EBBE COMPASSIONE

XVI DOMENICA T.O.

GER 23,1-6; EF 2,13-18; MC 6,30-34

Un cordiale saluto a tutti da S.Juan de Miraflores, in una delle grandi periferie di Lima (Perù) dove mi trovo per una breve missione di circa 2 mesi. La Parola di Dio che ci viene incontro la prossima domenica porta con sé un messaggio inequivocabile. Ci parla di Lui che vuole essere pastore delle nostre vite e ci parla di quegli uomini che spesso tradiscono, con la loro condotta, questa volontà del Signore.

Quando ero bambino ricordo molto bene che oltre a mio papà e mia mamma avevo un maestro nella scuola elementare che guardavo con venerazione e rispetto. Era un insegnante davvero in gamba. La sua autorità non proveniva da una particolare cultura, né da un metodo speciale di insegnamento e tantomeno dalle grida con cui a volte si intimorisce un bambino. Veniva dal suo comunicare pieno di attenzione e convinzione tutto ciò che cercava di trasmettere a noi piccoli. Quando ci guardava mentre insegnava sembrava che dicesse a tutti: “io credo in voi e in quello che vi sto trasmettendo”. A volte, al termine di un lavoro con la plastilina, veniva a sussurrarci all’orecchio una parola piena di energia e fiducia. Stabiliva una relazione personale con ciascuno. Penso di aver scoperto qualcosa di me già in tenera età grazie al suo lavoro. Quanto è importante avere qualcuno che ti insegni a vivere sin dall’infanzia! Quanto è importante avere qualcuno che ti aiuti a scoprire quel che c’è dentro di noi! Quanto è importante avere qualcuno che ti lanci incontro alla vita! Quanto è importante avere dei punti di riferimento chiari! Quanto è importante avere qualcuno che ti guidi verso il tuo futuro!

Il profeta Geremia (1a lettura) ammonisce severamente quei pastori che, invece di essere riferimento sicuro per il popolo di Dio, non si curano della vita delle pecore, anzi le maltrattano, le scacciano e le confondono con il loro comportamento. Quale rimprovero diretto innanzitutto a noi sacerdoti! Quale responsabilità abbiamo verso Dio nel nostro ministero! Pregate per me, anzi, pregate per noi sacerdoti! E tuttavia non posso tacere che questa Parola si dirige non solo a noi suoi rappresentanti, ma a tutti coloro che rivestono nella vita umana un ruolo di responsabilità educativa nel popolo di Dio: in primo luogo i genitori, ma anche gli insegnanti, i politici ed ogni altra figura educativa che abbia un qualche potere di orientare gli uomini sui sentieri della vita. L’ammonimento è per tutti. Dio è infinitamente paziente, ma non impedisce che le conseguenze di una cattiva condotta alla fine ricadano su chi ha perseverato nell’abusare del proprio ruolo: “ecco io vi punirò per la malvagità delle vostre opere”. Quel che però è più consolante, è che proprio perché gli uomini tradiscono il loro mandato, Dio se ne fa carico personalmente fino a venire Egli stesso a cercare e a radunare le pecore allontanatesi per dar loro la vita e renderle a loro volta capaci di dar vita: “radunerò io stesso le mie pecore dove sono state scacciate e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno”. In Gesù Cristo Dio ha compiuto le sue promesse. Gesù è il vero e unico pastore, Colui che può far fiorire e fruttare le nostre vite! Come è importante incontrare e conoscere Gesù, imparare da Lui e affidarsi alla sua guida! Mi ricordo ancora i sentimenti che accompagnavano tanti anni fa i miei primi passi di conversione a Lui: non riuscivo a capacitarmi di come avessi potuto allontanarmi dal Signore e vivere senza dar credito alle sue parole! Perché allora, potremmo chiederci, ci si può fidare di Gesù? Perché contare sulla sua guida? Il Vangelo ci da un ottimo motivo: ci racconta infatti di come Gesù viveva sempre a stretto contatto con il popolo. Segno di un uomo che sente molto da vicino i problemi della vita umana e non rimaneva mai distaccato o insensibile alle cose degli uomini. Segno di Dio che si immerge e si lascia coinvolgere nelle vicende belle e dolorose di ogni uomo. Gesù quel giorno voleva riposare con i suoi; voleva semplicemente avere un giusto tempo di maggior riservatezza per il riposo. Penso che il Signore tante volte ha vissuto con i discepoli questa dimensione così umana della nostra vita. Tuttavia l’episodio del Vangelo ci ricorda che quella volta gli andò buca:“andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero a piedi e li precedettero”. La gente che veniva conquistata dalla parola di Gesù non si stancava di cercarlo. Il Vangelo ci dice che quando giunse sul luogo e vide quella folla ad attenderlo, il Signore ebbe un impeto di commozione: “sceso dalla barca Egli vide una grande folla ed ebbe compassione di loro perché erano come pecore che non hanno pastore”. Ecco allora il motivo molto semplice: ci si può fidare perché Lui ha compassione della nostra fragile vita e perché è il pastore che ci conduce a una vita autentica, bella e piena di frutti. Senza di Lui, la nostra più vera identità è solo quella di “pecore che non hanno pastore”. Come lasciargli la guida della nostra vita per non essere pecore continuamente errabonde e senza meta? Esattamente come succedeva ai suoi tempi. Gesù insegnava e la gente l’ascoltava. Anche oggi Gesù insegna dalla bocca di coloro che trasmettono e spiegano la Parola di Dio nella sua chiesa. Anche oggi Gesù insegna dalla viva compassione che si manifesta in tanti fratelli cristiani dediti ad amare e servire l’umanità più sofferente e indigente. Gesù non si stanca di insegnarci. La sua compassione per noi è instancabile.

Ebbe compassione, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, luglio 2012
Ebbe compassione, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, luglio 2012

Chiudo con un breve racconto che ci ricorda un altro ottimo motivo per lasciare a Gesù la guida della nostra vita. 

Una sera un papà allevatore di cavalli decise che il suo giovanissimo figlio fosse abbastanza grande per andare a dar da mangiare agli animali, ma il piccolo aveva molto paura del buio. Invitato ripetutamente a recarsi nella stalla, il ragazzino rimaneva immobile in casa. Allora il papà lo prese per mano e lo condusse alla porta di casa che si apriva su grandi terreni coltivati a grano, andò a prendere una lampada ad olio e la pose tra le mani di suo figlio dicendogli: “va, non aver paura!” Il ragazzo fece alcuni timidi passi fuori di casa quando il papà, dall’uscio di casa, gli rivolse la parola: “figliolo, tira su la lampada e dimmi, fin dove puoi vedere?”. Gli rispose: “posso vedere…credo fino a metà della strada che conduce alla stalla”. Gli replicò il papà: “allora vuol dire che puoi arrivare fin lì: vacci!” Il ragazzino giunse fino a metà del cammino quando sentì ancora la voce del papà che gli chiese di nuovo: “e ora fin dove puoi vedere?”posso vedere fino al cancello” – gli rispose il figlio. E il papà aggiunse: “Allora puoi arrivare fino al cancello”. Il figlio arrivò fino al cancello e il padre ormai lontano gli gridò: “che cosa riesci a vedere adesso lì?” “ora vedo la stalla!” –rispose gridando a sua volta il ragazzo – “allora adesso vai verso la stalla” – gli disse il papà. E il figlio di nuovo, mentre camminava, gridò: “papà ora vedo la porta della stalla!” E il padre gli rispose: “Allora vai, aprila e dai da mangiare ai cavalli”. Il ragazzino entrò nella stalla e tutto contento diede da mangiare ai suoi cavalli. 

Anche se nel cammino della vita molti saranno i momenti in cui la paura dell’oscurità e il temere di non riuscire a portare a termine il nostro compito sembreranno prevalere e non ci faranno sentire Dio come pastore che guida ad un approdo sicuro, il Signore non mancherà di esserci vicino con la sua Parola onnipotente. Fidandoci di quello che in quei momenti ci dirà, giungeremo alla meta di una vita compiuta e felice.

Chi confida nel Signore non resterà deluso!

BUONA DOMENICA A TUTTI E CHE GESU’ VI BENEDICA!

 

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Un cordial saludo a todos desde San Juan de Miraflores, una de las grandes periferias de Lima (Perú) donde me encuentro por 2 meses más o menos en una breve misión. La Palabra de Dios que viene a nuestro encuentro el próximo domingo trae consigo un mensaje inconfundible. Nos habla de Él que quiere ser pastor de nuestras vidas y nos habla de aquellos hombres que normalmente traicionan, con su conducta, esta voluntad del Señor.

Cuando era niño recuerdo muy bien que más allá de mi papá y mi mamá tenía un maestro en el colegio de primaria que miraba con veneración y respeto. Era un profesor verdaderamente muy capaz. Su autoridad no venía de una cultura en particular, ni de un método especial para enseñar y menos de los gritos con los cuales a veces se atemoriza a un niño. Venía de su comunicar lleno de atención y convicción de todo lo que intentaba transmitir a nosotros pequeños. Cuando nos miraba mientras enseñaba parecía que dijera a todos: “yo creo en ustedes y en aquello que les estoy transmitiendo”. A veces, al concluir un trabajo con la plastilina, venía a susurrarnos al oído una palabra llena de energía y confianza. Establecía una relación personal con cada uno. Pienso haber descubierto algo de mí ya en mi tierna edad gracias a su trabajo. ¡Cuánto es importante tener a alguien que te enseñe a vivir desde pequeño! ¡Cuánto es importante tener a alguien que te ayude a descubrir lo que hay dentro de nosotros! ¡Cuánto es importante tener a alguien que te lance a la vida! ¡Cuánto es importante tener puntos de referencia claros! ¡Cuánto es importante tener a alguien que te guie hacia tu futuro!

El profeta Jeremías (1° lectura) amonesta severamente a aquellos pastores que, en cambio de ser una referencia segura para el pueblo de Dios, no se preocupan de la vida de las ovejas, sino más bien las maltratan, las botan y las confunden con su comportamiento. ¡Qué llamada de atención directa sobretodo a nosotros  sacerdotes! ¡Qué responsabilidad tenemos delante de Dios en nuestro ministerio! ¡Recen por mí, más bien, recen por nosotros sacerdotes! Y sin embargo no puedo callarme en que esta Palabra se dirige no solo a nosotros sus representantes, sino a todos aquellos que revisten en la vida humana un rol de responsabilidad educativa en el pueblo de Dios: en primer lugar los padres, pero también los profesores, los políticos y cada otra figura educativa que tenga algún poder de orientar a los hombres hacia senderos de la vida.

La amonestación es para todos. Dios es infinitamente paciente, pero no impide que las consecuencias de una mala conducta al final recaigan sobre quien persevera en el abusar del propio rol: “pero ahora me voy a preocupar de ustedes por todo el mal que cometieron”. Lo que es más consolador, es que justamente porque los hombres traicionan su mandato, Dios se hace cargo personalmente hasta venir Él mismo  a buscar y reunir a las ovejas alejadas para dar a ellas la vida y rendirlas a su vez capaces de dar vida: “Luego reuniré  el resto de mis ovejas y las llamaré de todos los países adonde las haya dispersado. Las haré  volver a sus pastos, donde se criarán y se multiplicarán”. En Jesucristo Dios a cumplido sus promesas. Jesús es el verdadero y único pastor, Aquél que puede hacer florecer y producir frutos a nuestra vida! ¡Cómo es importante encontrar y conocer a Jesús, aprender de Él y confiarse a su guía! Me acuerdo todavía los sentimientos que acompañaban tantos años atrás mis primeros pasos de conversión a Él: no lograba a darme cuenta de como había podido alejarme del Señor y vivir sin dar crédito a sus palabras! Por qué entonces, podríamos preguntarnos, ¿podemos confiar en Jesús? ¿Por qué contar con su guía? El Evangelio nos da un óptimo motivo:  nos cuenta en efecto de como Jesús siempre vivía a estrecho contacto con el pueblo. Signo de un hombre que siente muy de cerca los problemas de la vida humana y nunca se quedaba separado o insensible a las cosas de los hombres. Señal de Dios que se sumerge y se deja implicar en los hechos bonitos y dolorosos de cada hombre. Jesús ese día quería descansar con los suyos; quería sencillamente tener un tiempo justo con mayor privacidad para el descanso. Pienso que el Señor tantas veces ha vivido con los discípulos esta dimensión así humana de nuestra vida. Sin embargo el episodio del Evangelio nos recuerda que aquella vez les fue mal: “Y se fueron solos en una barca a un lugar despoblado. Pero muchos, al verlos partir, adivinaron hacia dónde iban. Y salieron por tierra de todos los pueblos, con tanta prisa que llegaron antes que ellos”. La gente que venía conquistada por la palabra de Jesús no se cansaba de buscarlos. El Evangelio nos dice que cuando llegó al lugar y vio aquella muchedumbre que lo esperaba, el Señor tuvo un ímpetu de conmoción: “Al bajar Jesús de la barca, vio todo ese pueblo y sintió compasión de ellos, pues eran como ovejas sin pastor”. He aquí el motivo muy sencillo: nos podemos confiar porque Él tiene compasión de nuestra frágil vida y porque es el pastor que nos conduce a una vida autentica, bella y plena de frutos. Sin Él, nuestra más verdadera indentidad es solo aquella de “ovejas que no tiene pastor”. ¿Cómo dejar la guía de nuestra vida por no ser ovejas continuamente errabundas y sin metas? Exactamente como sucede en sus tiempos. Jesús enseñaba y la gente lo escuchaba. También hoy Jesús enseña por la boca de aquellos que transmiten y explican la Palabra de Dios en su iglesia. También hoy Jesús enseña de la viva compasión que se manifiesta en tantos hermanos cristianos dedicados a amar y servir a la humanidad más doliente e indigente. Jesús no se cansa de enseñarnos. Su compasión para nosotros es incansable.

Cierro con una breve historia que nos recuerda otro óptimo motivo para dejar a Jesús el manejo de nuestra vida.

Una noche un papá adiestrador de caballos decidió que su joven hijo ya fuera suficientemente grande para ir a dar de comer a los animales, pero el pequeño tenía mucho miedo de la oscuridad. Invitado repetidas veces a ir al establo, el jovencito se quedaba inmóvil en casa. Entonces el papá lo tomó de la mano y lo condujo a la puerta de casa que se abría a grandes terrenos cultivados por el maíz, fue a tomar una lámpara de óleo y la puso entre las manos de su hijo diciéndole: “¡ve, no tengas miedo!” El joven hizo algunos tímidos pasos fuera de la casa cuando el papá, de la puerta de la casa, le dirigió la palabra: “hijo, levanta la lámpara y dime, hasta dónde puedes ver?. Le respondió: “puedo ver… creo hasta la mitad del camino que conduce al establo”. Le repitió el papá: “Entonces quiere decir que puedes llegar hasta allí: ¡anda!” El jovencito llegó hasta la mitad del camino cuando escuchó todavía la voz del papá que le preguntó nuevamente: “y ahora ¿hasta dónde puedes ver?” – “puedo ver hasta la reja” – le respondió el hijo. Y el papá agrega: “Entonces puedes llegar hasta la puerta”. El hijo llegó hasta la puerta y el padre ya lejano le gritó: ¿qué cosa logras a ver ahora ahí? – “¡ahora veo el establo!” – respondió gritando a su vez el jovencito – “entonces ahora anda hacia el establo” – le dijo el papá. Y el hijo de nuevo, mientras caminaba, gritó: “¡papá ahora veo la puerta del establo!” Y el padre le respondió: “Entonces anda, abre y da de comer a los caballos”. El jovencito entró al establo y todo contento dio de comer a sus caballos.

Aunque en el camino de la vida muchos serán los momentos en que el miedo de la oscuridad y el temor de no lograr a llevar a cabo nuestra tarea parecerán prevalecer y no nos harán sentir a Dios como pastor que nos conduce a un desembarque seguro, el Señor no dejará de estar cercano con su Palabra omnipotente. Confiándonos en lo que nos dirá en aquellos momentos, llegaremos a la meta de una vida cumplida y feliz.

¡Quien confía en el Señor no quedará desilusionado!

 

BUEN DOMINGO A TODOS Y QUE JESÚS LOS BENDIGA!

 

6 thoughts on “EBBE COMPASSIONE

  1. Questa notte e’ morto un ragazzino di soli sedici anni, in discoteca a Riccione, dopo aver assunto sostanze per “sballarsi”. Era in vacanza con due amici e i genitori di uno di loro.L’ambulanza che staziona davanti al locale, non ha potuto salvarlo.L’ anno scorso ho partecipato ad un corso di aggiornamento sulle emergenze in ambulatorio e il medico del 118 che ci parlava ha detto che i servizi di ambulanze nel week-end vengono potenziati per ” raccogliere ” giovani “sballati”… ci raccontava che ogni settimana ne ” fanno delle file”…..sono privi di conoscenza, qualcuno in stato pre-comatoso.Tu dirai:che cosa c’entra tutto ciò con la Parola di oggi?Prima di tutto a questo non si da’ alcuna risonanza, gli adulti sono in letargo, anzi, non mettono alcun freno a queste abitudini con la scusa che i ragazzi si devono fare esperienza….in poche parole, sono assenti.
    Poi, come saprai, anche i politici ci mettono del loro: è di questi giorni la proposta di legge per la legalizzazione della cannabis, a scopo ricreativo!!!Neanche avessero messo al primo posto i malati che possono beneficiare di tali sostanze!!!
    Che testimoni siamo dunque noi adulti? Stiamo continuando a rinforzare l’ Ego egoista dei nostri giovani fornendo loro sempre più strumenti per l’appagare questo Ego con esperienze estreme dove l’importante è “perdere il controllo”. Sono devastanti le immagini di giovani ancora minorenni, ” fatti di alcool e droghe”, distesi per terra, non più in grado di muoversi e gli altri attorno che ridono e filmano! Le esperienze di volontariato verso gli altri vengono rifiutate: come si può proporre Cristo a ragazzi che pensano di non avere bisogno di niente e invece necessitano di tutto?

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    1. La tua domanda finale, segno di salutare inquietudine di fronte a queste giovani vite “perdute”, è la mia stessa domanda, è la mia stessa inquietudine, é la mia stessa ansia di annunciare il Signore che non vede l’ora di trovare più spazio e più tempo per strappare i giovani da un modo di vivere insulso che è l’anticamera della morte…andiamo avanti nella nostra lotta! Ciao Chiara, ma quando torno ne riparleremo…

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  2. Carissimo don Giacomo, grazie perchè, anche da lontano, attraverso moderni mezzi tecnologici hai raggiunto il cuore delle tue pecore che sono momentaneamente senza il
    loro Pastore, impegnato in
    una grande, seppur breve
    missione.
    Mi aiuta a non sentirmi “orfana”‘ della tua preziosa ed insostituibile guida spirituale.
    Come sai la preghiera peqg te è
    assìcurata ed estesa a tutti
    i sacerdoti e gli educatori.
    Un abbraccio forte, uniti nella preghiera.

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  3. Ciao P.Giacomo,
    sono contenta per te, un’altra missione…
    beato te! il Signore ti accompagni.
    Anche se domenica è passata, vorrei poter dire due parole anch’io su questo Vangelo della XVI settimana
    del tempo ordinario.
    Prima da alunna ancora piccola e timorosa, e poi da insegnante non così esperta, posso confermare tutto
    ciò che hai scritto P.Giacomo nel commento di questa settimana, se ci proponiamo di essere validi educatori.
    Un giorno un alunno mi disse: “Ancora le storie di nonna Rosy”; raccontavo infatti, e ancora mi piace raccontare
    nelle classi dei piccoli, aneddoti, storie dove sia possibile far emergere insieme a loro, non solo la morale
    di ogni racconto, ma emozioni, sentimenti attegiamenti e valori da poter poi mettere a confronto e fare propri.
    Il Vangelo di questa settimana ci dice di essere guide affidabili e sicure; non è un compito facile, il più delle
    volte mi sento non all’altezza, ci sono anche dei periodi di stanchezza e di paura; come fare?
    Marco nel Vangelo ci dice “Erano come pecore che non hanno pastore”.
    Quanta confusione c’è ancora nella società, in tutti i campi, iniziando dai luoghi di lavoro, nella politica,
    nei giovani, come ben ha sottolineato Chiara, e senza andare lontano nelle nostre famiglie.
    Non basta aver un po’ di talento, Gesù non è venuto per pochi intimi, guida come fa un pastore con il suo
    gregge. Vedere e sentire che c’è Qualcuno che ti accompagna, far tesoro di Gesù buon Pastore che
    non ci lascia orfani, è questo il nostro compito ed è questa l’urgenza della nostra esistenza.
    Quale impegno, quale invito!!!
    A te p. Giacomo la mia e la nostra preghiera.

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