LA VITA E’ BELLA

 

II DOMENICA DEL T.O.

1Sam 3,3-10.19; 1Cor 6,13-15.17-20; Gv 1,35-42

 

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

 

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La vita è vocazione. Cioè, il senso della vita è udire la voce di Dio che non solo mi ha chiamato all’esistenza, ma in essa scrive con me una nuova pagina di storia sacra dentro il suo imperscrutabile disegno di amore. Ho una missione da compiere sulla terra. Anzi, Papa Francesco direbbe: io sono una missione e per questo mi trovo in questo mondo (EG n.273). Il Card. Angelo Comastri sostiene che la povertà vocazionale di oggi, prima che un problema ecclesiale, è un problema umano e sociale. Sono pienamente d’accordo con lui. Durante la presentazione del Dizionario Biblico della vocazione presso la Radio Vaticana il 30 ottobre del 2007, Mons.Comastri affermò: “E’ un problema che sta prima, perché è in crisi la vocazione alla vita. E’ un problema di tutta la società perché senza vocazione non si può vivere. Perché la vita alla lunga decade, non ha più senso, non ha più valore. Quando si è vuoti di Dio non c’è niente che ti può riempire.” Se una grandissima parte di giovani e meno giovani oggi se ne sta lontano da madre Chiesa (chi mi conosce sa che l’ho sempre sostenuto), vuol dire che qualcosa nell’iniziazione cristiana e nella successiva trasmissione della fede non sta più funzionando. La loro assenza dalle convocazioni e dalle celebrazioni eucaristiche domenicali è un messaggio, non prendiamocela troppo con loro.

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Ecco l’agnello di Dio, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, gennaio 2018

La Parola di Dio di questa domenica ci offre qualche dritta per prendere sul serio la nostra vita come vocazione. La prima lettura e il vangelo ci ricordano innanzitutto che nessuno da sé stesso è in grado di riconoscere la voce di Dio. Abbiamo bisogno della testimonianza di qualcuno che ci accompagni verso di Lui, abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti a distinguere la voce del Signore dalle altre. Samuele frequentava il Tempio forse ancora per abitudine quando cominciò ad avvertire la voce di Dio che lo chiamava. Ma il testo ci dice in modo incontrovertibile che ci volle l’aiuto interpretativo del sacerdote Eli affinché Samuele rispondesse al Signore. La sua obbedienza ad Eli gli permette di diventare ancora più sensibile alla voce di Dio e di comprendere che chiamava proprio lui (cfr. 1Sam 3,9-10). I due primi discepoli di Gesù del vangelo cominciano a seguirlo perché per un certo tempo si sono fidati della testimonianza e della guida di Giovanni Battista. Il quale, dimostra di essere autentica guida vocazionale quando, vedendo passare Gesù, fissa lo sguardo su di Lui e indica ai discepoli che lo devono seguire (Gv 1,35). Dunque viene implicitamente tratteggiato nelle 2 letture di oggi il volto di una guida spirituale vera: è un testimone che sa ascoltare/consigliare, che tiene fisso lo sguardo su Gesù e che sa come indicartelo facendotene innamorare o perlomeno destandoti a una grande curiosità; inoltre, al momento opportuno, sa farsi da parte, cosciente che i “suoi” accompagnati non sono suoi: e i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù (Gv 1,37).

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Che cosa cercate? Acquarello di Maria Cavazzini Fortini, gennaio 2018

Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “che cosa cercate?” (Gv 1,38). Una volta udita la sua voce che chiama, non basta cercare di seguirlo. Bisogna tornare e ritornare continuamente a dialogare con Lui per scoprire perché lo si sta seguendo. La relazione che si stabilisce con Lui non è simmetrica: prima di tutto, bisogna lasciare la parola a Lui (è la prima volta che qui nel vangelo Gesù apre bocca): è il Signore per primo che fa domande. I discepoli però, rispondono con un’altra domanda: rabbì, dove abiti? (Gv 1,38b). E non potrebbero parlare altrimenti. Non lo conoscono ancora, ma la domanda esprime desiderio di conoscenza, desiderio di sapere davanti a chi ci si trova di fronte. E non c’è desiderio più grande in Dio di rispondere alla domanda dell’uomo che lo cerca e lo vuole conoscere: venite e vedrete (Gv 1,39). Declinando questa brevissima ma densissima risposta: “cammina dietro di me e vedrai chi sono io e chi sei tu. Perché senza di me non vedrai un bel niente, rimarrai cieco e non capirai un granché del tuo e del mio mistero.” Gesù accoglie, invita e promette un futuro. Solo la vita vissuta come vocazione ci permette di scoprirla in tutta la sua bellezza!

Il Card.Comastri, in quella stessa presentazione di cui vi accennavo prima, concluse il suo intervento raccontando un incontro speciale: “Nel 2001, a Loreto, al termine di una processione in piazza, scendendo dal sagrato della chiesa per andare incontro agli ammalati, rimasi colpito nel vedere una culla. Subito mi accorsi che lì dentro non vi era una bambina, ma una giovane donna affetta da osteogenesi imperfetta. Si chiamava Maria Respigo, perché scomparsa in seguito all’età di 39 anni. Era ospitata presso l’Istituto don Gnocchi a Pavia. La storia della sua vita è stata una storia di abbandoni: abbandonata dal padre appena si accorse della sua deformità, rifiutata dai fratelli e dalle sorelle, perse la madre a soli tre anni. Eppure, ella mi disse che “a un certo punto ho capito che non sono stata abbandonata da Dio e che anch’io ho una vocazione”. Sotto il cuscino conservava 33 fogli con una scritta in grande come titolo: “Maria Respigo, felice di vivere”. Vi leggo solo alcune righe che sono state trovate in quei fogli: “Io esisto per gridare a tutti coloro che hanno la salute che non possono continuare a tenerla stretta in mano, perché la salute è un dono e se non la ridoneranno ad altri essa marcirà nelle loro mani. Io esisto per gridare a tutti quelli che si annoiano dietro a vuoti passatempi, che tutte quelle ore trascorse in uno sterile ozio mancano a qualcuno; e se non le regaleranno a qualcuno, quelle ore non li renderanno felici ma marciranno nelle loro mani. Io esisto per gridare a tutti coloro che passano le notti da una discoteca all’altra, da un locale all’altro, che quelle notti mancano a qualcuno e non li renderanno mai felici finché non le regaleranno a tutti coloro a cui appartengono”. Ad un certo punto mi fissò negli occhi e mi disse: “padre, non è forse bella la mia vocazione?”

Sì Maria, la tua vocazione è stata bellissima. Chi scopre e vive la propria vocazione diventa una persona bella. Con te, ancora una volta, Dio ci ha parlato/illuminato sui suoi misteri con la bocca del piccolo e del disprezzato. Grazie per la tua risposta di amore.

 

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La vida es vocación. O sea, el sentido de la vida es escuchar la voz de Dios que no solo me ha llamado a la existencia, sino que en ella escribe conmigo una nueva página de historia sagrada dentro de su inescrutable designio de amor. Tengo una misión que cumplir sobre la tierra. Más bien, Papa Francisco diría: yo soy una misión y por esto me encuentro en este mundo  (EG n.273). El Cardenal Angelo Comastri sostiene que la pobreza vocacional de hoy, antes que un problema eclesial, es un problema humano y social. Estoy plenamente de acuerdo con él. Durante la presentación del Diccionario Bíblico de la vocación en la Radio Vaticana el 30 de octubre del 2007, Mons. Comastri afirmó: “Es un problema que está antes, porque está en crisis la vocación a la vida. Es un problema de toda la sociedad porque sin vocación no se puede vivir. Porque la vida a la larga decae, no tiene más sentido, no tiene más valor. Cuando se está vacíos de Dios no hay nada que te pueda llenar”. Si una grandísima parte de jóvenes y menos jóvenes hoy se aleja de la madre Iglesia (quien me conoce sabe que siempre lo he sostenido), quiere decir que algo en la iniciación cristiana y en la sucesiva transmisión de la fe no está funcionando más. La ausencia de ellos en las convocaciones y de las celebraciones eucarísticas dominicales es un mensaje, no nos enfademos con ellos.

La Palabra de Dios de este domingo nos ofrece algunas directivas para tomar en serio nuestra vida como vocación. La primera lectura y el evangelio nos recuerdan sobretodo que ninguno por sí mismo está en grado de reconocer la voz de Dios. Necesitamos del testimonio de alguien que nos acompañe hacia Él, necesitamos que alguien nos ayude a distinguir la voz del Señor de las otras. Samuel frecuentaba el Templo quizás todavía por costumbre cuando comenzó a advertir la voz de Dios que lo llamaba. Pero el texto nos dice de manera irrefutable que es necesaria la ayuda interpretativa del sacerdote Elí para que Samuel responda al Señor. Su obediencia a Elí le permite volverse todavía más sensible a la voz de Dios y de comprender que lo llamaba justamente a él (cfr. 1Sam 3,9-10). Los dos primeros discípulos de Jesús del evangelio comienzan a seguirlo porque por un cierto tiempo se confiaron del testimonio y de la guía de Juan Bautista. El cual, demuestra ser auténtica guía vocacional cuando, viendo pasar a Jesús, fija la mirada sobre Él e indica a sus discípulos que lo deben seguir (Jn 1,35). Entonces viene implícitamente marcado en las dos lecturas de hoy el rostro de un guía espiritual verdadero: es un testimonio que sabe escuchar/aconsejar, que tiene fija la mirada en Jesús y que sabe cómo indicártelo haciéndote enamorar o por lo menos despertándote a una gran curiosidad; además, en el momento oportuno, sabe ponerse a lado, consciente que “sus” acompañados no son suyos: y sus dos discípulos, escuchándole hablar así, siguieron a Jesús (Jn 1,37)

Jesús entonces se  dio vuelta y, viendo que lo seguían, les preguntó: “¿Qué buscan?” (Jn 1,38). Una vez escuchado su voz que llama, no basta intentar a seguirlo. Es necesario regresar y regresar continuamente a dialogar con Él para descubrir por qué se le está siguiendo. La relación que se establece con Él no es simétrica: primero de todo, se necesita dejar la palabra a Él (es la primera vez que aquí en el evangelio Jesús abre la boca): es el Señor el primero que hace las preguntas. Pero los discípulos, responden con otra pregunta: rabí, ¿dónde vives? (Jn 1,38b). Y no podrían hablar de otro modo. No lo conocen todavía, pero la pregunta expresa deseo de conocimiento, deseo de saber delante a quién se encuentran. Y no hay deseo más grande en Dios que responder a la pregunta del hombre que lo busca y lo quiere conocer: vengan y verán (Jn 1,39). Declinando esta brevísima pero muy densa respuesta: “camina detrás de mí y verás quién soy yo y quién eres tú. Porque sin mí no verás nada, te quedarás ciego y no entenderás casi nada del tuyo y de mi misterio”.  Jesús acoge, invita y promete un futuro. ¡Solo la vida vivida como vocación nos permite descubrirla en toda su belleza!

El cardenal Comastri, en esa misma presentación de la cual les hablaba antes, concluyó su intervención contando un encuentro especial: “En el 2001, en Loreto, al terminar una procesión en la plaza, bajando del sagrario de la iglesia para ir al encuentro de los enfermos, me quedé impresionado al ver una cuna. Inmediatamente me di cuenta que allí dentro no había una niña, sino una joven mujer enferma de osteogenesi imperfecta. Se llamaba María Respigo, porque falleció luego a la edad de 39 años. Estaba hospitalizada en el Instituto de P. Gnocchi en Pavia. La historia de su vida ha sido una historia de abandonos: abandonada por el padre apenas se dio cuenta de su deformidad, rechazada por los hermanos y hermanas, perdió a la madre apenas a los tres años. Y sin embargo, ella me dijo que “a un cierto punto he entendido que no he sido abandonada por Dios y que también yo tengo una vocación”. Debajo de la almohada conservaba 33 hojas con un título en grande: “María Respigo, feliz de vivir”. Les leo solo algunas líneas que fueron encontradas en esas hojas: “yo existo para gritar a todos aquellos que tienen la salud que no pueden continuar a tenerla agarrada en sus manos, porque la salud es un don y si no la donas a otros esa se marchitará en sus manos. Yo existo para gritar a todos aquellos que se aburren detrás de vacíos pasatiempos, que todas esas horas transcurridas en un estéril ocio a alguien le falta; y si no lo regalamos a alguien, esas horas no los hará felices sino que se marchitará en sus manos. Yo existo para gritar a todos aquellos que pasan las noches de una discoteca a otra, de un local a otro, que esas noches falta a alguien y no los hará felices hasta que no lo regalarán a todos aquellos a los cuales les pertenece”. A un cierto punto me fijó a los ojos y me dijo: “padre, ¿no es acaso linda mi vocación?”.

Sí María, tu vocación ha sido bellísima. Quien descubre y vive la propia vocación se vuelve una bella persona. Una vez más, Dios nos ha hablado/iluminado sobre sus misterios con la boca del pequeño y del despreciado. Gracias por tu respuesta de amor.

 

RICOMINCIA DACCAPO

II DOMENICA DI AVVENTO

Is 40,1-5.9-11; 2Pt 3,8-14; Mc 1,1-8

 

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaia: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri». Vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

 

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Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio (Mc 1,1). Amo la “ouverture” letteraria dell’opera di Marco perché è una concisa dichiarazione di fede che racchiude tutto quello che vuole raccontare. Ogni lettore, se apre il suo cuore alla Parola che ascolta, può davvero vivere un nuovo inizio della sua storia. Infatti, l’inizio della lieta notizia per l’uomo è la storia di Gesù: se questa storia entra nella sua storia, allora comincia un nuovo capitolo della propria esistenza, comincia una nuova vita, un nuovo mondo si schiude ai suoi occhi. Gesù è sempre pronto a ricominciare daccapo con l’uomo. Perché come dice Pietro, davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno (2Pt 3,8).

Come è giunta questa lieta notizia per l’umanità di nome Gesù? Con la realizzazione delle profezie, in particolare con l’invio di un messaggero di nome Giovanni che realizza la profezia di Isaia (Is 40,3). Anche oggi Dio, fedele a sé stesso, invia messaggeri ai suoi figli per annunciarsi. Chi è il Giovanni Battista della tua vita? Sapresti individuarlo? Sappi che, perché sia tale, deve essere voce di uno che grida nel deserto: cioè uno che parla con chiarezza ma in uno spazio dove è dai più inascoltato (chi c’è in un deserto a udire uno che grida?). Deve essere anche uno che richiama a preparare la via del Signore nel deserto (Mc 1,3): ovvero uno che ti attrae ad andare al nocciolo essenziale della vita, che non si può cogliere se non incontrando sé stessi mentre ci si impegna a far tacere le mille voci che tirano la tua vita da tutte le parti, fuorché da quella di Dio. Insomma, deve essere uno che alla fine ti rimette in contatto con la nostalgia di Dio che abita nel profondo del tuo cuore. Per questo, nonostante vivesse in un deserto, accorrevano a Giovanni tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme (Mc 1,5a).

10 bis
Giovanni battezza nel Giordano, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, dicembre 2013

Ma non solo. Deve essere uno che provoca (“pro-vocare”, cioè “chiama fuori”) la tua vita al punto da aiutarti a vedere e poi confessare i tuoi peccati, non per paura di Dio, ma appunto perché ti aiuta a incontrare il tuo vero io (Mc 1,5b). Egli è uno che ti vuole convincere di peccato solo per farti gustare il dono che Dio ti vuole rinnovare: il perdono dei peccati (Mc 1,4). Inoltre, con la sobrietà della sua vita (Mc 1,6) è uno che ti fa innamorare di Gesù perché innamorato a tal punto di Lui da essere sempre pronto a farsi da parte: poiché gli basta l’onore di essere al suo servizio, consapevole della propria indegnità e del limite del suo ministero (Mc 1,7-8).

Conoscete la storiella di quell’uomo “credente” che, naufrago in mare, ad ogni barca che gli si accostava per soccorrerlo replicava: “andate pure, so che Dio mi salverà”? Dopo aver rifiutato di salire su varie barche che gli si erano avvicinate per il soccorso, quell’uomo morì annegato. E il racconto si conclude con l’uomo che giunge alle porte del paradiso e subito si rivolge a Dio dicendogli: “avevo fede che mi avresti soccorso, perché dunque mi hai fatto morire in mare?” Dio gli risponde: “ma se ti ho mandato almeno una decina di barche per salvarti, sciocco!…”. Credo che Dio ci mandi sempre messaggeri di salvezza per la nostra vita che sono il più delle volte a un tiro di schioppo nel parlarci! Il problema spesso è la nostra sordità (per questo anche il Battista attuale dovrà gridare!…), le nostre resistenze, la nostra attesa sbagliata (cfr. la storiella precedente), oppure il pensare che un messaggero come il Battista attuale debba riprodurre necessariamente le categorie del passato (quanti corrono dietro al primo profeta di sventura che si presenta accreditato da innumerevoli digiuni, piedi scalzi e carismi eccezionali…): forse anche per questo quell’uomo naufrago della storiella non salì su nessuna di quelle barche, tanto gli sembrava troppo normale il messaggero di Dio che gli chiedeva di farsi soccorrere!

Questo tempo di Avvento avrà ancora una volta il suo Giovanni Battista. Non facciamolo gridare invano. Torniamo ad ascoltarlo creando il deserto dentro di noi, ovvero preparando la nostra anima a una silenziosa accoglienza del vangelo di Dio: Gesù Cristo Signore nostro. Giovanni ci invita a ricominciare daccapo la nostra storia andando incontro all’inizio della sua che si avvia da un luogo povero, inospitale, assolutamente imprevisto. Se camminiamo veramente verso quel luogo, per noi è la promessa sicura: egli vi battezzerà in Spirito Santo (Mc 1,8), cioè saremo nuovamente immersi nel mistero di Dio che si è immerso nella nostra umanità.

 

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VUELVE A COMENZAR DESDE EL COMIENZO

 

Comienzo del evangelio de Jesucristo, Hijo de Dios (Mc 1,1). Amo la “ouverture” literaria de la obra de Marco porque es una concisa declaración de fe que encierra todo aquello que quiere contar. Cada lector, si abre su corazón a la Palabra que escucha, puede de verdad vivir un nuevo comienzo de su historia. De hecho, el comienzo de la feliz historia para el hombre es la historia de Jesús: si esta historia entra en su historia, entonces comienza un nuevo capítulo de la propia existencia, comienza una nueva vida, un nuevo mundo se abre a sus ojos. Jesús siempre está listo a volver a comenzar desde el comienzo con el hombre. Porque como dice Pedro, para el Señor un solo día son como mil años y mil años como un solo dia (2Pt 3,8).

¿Cómo ha llegado esta feliz noticia para la humanidad de nombre Jesús? Con las realizaciones de las profecias, en particular con el envío de un mensajero de nombre Juan que realiza la profecía de Isaias (Is 40,3). Dios, también hoy, fiel a sí mismo, envía mensajeros a sus hijos para anunciarse. ¿Quién es el Juan Bautista de tu vida? ¿sabrías identificarlo? Debes saber que, para que sea tal, debe ser voz de uno que grita en el desierto: o sea uno que habla con claridad pero en un lugar donde es de los menos escuchados (¿quién está en un desierto escuchando a uno que grita?). Debe ser también uno que llama a preparar el camino del Señor en el desierto (Mc 1,3): o mejor uno que te atrae a ir al corazón de lo esencial de la vida, que no se puede tomar sino solo encontrandose a sí mismo mientras nos empeñamos a hacer callar las miles voces que tiran tu vida por todas partes menos a la de Dios. En conclusión, debe ser uno que al final te vuelve a poner en contacto con la nostalgia de Dios que vive en lo profundo de tu corazón . Para esto, a pesar de que viviera en un desierto, concurrían a Juan toda la región de Judea y todos los habitantes de Jerusalém (Mc 1,5a).

Pero no solo. Debe ser uno que provoca (“pro-vocar”, o sea “llama afuera”) tu vida al punto de ayudarte a ver y luego confesar tus pecados, no por miedo de Dios, sino justamente porque te ayuda a encontrar tu verdadero yo (Mc 1,5b). Él es uno que te quiere convencer de pecado solo para hacerte gustar el don que Dios te quiere renovar: el perdón de los pecados (Mc 1,4). Además, con la sobriedad de su vida (Mc 1,6) es uno que te hace enamorar de Jesús porque enamorado a tal punto de Él que está siempre listo a ponerse a un costado: porque le basta el honor de estar a su servicio, consciente de ser indigno y del límite de su propio ministerio (Mc 1,7-8).

Conocen la historia de aquél hombre “creyente” que, náufrago en el mar, a cada barca que se le acercaba para socorrerlo replicaba: “váyanse, ¿sé que Dios me salvará? Después de haber rechazado subir sobre varias barcas que se le habían acercado para socirrerlo, aquél hombre murió ahogado. Y la historia se concluye con el hombre que llega a las puertas del paraíso e inmediatamente se dirige a Dios diciéndole: “tenía fe en que me hibieras auxiliado ¿por qué entonces me has hecho morir en el mar?” Dios le respondió: “pero si te he enviado al menos una docena de barcos para salvarte ¡tonto!…” Creo que Dios nos mande siempre mensajeros de salvación para nuestra vida que ¡están más de las veces a un tiro de piedra a hablarnos! El problema muchas veces es nuestra sordera (Por esto también el Bautista actual deberá ¡gritar!…), nuestras resistencias, nuestra espera equivocada (cfr. la historia precedente), o también el pensar que un mensajero como el Bautista actual deba reproducir necesariamente las categorias del pasado (cuantos corren detrás del primer profeta de desventura que se presenta acreditado por innumerables ayunos, pies descalzos y carismas excepcionales…): quizás también por esto aquél hombre náufrago de la historia no subió en ninguna de aquellas barcas, ¡por tanto normal le parecía el mensajero de Dios que le pedía hacerse auxiliar!

Este tiempo de Adviento tendrá todavía una vez más su Juan Bautista. No lo hagamos gritar en vano. Regresemos a escucharlo creando el desierto dentro de nosotros, o mejor preparando nuestra alma a una silenciosa acogida del evangelio de Dios: Jesucristo Señor nuestro. Juan nos invita a volver a caminar desde el comienzo nuestra historia yendo al encuentro del comienzo de la suya que se parte de un lugar pobre, no acogedor, absolutamente imprevisto. Si caminamos verdaderamente hacia aquél lugar, para nosotros es la promesa segura: Él los bautizará en Espíritu Santo (Mc 1,8), o sea estaremos nuevamente zambullidos en el misterio de Dios que se ha zambullido en nuestra humanidad.