SI VOLTO’E LI RIMPROVERO’

XIII DOMENICA DEL T.O.

1Re 19,16b.19-21; Gal 5,1.13-18; Lc 9,51-62

Domenica scorsa siamo giunti alle porte della seconda metà del vangelo di Luca, concepito come un racconto della vita di Gesù incamminato con i suoi discepoli verso il destino che lo attende a Gerusalemme. Spartiacque della narrazione, la domanda rivolta ai discepoli circa la propria identità: e voi, chi dite che io sia? Pietro risponde a nome di tutti, e la risposta sembrerebbe azzeccata: il Cristo di Dio (Lc 9,20). Sì, ma quale Cristo? La verità è che finora i discepoli hanno interpretato il Cristo come vogliono loro. Allora Gesù comincia a giocare a carte scoperte con la prima predizione della sua passione, morte e resurrezione. Il Cristo di Dio è il Figlio dell’uomo che farà una brutta fine (Lc 9,22). Comincia una lenta catechesi rivolta ai discepoli che durerà ben 9 capitoli. Gesù chiede di imbroccare risolutamente la via dell’amore che ci porta a rinnegare il nostro egoismo (Lc 9,23). Ma Pietro, camminando insieme a Gesù, a Gerusalemme si ritroverà a rinnegare il Signore, non se stesso, e gli altri faranno come lui. Come mai? Che cosa non ha funzionato?

Nella prima parte del vangelo di questa domenica è contenuto “in nuce” quel che non va nella ricezione delle istruzioni del maestro mentre si cammina verso Gerusalemme; per questo mi soffermerò a commentare solo questo testo. Il problema è che la parola della Croce, la parola di Cristo che si consegna e viene (apparentemente) sconfitto, proprio non la si riesce né ad accettare né a capire. Gesù si avvicina ai giorni decisivi della sua missione e prende la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme (Lc 9,51): in realtà, una traduzione ancor più fedele alla lettera dice: indurì il suo volto per camminare verso Gerusalemme. Nel testo per ben 3 volte ricorre la parola volto, dal v.51 al v.55. Il volto è quella prima parte del corpo che individua la persona: senza volto non si ricostruisce la sua identità, perciò è fondamentale vedere il volto di una persona per iniziare a conoscerla. Gesù “indurisce” il volto e questo vuol dire che oramai è determinato a fare come ha detto perché ne va della sua vera identità. Egli è il volto di Dio che, fattosi uomo, va a dare la vita per tutti. Perciò, potremmo dire, Gesù è indurito nella misericordia, l’unica durezza che Dio conosce. Da questo punto del vangelo in poi, il racconto di Luca è tutto concentrato a delineare per bene i tratti di questo volto fino alla crocifissione: ed è proprio in questo cammino che vengono fuori i problemi interiori dei discepoli, dei primi che camminarono fisicamente con lui come di quelli di ogni tempo, anche del nostro! Infatti, Gesù manda alcuni dei suoi davanti al suo volto per preparare il suo ingresso in un villaggio di Samaria (Lc 9,52), cioè presso una popolazione considerata lontana da Dio; ma quella gente non lo accolse perché il suo volto era in cammino verso Gerusalemme (Lc 9,53). Allora Giovanni e Giacomo, tra i discepoli più bravi e più buoni perché vogliono tanto bene al Signore (!!!), gli domandano se possono far scendere un accidente dal cielo per toglierli di mezzo. Più o meno come Pietro, quando nell’orto degli Ulivi sguainerà la spada per difendere Gesù, simbolo di tutte quelle opere che noi diciamo di fare per amore di Cristo, certo, ma di quale Cristo? Abbiamo fatto, facciamo e faremo ancora crociate per difendere Cristo e la sua Croce, ma Cristo non si è difeso nell’orto degli ulivi, anzi, ha rimproverato anche lì Pietro: Cristo si è consegnato nelle mani di chi gli metteva le mani addosso! Ai samaritani che lo rifiutarono Cristo non lanciò un giudizio o un ultimatum ma, girato il volto verso di loro li minacciò (Lc 9,55). Capito? Rimproverò i suoi discepoli non i samaritani! Perché? Perché è in gioco il suo volto, ed è proprio questo volto che i suoi non capiscono, perciò Gesù glielo mette davanti nuovamente!

Indurì il suo volto verso Gerusalemme, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, giugno 2016
Indurì il suo volto verso Gerusalemme, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, giugno 2016

Ci sono fratelli autorevoli, (articolisti molto seguiti nei blog personali o nelle rubriche di quotidiani), che mal sopportano gli ammonimenti di papa Francesco che si dirigono maggiormente al mondo clericale e dei cristiani praticanti piuttosto che al mondo pagano. Lo tacciano di non avere veramente a cuore la chiesa! Inoltre, constato un sensibile incremento di fratelli che giungono al mio confessionale con una sorda protesta indirizzata al papa: parla sempre di misericordia, ha indetto un Giubileo sulla misericordia, ma insomma il giudizio di Dio? E la sua giustizia? Non bisognerebbe parlare di più del suo giudizio e della sua giustizia? Molti di essi giungono a dubitare che Francesco ci stia parlando a nome di Dio, nella migliore delle ipotesi. E allora ecco il dilemma: ma Dio è veramente quel Cristo re di misericordia che il papa annuncia e spiega, oppure c’è nella sua predicazione/magistero qualcosa che non va? In realtà, mi pare che i dubbi/dilemmi di questi fratelli assomiglino tanto a quelli che sorsero nel cuore del Battista ormai vicino al suo martirio, quando ricevette notizie sulle opere di Gesù e sul suo comportamento: se era veramente lui quel messia per il quale aveva preparato la strada, che ne era di tutta la sua predicazione incentrata sulla giustizia e il giudizio di Dio? Allora mandò un paio di suoi discepoli a domandargli: sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro? (Lc 7,18-19). Cos’è che fondamentalmente fa in loro problema? Il volto misericordioso di Cristo.

Se Gesù invece di camminare “indurito” verso Gerusalemme per dare la vita avesse camminato come gli suggerì Pietro, gli altri discepoli lo avrebbero accettato, i samaritani non lo avrebbero rifiutato, i giudei lo avrebbero riconosciuto, i romani avrebbero cercato un accordo con lui. Invece Gesù è rifiutato da tutti proprio per questo suo volto indurito nella misericordia, indurito nella povertà, nell’umiltà, nel servizio, nel dare la vita. Per questo tutti lo hanno rifiutato e per questo lo rifiutiamo ancora oggi…Questo è il mistero di Cristo che nessuno dei potenti di questo mondo ha capito, compreso me e tutti voi, perché siamo tutti uomini. Gesù minaccia i suoi discepoli come minacciò Pietro e i demoni perché il loro zelo è demoniaco. Tanto del nostro zelo è demoniaco. Noi amiamo Gesù fino a che non lo conosciamo, poi quando lo conosciamo (cfr. seconda parte di questo vangelo…) gli diciamo “aspetta un po’, ti seguirò dopo!”. Quando lo conosciamo non vogliamo seguirlo, quando non lo conosciamo gli vogliamo bene, lo vogliamo difendere, perché sia e faccia quel che noi vogliamo…Così, nella nostra vita di discepoli, mettiamoci davanti a questo volto indurito nella misericordia e chiediamoci: quale spirito abbiamo? Quale volto di Cristo e di Chiesa presentiamo? (P.Silvano Fausti S.I., Lo stile di Gesù)

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El domingo pasado hemos llegado cerca al comienzo de la segunda mitad del evangelio de Lucas, concebido como una historia de la vida de Jesús encaminado con sus discípulos hacia el destino que lo espera en Jerusalén. Momento crucial de la narración, la pregunta dirigida a los discípulos acerca de la propia identidad: y ustedes, ¿quién dicen que soy yo? Pedro responde en nombre de todos, y la respuesta parecería adivinada: el Cristo de Dios (Lc 9,20). Sí, pero ¿qué Cristo? La verdad es que hasta ahora los discípulos han interpretado a Cristo como ellos querían. Entonces Jesús comienza a jugar con las cartas en las manos con la primera predicción de su pasión, muerte y resurrección. El Cristo de Dios es el Hijo del hombre que tendrá un final horrible (Lc 9,22). Comienza una lenta catequesis dirigida a los discípulos y que durará hasta 9 capítulos. Jesús pide que acertemos con resolución la vía del amor que nos lleva a negar nuestro egoísmo (Lc 9,23). Pero Pedro, caminando junto a Jesús, se encontrará en Jerusalén renegando al Señor, no a sí mismo, y los demás harán como él. ¿Cómo así? ¿Qué es lo que no ha funcionado?

En la primera parte del evangelio de este domingo está contenido “en germen” lo que no va en la recepción de las instrucciones del maestro mientras se caminaba hacia Jerusalén: por esto me detengo a comentar solo este texto. El problema es que la palabra de la Cruz, la palabra de Cristo que se entrega y viene (aparentemente) derrotado, no se logra a aceptar ni a entender. Jesús se acerca a los días decisivos de su misión y toma la firme decisión de ponerse en camino hacia Jerusalén (Lc 9,51): en realidad, una traducción todavía más fiel a las palabras precisas dice: endureció su rostro para caminar hacia Jerusalén. En el texto por bien tres veces vuelve la palabra rostro, desde el v.51 al v.55. El rostro es aquella primera parte del cuerpo que localiza a la persona: sin rostro no se reconstruye su identidad, por lo cual es fundamental ver el rostro de una persona para comenzar a conocerla. Jesús “endurece” el rostro y esto quiere decir que ya estaba determinado a hacer como había dicho porque he ahí de su verdadera identidad. Él es el rostro de Dios que, hecho hombre, va a dar la vida por todos. Por esto, podemos decir, Jesús está endurecido en la misericordia, la única dureza que Dios conoce. Desde este punto del evangelio para adelante, el relato de Lucas está todo concentrado a delinear bien los rasgos de este rostro hasta la crucifixión: ¡y es justamente en este camino que salen afuera los problemas interiores de los discípulos, de los primeros que caminaron físicamente con él como de aquellos de cada tiempo, también del nuestro! De hecho, Jesús manda a algunos de los suyos delante a su rostro para preparar su ingreso en una aldea de Samaria (Lc 9,52), o sea, cerca de una población considerada lejana de Dios; pero aquella gente no lo acogió porque su rostro estaba en camino hacia Jerusalén (Lc 9,53).

Entonces Juan y Santiago, entre los discípulos más capaces y más buenos porque quieren tanto al Señor (!!!), le preguntan si pueden hacer caer fuego del cielo para quitarlos del medio. Más o menos como Pedro, cuando en el huerto de los Olivos desenvainará la espada para defender a Jesús, símbolo de todas aquellas obras que nosotros decimos hacer por amor a Cristo, cierto, pero ¿de cuál Cristo? Hemos hecho, hacemos y haremos todavía cruzadas para defender a Cristo y su Cruz, pero Cristo no se ha defendido en el huerto de los olivos, más bien, ha reprochado también allí a Pedro: ¡Cristo se ha entregado en las manos de quien le ponía las manos encima! A los samaritanos que lo rechazaron Cristo no lanzó un juicio o un ultimátum pero, volteando el rostro hacia ellos los amenazó (Lc 9,55). ¿Entendieron? ¡Reprochó a sus discípulos no a los samaritanos! ¿Por qué? Porque está en juego su rostro, y es justamente este rostro que los suyos no entienden, ¡por esto Jesús se los pone nuevamente delante!

Hay hermanos acreditados, (columnistas muy seguidos en los blog personales o en las agendas de los periódicos), que soportan mal las amonestaciones de Papa Francisco que se dirigen mayormente al mundo clerical y de los cristianos practicantes en cambio que al mundo pagano. Lo tachan de no tener ¡a corazón realmente a la iglesia! Además, constato un sensible incremento de hermanos que llegan a mi confesionario con una sorda protesta dirigida al papa: habla siempre de misericordia, ha convocado un jubileo de la misericordia, pero entonces ¿el juicio de Dios? ¿Y su justicia? ¿No se necesitaría hablar más de su juicio y de su justicia? Muchos de ellos llegan a dudar de que Francisco nos esté hablando en nombre de Dios, en la mejor de las hipótesis. Y entonces he aquí el dilema: pero ¿Dios es verdaderamente aquel Cristo rey de misericordia que el papa anuncia y explica, o quizás hay en su predicación/magisterio algo que no va? En realidad, me parece que las dudas/dilemas de estos hermanos se asemejan tanto a aquellos que surgieron en el corazón del Bautista ya cercano a su martirio, cuando recibió noticias de las obras de Jesús y sobre su comportamiento: si era verdaderamente él aquél mesías por el cual había preparado el camino, ¿qué había con toda su predicación centrada en la justicia y el juicio de Dios? Entonces mandó a un par de sus discípulos a preguntarle: ¿eres tú aquel que debe venir o debemos esperar a otro? (Lc 7,18-19). ¿Qué es lo que fundamentalmente hace el  problema en ellos? El rostro misericordioso de Cristo.

Si Jesús en cambio de caminar “endurecido” hacia Jerusalén para dar la vida hubiera caminado como le sugirió Pedro, los demás discípulos lo hubieran aceptado, los samaritanos no lo hubieran rechazado, los judíos lo hubieran reconocido, los romanos hubieran buscado un acuerdo con él. En cambio Jesús es rechazado por todos justamente por este rostro suyo endurecido en la misericordia, endurecido en la pobreza, en la humildad, en el servicio, en el dar la vida. Por esto todos lo han rechazado y por esto lo rechazamos todavía ahora… Este es el misterio de Cristo que ninguno de los potentes de este mundo ha entendido incluido yo y todos ustedes, porque somos todos hombres. Jesús amenaza a sus discípulos como amenazó a Pedro y a los demonios porque el celo de ellos es demoniaco. Tanto de nuestro celo es demoniaco. Nosotros amamos a Jesús hasta que no lo conocemos, luego cuando lo conocemos (cfr. Segunda parte de este evangelio…) le decimos “¡espera un poco, te seguiré después!”. Cuando lo conocemos no queremos seguirlo, cuando no lo conocemos lo queremos mucho, lo queremos defender, para que sea y haga lo que nosotros queremos… Así, en nuestra vida de discípulos, pongámonos delante a este rostro endurecido en la misericordia y preguntémonos: ¿qué espíritu tenemos? ¿Qué rostro de Cristo y de Iglesia presentamos? (P. Silvano Fausti S.I., El estilo de Jesús)

 

2 thoughts on “SI VOLTO’E LI RIMPROVERO’

  1. Il volto indurito di Gesù mi ha fatto molto pensare : senz’altro poteva essere un’espressione di preoccupazione legata a quello che stava per accadergli e a cui non voleva sottrarsi.
    Questo volto avvicina a noi Gesù, fa comprendere la sua natura di vero uomo, oltre che di vero Dio.
    E quanti volti induriti si incontrano nella vita e chissà cosa c’è dietro ad ognuno di loro…preoccupazione, dubbio, sconforto, dolore…. La provocazione allora è questa: guardare in “faccia ” quei volti, non girare gli occhi per non vederli, è come riconoscere Gesù e quindi non avere il timore di accoglierlo.

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  2. Il tratto di Gesù si fa sempre più duro,chi gli vive attorno e lo
    conosce da tempo percepisce
    questo suo cambiamento: i discepoli.
    Gesù si mostra con un volto
    indurito, le parole contano,
    ma non risolvono il problema.
    La croce si affaccia come prospettiva per Gesù, parola che anche oggi fa scandalo,
    ma per noi come dice San Paolo
    è redenzione …! La Chiesa che
    vogliamo, quella di Francesco,
    è una Chiesa che si sporca le mani per la pecora più lontana,
    o ci piace solo accarezzare quella vicina? Catechismi ben fatti diceva un santo, ma quale
    volto dobbiamo mostrare?

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