GUARDANDOLI IN FACCIA

XXVIII Domenica del T.O.

Sap 7,7-11; Eb 4,12-13; Mc 10,17-30

“La Parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio” (Eb 4,12). Penso che chiunque abbia un contatto frequente con le Sacre Scritture convenga con l’autore della Lettera agli Ebrei che la Parola di Dio agisce proprio così nelle nostre vite, se glielo permettiamo. Ci sono tante immagini che la possono raffigurare nella sua azione, ma quella della spada a doppio taglio che penetra nei segreti del cuore umano, venendo a discernere tra i suoi sentimenti e i suoi pensieri, è una di quelle più indovinate. Sempre che il cuore umano si apra alla sua luce; diversamente, questa spada un po strana nemmeno si sguaina, non offende, non si impone, lascia sempre al cuore dell’uomo la libertà di restare chiuso nel guscio del suo mondo interiore: allora non si sperimenta l’efficacia della Parola, si preferisce non lasciar affondare la sua lama pur di non soffrire, pur di non mettersi in discussione, pur di non cambiare, si preferisce andare per le proprie strade sicure, quelle che anche religiosamente ci lasciano nelle nostre comodità…

Il giovane ricco, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, aprile 2013
Il giovane ricco, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, aprile 2013

Dovette succedere qualcosa del genere a quel tale che si affrettò incontro al Signore. Il vangelo dice che si buttò in ginocchio davanti a Gesù, segno che riconosceva in Lui una reale autorità. Mi pare ci sia un che di autentico nel suo movimento verso Gesù. Ha capito che Gesù è un maestro buono, vuole capire meglio il mistero della sua bontà, ha capito che può rivolgergli una delle domande più impellenti: “cosa devo fare per avere la vita eterna?” (Mc 10,17). Il Signore che conosce i cuori di tutti lo incontra nella sua realtà di uomo religioso e gli ricorda la strada dei comandamenti che, a parte l’ultimo, sono quelli che gli indicano i doveri negativi (v.19). Allora lui gli risponde: “Maestro, tutte queste cose le ho custodite fin dalla mia giovinezza” (v.20). Mi immagino sempre quest’uomo davanti a Gesù che dice queste parole con una certa inquietudine sul volto. In fondo, il suo esprimersi così è la conferma che il cuore dell’uomo non può trovare la risposta che cerca nell’osservanza scrupolosa della Legge. Custodire i comandamenti non ti da la vita: Paolo ci dice in tutte le salse che la salvezza non viene dalla Legge. “Signore siamo stati fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te” , diceva Agostino. E allora come la ereditiamo la vita eterna? Gesù, “guardando dentro di lui, lo amò” (v.21). Ecco come sono gli occhi di Dio quando gli si lascia vedere nelle profondità del cuore. E’ una espressione centrale del racconto. Lasciarsi raggiungere o non raggiungere da questo sguardo è la porta d’accesso o meno alla vita eterna. Conoscere Chi mi guarda così e lasciarsi conquistare da Lui è vita eterna. Ma c’è un problema. Quell’uomo sembrava avere tutti i requisiti per entrare, invece gli mancava quello fondamentale, che è quello di amare Dio e i fratelli sopra ogni cosa (il comandamento più importante di tutti). Perciò, quello sguardo d’amore incontrato che si rivolge ad ogni essere umano divenne per lui fonte di tristezza. Quello che Gesù dice a quell’uomo (v.21) non è un consiglio, come a volte (purtroppo) ancora si sostiene: è proprio quello che gli manca per ereditare la vita eterna!

Ricco 2

Sapete che il giornalista francese Raoul Follereau è chiamato “l’Apostolo dei lebbrosi” per l’instancabile servizio reso a loro, lungo l’arco della sua vita, per far conoscere la situazione indegna in cui vivono e per muovere il mondo intero a lavorare per guarire o migliorare le loro condizioni di vita. Quando ero più giovane ascoltai l’aneddoto che Raoul stesso narrava nelle sue conferenze per tutto il mondo volte a sensibilizzare l’opinione mondiale verso i lebbrosi. Raccontava che un giorno si vide giungere una lettera da una donna molto benestante della sua amata Francia con un cospicuo assegno in denaro. Dentro vi era una singolare richiesta che più o meno si esprimeva così: “Egr. sig. Follereau, eccole la somma di nn. in franchi francesi a sostegno dei lebbrosari da lei conosciuti. Però, per favore, la pregherei di far interrompere l’invio del bollettino informativo mensile all’indirizzo della mia abitazione; vedere ogni volta in foto quei corpi orribilmente mutilati e le condizioni di vita in cui versano comincia a togliermi delle ore importanti di sonno”. Raoul Follereau rispose alla missiva con un altra lettera, rinviando quello stesso assegno al mittente. Ivi c’era scritto: “Gentile sig.ra N., ecco di nuovo a lei l’assegno che mi aveva spedito. Non se ne abbia a male, ma preferisco venire in casa sua a toglierle qualche ora di sonno piuttosto che ricevere del denaro che non ha il suo cuore per questi nostri fratelli sofferenti ed emarginati”. Avrei voluto vedere il volto di quella donna quando si vide riconsegnato l’assegno con la risposta di Follereau. Penso che dovesse essere molto simile al volto rabbuiato dell’uomo del vangelo che se ne andò intristito per le parole di Gesù.

Ricco 3

Conosciamo poi il crescendo dello sconcerto dei discepoli che sentono il Maestro incalzare sulle enormi difficoltà ad entrare nel Regno di Dio, in primo luogo per chi possiede molte ricchezze (vv.23-26). E’ lo sconcerto di tutti quelli che anche oggi hanno il coraggio di riconoscere quanto siamo attaccati più ai beni che a Colui che ci benefica. E’ lo sconcerto di chi avverte che entrare nella vita eterna è qualcosa di molto difficile perché molto concreto: qualcosa che si misura sulla libera decisione di servire Dio e non Mammona (cfr. Lc 16,13), nel dare ai poveri per amor loro e di Dio perché è l’unico modo per avere un tesoro in Cielo, ovvero per entrare nella vita eterna. Lo sconcerto è tale che fa sussultare i discepoli nel dirsi l’un l’altro: “e chi può salvarsi?”. il Signore Gesù rincara la dose: non è molto difficile, è proprio “impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio” (v.27). Il vangelo dice che queste parole il Signore le esprime “guardandoli in faccia”, che si può anche tradurre “guardandoli dentro”. Meravigliosa espressione di Marco evangelista: lo stesso sguardo che si era posato su quell’uomo ricco. Lo sguardo franco del Signore è sempre sguardo di amore, ci dice in faccia come stanno le cose, non ci nasconde mai la verità: non si può amare Lui e le ricchezze, o si ama Lui o si ama il denaro, c’è poco da ragionare. Ma le sue parole spalancano il cuore alla speranza. Infatti, se facciamo conto su di noi, siamo spacciati, siamo tutti come ridicoli cammelli che cercano di entrare per la cruna di un ago, troppo gonfi per entrare in un Regno fatto per i piccoli. Se invece ci lasciamo conquistare dall’amore del Signore per noi tutto è possibile, perché il suo mestiere è fare quello che è impossibile all’uomo. Ma bisogna fidarsi di quello che ci dice. Bisogna davvero credere che Lui è il tesoro per il quale vale la pena donare tutto ai poveri! Da Zaccheo a Francesco d’Assisi a Raoul Follereau…una schiera innumerevole di fratelli che ci ha preceduto ci assicura che è il miglior affare che ci possa capitare nella nostra vita! Vi auguro di concludere questo affare al più presto: non ve ne pentirete!

BUONA DOMENICA A TUTTI!

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MIRÁNDOLOS A LA CARA

La Palabra de Dios es viva y eficaz más tajante que espada de doble filo” (Heb 4,12) Pienso que cualquiera que tenga un contacto frecuente con las Sagradas Escrituras esté de acuerdo con el autor de la Carta a los Hebreos que la Palabra de Dios actúa justo así en nuestras vidas, si se lo permitimos. Hay muchas imágenes que pueden representarla en su acción pero esa de la espada a doble filo que penetra en los secretos del corazón humano, viniendo a discernir entre sus sentimientos y sus pensamientos, es una de aquellas más acertadas. Siempre que el corazón humano se abra a su luz; de otra manera, esta espada un poco extraña tampoco se desenvaina, no ofende, no se impone, siempre deja al corazón del hombre la libertad de quedar cerrado en la cáscara de su mundo interior: entonces no se experimenta la eficacia de la Palabra, se prefiere no dejar hundir su filo con tal que no sufras, con tal que no te pongas en discusión, con tal de no cambiar, se prefiere ir por los propios caminos seguros, aquellos que también religiosamente nos dejan en nuestras comodidades…

Tuvo que suceder algo de este tipo a aquél tipo que se apresuró al encuentro del Señor. El evangelio dice que se tiró de rodillas delante de Jesús, señal que reconocía en Él una real autoridad. Me parece que hay un no sé qué de auténtico en su movimiento hacia Jesús. Ha entendido que Jesús es un maestro bueno, quiere entender mejor el misterio de su bondad, ha entendido que puede dirigirle una de las preguntas más urgentes: “¿qué debo hacer para tener la vida eterna?” (Mc 10,17). El Señor que conoce los corazones de todos lo encuentra en su realidad de hombre religioso y le recuerda el camino de los mandamientos que, aparte el último, son los que le indican los deberes negativos, (v.19). Entonces él le responde: “Maestro, todas estas cosas las he custodiado desde mi juventud“, (v.20). Me imagino siempre a este hombre delante de Jesús que le dice estas palabras con una cierta inquietud sobre su rostro. En fondo, su expresarse así es la confirmación que el corazón del hombre no puede encontrar la respuesta que busca en la observancia escrupulosa de la Ley. Custodiar los mandamientos no te da la vida: Pablo nos dice en todos los modos que la salvación no viene de la Ley. “Señor hemos sido hechos para ti, y nuestro corazón está inquieto hasta que no descansa en ti”, decía San Agustín. Y entonces ¿cómo heredamos la vida eterna? Jesús, “mirándolo, lo amó” (v.21) He aquí cómo son los ojos de Dios cuando se le deja ver en la profundidad del corazón. Es una expresión central de la historia. Dejarse alcanzar o no alcanzar de esta mirada es la puerta de acceso o no a la vida eterna. Conocer Quién me mira así y dejarse conquistar por Él es vida eterna. Pero hay un problema. Aquél hombre parecía tener todos los requisitos para entrar, en cambio le faltaba el fundamental, que es el de amar a Dios y a los hermanos sobre cada cosa (el mandamiento más importante de todos). Por lo tanto, aquella mirada de amor encontrado que se dirige a cada ser humano se vuelve para él fuente de tristeza. Lo que Jesús dice a ese hombre (v.21) no es un consejo, como a veces (lamentablemente) todavía se sostiene: ¡es justamente esto que le falta para heredar la vida eterna!

Saben que el periodista francés Raoul Follereau es llamado “el Apóstol de los leprosos” por el incansable servicio dado a ellos, a lo largo de su vida, para hacer conocer la situación indigna en la cual viven y para mover al mundo entero a trabajar para curar o mejorar la condición de vida de ellos. Cuando era más joven escuché una anécdota que Raoul mismo narraba en sus conferencias por todo el mundo dirigido a  sensibilizar la opinión mundial hacia los leprosos. Contó que un día se vio llegar una carta de una mujer muy acomodada de su querida Francia con un conspicuo cheque de dinero. Dentro había una rara solicitud que más o menos se expresaba así: “Est. Sr. Follereau, he aquí la suma de nn. en francos franceses como sustento de los leprosorios por usted conocidos.  Pero, por favor, le rogaría que haga interrumpir el envío del boletín informativo mensual a la dirección de mi casa; ver cada vez en fotos esos cuerpos horriblemente mutilados y las condiciones de vida en la cual vierten comienzan a quitarme las horas importantes de sueño. Raoul Follereau respondió a la misiva con otra carta, reenviando aquel mismo cheque al remitente. Ibi era escrito: “Est. Sra. N…,  he aquí de nuevo a usted el cheque que me envió. No se quede mal, pero prefiero ir a su casa a quitarle algunas horas de sueño antes que recibir dinero que no tiene su corazón por estos nuestros hermanos dolientes y marginados.” Hubiera querido ver el rostro de aquella mujer cuando se vio devuelto el cheque con la respuesta de Follereau. Pienso que debería ser muy similar al rostro apagado del hombre del evangelio que se fue triste por las palabras de Jesús.

Conocemos luego el aumento del desconcierto de los discípulos que sienten al Maestro insistir sobre las enormes dificultades a entrar en el Reino de Dios, en primer lugar para quien posee muchas riquezas, (vv.23-26). Es el desconcierto de todos aquéllos que tienen también hoy el coraje de reconocer cuánto más somos pegados a los bienes que a Aquél que nos beneficia. Es el desconcierto de quien advierte que entrar en la vida eterna es algo muy difícil porque muy concreto: algo que se mide sobre la libre decisión de servir a Dios y no al dinero (cfr. Lc 16,13) en el dar a los pobres por amor a ellos y a Dios porque es el único modo para tener un tesoro  en el cielo, o también para entrar en la vida eterna. El desconcierto es tal que hace espantarse a los discípulos al decirse el uno al otro: “¿y quién puede salvarse?”. El Señor Jesús aumenta la dosis: no es muy difícil, es exactamente “imposible para los hombres, pero no para Dios“, (v.27). El evangelio dice que estas palabras el Señor las expresa “mirándolos a la cara”, que se puede traducir también “mirándolos dentro“. Maravillosa expresión de Marco evangelista: la misma mirada que se había posado sobre aquel hombre rico. La mirada franca del Señor es siempre una mirada de amor, nos dice en la cara como están las cosas, no nos esconde nunca la verdad: no se puede amar a Él y a las riquezas, o se ama a Él o se ama al dinero, hay poco para razonar. Pero sus palabras abren el corazón a la esperanza. De hecho, si damos cuenta sobre nosotros, somos vendidos, somos todos como los ridículos camellos que tratan de entrar por el ojo de una aguja, demasiado hinchados para entrar en un Reino hecho para los pequeños. Si en cambio nos dejamos conquistar del amor del Señor por nosotros todo es posible, porque su profesión es hacer lo que es imposible al hombre. Pero hace falta confiar en lo que nos dice. ¡Hace falta de verdad creer que Él es el tesoro por el cual vale la pena donar todo a los pobres! De Zaccheo a Francisco de Asís a Raoul Follereau… una fila innumerable de hermanos que nos han precedido nos asegura que es el mejor negocio que nos pueda ocurrir en nuestra vida! Les deseo que puedan concluir este negocio lo más pronto posible: ¡no se arrepentirán!

BUEN DOMINGO A TODOS!

4 thoughts on “GUARDANDOLI IN FACCIA

  1. Ringraziandoti per i tuoi profondi pensieri, vorrei condividerne alcuni che ultimamente mi fanno molto pensare e risuonano in me…mi chiedo spesso se sarei pronta, anche in questo preciso istante, per ottenere la vita eterna e a dire la verità ho un po’ paura…..chissà se sto facendo ciò che Dio vuole da me, chissà se sono degna, chissà……. allora hanno iniziato a risuonarmi alcune semplici parole che il mio parroco sempre ripeteva a noi giovani quando dovevamo essere un po’ stimolati nelle attività in Parrocchia…”chi tiene per sé la propria vita la perde”.
    Ho iniziato a pensare momento per momento alla mia vita e a tutti quegli istanti in cui tengo la vita per me e allora ho cercato e cerco di utilizzare ogni momento in altro modo, cioè guardando cosa e chi può avere necessità, anche solo di una preghiera.Mi accorgo allora che sono tante le persone che hanno bisogno e che la mia capacità di dare è infinitamente piccola e che ci sono persone a cui ispirare la propria vita, che hanno un cuore grande e magari non assistono alla nostra Messa…….

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    1. In effetti Chiara….mi sento molto vicino al tuo sentire…pensare che il grande Raul Follereau non era praticante ma ha amato l’uomo in un modo straordinario mi fa sentire balbettante quanto a capacità di amare…eppure questa sproporzione che si sente tra quello che siamo capaci di dare e la fame d’amore che ci circonda non deve farci soffermare più di tanto; anzi, Teresa la piccola diceva che quanto più piccolo è l’atto di amore che ci sta davanti, tanto più grande è l’attenzione di Dio verso di esso…grazie del tuo commento e buonanotte!

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