LA VITTORIA DI CRISTO È VIRALE

I DOMENICA DI QUARESIMA

anno A (2020)

Gn 2,7-9.3,1-7; Rm 5,12-19; Mt 4,1-11

Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

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La quaresima è cominciata sotto il segno di un virus e della paura di esserne infettati. Una paura decisamente sproporzionata rispetto alla realtà. La parola di Dio invece ci suggerisce di temere (mi raccomando, con moderazione) un altro virus. S.Paolo ci parla del peccato del primo uomo proprio in termini virali: come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato (Rm 5,12). La 1a lettura conferma raccontando l’inganno antico (Gn 3). Ogni disastro che compiamo è figlio di quel peccato “originale”. Ma lo stesso S.Paolo (e il vangelo di oggi) annunciano anche la lieta notizia di una situazione che è stata radicalmente sovvertita: ma il dono di grazia non è come la caduta. Se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti (Rm 5,15). Dunque proseguiamo il nostro cammino quaresimale con la vittoria già assicurata sul peccato e sulla morte, benché ne facciamo ancora esperienza. Infatti, non siamo invitati a far leva sulle nostre capacità di vincerli (che non ci sono), ma sulla potenza di Cristo che li ha già vinti.

Gesù vs. satana

Cristo tentato da satana, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, febbraio 2020

Ci farà bene ripassare nel vangelo le modalità con cui satana si avvicina alla nostra vita per distoglierla dalla fede in Gesù e nel suo amore vittorioso. Alla luce di questa vittoria, le tentazioni diventano il luogo prezioso per conoscere meglio la nostra debolezza e nello stesso tempo la forza della grazia divina. Guardate come il nemico avanza le sue proposte, come fossero scelte migliori per conseguire l’obiettivo del proprio cammino: se sei Figlio di Dio… In genere le tentazioni ci piombano addosso in 2 modi quando si cerca il bene: o rubandoci il desiderio di cercarlo con lo scoraggiamento (“non ce la faccio!…”), oppure facendocelo cercare nel modo sbagliato. Il male si propone spesso a fin di bene presentandosi (apparentemente) come un “progetto” di bene. Nella vita non basta avere intenzioni di bene in quel che si fa. Un proverbio udito da un sacerdote molti anni fa mi si è impresso nella mente: “la strada che conduce dritto alla dannazione è costellata di buone intenzioni”. Bisogna che ci si chieda con quali mezzi e in che modalità si vogliono realizzarle, se non vogliamo ritrovarci a ragionare e scegliere machiavellicamente nella nostra vita di fede. Qui troviamo già una netta distinzione tra la strategia satanica e quella di Dio che si svela, negli opposti obiettivi, in maniera progressiva.

1° tentativo (vv.3-4): il diavolo propone a Gesù, dopo un lungo digiuno, di soddisfare il proprio bisogno materiale di mangiare. Cosa c’è di male? Nel suggerire di approfittare del suo essere Dio per soddisfarlo. Vorrei innanzitutto chiarire che sicuramente il Signore, dopo aver superato le tentazioni, si sarà fatto una bella mangiata. Qui non si tratta di dimostrare che con Dio si può fare a meno di mangiare. Si tratta di chiarire dove si vuol collocare il principio di vita dell’uomo. Se la mia vita coincide con il mio benessere materiale, allora il pane e tutto ciò che lo può preservare/consolidare diventa un assoluto. Tutto ciò che può garantirlo è giustificabile e giustifica ogni altro tipo di scelta a margine, anche a costo della vita altrui. Da questa prospettiva mi chiedo se la chiesa nel mondo occidentale non sia rimasta immersa a lungo in questa tentazione. Prendiamo il recente caso del confratello di una diocesi veneta che si scopre avere una doppia vita. Di giorno parroco, di notte organizzatore di orge. Siamo chiamati a non giudicare il peccatore, ma senza rinunciare a un chiaro giudizio sul peccato: quale segno dei tempi è questo? Ebbene, a quanti tra i parrocchiani avvicinati è stato chiesto cosa si pensasse in merito, colpisce che si sia levata una difesa generale (anche il sindaco) del prete, “perché è uno che ha fatto molto per la cittadinanza, ha costruito la casa parrocchiale in montagna, ha fatto il campo sportivo per l’oratorio, organizzava eventi intrattenitori, sapeva parlare alla gente, era un trascinatore, ecc.ecc.”. Cioè, “ha fatto tante opere per noi, quindi è giustificabile/passabile quel che viveva, in fondo siamo uomini…”. E’ vero, siamo uomini e quindi fragili. Ma è questa la missione del sacerdote? E’ quella di garantire senz’altro, prima di tutto, un bel campo di calcio o di pallavolo per i ragazzi? E’ quella di soddisfare a tutti i costi il bisogno di sicurezza delle famiglie, aumentandone il grado di comfort e di intrattenimento per i loro figli? E’ quella di essere sempre disponibile ad andare incontro a ogni altro bisogno del popolo? O non è forse quella di manifestare, con la sua stessa vita, le parole di Gesù: non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio? 

2° tentativo (vv.5-7): osservate come il diavolo spinga Gesù dal deserto alla città santa. Le tentazioni non ci mollano nemmeno quando ci si trova in luoghi sacri. Anzi, qui si fanno più sottili. Anche satana fa il teologo di mestiere! Lo porta sul pinnacolo del tempio e lo invita a fare l’esperienza di essere sorretto dagli angeli di Dio con tanto di citazione biblica (Sal 91,11-12). Non è forse lui il Figlio che si fida della parola del Padre? Allora si faccia visibile a tutti questa fiducia totale! Si renda visibile a tutti chi egli è! Sia un messia di successo! E’ la tentazione del Dio che deve rispondere alle attese religiose dell’uomo, perché si possa garantire di averlo sempre dalla propria parte. E’ la tentazione di ridurre la presenza di Dio allo spazio del miracoloso. E’ la tentazione della religione visibile, spettacolare, fatta per rispondere all’ansia di sicurezza che induce a cercare continuamente segni di conferma divina. Insomma, è la tentazione di avere Dio sotto controllo, per asservirlo ai propri vantaggi, anche spirituali. Sottile pretesa di essere sempre ascoltati da Dio invece di ascoltare Lui e verificare se le nostre pretese sono in linea con i suoi disegni. Mettere alla prova Dio, invece di sottoporci liberamente alle prove in cui ci introduce. Un esempio semplice? Prego Dio cercando di comperarmelo con mille preghiere, digiuni e altri sacrifici per qualcosa di buono che desidero: ad es. la guarigione dalla malattia di qualcuno che amo. Ma la persona non guarisce. Segno che, o non è ancora arrivato il tempo della guarigione (perché il bene della persona non coincide con la sua salute), oppure nella malattia il Signore vuole manifestare il segno inconfondibile della sua vittoria che sarà sempre sulla Croce. Cosa da non dare assolutamente per scontata, vista la facilità con cui noi spostiamo Dio dove c’è sempre la salute e il successo. Non tenterai il Signore Dio tuo: Dio non si può comperare, né mettere alla prova. Di Lui bisogna imparare a fidarsi.

3° tentativo (vv.8-11): il diavolo porta Gesù su un monte altissimo. Notate bene: prima sulla parte più alta del tempio, poi sulla sommità di un monte. Satana offre sempre il suo regno con il fascino e l’ebbrezza che gli sono propri. Il potere e il dominio sugli altri, la vanagloria del possedere sempre di più al prezzo dell’adorazione del suo dio. Quanti adoratori di satana ci sono in giro anche se non lo sanno. In questa tentazione, si vede dove vuole arrivare il diavolo. Vuole sostituirsi a Dio offrendo all’uomo una falsa gloria, una falsa felicità, un falso regno. Alla fine, egli è soltanto il grande truffatore! Tutto quello che offre all’uomo è soltanto apparente e non gli da la vita. Quando arriverà la morte (ma spesso anche prima di essa) i suoi doni si riveleranno per quello che sono: una menzogna, una promessa non mantenuta. L’uomo non porterà via niente con sé da questo mondo. Gesù respinge con decisione la tentazione. Il suo regno è il capovolgimento e la rovina di quello del diavolo. Il suo essere Re si è rivelato sul trono della Croce, dove manifesterà la sua libertà assoluta da satana nel servizio d’amore a tutti, senza dominare nessuno. Il suo essere Re si è sprigionato dalla tomba da cui si è rialzato, perché l’amore di Dio non inganna, non delude il desiderio di vita infinita dell’uomo.  

Le tentazioni non sono un episodio isolato della vita di Gesù, e non lo sono neanche per noi. La vita è una palestra in cui siamo continuamente tentati. Noi normalmente pensiamo che se non ci fossero le tentazioni (e se non ci fossero anche le cadute…) la nostra vita sarebbe migliore e più bella. Invece ci imbrogliamo. Soprattutto quando ci sentiamo assaliti da esse, sono la dimostrazione che ci stiamo opponendo al male e che questo non ha la meglio su di noi. La sconfitta del male è certa perchè Gesù ha vinto sulle tentazioni e ci chiede il permesso di superarle anche in noi. Anche la sua vittoria è virale.

 

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LA VICTORIA VIRAL DE CRISTO

 

La cuaresma ha comenzado bajo la señal de un virus y del miedo de ser infectados. Un miedo decididamente desproporcionado respecto a la realidad. La Palabra de Dios en cambio nos sugiere temer (les recomiendo, con moderación) a otro virus. S. Pablo nos habla del pecado del primer hombre justamente en términos virales: Pues bien, un solo hombre hizo entrar el pecado en el mundo, y por el pecado la muerte. Después la muerte se propagó a todos los hombres, ya que todos pecaban (Rm 5,12). La 1ra lectura confirma narrando el antiguo engaño (Gn 3). Cada desastre que cumplimos es hijo de aquel pecado “original”. Pero el mismo S. Pablo (y el evangelio de hoy) anuncian también la feliz noticia de una situación que ha sido radicalmente dirigida: Así fue la caída, pero el don de Dios no tiene comparación. Pues si todos mueren por la falta de uno solo, la gracia de Dios se multiplica más todavía cuando este don gratuito pasa de un solo hombre, Jesucristo, a toda una muchedumbre (Rm 5,15). Entonces proseguimos nuestro camino cuaresmal con la victoria ya asegurada sobre el pecado y sobre la muerte, aunque hagamos todavía experiencia. De hecho, no somos invitados a palanquear sobre nuestra capacidad de vencerlas (que no hay), sino sobre la potencia de Cristo que ya las ha vencido.

Nos hará bien repasar en el evangelio las modalidades con el cual satanás se acerca a nuestra vida para apartarla de la fe en Jesús y en su amor victorioso. A la luz de esta victoria, las tentaciones se vuelven el lugar precioso para conocer mejor nuestras debilidades y al mismo tiempo la fuerza de la gracia divina. Miren como el enemigo presenta sus propuestas, como si fueran elecciones mejores para conseguir el objetivo del propio camino: si eres Hijo de Dios… En general las tentaciones nos caen encima de dos maneras cuando se busca el bien: o robándonos el deseo de buscarlo con el desánimo (“¡no logro! …”), o también haciendo que lo busquemos en el modo equivocado. El mal se propone muchas veces con el fin del bien presentándose (aparentemente) como un “proyecto” de bien. En la vida no basta tener intenciones buenas en lo que se hace. Un proverbio oído por un sacerdote muchos años atrás se me impregnó en la mente: “el camino que conduce derecho al daño está llena de buenas intenciones”. Es necesario que nos preguntemos con cuáles medios y en qué modo se quieren realizar, si no queremos encontrarnos a razonar y elegir maléficamente en nuestra vida de fe. Aquí encontramos ya una neta diferencia entre la estrategia satánica y la de Dios que se revela, en los opuestos objetivos, de manera progresiva.

1° intento (vv.3-4): el diablo propone a Jesús, después de un largo ayuno, de satisfacer la propia necesidad material de comer. ¿Qué hay de malo? En el sugerir aprovechar de su ser Dios para satisfacerlo. Quisiera antes que nada aclarar que seguramente el Señor, después de haber superado las tentaciones, se habrá dado una buena comilona. Aquí no se trata de demostrar que con Dios se puede dejar de comer. Se trata de aclarar dónde se quiere colocar el principio de vida del hombre. Si mi vida coincide con mi bienestar material, entonces el pan y todo lo que lo puede preservar/consolidar se vuelven un absoluto. Todo lo que puede garantizarlo es justificable y justifica cada otro tipo de elección al margen, también al costo de la vida de los demás. De esta prospectiva me pregunto si la iglesia en el mundo occidental no se ha quedado inmersa por largo tiempo en esta tentación. Tomemos el reciente caso del hermano de una diócesis véneta que se descubre tener una doble vida. De día párroco, de noche organizador de orgías. Estamos llamados a no juzgar al pecador, pero sin renunciar en un claro juicio sobre el pecado: ¿Qué signo de los tiempos es esto? Pues bien, a quienes entre los parroquianos se les ha preguntado qué es lo que pensaban en mérito, impacta que se haya levantado una defensa general (también del alcalde) del sacerdote, “porque es uno que ha hecho mucho por la ciudadanía, ha construido la casa parroquial en la montaña, ha hecho la cancha deportiva para el oratorio, organizaba eventos que entretenían, sabía hablar a la gente, era uno que atraía, etc., etc.” O sea, “ha hecho tantas obras para nosotros, entonces es justificable/pasable lo que vivía, en el fondo somos hombres…” Es verdad, somos hombres y entonces frágiles. Pero ¿es esta la misión del sacerdote? ¿Es aquella de garantizar sin dudas, antes de todo, una bonita cancha de futbol o de vóley para los jóvenes? ¿Es aquella de satisfacer a toda costa la necesidad de seguridad de las familias, aumentando el grado de confort y de entretenimiento para sus hijos? ¿Es aquella de estar siempre disponible e ir al encuentro de cada otra necesidad del pueblo? ¿O no es quizás aquella de manifestar, con su misma vida, las palabras de Jesús?: no de solo pan vivirá el hombre, sino de cada palabra que sale de la boca de Dios.

2° intento (vv.5-7): observen como el diablo empuja a Jesús del desierto a la ciudad santa. Las tentaciones no nos dejan ni siquiera cuando nos encontramos en lugares sagrados. De hecho, aquí se hacen más sutiles. ¡También satanás se hace el teólogo de profesión! Lo lleva a la cima del templo y lo invita a hacer la experiencia de ser sostenido por los ángeles de Dios citando aún la citación bíblica (Sal 91,11-12). ¿No es quizás él el Hijo que se fía de la palabra del Padre? ¡Entonces se haga visible a todos esta confianza total! !se haga visible a todos que él es! ¡Que sea un mesías de suceso! Es la tentación del Dios que debe responder a las expectativas religiosas del hombre, para que se pueda garantizar de tenerlo siempre de la propia parte. Es la tentación de reducir la presencia de Dios al espacio de lo milagroso. Es la tentación de la religión visible, espectacular, hecha para responder al ansia de seguridad que induce a buscar continuamente signos de afirmación divina. Aún más, es la tentación de tener a Dios bajo control, para esclavizarlos a las propias ventajas, también espirituales. Sutil pretensión de ser siempre escuchados por Dios en cambio de escuchar a Él y verificar si nuestras pretensiones están en línea con sus planes. Poner a la prueba a Dios, en cambio de someternos libremente a las pruebas en las cuales nos introduce. ¿un ejemplo sencillo? Rezo a Dios intentado de comprármelo con miles oraciones, ayunos y otros sacrificios para algo bueno que deseo: por ej. La sanación de la enfermedad de alguien que amo. Pero la persona no sana. Señal que, o todavía no ha llegado el tiempo de la sanación (porque el bien de la persona no coincide con su salud), o en la enfermedad el Señor quiere manifestar la señal inconfundible de su victoria que será siempre sobre la Cruz. Cosa para no dar para nada por descontada, vista la facilidad con la cual nosotros movemos a Dios donde está siempre salud y el suceso. No tentarás al Señor tu Dios: Dios no se puede comprar, ni poner a la prueba. De Él es necesario aprender a confiar.

3° intento (vv.8-11): el diablo lleva a Jesús sobre un monte altísimo. Noten bien: antes sobre la parte más alta del templo, luego sobre la cima de un monte. Satanás ofrece siempre su reino con la fascinación y la emoción que le son propias. El poder y el dominio sobre los demás, la vanagloria del poseer siempre más al precio de la adoración de su dios. Cuantos adoradores de satanás hay afuera también si no lo saben. En esta tentación, se ve a dónde quiere llegar el diablo. Quiere sustituirse a Dios ofreciendo al hombre una falsa gloria, una falsa felicidad, un falso reino. Al final, él es solamente ¡el gran estafador! Todo lo que ofrece al hombre es solamente aparente y no le da la vida. Cuando llegará la muerte (pero normalmente también antes de ella) sus dones se revelan por lo que son: una mentira, una promesa no mantenida. El hombre no llevará nada consigo de este mundo. Jesús rechaza con decisión la tentación. Su reino es el vuelco y la ruina del diablo. Su ser Rey se ha revelado sobre el trono de la Cruz, donde manifestará su libertad absoluta de satanás en el servicio de amor a todos, sin dominar a nadie. Su ser Rey se ha liberado de la tumba de la cual se ha levantado, porque el amor de Dios no engaña, no desilusiona el deseo de vida infinita del hombre.

Las tentaciones no son un episodio aislado de la vida de Jesús, y no lo son tampoco para nosotros. La vida es un gimnasio en la cual estamos continuamente tentados. Nosotros normalmente pensamos que si no estuvieran las tentaciones (y si no estuvieran también las caídas…) nuestra vida sería mejor y más linda. En cambio, nos engañamos. Sobre todo, cuando nos sentimos asaltados por ellas, son la demostración que nos estamos oponiendo al mal y que esto no tiene la mejor parte sobre nosotros. El fracaso del mal es cierto porque Jesús ha vencido sobre las tentaciones y nos pide el permiso de superarlas también en nosotros. También su victoria es viral.