RICOMINCIA DACCAPO

II DOMENICA DI AVVENTO

Is 40,1-5.9-11; 2Pt 3,8-14; Mc 1,1-8

 

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaia: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri». Vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

 

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Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio (Mc 1,1). Amo la “ouverture” letteraria dell’opera di Marco perché è una concisa dichiarazione di fede che racchiude tutto quello che vuole raccontare. Ogni lettore, se apre il suo cuore alla Parola che ascolta, può davvero vivere un nuovo inizio della sua storia. Infatti, l’inizio della lieta notizia per l’uomo è la storia di Gesù: se questa storia entra nella sua storia, allora comincia un nuovo capitolo della propria esistenza, comincia una nuova vita, un nuovo mondo si schiude ai suoi occhi. Gesù è sempre pronto a ricominciare daccapo con l’uomo. Perché come dice Pietro, davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno (2Pt 3,8).

Come è giunta questa lieta notizia per l’umanità di nome Gesù? Con la realizzazione delle profezie, in particolare con l’invio di un messaggero di nome Giovanni che realizza la profezia di Isaia (Is 40,3). Anche oggi Dio, fedele a sé stesso, invia messaggeri ai suoi figli per annunciarsi. Chi è il Giovanni Battista della tua vita? Sapresti individuarlo? Sappi che, perché sia tale, deve essere voce di uno che grida nel deserto: cioè uno che parla con chiarezza ma in uno spazio dove è dai più inascoltato (chi c’è in un deserto a udire uno che grida?). Deve essere anche uno che richiama a preparare la via del Signore nel deserto (Mc 1,3): ovvero uno che ti attrae ad andare al nocciolo essenziale della vita, che non si può cogliere se non incontrando sé stessi mentre ci si impegna a far tacere le mille voci che tirano la tua vita da tutte le parti, fuorché da quella di Dio. Insomma, deve essere uno che alla fine ti rimette in contatto con la nostalgia di Dio che abita nel profondo del tuo cuore. Per questo, nonostante vivesse in un deserto, accorrevano a Giovanni tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme (Mc 1,5a).

10 bis
Giovanni battezza nel Giordano, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, dicembre 2013

Ma non solo. Deve essere uno che provoca (“pro-vocare”, cioè “chiama fuori”) la tua vita al punto da aiutarti a vedere e poi confessare i tuoi peccati, non per paura di Dio, ma appunto perché ti aiuta a incontrare il tuo vero io (Mc 1,5b). Egli è uno che ti vuole convincere di peccato solo per farti gustare il dono che Dio ti vuole rinnovare: il perdono dei peccati (Mc 1,4). Inoltre, con la sobrietà della sua vita (Mc 1,6) è uno che ti fa innamorare di Gesù perché innamorato a tal punto di Lui da essere sempre pronto a farsi da parte: poiché gli basta l’onore di essere al suo servizio, consapevole della propria indegnità e del limite del suo ministero (Mc 1,7-8).

Conoscete la storiella di quell’uomo “credente” che, naufrago in mare, ad ogni barca che gli si accostava per soccorrerlo replicava: “andate pure, so che Dio mi salverà”? Dopo aver rifiutato di salire su varie barche che gli si erano avvicinate per il soccorso, quell’uomo morì annegato. E il racconto si conclude con l’uomo che giunge alle porte del paradiso e subito si rivolge a Dio dicendogli: “avevo fede che mi avresti soccorso, perché dunque mi hai fatto morire in mare?” Dio gli risponde: “ma se ti ho mandato almeno una decina di barche per salvarti, sciocco!…”. Credo che Dio ci mandi sempre messaggeri di salvezza per la nostra vita che sono il più delle volte a un tiro di schioppo nel parlarci! Il problema spesso è la nostra sordità (per questo anche il Battista attuale dovrà gridare!…), le nostre resistenze, la nostra attesa sbagliata (cfr. la storiella precedente), oppure il pensare che un messaggero come il Battista attuale debba riprodurre necessariamente le categorie del passato (quanti corrono dietro al primo profeta di sventura che si presenta accreditato da innumerevoli digiuni, piedi scalzi e carismi eccezionali…): forse anche per questo quell’uomo naufrago della storiella non salì su nessuna di quelle barche, tanto gli sembrava troppo normale il messaggero di Dio che gli chiedeva di farsi soccorrere!

Questo tempo di Avvento avrà ancora una volta il suo Giovanni Battista. Non facciamolo gridare invano. Torniamo ad ascoltarlo creando il deserto dentro di noi, ovvero preparando la nostra anima a una silenziosa accoglienza del vangelo di Dio: Gesù Cristo Signore nostro. Giovanni ci invita a ricominciare daccapo la nostra storia andando incontro all’inizio della sua che si avvia da un luogo povero, inospitale, assolutamente imprevisto. Se camminiamo veramente verso quel luogo, per noi è la promessa sicura: egli vi battezzerà in Spirito Santo (Mc 1,8), cioè saremo nuovamente immersi nel mistero di Dio che si è immerso nella nostra umanità.

 

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VUELVE A COMENZAR DESDE EL COMIENZO

 

Comienzo del evangelio de Jesucristo, Hijo de Dios (Mc 1,1). Amo la “ouverture” literaria de la obra de Marco porque es una concisa declaración de fe que encierra todo aquello que quiere contar. Cada lector, si abre su corazón a la Palabra que escucha, puede de verdad vivir un nuevo comienzo de su historia. De hecho, el comienzo de la feliz historia para el hombre es la historia de Jesús: si esta historia entra en su historia, entonces comienza un nuevo capítulo de la propia existencia, comienza una nueva vida, un nuevo mundo se abre a sus ojos. Jesús siempre está listo a volver a comenzar desde el comienzo con el hombre. Porque como dice Pedro, para el Señor un solo día son como mil años y mil años como un solo dia (2Pt 3,8).

¿Cómo ha llegado esta feliz noticia para la humanidad de nombre Jesús? Con las realizaciones de las profecias, en particular con el envío de un mensajero de nombre Juan que realiza la profecía de Isaias (Is 40,3). Dios, también hoy, fiel a sí mismo, envía mensajeros a sus hijos para anunciarse. ¿Quién es el Juan Bautista de tu vida? ¿sabrías identificarlo? Debes saber que, para que sea tal, debe ser voz de uno que grita en el desierto: o sea uno que habla con claridad pero en un lugar donde es de los menos escuchados (¿quién está en un desierto escuchando a uno que grita?). Debe ser también uno que llama a preparar el camino del Señor en el desierto (Mc 1,3): o mejor uno que te atrae a ir al corazón de lo esencial de la vida, que no se puede tomar sino solo encontrandose a sí mismo mientras nos empeñamos a hacer callar las miles voces que tiran tu vida por todas partes menos a la de Dios. En conclusión, debe ser uno que al final te vuelve a poner en contacto con la nostalgia de Dios que vive en lo profundo de tu corazón . Para esto, a pesar de que viviera en un desierto, concurrían a Juan toda la región de Judea y todos los habitantes de Jerusalém (Mc 1,5a).

Pero no solo. Debe ser uno que provoca (“pro-vocar”, o sea “llama afuera”) tu vida al punto de ayudarte a ver y luego confesar tus pecados, no por miedo de Dios, sino justamente porque te ayuda a encontrar tu verdadero yo (Mc 1,5b). Él es uno que te quiere convencer de pecado solo para hacerte gustar el don que Dios te quiere renovar: el perdón de los pecados (Mc 1,4). Además, con la sobriedad de su vida (Mc 1,6) es uno que te hace enamorar de Jesús porque enamorado a tal punto de Él que está siempre listo a ponerse a un costado: porque le basta el honor de estar a su servicio, consciente de ser indigno y del límite de su propio ministerio (Mc 1,7-8).

Conocen la historia de aquél hombre “creyente” que, náufrago en el mar, a cada barca que se le acercaba para socorrerlo replicaba: “váyanse, ¿sé que Dios me salvará? Después de haber rechazado subir sobre varias barcas que se le habían acercado para socirrerlo, aquél hombre murió ahogado. Y la historia se concluye con el hombre que llega a las puertas del paraíso e inmediatamente se dirige a Dios diciéndole: “tenía fe en que me hibieras auxiliado ¿por qué entonces me has hecho morir en el mar?” Dios le respondió: “pero si te he enviado al menos una docena de barcos para salvarte ¡tonto!…” Creo que Dios nos mande siempre mensajeros de salvación para nuestra vida que ¡están más de las veces a un tiro de piedra a hablarnos! El problema muchas veces es nuestra sordera (Por esto también el Bautista actual deberá ¡gritar!…), nuestras resistencias, nuestra espera equivocada (cfr. la historia precedente), o también el pensar que un mensajero como el Bautista actual deba reproducir necesariamente las categorias del pasado (cuantos corren detrás del primer profeta de desventura que se presenta acreditado por innumerables ayunos, pies descalzos y carismas excepcionales…): quizás también por esto aquél hombre náufrago de la historia no subió en ninguna de aquellas barcas, ¡por tanto normal le parecía el mensajero de Dios que le pedía hacerse auxiliar!

Este tiempo de Adviento tendrá todavía una vez más su Juan Bautista. No lo hagamos gritar en vano. Regresemos a escucharlo creando el desierto dentro de nosotros, o mejor preparando nuestra alma a una silenciosa acogida del evangelio de Dios: Jesucristo Señor nuestro. Juan nos invita a volver a caminar desde el comienzo nuestra historia yendo al encuentro del comienzo de la suya que se parte de un lugar pobre, no acogedor, absolutamente imprevisto. Si caminamos verdaderamente hacia aquél lugar, para nosotros es la promesa segura: Él los bautizará en Espíritu Santo (Mc 1,8), o sea estaremos nuevamente zambullidos en el misterio de Dios que se ha zambullido en nuestra humanidad.

GUARDANDOLI IN FACCIA

XXVIII Domenica del T.O.

Sap 7,7-11; Eb 4,12-13; Mc 10,17-30

“La Parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio” (Eb 4,12). Penso che chiunque abbia un contatto frequente con le Sacre Scritture convenga con l’autore della Lettera agli Ebrei che la Parola di Dio agisce proprio così nelle nostre vite, se glielo permettiamo. Ci sono tante immagini che la possono raffigurare nella sua azione, ma quella della spada a doppio taglio che penetra nei segreti del cuore umano, venendo a discernere tra i suoi sentimenti e i suoi pensieri, è una di quelle più indovinate. Sempre che il cuore umano si apra alla sua luce; diversamente, questa spada un po strana nemmeno si sguaina, non offende, non si impone, lascia sempre al cuore dell’uomo la libertà di restare chiuso nel guscio del suo mondo interiore: allora non si sperimenta l’efficacia della Parola, si preferisce non lasciar affondare la sua lama pur di non soffrire, pur di non mettersi in discussione, pur di non cambiare, si preferisce andare per le proprie strade sicure, quelle che anche religiosamente ci lasciano nelle nostre comodità…

Il giovane ricco, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, aprile 2013
Il giovane ricco, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, aprile 2013

Dovette succedere qualcosa del genere a quel tale che si affrettò incontro al Signore. Il vangelo dice che si buttò in ginocchio davanti a Gesù, segno che riconosceva in Lui una reale autorità. Mi pare ci sia un che di autentico nel suo movimento verso Gesù. Ha capito che Gesù è un maestro buono, vuole capire meglio il mistero della sua bontà, ha capito che può rivolgergli una delle domande più impellenti: “cosa devo fare per avere la vita eterna?” (Mc 10,17). Il Signore che conosce i cuori di tutti lo incontra nella sua realtà di uomo religioso e gli ricorda la strada dei comandamenti che, a parte l’ultimo, sono quelli che gli indicano i doveri negativi (v.19). Allora lui gli risponde: “Maestro, tutte queste cose le ho custodite fin dalla mia giovinezza” (v.20). Mi immagino sempre quest’uomo davanti a Gesù che dice queste parole con una certa inquietudine sul volto. In fondo, il suo esprimersi così è la conferma che il cuore dell’uomo non può trovare la risposta che cerca nell’osservanza scrupolosa della Legge. Custodire i comandamenti non ti da la vita: Paolo ci dice in tutte le salse che la salvezza non viene dalla Legge. “Signore siamo stati fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te” , diceva Agostino. E allora come la ereditiamo la vita eterna? Gesù, “guardando dentro di lui, lo amò” (v.21). Ecco come sono gli occhi di Dio quando gli si lascia vedere nelle profondità del cuore. E’ una espressione centrale del racconto. Lasciarsi raggiungere o non raggiungere da questo sguardo è la porta d’accesso o meno alla vita eterna. Conoscere Chi mi guarda così e lasciarsi conquistare da Lui è vita eterna. Ma c’è un problema. Quell’uomo sembrava avere tutti i requisiti per entrare, invece gli mancava quello fondamentale, che è quello di amare Dio e i fratelli sopra ogni cosa (il comandamento più importante di tutti). Perciò, quello sguardo d’amore incontrato che si rivolge ad ogni essere umano divenne per lui fonte di tristezza. Quello che Gesù dice a quell’uomo (v.21) non è un consiglio, come a volte (purtroppo) ancora si sostiene: è proprio quello che gli manca per ereditare la vita eterna!

Ricco 2

Sapete che il giornalista francese Raoul Follereau è chiamato “l’Apostolo dei lebbrosi” per l’instancabile servizio reso a loro, lungo l’arco della sua vita, per far conoscere la situazione indegna in cui vivono e per muovere il mondo intero a lavorare per guarire o migliorare le loro condizioni di vita. Quando ero più giovane ascoltai l’aneddoto che Raoul stesso narrava nelle sue conferenze per tutto il mondo volte a sensibilizzare l’opinione mondiale verso i lebbrosi. Raccontava che un giorno si vide giungere una lettera da una donna molto benestante della sua amata Francia con un cospicuo assegno in denaro. Dentro vi era una singolare richiesta che più o meno si esprimeva così: “Egr. sig. Follereau, eccole la somma di nn. in franchi francesi a sostegno dei lebbrosari da lei conosciuti. Però, per favore, la pregherei di far interrompere l’invio del bollettino informativo mensile all’indirizzo della mia abitazione; vedere ogni volta in foto quei corpi orribilmente mutilati e le condizioni di vita in cui versano comincia a togliermi delle ore importanti di sonno”. Raoul Follereau rispose alla missiva con un altra lettera, rinviando quello stesso assegno al mittente. Ivi c’era scritto: “Gentile sig.ra N., ecco di nuovo a lei l’assegno che mi aveva spedito. Non se ne abbia a male, ma preferisco venire in casa sua a toglierle qualche ora di sonno piuttosto che ricevere del denaro che non ha il suo cuore per questi nostri fratelli sofferenti ed emarginati”. Avrei voluto vedere il volto di quella donna quando si vide riconsegnato l’assegno con la risposta di Follereau. Penso che dovesse essere molto simile al volto rabbuiato dell’uomo del vangelo che se ne andò intristito per le parole di Gesù.

Ricco 3

Conosciamo poi il crescendo dello sconcerto dei discepoli che sentono il Maestro incalzare sulle enormi difficoltà ad entrare nel Regno di Dio, in primo luogo per chi possiede molte ricchezze (vv.23-26). E’ lo sconcerto di tutti quelli che anche oggi hanno il coraggio di riconoscere quanto siamo attaccati più ai beni che a Colui che ci benefica. E’ lo sconcerto di chi avverte che entrare nella vita eterna è qualcosa di molto difficile perché molto concreto: qualcosa che si misura sulla libera decisione di servire Dio e non Mammona (cfr. Lc 16,13), nel dare ai poveri per amor loro e di Dio perché è l’unico modo per avere un tesoro in Cielo, ovvero per entrare nella vita eterna. Lo sconcerto è tale che fa sussultare i discepoli nel dirsi l’un l’altro: “e chi può salvarsi?”. il Signore Gesù rincara la dose: non è molto difficile, è proprio “impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio” (v.27). Il vangelo dice che queste parole il Signore le esprime “guardandoli in faccia”, che si può anche tradurre “guardandoli dentro”. Meravigliosa espressione di Marco evangelista: lo stesso sguardo che si era posato su quell’uomo ricco. Lo sguardo franco del Signore è sempre sguardo di amore, ci dice in faccia come stanno le cose, non ci nasconde mai la verità: non si può amare Lui e le ricchezze, o si ama Lui o si ama il denaro, c’è poco da ragionare. Ma le sue parole spalancano il cuore alla speranza. Infatti, se facciamo conto su di noi, siamo spacciati, siamo tutti come ridicoli cammelli che cercano di entrare per la cruna di un ago, troppo gonfi per entrare in un Regno fatto per i piccoli. Se invece ci lasciamo conquistare dall’amore del Signore per noi tutto è possibile, perché il suo mestiere è fare quello che è impossibile all’uomo. Ma bisogna fidarsi di quello che ci dice. Bisogna davvero credere che Lui è il tesoro per il quale vale la pena donare tutto ai poveri! Da Zaccheo a Francesco d’Assisi a Raoul Follereau…una schiera innumerevole di fratelli che ci ha preceduto ci assicura che è il miglior affare che ci possa capitare nella nostra vita! Vi auguro di concludere questo affare al più presto: non ve ne pentirete!

BUONA DOMENICA A TUTTI!

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MIRÁNDOLOS A LA CARA

La Palabra de Dios es viva y eficaz más tajante que espada de doble filo” (Heb 4,12) Pienso que cualquiera que tenga un contacto frecuente con las Sagradas Escrituras esté de acuerdo con el autor de la Carta a los Hebreos que la Palabra de Dios actúa justo así en nuestras vidas, si se lo permitimos. Hay muchas imágenes que pueden representarla en su acción pero esa de la espada a doble filo que penetra en los secretos del corazón humano, viniendo a discernir entre sus sentimientos y sus pensamientos, es una de aquellas más acertadas. Siempre que el corazón humano se abra a su luz; de otra manera, esta espada un poco extraña tampoco se desenvaina, no ofende, no se impone, siempre deja al corazón del hombre la libertad de quedar cerrado en la cáscara de su mundo interior: entonces no se experimenta la eficacia de la Palabra, se prefiere no dejar hundir su filo con tal que no sufras, con tal que no te pongas en discusión, con tal de no cambiar, se prefiere ir por los propios caminos seguros, aquellos que también religiosamente nos dejan en nuestras comodidades…

Tuvo que suceder algo de este tipo a aquél tipo que se apresuró al encuentro del Señor. El evangelio dice que se tiró de rodillas delante de Jesús, señal que reconocía en Él una real autoridad. Me parece que hay un no sé qué de auténtico en su movimiento hacia Jesús. Ha entendido que Jesús es un maestro bueno, quiere entender mejor el misterio de su bondad, ha entendido que puede dirigirle una de las preguntas más urgentes: “¿qué debo hacer para tener la vida eterna?” (Mc 10,17). El Señor que conoce los corazones de todos lo encuentra en su realidad de hombre religioso y le recuerda el camino de los mandamientos que, aparte el último, son los que le indican los deberes negativos, (v.19). Entonces él le responde: “Maestro, todas estas cosas las he custodiado desde mi juventud“, (v.20). Me imagino siempre a este hombre delante de Jesús que le dice estas palabras con una cierta inquietud sobre su rostro. En fondo, su expresarse así es la confirmación que el corazón del hombre no puede encontrar la respuesta que busca en la observancia escrupulosa de la Ley. Custodiar los mandamientos no te da la vida: Pablo nos dice en todos los modos que la salvación no viene de la Ley. “Señor hemos sido hechos para ti, y nuestro corazón está inquieto hasta que no descansa en ti”, decía San Agustín. Y entonces ¿cómo heredamos la vida eterna? Jesús, “mirándolo, lo amó” (v.21) He aquí cómo son los ojos de Dios cuando se le deja ver en la profundidad del corazón. Es una expresión central de la historia. Dejarse alcanzar o no alcanzar de esta mirada es la puerta de acceso o no a la vida eterna. Conocer Quién me mira así y dejarse conquistar por Él es vida eterna. Pero hay un problema. Aquél hombre parecía tener todos los requisitos para entrar, en cambio le faltaba el fundamental, que es el de amar a Dios y a los hermanos sobre cada cosa (el mandamiento más importante de todos). Por lo tanto, aquella mirada de amor encontrado que se dirige a cada ser humano se vuelve para él fuente de tristeza. Lo que Jesús dice a ese hombre (v.21) no es un consejo, como a veces (lamentablemente) todavía se sostiene: ¡es justamente esto que le falta para heredar la vida eterna!

Saben que el periodista francés Raoul Follereau es llamado “el Apóstol de los leprosos” por el incansable servicio dado a ellos, a lo largo de su vida, para hacer conocer la situación indigna en la cual viven y para mover al mundo entero a trabajar para curar o mejorar la condición de vida de ellos. Cuando era más joven escuché una anécdota que Raoul mismo narraba en sus conferencias por todo el mundo dirigido a  sensibilizar la opinión mundial hacia los leprosos. Contó que un día se vio llegar una carta de una mujer muy acomodada de su querida Francia con un conspicuo cheque de dinero. Dentro había una rara solicitud que más o menos se expresaba así: “Est. Sr. Follereau, he aquí la suma de nn. en francos franceses como sustento de los leprosorios por usted conocidos.  Pero, por favor, le rogaría que haga interrumpir el envío del boletín informativo mensual a la dirección de mi casa; ver cada vez en fotos esos cuerpos horriblemente mutilados y las condiciones de vida en la cual vierten comienzan a quitarme las horas importantes de sueño. Raoul Follereau respondió a la misiva con otra carta, reenviando aquel mismo cheque al remitente. Ibi era escrito: “Est. Sra. N…,  he aquí de nuevo a usted el cheque que me envió. No se quede mal, pero prefiero ir a su casa a quitarle algunas horas de sueño antes que recibir dinero que no tiene su corazón por estos nuestros hermanos dolientes y marginados.” Hubiera querido ver el rostro de aquella mujer cuando se vio devuelto el cheque con la respuesta de Follereau. Pienso que debería ser muy similar al rostro apagado del hombre del evangelio que se fue triste por las palabras de Jesús.

Conocemos luego el aumento del desconcierto de los discípulos que sienten al Maestro insistir sobre las enormes dificultades a entrar en el Reino de Dios, en primer lugar para quien posee muchas riquezas, (vv.23-26). Es el desconcierto de todos aquéllos que tienen también hoy el coraje de reconocer cuánto más somos pegados a los bienes que a Aquél que nos beneficia. Es el desconcierto de quien advierte que entrar en la vida eterna es algo muy difícil porque muy concreto: algo que se mide sobre la libre decisión de servir a Dios y no al dinero (cfr. Lc 16,13) en el dar a los pobres por amor a ellos y a Dios porque es el único modo para tener un tesoro  en el cielo, o también para entrar en la vida eterna. El desconcierto es tal que hace espantarse a los discípulos al decirse el uno al otro: “¿y quién puede salvarse?”. El Señor Jesús aumenta la dosis: no es muy difícil, es exactamente “imposible para los hombres, pero no para Dios“, (v.27). El evangelio dice que estas palabras el Señor las expresa “mirándolos a la cara”, que se puede traducir también “mirándolos dentro“. Maravillosa expresión de Marco evangelista: la misma mirada que se había posado sobre aquel hombre rico. La mirada franca del Señor es siempre una mirada de amor, nos dice en la cara como están las cosas, no nos esconde nunca la verdad: no se puede amar a Él y a las riquezas, o se ama a Él o se ama al dinero, hay poco para razonar. Pero sus palabras abren el corazón a la esperanza. De hecho, si damos cuenta sobre nosotros, somos vendidos, somos todos como los ridículos camellos que tratan de entrar por el ojo de una aguja, demasiado hinchados para entrar en un Reino hecho para los pequeños. Si en cambio nos dejamos conquistar del amor del Señor por nosotros todo es posible, porque su profesión es hacer lo que es imposible al hombre. Pero hace falta confiar en lo que nos dice. ¡Hace falta de verdad creer que Él es el tesoro por el cual vale la pena donar todo a los pobres! De Zaccheo a Francisco de Asís a Raoul Follereau… una fila innumerable de hermanos que nos han precedido nos asegura que es el mejor negocio que nos pueda ocurrir en nuestra vida! Les deseo que puedan concluir este negocio lo más pronto posible: ¡no se arrepentirán!

BUEN DOMINGO A TODOS!