SONO VIVO, DUNQUE ATTENDO L’IMPREVEDIBILE

I DOMENICA DI AVVENTO

anno A (2022)

Is 2,1-5; Rm 13,11-14; Mt 24,37-44

 

Disse Gesù ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

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Gesù Cristo è il Re dell’universo, il Re dei re. Colui che lo crede e lo desidera davvero come Re della propria vita, è una persona che verifica se dentro di sé sta maturando il cuore umile di Dimas, il “buon ladrone”. In tal senso, l’Avvento è tempo molto favorevole per operare questo discernimento. Un tempo liturgico per rieducarci a vivere in una sana e fiduciosa attesa di Colui che ha promesso che verrà. Se lo ami, lo aspetti volentieri. Come quando non vedi l’ora che ti raggiunga a casa una persona che ami, e che sai che sta arrivando a farti visita. Cosa fai nel frattempo? Ti prepari, prepari la tua casa ad accogliere chi stai aspettando, magari prepari anche chi ti circonda a rendersi conto di quanto sta per accaderti: sta arrivando uno che ami! Ricordo, durante la mia giovinezza, quando partii per incontrare una ragazza di cui mi ero innamorato mentre ero in vacanza al mare. Lei viveva in un’altra città e ci si doveva incontrare dopo un paio di mesi. Giunto a casa sua, mi sembrò subito che non fosse ad attendermi da sola. Ben presto mi resi conto che amici e amiche, i familiari, e persino i vicini del suo quartiere erano stati coinvolti in quella sua attesa.

Agire in questo modo è essere consapevoli del momento, come S. Paolo afferma nella 2a lettura (Rm 13,11). Il “da farsi” di chi ama allora non è più un peso, oppure, se c’è un peso, nel da farsi di chi ama quel peso diventa leggero, sostenibile. E soprattutto, si vive da persone “sveglie” il proprio tempo, cioè vigilanti, capaci di cogliere cosa si cela dietro le vicende storiche che ci riguardano (Rm 13,12). Ma non è così per tutti. Ai sui discepoli di ieri e di oggi, il Signore avverte che la sua venuta sarà come furono i giorni di Noè (Mt 24,37). Come furono quei giorni? Come oggi. Molti non si accorgono di nulla (Mt 24,38-39) e vivono tranquillamente come se la vita fosse tutta qui sulla terra, senza alcun orizzonte trascendente, senza una meta. Molti infatti non sono nemmeno sfiorati dal fatto che il tempo ormai si è fatto breve: d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero… (cfr.1Cor 7,29-30). Cioè, molti vivranno gli eventi drammatici che incroceranno inevitabilmente come il diluvio si abbatté su chi non se lo aspettava. Si racconta che, quando cominciò a circolare tra i passeggeri la notizia che quella imbarcazione strabiliante che fu il Titanic avesse urtato un iceberg riportando un danno irreversibile, i più non credettero a quella notizia. Sappiamo però come è andata a finire. Qualche giorno fa, due giovani hanno causato un grave incidente (fortunatamente senza morti) in autostrada coinvolgendo 3 vetture, tra cui quella di alcuni miei conoscenti. Al pronto soccorso si sono mostrati infastiditi dal tempo di attesa dei controlli medici: perché la loro serata programmata in discoteca stava andando in fumo, la frustrazione era talmente grande che gli sembrava non fosse successo niente di grave e che quei controlli fossero solo una perdita di tempo.

Avvento

La venuta di Gesù si rivela come un setaccio all’opera: noi uomini veniamo vagliati proprio negli eventi drammatici che si compiono oggi, nella nostra storia concreta. Spiritualmente parlando, c’è chi continua a dormire, c’è chi si sveglia, c’è chi si trova già nella veglia. C’è chi vive in attesa, c’è chi vive senza alcuna attesa, c’è chi si interroga sulle proprie attese. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata (Mt 24,40-41). Interessante notare come il vangelo mostri il Signore venire ed operare con il suo setaccio all’interno di scene di vita lavorativa quotidiana. Come dire che ogni giorno può essere il giorno della sua venuta definitiva e dunque anche il giorno della mia partenza definitiva. Ecco allora la raccomandazione: vegliate. Il Signore invita i discepoli ad accettare di non sapere il giorno della sua venuta finale (Mt 24,42). Ma chiede di riflettere sulla vigilanza di un padrone di casa che invece venisse a sapere a che ora viene il ladro. In sintesi: vegliate come se sapeste il giorno della sua venuta pur sapendo di non conoscerlo (Mt 24,43). Vivete sapendo di non sapere. Che significa? Il vangelo è sempre paradossale. Il Signore Gesù istruisce i suoi a vivere in questo mondo da gente che si trova solo di passaggio. Se infatti il Figlio dell’uomo viene ogni giorno, perché ogni giorno potrebbe essere quello definitivo, allora non è necessario per il credente sapere qual è il giorno. Vegliare infatti non vuol dire non riposare, ma significa tenersi pronti (Mt 24,44). C’è un’immagine che mi accompagna sempre: la posizione in cui fu trovato morto P. Emiliano, un prete che ha inciso molto sul mio iniziale cammino di conversione. Morì improvvisamente nella sua stanza di albergo, dove stava predicando un corso di esercizi per sacerdoti. Vedendo che non arrivava per l’ultima meditazione, forzarono la porta della sua stanza e fu trovato vestito e pronto, seduto sul letto, con la valigia a un fianco e la Bibbia nell’altro fianco. Per il vangelo questo è l’atteggiamento decisivo da assumere di fronte alla nostra vita mortale. Perché il tempo che ci è donato è grazia, è pieno di Dio, ma non è nelle nostre mani. Allora il discepolo che si affida a Gesù cercherà di essere sempre pronto all’incontro e questo deve bastare. Puoi prevedere che tempo farà? Oggi sempre di più: all’80 e forse al 90% delle possibilità. Puoi prevedere il comportamento degli uomini? Oggi sempre di più, basta vedere “i miracoli” di chi lavora nella pubblicità, ma non saprei percentualizzarlo. Puoi prevedere Dio? No, al 100%. Dio sfugge alle nostre previsioni, è sempre oltre le nostre attese. Ma proprio per questo, vale la pena attenderlo.

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ESTOY VIVO, ASÍ QUE ESPERO LO IMPREDECIBLE

 

Jesucristo es el Rey del universo, el Rey de los reyes. Aquél que lo cree y lo desea de verdad como Rey de la propia vida, es una persona que verifica si dentro de sí está madurando el corazón humilde de Dimas, el “buen ladrón”. En tal sentido, el Adviento es tiempo muy favorable para poner a la obra este discernimiento. Un tiempo litúrgico para volvernos a educar a vivir en una sana y confiada espera de Aquél que ha prometido que vendrá. Si lo amas, lo esperas con mucho gusto. Como cuando no ves la hora de que llegue a casa una persona que amas, y que sabes que está llegando a visitarte. ¿Qué haces mientras tanto? Te preparas, preparas tu casa para acoger a quien estas esperando, quizás preparas también a quien te circunda a darse cuenta de lo que está por suceder: ¡está llegando una persona que amas! Recuerdo, durante mi juventud, cuando partí para encontrar a una joven de la cual me había enamorado mientras estaba de vacaciones en la playa. Ella vivía en otra ciudad y nos debíamos encontrar después de un par de meses. Cuando llegué a su casa, me pareció inmediatamente que a esperarme no era solo ella. Inmediatamente me di cuenta que sus amigos y amigas, los familiares, y hasta los vecinos de su vecindario habían sido involucrados en su espera.

Actuar de esta manera es ser consciente del momento, como S. Pablo afirma en la 2da lectura (Rm 13,11). El “qué hacer” de quien ama entonces ya no es un peso, o, si hay un peso, en el qué hacer de quien ama ese peso se vuelve ligero, sostenible. Y, sobre todo, se vive como personas “despiertas” su propio tiempo, es decir, vigilantes, capaces de comprender lo que se esconde tras los acontecimientos históricos que nos afectan (Rm 13,12). Pero no es así para todos. A sus discípulos de ayer y de hoy, el Señor advierte que su venida será como fueron los días de Noé (Mt 24,37). ¿Cómo fueron esos días? Como hoy. Muchos no se dan cuenta de nada (Mt 24,38-39) y viven tranquilamente como si la vida fuera todo aquí en la tierra, sin algún horizonte trascendente, sin una meta. Muchos de hecho no son ni siquiera rosados del hecho que el tiempo ya se ha hecho breve: de ahora en adelante, los que tienen esposa, vivan como si no la tuvieran; los que lloran, como si no lloraran y los que gozan como si no disfrutaran; los que compran, como si no poseyeran… (cfr.1Cor 7,29-30). O sea, muchos vivirán los acontecimientos dramáticos que inevitablemente se encontrarán como el diluvio se abatió sobre quien no se lo esperaba. Se cuenta que cuando comenzó a circular entre los pasajeros la noticia que esa asombrosa embarcación que fue el Titanic había golpeado un iceberg con un daño irreversible, la gente no creyó en esa noticia. Pero sabemos cómo resultó todo. Algunos días atrás, dos jóvenes han causado un grave accidente (afortunadamente sin muertos) en la autopista involucrando 3 carros, incluyendo el de algunos de mis conocidos. En la sala de emergencias se mostraron molestos por el tiempo de espera de los chequeos médicos: porque su noche programada en la discoteca se estaba escapando, la frustración era tan grande que les parecía que no hubiera sucedido nada grave y que esos controles eran solo una pérdida de tiempo.

La venida de Jesús se revela como un tamiz a la obra: nosotros hombres venimos examinados justamente en los eventos dramáticos que se cumplen hoy, en nuestra historia concreta. Espiritualmente hablando, hay quien continúa durmiendo, está quien se despierta, está quien se encuentra ya en la vigilia. Hay quien vive en espera, está quien vive sin alguna espera, hay quien se pregunta sobre las propias expectativas. de dos hombres que estén juntos en el campo, uno será tomado, y el otro no; de dos mujeres que estén juntas moliendo trigo, una será tomada, y la otra no (Mt 24,40-41). Interesante notar como el evangelio muestre al Señor venir y obrar con su tamiz dentro de la escena de la vida laboral cotidiana. Como decir que cada día puede ser el día de su venida definitiva y por tanto también el día de mi partida definitiva. He aquí entonces la recomendación: velad. El Señor invita a los discípulos a aceptar no saber el día de su venida final (Mt 24,42). Pero pide que se reflexione sobre la vigilancia de un propietario que, en cambio, supiera a qué hora viene el ladrón. En síntesis: velen como si supieran el día de su venida sabiendo que no lo conocen (Mt 24,43). Vive sabiendo que no sabes. ¿Qué significa? El evangelio es siempre paradojal. El Señor Jesús instruye a los suyos a vivir en este mundo de gente que solo está de paso. Si de hecho el Hijo del hombre viene cada día, porque cada día podría ser el definitivo, entonces no es necesario para el creyente saber cuál es el día. Velar de hecho no quiere decir no descansar, sino significa estar listos (Mt 24,44). Hay una imagen que me acompaña siempre: la posición en la cual fue encontrado muerto P. Emiliano, un sacerdote que ha influido mucho en mi camino inicial de conversión. Murió de improviso en su cuarto de hotel, donde estaba predicando un curso de ejercicios espirituales para sacerdotes. Viendo que no llegaba para la última meditación, forzaron la puerta de su cuarto y fue encontrado vestido y listo, sentado sobre la cama, con la maleta a su costado y la Biblia en el otro costado. Para el evangelio, esta es la actitud decisiva que debemos adoptar ante nuestra vida mortal. Porque el tiempo que se nos dona es gracia, está lleno de Dios, pero no está en nuestras manos. Entonces el discípulo que confía en Jesús buscará siempre estar listo para el encuentro y esto debería bastar. ¿Puedes prever qué tiempo hará? Hoy siempre más: al 80 y quizás al 90% de las posibilidades. ¿Puedes prever el comportamiento de los hombres? Hoy siempre más, basta ver “los milagros” de quien trabaja en la publicidad, pero no sabría el porcentaje. ¿Puedes prever a Dios? No, al 100%. Dios escapa nuestras previsiones, está siempre más allá de nuestras expectativas. Pero justamente por eso, vale la pena esperarlo.

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