RICOMINCIA DACCAPO

II DOMENICA DI AVVENTO

Is 40,1-5.9-11; 2Pt 3,8-14; Mc 1,1-8

 

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaia: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri». Vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

 

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Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio (Mc 1,1). Amo la “ouverture” letteraria dell’opera di Marco perché è una concisa dichiarazione di fede che racchiude tutto quello che vuole raccontare. Ogni lettore, se apre il suo cuore alla Parola che ascolta, può davvero vivere un nuovo inizio della sua storia. Infatti, l’inizio della lieta notizia per l’uomo è la storia di Gesù: se questa storia entra nella sua storia, allora comincia un nuovo capitolo della propria esistenza, comincia una nuova vita, un nuovo mondo si schiude ai suoi occhi. Gesù è sempre pronto a ricominciare daccapo con l’uomo. Perché come dice Pietro, davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno (2Pt 3,8).

Come è giunta questa lieta notizia per l’umanità di nome Gesù? Con la realizzazione delle profezie, in particolare con l’invio di un messaggero di nome Giovanni che realizza la profezia di Isaia (Is 40,3). Anche oggi Dio, fedele a sé stesso, invia messaggeri ai suoi figli per annunciarsi. Chi è il Giovanni Battista della tua vita? Sapresti individuarlo? Sappi che, perché sia tale, deve essere voce di uno che grida nel deserto: cioè uno che parla con chiarezza ma in uno spazio dove è dai più inascoltato (chi c’è in un deserto a udire uno che grida?). Deve essere anche uno che richiama a preparare la via del Signore nel deserto (Mc 1,3): ovvero uno che ti attrae ad andare al nocciolo essenziale della vita, che non si può cogliere se non incontrando sé stessi mentre ci si impegna a far tacere le mille voci che tirano la tua vita da tutte le parti, fuorché da quella di Dio. Insomma, deve essere uno che alla fine ti rimette in contatto con la nostalgia di Dio che abita nel profondo del tuo cuore. Per questo, nonostante vivesse in un deserto, accorrevano a Giovanni tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme (Mc 1,5a).

10 bis
Giovanni battezza nel Giordano, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, dicembre 2013

Ma non solo. Deve essere uno che provoca (“pro-vocare”, cioè “chiama fuori”) la tua vita al punto da aiutarti a vedere e poi confessare i tuoi peccati, non per paura di Dio, ma appunto perché ti aiuta a incontrare il tuo vero io (Mc 1,5b). Egli è uno che ti vuole convincere di peccato solo per farti gustare il dono che Dio ti vuole rinnovare: il perdono dei peccati (Mc 1,4). Inoltre, con la sobrietà della sua vita (Mc 1,6) è uno che ti fa innamorare di Gesù perché innamorato a tal punto di Lui da essere sempre pronto a farsi da parte: poiché gli basta l’onore di essere al suo servizio, consapevole della propria indegnità e del limite del suo ministero (Mc 1,7-8).

Conoscete la storiella di quell’uomo “credente” che, naufrago in mare, ad ogni barca che gli si accostava per soccorrerlo replicava: “andate pure, so che Dio mi salverà”? Dopo aver rifiutato di salire su varie barche che gli si erano avvicinate per il soccorso, quell’uomo morì annegato. E il racconto si conclude con l’uomo che giunge alle porte del paradiso e subito si rivolge a Dio dicendogli: “avevo fede che mi avresti soccorso, perché dunque mi hai fatto morire in mare?” Dio gli risponde: “ma se ti ho mandato almeno una decina di barche per salvarti, sciocco!…”. Credo che Dio ci mandi sempre messaggeri di salvezza per la nostra vita che sono il più delle volte a un tiro di schioppo nel parlarci! Il problema spesso è la nostra sordità (per questo anche il Battista attuale dovrà gridare!…), le nostre resistenze, la nostra attesa sbagliata (cfr. la storiella precedente), oppure il pensare che un messaggero come il Battista attuale debba riprodurre necessariamente le categorie del passato (quanti corrono dietro al primo profeta di sventura che si presenta accreditato da innumerevoli digiuni, piedi scalzi e carismi eccezionali…): forse anche per questo quell’uomo naufrago della storiella non salì su nessuna di quelle barche, tanto gli sembrava troppo normale il messaggero di Dio che gli chiedeva di farsi soccorrere!

Questo tempo di Avvento avrà ancora una volta il suo Giovanni Battista. Non facciamolo gridare invano. Torniamo ad ascoltarlo creando il deserto dentro di noi, ovvero preparando la nostra anima a una silenziosa accoglienza del vangelo di Dio: Gesù Cristo Signore nostro. Giovanni ci invita a ricominciare daccapo la nostra storia andando incontro all’inizio della sua che si avvia da un luogo povero, inospitale, assolutamente imprevisto. Se camminiamo veramente verso quel luogo, per noi è la promessa sicura: egli vi battezzerà in Spirito Santo (Mc 1,8), cioè saremo nuovamente immersi nel mistero di Dio che si è immerso nella nostra umanità.

 

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VUELVE A COMENZAR DESDE EL COMIENZO

 

Comienzo del evangelio de Jesucristo, Hijo de Dios (Mc 1,1). Amo la “ouverture” literaria de la obra de Marco porque es una concisa declaración de fe que encierra todo aquello que quiere contar. Cada lector, si abre su corazón a la Palabra que escucha, puede de verdad vivir un nuevo comienzo de su historia. De hecho, el comienzo de la feliz historia para el hombre es la historia de Jesús: si esta historia entra en su historia, entonces comienza un nuevo capítulo de la propia existencia, comienza una nueva vida, un nuevo mundo se abre a sus ojos. Jesús siempre está listo a volver a comenzar desde el comienzo con el hombre. Porque como dice Pedro, para el Señor un solo día son como mil años y mil años como un solo dia (2Pt 3,8).

¿Cómo ha llegado esta feliz noticia para la humanidad de nombre Jesús? Con las realizaciones de las profecias, en particular con el envío de un mensajero de nombre Juan que realiza la profecía de Isaias (Is 40,3). Dios, también hoy, fiel a sí mismo, envía mensajeros a sus hijos para anunciarse. ¿Quién es el Juan Bautista de tu vida? ¿sabrías identificarlo? Debes saber que, para que sea tal, debe ser voz de uno que grita en el desierto: o sea uno que habla con claridad pero en un lugar donde es de los menos escuchados (¿quién está en un desierto escuchando a uno que grita?). Debe ser también uno que llama a preparar el camino del Señor en el desierto (Mc 1,3): o mejor uno que te atrae a ir al corazón de lo esencial de la vida, que no se puede tomar sino solo encontrandose a sí mismo mientras nos empeñamos a hacer callar las miles voces que tiran tu vida por todas partes menos a la de Dios. En conclusión, debe ser uno que al final te vuelve a poner en contacto con la nostalgia de Dios que vive en lo profundo de tu corazón . Para esto, a pesar de que viviera en un desierto, concurrían a Juan toda la región de Judea y todos los habitantes de Jerusalém (Mc 1,5a).

Pero no solo. Debe ser uno que provoca (“pro-vocar”, o sea “llama afuera”) tu vida al punto de ayudarte a ver y luego confesar tus pecados, no por miedo de Dios, sino justamente porque te ayuda a encontrar tu verdadero yo (Mc 1,5b). Él es uno que te quiere convencer de pecado solo para hacerte gustar el don que Dios te quiere renovar: el perdón de los pecados (Mc 1,4). Además, con la sobriedad de su vida (Mc 1,6) es uno que te hace enamorar de Jesús porque enamorado a tal punto de Él que está siempre listo a ponerse a un costado: porque le basta el honor de estar a su servicio, consciente de ser indigno y del límite de su propio ministerio (Mc 1,7-8).

Conocen la historia de aquél hombre “creyente” que, náufrago en el mar, a cada barca que se le acercaba para socorrerlo replicaba: “váyanse, ¿sé que Dios me salvará? Después de haber rechazado subir sobre varias barcas que se le habían acercado para socirrerlo, aquél hombre murió ahogado. Y la historia se concluye con el hombre que llega a las puertas del paraíso e inmediatamente se dirige a Dios diciéndole: “tenía fe en que me hibieras auxiliado ¿por qué entonces me has hecho morir en el mar?” Dios le respondió: “pero si te he enviado al menos una docena de barcos para salvarte ¡tonto!…” Creo que Dios nos mande siempre mensajeros de salvación para nuestra vida que ¡están más de las veces a un tiro de piedra a hablarnos! El problema muchas veces es nuestra sordera (Por esto también el Bautista actual deberá ¡gritar!…), nuestras resistencias, nuestra espera equivocada (cfr. la historia precedente), o también el pensar que un mensajero como el Bautista actual deba reproducir necesariamente las categorias del pasado (cuantos corren detrás del primer profeta de desventura que se presenta acreditado por innumerables ayunos, pies descalzos y carismas excepcionales…): quizás también por esto aquél hombre náufrago de la historia no subió en ninguna de aquellas barcas, ¡por tanto normal le parecía el mensajero de Dios que le pedía hacerse auxiliar!

Este tiempo de Adviento tendrá todavía una vez más su Juan Bautista. No lo hagamos gritar en vano. Regresemos a escucharlo creando el desierto dentro de nosotros, o mejor preparando nuestra alma a una silenciosa acogida del evangelio de Dios: Jesucristo Señor nuestro. Juan nos invita a volver a caminar desde el comienzo nuestra historia yendo al encuentro del comienzo de la suya que se parte de un lugar pobre, no acogedor, absolutamente imprevisto. Si caminamos verdaderamente hacia aquél lugar, para nosotros es la promesa segura: Él los bautizará en Espíritu Santo (Mc 1,8), o sea estaremos nuevamente zambullidos en el misterio de Dios que se ha zambullido en nuestra humanidad.

GESÙ, IL CORPO DELL’AMORE

SOLENNITA’ DEL SS.MO CORPO E SANGUE DI CRISTO

Gn 14,18-20; 1Cor 11,23-26; Lc 9,11b-17

Questa è la domenica in cui ricordiamo solennemente cosa ha inventato l’amore del Signore Gesù per noi: ha lasciato nelle nostre mani il suo corpo, ogni giorno. Il che vuol dire: ha lasciato la sua stessa persona, la sua reale presenza, proprio come ci aveva promesso. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20). Se ci pensiamo, non poteva essere altrimenti: chi ama non sopporta l’idea di stare fisicamente lontano dall’amato. Così il nostro Dio ha inventato questa sua nuova presenza tra noi. Ma come è possibile che un’ostia di pane e un po di vino nascondano la sua reale presenza corporea? Come spiegare questa indicibile realtà posta nelle nostre mani? Appunto, un tale mistero non si può spiegare. Quando stiamo davanti all’Eucarestia, bisogna approcciare con il cuore. Altrimenti, si rischia di fallire il contatto. Altrimenti, in quel pane non si vede niente.

Papa Francesco solleva l'ostensorio al termine della processione del Corpus Domini dalla Basilica di San Giovanni in Laterano alla Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma, 30 maggio 2013. Pope Francis holds a monstrance containing a Holy Host at the end of the Corpus Domini procession from St. John Lateran Basilica to St. Mary Major Basilica, in Rome, 30 May 2013. UPDATE IMAGES PRESS/Riccardo De Luca STRICTLY ONLY FOR EDITORIAL USE
Papa Francesco solleva l’ostensorio al termine della processione del Corpus Domini dalla Basilica di San Giovanni in Laterano alla Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma, 30 maggio 2013.

Durante la mia prima esperienza in America Latina (in Perù, periferia di Lima), nell’ultima parrocchia dove svolgevo il mio servizio c’era una cappellina di adorazione permanente del SS.mo Sacramento. Mi ci recavo quasi ogni giorno intorno alle tre del pomeriggio. Lì incontravo sempre Basilia, una mamma molto povera il cui solo inginocchiarsi e poi rimanere davanti al SS.mo esposto, rapiva la mia attenzione. Dopo parecchi giorni, mi sono accorto che questo mi accadeva sistematicamente. Perciò mi dissi: “perché Signore questa donna così povera prende la mia attenzione più di te?”. Pensai tra me: “questo non va bene…”. Poi un giorno mi sono alzato, sono andato da lei inginocchiata e le ho detto: “senti Basilia, adesso tu mi devi dire una cosa. Perché vieni ogni giorno qui? Come fai a restare così a lungo in silenzio con gli occhi verso il SS.mo? Basilia mi guardò solo qualche istante, poi mi disse: “padre, vengo ogni giorno qui per parlare al Signore Gesù. Se non vengo qui, dove andrei? Chi mi ascolterebbe? Chi mi capirebbe? Chi mi aiuterebbe? Vengo e gli parlo di tutto, soprattutto dei miei problemi. Gesù mi ascolta e mi da forza. Senza di Lui non posso andare avanti”. Quel giorno capii che la mia non era distrazione, ma assistevo a una lezione. Gesù stesso spingeva il mio sguardo verso quella donna.

Gesù e i suoi al Cenacolo, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, maggio 2015
Gesù e i suoi al Cenacolo, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, maggio 2016

Cos’è l’Eucarestia? E’ il Signore Gesù che, silenzioso e rispettoso, attende che gli andiamo a parlare della nostra vita. Cos’è l’Eucarestia? E’ il Signore Gesù che ci accoglie e ascolta sempre, ci nutre e ci dona energia per camminare in questa vita scoprendo che si può già vivere un altra vita: la sua, ovvero una vita spesa per amore dei fratelli. Cos’è l’Eucarestia? E’ il Signore Gesù, non un suo mero ricordo, che in ogni s.messa ci chiama al banchetto della fraternità per prendere tra le sue mani noi che prendiamo nelle nostre mani Lui; ci alza al cielo pronunciando su di noi la sua benedizione, ci spezza affinché anche noi, come Lui che si spezza, possiamo sfamare una umanità affamata di amore ancor prima che di pane. E’ questo il movimento esatto che fa il sacerdote con il Suo Corpo tra le mani. Ma bisogna essere convinti di essere cinque pani e due pesci, troppo poca cosa per tutta questa gente (Lc 9,13). E bisogna tuttavia essere convinti che questa poca cosa che siamo, nelle sue mani, diventa una grande cosa. Bisogna essere disposti ad essere spezzati, credendo che le mani di Gesù ci spezzano per una vita benedetta che feconda la mia e quella degli altri (Lc 9,16-17).

Eucaristia7

Quello che mi è successo qualche giorno fa, dopo alcuni giorni di amarezza, forse illumina questo ultimo pensiero. Orismenne è una mamma nigeriana povera che viene con altri fratelli a ricevere in parrocchia degli aiuti alimentari dalla Caritas. Ogni volta che la incrocio mi saluta sempre con tanta affabilità. Un giorno mi sono fermato con lei e l’ho ascoltata nei suoi problemi. Vi lascio immaginare. Un marito e due figli alla continua ricerca di una vita più dignitosa. Quella mattina Orismenne, in attesa della distribuzione, mi ha raggiunto in chiesa dove mi stavo recando per la mia preghiera. Mi disse con un gran sorriso sul volto “padre, mi scusi, ma non trovo la buchetta per le offerte…” – “E’ nell’albero dove si accendono i lumini votivi” – le risposi. Mi diressi con lei verso l’albero votivo, le mostrai la piccola buchetta e lei subito (non volendo far vedere cosa aveva in mano) vi allungò “furtivamente” del denaro cartaceo con la mano, ma non riusciva a farlo entrare. Quando mi feci avanti per aiutarla non credevo ai miei occhi: “Orismenne, cosa stai facendo? Perché stai mettendo tutto quel denaro? Ma guarda che forse può servire a te e la tua famiglia!…”. Erano 105 €! Allora lei mi disse: “padre, questa è la decima del nuovo stipendio di Maurice mio marito. Dopo tanta ricerca finalmente ha trovato lavoro, siamo tanto contenti! Perciò padre, la prego, prenda questi soldi per la parrocchia: mio marito ed io abbiamo deciso di dare al Signore la decima di quello che abbiamo ricevuto per ringraziarlo, come dice di fare la Bibbia. Nella vita, prima viene Dio…”.

corpus-domini

“PRIMA VIENE DIO”. Orismenne e suo marito hanno deciso che le necessità proprie e quelle dei loro figli non sono più importanti della risposta da dare al Signore, non sono più importanti del grazie concreto da dirgli. Se mi fossi messo a far calcoli, avrei potuto impedirle di compiere questo gesto, ma grazie a Dio non le ho tolto la possibilità di scrivere questa pagina di vangelo. Con il loro gesto infatti hanno permesso, liberamente, che il Signore spezzasse qualcosa della loro vita: perciò sono benedetti e sono stati la benedizione per me. Non dimenticherò mai la gioia con cui mi ha consegnato quel denaro. L’Eucarestia è il corpo dell’amore che ci fa capaci di amare come Gesù.

GESU’, IL DIO VICINO AI LONTANI

V DOMENICA DEL T.O.

Is 6,1-2a.3-8; 1Cor 15,3-8.11; Lc 5,1-11

 

Quando Gesù tirò fuori nella sinagoga di Nazareth i due episodi della storia di Elia ed Eliseo profeti, il cuore dei suoi uditori si sarebbe potuto aprire al messaggio che percorre tutta la Scrittura: Dio è il padre amorevole e misericordioso di ogni essere umano, soprattutto del più lontano geograficamente, sociologicamente, culturalmente, moralmente e spiritualmente. La parola di Gesù ha il potere di far venire a galla quello che c’è dentro il cuore di ognuno. Gesù conosceva tutti, non aveva bisogno che qualcuno gli dicesse qualcosa di un altro, Egli infatti sapeva bene quello che c’è in ogni uomo (Gv 2,24b-25). Nella sinagoga, all’udire quelle parole, tutti lo rifiutarono fino al punto da desiderare la sua morte. Come dire: Gesù, anche se sei dei nostri, tu non assecondi il Dio delle nostre accomodanti interpretazioni, il Dio che vogliamo plasmare a nostra immagine e somiglianza, perciò bisogna che tu sparisca! E’ il suo destino, annunciato da Lui stesso, e di tutti i profeti che seguono il suo tracciato.

Gesù predicava nelle sinagoghe e nelle case, in montagna e anche presso il mare. Non c’era luogo che non fosse adatto alla predicazione della Parola di Dio. Sul lago di Genesaret la folla gli faceva ressa attorno per ascoltarlo (v.2). Due barche attirano l’attenzione del Signore: i loro proprietari non lo stanno ascoltando, hanno ben altro da fare. Li si può capire: c’è una delusione da smaltire perchè non si è pescato niente quella notte. Gesù chiede una cortesia a Simone e, da come si muove, sembra quasi sapere già che quel pescatore non gliela negherà. Ora la barca di Simone è diventata una insolita cattedra (v.3). Gesù finisce di parlare alla folla. E cosa fa? Fa una proposta indecente a Pietro e compagni. Prendi il largo e calate le reti per la pesca (v.4). Signore, ma cosa stai chiedendo? Ma non lo sai che si pesca di notte e non di giorno? Non ti sembra di chiedere troppo a questi uomini tornati affaticati da una notte insonne? Sono appena rientrati frustrati dalla sterile battuta di pesca e tu proponi uscire di nuovo? Ma se hanno appena terminato di lavare accuratamente le reti! (v.2) Che fai, li prendi in giro? Quel che chiedi non è logico!…

La chiamata sul lago di Genesaret, Acquarello di Maria Cavazzini Fortini, aprile 2015
La chiamata sul lago di Genesaret, Acquarello di Maria Cavazzini Fortini, aprile 2015

Nel film di Franco Zeffirelli “Gesù di Nazareth”, a questo punto dell’episodio del vangelo, c’è uno spezzone sublime che ci mostra Gesù fare la sua proposta mentre fissa lo sguardo su Pietro con infinita tenerezza. Pietro invece brontola verso coloro che attorno a lui cercano di convincerlo a prestare ascolto al maestro. Poi, lentamente, si lascia avvolgere dallo sguardo di quell’improbabile profeta di turno: “e tu cos’hai da guardarmi così?” – gli chiede inizialmente. Quello sguardo posato su di lui vince la ruvidezza del suo cuore: abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti (v.5). Simone ordina di uscire nuovamente con la sua barca. Le reti si spezzano, troppi pesci, è necessario chiamarne un altra. La pesca abbondante rischia non solo di spezzare le reti, ma di far affondare anche le due barche, eppure non affondano! E’ troppo, troppo bello! Un grande stupore si sprigiona nel cuore dei pescatori che si vedono improvvisamente benedetti oltre ogni attesa! (v.9)

Prendete il largo, Acquarello di Maria Cavazzini Fortini, Aprile 2015
Prendete il largo, Acquarello di Maria Cavazzini Fortini, aprile 2015

Ma sulla tua parola…Simone tocca con mano che la parola di quell’uomo ha un potere sconosciuto. Lui stesso aveva accettato la proposta, lui stesso gli aveva lanciato la sfida: vediamo se la tua parola mi fa pescare laddove io non ci sono riuscito!…Simon Pietro vede tutto quanto sta accadendo: un’emozione profonda e inspiegabile lo afferra dal di dentro e lo fa cadere alle ginocchia di quello strano maestro (v.8a). Non so chi tu sia, ma la tua parola ha a che fare con Dio, tu sei un uomo di Dio, lo sento, e allora: Signore, allontanati da me che sono un peccatore (v.8b). E’ la più grande scoperta fatta da Pietro, anche se non terminerà qui: Gesù si è scoperto a Pietro, Pietro ha scoperto sé stesso. Se incontri davvero il Dio vivente allora incontri la verità di te stesso. In questo incontro l’uomo non può non sentire tutta la sua indegnità, la sua inadeguatezza, la sua piccolezza. Si sente lontano da Dio oppure invita Dio ad allontanarsi da lui, che è più o meno lo stesso. E’ il disagio di Adamo raggiunto nel suo nascondino. Dove non c’è timore, stupore e senso del proprio peccato, non si sta alla presenza di Dio, ma solo di un idolo più o meno maneggevole, anche se non lo si ammette (P.Silvano Fausti).

Non temere, Acquarello di Maria Cavazzini Fortini, febbraio 2016
Non temere, Acquarello di Maria Cavazzini Fortini, febbraio 2016

Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini (v.10). Gesù, l’uomo che sta rivelando il volto di Dio al pescatore di Galilea, non si allontana; al contrario, con la sua parola si avvicina ancora di più a quel pescatore che si sente perduto e lontano. Perché Egli è il Dio venuto a cercare e a farsi vicino ai lontani, Colui che tutto promette e niente chiede all’uomo, se non di non aver paura di Lui. La promessa è inaudita: Pietro diventerà come il suo Signore, pescatore di uomini lontani e perduti.

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Cuando Jesús sacó afuera en la sinagoga de Nazareth los dos episodios de la historia de Elías y Elíseo profetas, el corazón de sus auditores se hubiera podido abrir al mensaje que recorre toda la Escritura: Dios es el padre amoroso y misericordioso de cada ser humano, sobretodo del más lejano geograficamente, sociológicamente, culturalmente, moralmente y espiritualmente. La palabra de Jesús tiene el poder de hacer venir a gala aquello que hay dentro del corazón de cada uno. Jesús conocía a todos, no era necesario que alguien le diga algo de otro, Él de hecho sabia bien lo que hay en cada hombre (Jn 2,24b-25). En la sinagoga, al oír esas palabras, todos lo rechazaban hasta el punto de desear su muerte. Como decir: ¡Jesús, también si eres de los nuestros, tú no sostienes al Dios de nuestras interpretaciones cómodas, al Dios que queremos plasmar a nuestra imagen y semejanza, por lo cual es necesario que tu desaparezcas! Es su destino, anunciado por Él mismo, y de todos los profetas que siguen sus pasos.

Jesús predicaba en la sinagoga y en las casas, en la montaña y también en el mar. No había lugar que no fuera apto a la predicación de la Palabra de Dios. Sobre el lago de Genesareth la gente se le ponía alrededor para escucharlo (v.2). Dos barcas atraen la atención del Señor: los propietarios no lo están escuchando, tienen otras cosas que hacer. Se les puede entender: hay una desilusión que arreglar porque no se ha pescado nada esa noche. Jesús pide una cortesía a Simón y, de como se mueve, parece casi que ya supiera que ese pescador no se lo negará.  Ahora la barca de Simón se ha vuelto una insólita cátedra (v.3). Jesús termina de hablar a la gente. Y ¿que hace? Hace una propuesta indecente a Pedro y compañeros. Tomen el largo y tiren las redes para la pesca (v.4). Señor, pero ¿qué cosa estás pidiendo? ¿Pero no lo sabes que se pesca de noche y no de día? ¿No te parece que estas pidiendo demasiado a estos hombres que han regresado cansados de una noche sin dormir? ¿Pero si apenas han regresado golpeados del estéril golpe de la pesca y tu propones salir de nuevo? ¡Pero si apenas han terminado de lavar con atención las redes! (v.2) ¿Qué haces, les tomas el pelo? Lo que pides no es lógico!…

En la película de Franco Zeffirelli “Jesús de Nazareth”, a este punto del episodio del evangelio, hay un  sublime corte que nos muestra a Jesús que hace su propia propuesta mientras fija la mirada sobre Pedro con infinita ternura. Pedro en cambio gruñe hacia aquellos que están alrededor de él que intentan convencerlo a dar atención al maestro. Luego, lentamente, se deja envolver de la mirada de aquél improbable profeta de turno: “y tú ¿qué tienes para mirarme así?” – le pregunta inicialmente. Aquella mirada puesta sobre él vence la rudeza de su corazón: hemos fatigado toda la noche y no hemos pescado nada; pero sobre tu palabra echaré las redes (v.5) Simón ordena salir nuevamente con su barca. Las redes se rompen, demasiados peces, pero haría hundir las dos barcas, y sin embargo no se hunden! Es demasiado, demasiado bello! Un gran asombro se libera  en el corazón de los pescadores que se ven improvisadamente bendecidos mas allá de toda espera! (v.9)

Pero sobre tu palabra… Simón toca con mano que la palabra de aquél hombre tiene un poder desconocido. Él mismo había aceptado la propuesta, él mismo le había lanzado el desafió: ¡veámos si tu palabra me hace pescar allá donde yo no he logrado!… Simón Pedro ve todo lo que está sucediendo: una emoción profunda y inexplicable lo aferra desde dentro y lo hace caer de rodillas delante de aquél maestro extraño (v.8°). No se quién eres tú, pero tu palabra tiene algo que ver con Dios, tú eres un hombre de Dios, lo siento y entonces:Señor, aléjate de mi que soy un pecador (v.8b). Es el más grande descubrimiento hecho por Pedro, también si no terminará aquí: Jesús se ha descubierto a Pedro, Pedro ha descubierto así mismo. Si encuentras verdaderamente al Dios viviente entonces encuentras la verdad de ti mismo. En este encuentro el hombre no puede no sentir toda su indignidad, su inadecuación, su pequeñez. Se siente lejano de Dios o sino invita a Dios a alejarse de él, que es más o menos lo mismo. Es la incomodidad de Adán encontrado en su  escondite.Donde no hay temor, estupor y sentido del propio pecado, no se está a la presencia de Dios, sino de un ídolo mas o menos manejable, también si no se admite (P. Silvano Fausti)

No temas; desde ahora en adelante serás pescador de hombres (v.10). Jesús, el hombre que esta revelando el rostro de Dios al pescador de Galilea, no se aleja; al contrario, con su palabra se acerca todavía más a aquel pescador que se siente perdido y lejano. Porque Él es el Dios que ha venido a buscar y a hacerse cercano a los lejanos, Aquél que todo promete y nada pide  al hombre, sino de no tener miedo de Él. La promesa es inaudita: Pedro se volverá como su Señor, pescador de hombres lejanos y perdidos.

IL FIGLIO DI GIUSEPPE E’ UNA DELUSIONE

IV DOMENICA DEL T.O.

Ger 1,4-5.17-19; 1Cor 13,4-13; Lc 4,21-30

 

Una delle cose che mi piacerebbe molto conoscere in Cielo, (di certo lassù non ci si annoierà, mi basta considerare quel pullulare di desideri che ho già qui in terra per intuirlo…) è rivedere dal vivo la storia di Gesù: penso proprio che glielo chiederò al Signore questo regalo, sarei tanto curioso di vedere le facce dei tanti protagonisti umani del vangelo che hanno incrociato la sua vita, quelli che hanno interloquito con Lui, quelli che lo hanno accolto e quelli che non lo sopportavano, insomma tutti coloro che hanno vissuto la loro esistenza presso la sua, per molto o per poco tempo. Ad esempio mi piacerebbe molto vedere il volto di tutti quelli che quel giorno si trovavano in sinagoga e che rimasero meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca dicendo: “non è costui il figlio di Giuseppe?” (v.22) Ma di quale meraviglia si trattava? Passano solo 5 versetti e poi leggiamo che quegli stessi nazareni, al solo udire le parole di Gesù, si riempirono di sdegno, si alzarono, lo cacciarono fuori della città conducendolo fin sul ciglio del monte per gettarlo giù (vv.28-29). Lo volevano uccidere! Come è possibile passare così rapidamente dalla meraviglia ad un tentativo di omicidio e per giunta partendo dalla sinagoga?!!!…

Signore Gesù, i tuoi compaesani si meravigliano di te: hai appena detto loro che in te si è compiuta quella Scrittura che annunciava la venuta del Messia. Essi hanno capito bene cosa intendevi dire: hai detto loro che tu sei quel Messia annunciato. Se le tue parole erano per loro di grazia, allora perché fermarsi a considerarti né più né meno uno di loro? (v.22b). Perché non considerare che stessi dicendo la verità con tutto ciò che ne consegue? Cosa si aspettavano? Che il Messia dovesse presentarsi attorniato da tutta la classe sacerdotale, dagli scribi, dai farisei e i leviti provenienti in corteo da Gerusalemme? O forse che questi rappresentanti ufficiali della fede lo autenticassero come Messia con procedure speciali? Pensavano che il Messia dovesse giungere con cavalli e cavalieri al seguito? Oppure che dovesse arrivare accompagnato da inconfutabili segni provenienti dal Cielo? Dicci Signore Gesù, cosa aveva il tuo aspetto, cosa avevano Giuseppe e Maria, la tua famiglia, la tua abitazione, il tuo lavoro, che suscitasse un tale stupore negli uditori, che stridesse così tanto con quell’immagine dominante del Messia che avevano. Anche Marco e Matteo evangelisti sono concordi: la meraviglia dei nazareni non era quella di chi spalanca la bocca perché sta ammirando un’opera di Dio, bensì il preludio di chi trova uno scandalo dover ammettere che Dio, proprio Dio, si riveli ed agisca in un comunissimo compaesano che si ritiene di conoscere nelle sue relazioni. (Mt 13,57; Mc 6,3) Signore Gesù, hai deluso la tua parrocchia!

Gesù cacciato fuori da Nazareth, Acquarello di Maria Cavazzini Fortini,
Gesù cacciato fuori da Nazareth, Acquarello di Maria Cavazzini Fortini, Aprile 2014

Nessun profeta è bene accetto nella sua patria (v.24). E’ una legge. Questo è proprio tangibile, dimostrabile, ripetibile nella storia. Ricordo ancora quel primo sacerdote che il Signore mi affiancò per accompagnare il mio cammino di conversione. Dopo vari anni di servizio nella chiesa degli Stati Uniti rientro’ nella sua patria, un paese in provincia di Salerno, e lì continuò il suo ministero di predicazione attraendo a Gesù una quantità enorme di persone provenienti da tutta Italia. Ma i suoi concittadini, che dicevano di conoscerlo, che conoscevano le sue radici familiari, rifiutavano il suo ministero. Facevano di tutto pur di ostacolarlo nella organizzazione dei suoi ritiri e di ogni altra iniziativa; giunsero persino a rifiutare di attenderlo negli esercizi commerciali. Ricordo ancora quel giorno in cui mi disse: “ieri sono andato dal barbiere per tagliarmi i capelli, ma lui appena mi ha visto mi ha cacciato fuori”. Mistero della vita del profeta di Dio.

Ma Egli passò in mezzo a loro, Acquarello di Maria Cavazzini Fortini, Aprile 2014
Ma Egli passò in mezzo a loro, Acquarello di Maria Cavazzini Fortini, Aprile 2014

Gesù aggiunge, a conferma della sua affermazione, alcune parole tratte nella Bibbia da 2 precisi episodi della storia di Elia ed Eliseo profeti. Queste scatenano il rifiuto più radicale dei nazareni fino a suscitare una pulsione omicida. Qual è la sostanza del suo discorso? Che il Dio di Israele non concede privilegi ad Israele, né permette che Nazareth, luogo di infanzia e di crescita di Gesù, vanti un diritto a ricevere, in via prioritaria, segni che confermino di poter godere speciali prerogative presso il proprio concittadino. Nazareth e Israele non hanno l’esclusiva su Dio. E questo, per chi vuole che Dio sia al proprio servizio e non viceversa, è insopportabile oltre che deludente. Il volto e il cuore di Dio che risplendono nell’umanità povera e semplice di Gesù Cristo sono stati, sono e saranno sempre uno scandalo per costoro: essi sono i non credenti mascherati da credenti che si aggirano anche oggi nella sua Chiesa. Il suo agire partendo dal più lontano (Naaman il Siro), dall’escluso (Vedova di Sarepta di Sidone), dalla periferia della vita del popolo (Cafarnao) e non dal centro (la propria Nazareth) irrita (gelosia? invidia?) tutti quelli che fanno della fede una realtà che li promuova o gli possa procurare una qualche fama. Per i credenti invece, quelle stesse parole di Gesù sono la gioia del cuore: l’agire di Dio è attento alle singole persone, cominciando da quelle che noi escluderemmo come improbabili a incontrarsi con Dio, perché dimenticate, insignificanti o troppo lontane per quanto sono invischiate nel male. Gesù, io trovo che nelle tue parole e nei tuoi gesti, sei l’unico Dio affascinante e credibile: tu sei Colui che si fa incontrare anche da quelli che non lo cercano (Is 65,1).

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Una de las cosas que me gustaría mucho conocer en el cielo, (ciertamente allá arriba no nos aburriremos, me basta considerar aquel pulular de deseos que ya tengo aquí en tierra para intuirlo…) es volver a ver en vivo la historia de Jesús: pienso que se lo pediré al Señor este regalo, seré tan curioso de ver las caras de los muchos protagonistas humanos del evangelio que han cruzado su vida, los que han intercambiado con Él, los que lo han acogido y aquellos que no lo soportaban, en fin todos los que han vivido su existencia cerca a la suya, por mucho o por poco tiempo. Por ejemplo me gustaría mucho ver el rostro de todos aquéllos que aquel día se encontraban en la sinagoga y que se quedaron maravillados de las palabras de gracia que salían de su boca diciendo: “¿no es ése el hijo de José?” (v.22), pero de ¿qué maravilla se trataba? Pasan solo 5 versículos y luego leemos que aquellos mismos nazarenos, al solo oír las palabras de Jesús, se llenaron de indignación, se levantaron, lo botaron fuera de la ciudad conduciéndolo hasta la orilla del monte para echarlo abajo (vv.28-29). ¡Lo querían matar! ¡¡¡¿Cómo es posible pasar tan rápidamente de la maravilla a una intensión de homicidio y además partiendo de la sinagoga?!!!…

Señor Jesús, tus paisanos se asombran de ti: apenas has dicho a ellos que en ti se ha cumplido aquella Escritura que anunciaba la llegada del Mesías. Ellos han entendido bien lo que intentabas decir: has dicho a ellos que tú eres aquel Mesías anunciado. ¿Si tus palabras eran para ellos de gracia, entonces por qué detenerse a considerarte ni más ni menos uno de ellos? (v.22b) ¿Por qué no considerar que estés diciendo la verdad con todo lo que conlleva? ¿Qué cosa se esperaban? ¿Qué el Mesías debería presentarse rodeado con toda la clase sacerdotal, desde los escribas, los fariseos y los levitas procedentes en cortejo desde Jerusalén? ¿O quizás que estos representantes oficiales de la fe lo autenticaran como Mesías con procedimientos especiales? ¿Pensaban que el Mesías debería llegar con caballos y caballeros que lo seguían? ¿O bien qué debiera llegar acompañado por irrefutables señales procedentes del Cielo? Dinos Señor Jesús, qué cosa tuvo tu aspecto, qué tenían Giuseppe y María, tu familia, tu vivienda, tu trabajo, que suscitara un tal estupor en los auditores, que chocaran así tanto aquella imagen dominante del Mesías que tenían. También Marcos y Mateo evangelistas están de acuerdo: la maravilla de los nazarenos no era aquella de quien abre la boca porque está admirando una obra de Dios, sino más bien el preludio de quien encuentra un escándalo el tener que admitir que Dios, exactamente Dios, se revele y actúe en un común paisano que se retiene conocer en sus relaciones. (Mt 13,57; Mc 6,3) ¡Señor Jesús, has desilusionado tu parroquia!

Ningún profeta es bien aceptado en su patria (v.24). Es una ley. Esto es exactamente tangible, demostrable, repetible en la historia. Recuerdo todavía aquel primer sacerdote que el Señor mi acercó para acompañar mi camino de conversión. Después de varios años de servicio en la iglesia de los Estados Unidos regresó en su patria, un pueblo en la provincia de Salerno, y allí continuó su ministerio de predicación atrayendo a Jesús una cantidad enorme de personas provenientes de toda Italia. Pero sus conciudadanos, que decían conocerlo, que conocían sus raíces familiares, rechazaban su ministerio. Hacían de todo con tal de obstaculizarlo en la organización de sus retiros y de cada otra iniciativa; llegaron hasta rechazar de atenderlo en los ejercicios comerciales. Recuerdo todavía aquel día en el cual me dijo: “ayer he ido al peluquero para cortarme los cabellos, pero apenas me ha visto me ha botado afuera”. Misterio de la vida del profeta de Dios.

Jesús agrega, confirmando su afirmación, algunas palabras sacadas de la Biblia de dos precisos episodios de la historia de Elías y Eliseo profetas. Estas desencadenan el rechazo más radical de los nazarenos hasta suscitar una pulsión homicida. ¿Cuál es la sustancia de su discurso? Que el Dios de Israel no concede privilegios a Israel, ni permite que Nazareth, lugar de infancia y de crecimiento de Jesús, jacte un derecho a recibir, en vía prioritaria, demostración de amor o signos que confirmen gozar especiales prerrogativas delante al propio conciudadano. Nazareth e Israel no tienen la exclusividad sobre Dios. Y esto para quien quiere que Dios sea al propio servicio y no viceversa, es insoportable más allá que desilusionante. El rostro y el corazón de Dios que resplandecen en la humanidad pobre y sencilla de Jesucristo han sido, son y serán siempre un escándalo para ellos: esos son los no creyentes enmascarados de creyentes que se burlan también hoy en su Iglesia. Su actuar partiendo del más lejano (Naamán el Siro), del excluido (viuda de Sarepta de Sidón), de la periferia de la vida del pueblo (Cafarnaum) y no del centro (la propia Nazareth) irrita (¿celos? ¿envidia?) todos aquellos que hacen de la fe una realidad que los promueva o les pueda procurar alguna fama. Para los creyentes en cambio, aquellas mismas palabras de Jesús son la alegría del corazón: el actuar de Dios es atento a cada persona, comenzando por aquellas que nosotros excluiremos como improbables a encontrarse con Dios, porque olvidadas, insignificantes o demasiado lejanas por cuanto son engatusados en el mal. Jesús, yo encuentro que en tus palabras y en tus gestos, eres el único Dios fascinante y creíble: tú eres Aquél que se hace encontrar también por aquellos que no lo buscan (Is 65,1)

   

SI PROSTRARONO E LO ADORARONO

Epifania del Signore

Is 60,1-6; Ef 3,2-3a.5-6; Mt 2,1-12

 

Alla notizia del concepimento o della nascita di un bambino, il cuore umano può rispondere con sentimenti di gioia ma anche con imprevedibili reazioni negative: perplessità, disappunto, disorientamento, paura, incertezza, voglia di togliere di mezzo la nuova vita…Non dovrebbe essere così, ma, ahimè, è proprio così. Pensate alla facilità con cui si sopprime oggi la vita umana al concepimento, in gestazione o alla nascita, e ci capiamo subito. In questi giorni una donna mi ha confidato che quando la sua terzogenita è stata concepita in modo imprevisto, il marito era visibilmente scontento, deluso. Cosa c’è dentro il cuore dell’uomo che può determinare una o l’altra delle reazioni?

Il viaggio dei re Magi, Acquarello di Maria Cavazzini Fortini, dicembre 2014
Il viaggio dei re Magi, Acquarello di Maria Cavazzini Fortini, dicembre 2014

A Natale abbiamo visto che Gesù è nato nella difficoltà di trovare accoglienza: come annota il vangelo di Luca, non c’era posto nell’alloggio. E’ vero che Betlemme non era così grande (non lo è nemmeno oggi), ma possibile che non ci fosse un posticino più idoneo che permettesse a una donna gravida di partorire? Come se non bastasse, dal racconto che ci offre oggi Matteo nella solennità dell’Epifania, veniamo a sapere che tre misteriosi (e forse regali) personaggi venuti da lontano, si presentano a Gerusalemme con una domanda precisa: dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? (v.2) Il re Erode rimase turbato e questo possiamo capirlo: si chiedono informazioni su un re appena nato, logico che chi ami il proprio scranno di potere più di ogni altra cosa si senta minacciato alla sola domanda. Ma che tutta Gerusalemme rimanga turbata, questo non è immediatamente comprensibile. Non aspettavano forse il Messia? Non si attendeva che nascesse proprio in Giudea? Non sono le stesse autorità di Gerusalemme a confermare, come da profezia, che è Betlemme il luogo dove sarebbe nato l’atteso capo di Israele? (vv.5-6) E perché, una volta trasmessa l’informativa ai Magi, non si sono mossi verso Betlemme per verificare la loro tesi? Alla nascita di Gesù non c’è soltanto la luce degli angeli in festa con lo stupore che avvolge i pastori e forse altra povera gente accorsa alla mangiatoia. Non c’è soltanto chi ama la vita con le sue sorprese, i suoi imprevisti, quella lieta novità che sempre arreca un neonato che chiede accoglienza. No. C’è anche chi vive nella paura della novità, c’è chi vive nella paura di perdere le proprie sicurezze; c’è chi vive difendendo il proprio posto o potere ricorrendo all’inganno e ad ogni altro mezzo lecito o illecito, pur di non perderlo. Insomma, c’è che vive nell’egoismo che si sente minacciato dal più minimo dei fuori-programma e che non ammette alcun cambiamento: persino un bimbo adagiato in una mangiatoia può essere pericoloso! E’ la solita storia. Quando Erode verrà evitato dai Magi al loro rientro da Betlemme (v.12), si scatenerà la sua follia omicida. Come alcuni secoli prima, quando il faraone d’Egitto decretò l’eliminazione dei primogeniti degli ebrei, non sapendo come contenere la paura di essere surclassati numericamente dal popolo degli israeliti. L’egoismo umano è sempre omicida.

Si prostrarono, Acquarello di Maria Cavazzini Fortini, dicembre 2014
Si prostrarono, Acquarello di Maria Cavazzini Fortini, dicembre 2014

I Magi rappresentano i popoli pagani chiamati alla fede, ma anche tutti quegli uomini che cercano con fatica, onestà e amore alla verità, il vero volto di Dio. Mi sembra siano anche simpatici nella loro ricerca. Giungono a Gerusalemme e fanno la loro domanda cercando un punto di congiunzione tra la loro ricerca e la religione del popolo ospitante. Non si mettono a discutere su quanto gli riferiscono, accolgono le indicazioni del loro sapere e si muovono fiduciosamente verso il luogo indicato: il segno che essi seguono, la stella, li conferma nel loro cammino. Verrebbe da dire che obbediscono a una autentica dinamica di fede: nel loro mondo si sono lasciati interpellare dall’apparire di quella stella, hanno lasciato l’ambiente più sicuro delle proprie conoscenze, della propria condizione, e della reputazione di cui probabilmente godevano. Si sono messi in cammino affrontando tutte le incognite del viaggio senza fare troppi calcoli. Si sono lasciati affascinare e guidare da quel segno. Si anticipa così, nei Magi, uno dei temi più ricorrenti nella vita di Gesù: i lontani salgono improvvisamente sulla cattedra della fede, perché tra i primi ad accoglierlo e riconoscerlo nella sua identità. Cosa da non considerare scontata: il re che doveva nascere, quei Magi, lo trovarono assiso su un insolito trono e attorniato da una insolita corte. Eppure, a quella vista, non esitarono ad aprire i loro scrigni e a prostrarsi per adorarlo. (v.11)