo nosotros hombres imagen y semejanza de Dios. La importancia de probar vínculos de amor en el seno de una familia lo demuestra. Nadie puede sustraerse de una familia. Cuantos problemas se multiplican en nuestro camino cuando no se recibe amor en la familia, o cuando el amor (enfermo) de los padres priva al hijo/a de la experiencia de ser amados gratuitamente. Hay por ahí (lamentablemente) muchas parejas que han puesto hijos biológicamente al mundo, pero que no revelan paternidad, o sea no generan a los propios hijos a la vida de hijos. Solo el amor nos genera a la verdadera vida, que no es la biológica. La vida inicia aquí sobre la tierra, pero comienza verdaderamente solo cuando se descubre el cielo dentro de sí. Es el descubrimiento más importante, aquella que me hace nacer a la verdad de mí mismo: yo soy hijo, ahora pertenezco a la familia divina, a la Stma. Trinidad. Solo con Dios, uno en el amor y trino en las personas, el hombre encuentra a sí mismo y sabe quién es verdaderamente.