BELLEZZA SEMPRE ANTICA E SEMPRE NUOVA

XVII DOMENICA DEL T.O.

anno A (2020)

1Re 3,5.7-12; Rm 8,28-30; Mt 13,44-52

Disse Gesù ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

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Avete capito tutte queste cose? – dice il Signore Gesù ai suoi discepoli dopo aver esposto loro 3 parabole (Mt 13,51). Dopo averle ascoltate, gli rispondereste allo stesso modo? È importante che ce lo chiediamo, per verificare se stiamo davvero camminando dietro di Lui. Perché Dio parla per farsi comprendere, non certo per fare l’enigmista. Però, qualche settimana fa, abbiamo anche udito dirgli che i misteri del Regno possono risultare incomprensibili. Il rischio di diventare insensibili a Dio c’è sempre, ma non è certo Lui a negarsi, il problema è in noi (cfr. Mt 13,14-15). Se però qualcuno ha bisogno di spiegazione, basta chiederglielo. Perciò, eccomi a voi anche oggi, per cercare di servire il Signore nell’interpretazione delle sue parabole.

Tesoro nascosto

Il tesoro nascosto nel campo, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, giugno 2019

Il Regno dei cieli si può incontrare fortuitamente o al culmine di una accurata ricerca. Traduzione: Dio si fa trovare da chi lo cerca e anche da chi non lo cerca. Presto o tardi che sia, questo evento, anche se sfugge al nostro controllo, è certo. È un primissimo significato che accomuna le prime due parabole. Il primo uomo infatti non si aspetta e nemmeno sospetta di trovare un bel tesoro nel campo in cui sta camminando. La sorpresa è totale, ed è tale da fargli subito pensare di nasconderlo per timore di perderlo. Il secondo invece è un intenditore che sa quello che cerca, ha fiuto, sa intuire gli affari (è un mercante), e quando giunge sotto i suoi occhi qualcosa di prezioso sa riconoscerlo e mettere a segno il colpo. Importante soffermarsi a meditare: 1) in primo luogo sulla gioia di cui parla la prima parabola, unico movente della decisione di vendere tutto per comprare il campo dove si trova il tesoro; 2) poi il discernimento a cui implicitamente rimanda la seconda parabola, che permette al mercante di distinguere la perla di grande valore, dato che sul mercato della vita abbondano le contraffazioni: non è oro tutto ciò che luccica; 3) inoltre, entrambi gli uomini sono disposti a perdere quanto possiedono per conseguire quel che hanno trovato. Chi opera una scelta autentica non può realizzarla senza escluderne altre.

Come una perla

Incontrata una perla di grande valore, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, giugno 2019

Gesù è il tesoro nascosto che si trova nel campo di Dio che siamo noi (1Cor 3,9). Gesù è la perla preziosa che si trova cercando al mercato delle innumerevoli relazioni umane, dove bisogna imparare a distinguere per riconoscerlo. Comunque, chi ha incontrato Gesù è capace di una grande passione d’amore che rende progressivamente indifferenti al resto, non perché il resto sia qualcosa da buttar via, ma perché trova solo nel Signore il suo vero senso: attorno a Don Bosco, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta e altri santi si muoveva una quantità incredibile di denaro, eppure il loro cuore ne fu sempre staccato, mettendolo sempre e solo al servizio del Regno. Nella terza parabola Gesù sottolinea la dimensione storica e comunitaria in cui “leggere” il grande evento del suo incontro. Infatti, Egli è come uno che getta una rete che pesca gli uomini dagli oscuri abissi della loro vita. La rete rappresenta la sua chiesa, chiamata ad accogliere tutti incondizionatamente, luogo dove si sperimenta la bontà misericordiosa di Dio. Ma è bontà che fa camminare per rispondere al suo amore, non alibi per i nostri peccati. Si sappia che alla fine della storia si tireranno i conti, e allora ci sarà la separazione/identificazione tra buoni e cattivi, con una sorte assolutamente differente (Mt 13,48-50). Questo giudizio finale è sempre riservato a Dio, ma lo scrivo qui ed ora io. Se davvero ho sperimentato la sua misericordia, mi troverò impegnato ad essere misericordioso con gli altri.

La parabola finale è la presentazione della responsabilità del discepolo, tenuto ad essere simile a un padrone di casa che tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose antiche (Mt 13,52). Qual è il significato? Il discepolo si senta responsabile di capire tutte queste cose, senza trascurare nulla. Cioè si deve occupare di capire e trasmettere fedelmente tutto quello che il Signore ci ha insegnato, con una particolare attenzione a muoversi, nell’interpretazione, tra antico e nuovo testamento, tra promessa e compimento, sempre ben agganciato alla viva tradizione della chiesa: le Sacre Scritture sono il tesoro da cui attingere per alimentare la vita dei fratelli nella fede. E lì infatti il luogo in cui abita e parla Cristo. Le cose antiche si comprendono solo con gli occhi fissi su Gesù, nostro futuro. Il tesoro è sempre antico nella sua novità e sempre nuovo nella sua radice antica. Insomma, se uno sta diventando discepolo di Cristo, è una persona nelle cui parole si avverte la intima unità del nuovo e dell’antico, del passato, del presente e del futuro. In lui si comincia a intravedere quanto S. Agostino disse di Dio, sospirando e rammaricandosi dei suoi ritardi: bellezza sempre antica e sempre nuova.

 

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BELLEZA SIEMPRE ANTIGUA Y SIEMPRE NUEVA

 

¿Han entendido todas estas cosas? – dice el Señor Jesús a sus discípulos después de haber expuesto a ellos 3 parábolas (Mt 13,51). Después de haberlo escuchado, ¿les responderán de la misma manera? Es de fundamental importancia que nos lo preguntemos, para verificar si estamos de verdad caminando detrás de Él. Porque Dios habla para hacerse comprender, no ciertamente para hacerse el enigmático. Pero, algunas semanas atrás, hemos escuchado también decirles que los misterios del Reino pueden resultar incomprensible. El riesgo de volverse insensibles a Dios es siempre, pero no es ciertamente Él en negarse, el problema está en nosotros (cfr. Mt 13,14-15). Pero si alguien necesita explicación, basta preguntar. Por lo cual, he aquí a ustedes también hoy, para intentar servir al Señor en la interpretación de sus palabras.

El Reino de los cielos se puede encontrar accidentalmente o a la culminación de una precisa búsqueda. Traducción: Dios se hace encontrar por quien lo busca y también por quien no lo busca. Tarde o temprano que sea, este evento, también si escapa de nuestro control, es cierto. Es un primer significado que une a las primeras dos parábolas. El primer hombre de hecho no se espera y ni siquiera sospecha encontrar un lindo tesoro en el campo en el cual está caminando. La sorpresa es total, y es tal al punto de hacerle pensar inmediatamente en esconderlo por temor de perderlo. El segundo en cambio es un entendedor que sabe lo que busca, tiene olfato, sabe intuir los negocios (es un comerciante), y cuando llega frente a sus ojos algo precioso sabe reconocerlo y poner el sello al instante. Importante detenerse a meditar: 1) en primer lugar sobre el gozo del cual habla la primera parábola, único motivo de la decisión de vender todo para comprar el campo donde se encuentra el tesoro 2) luego el discernimiento al cual implícitamente envía la segunda parábola, que permite al comerciante en distinguir la perla de gran valor, dado que en el mercado de la vida abundan las falsificaciones: no es oro todo lo que brilla; 3) además, los dos hombres están dispuestos a perder lo que poseen por conseguir lo que han encontrado. Quien trabaja una elección auténtica no puede realizarla sin excluir otras.

Jesús es el tesoro escondido que se encuentra en el campo de Dios que somos nosotros (1Cor 3,9). Jesús es la perla preciosa que se encuentra buscando en el mercado de las innumerables relaciones humanas, donde es necesario aprender a distinguir para reconocerlo. Sin embargo, quien ha encontrado a Jesús es capaz de una grande pasión de amor que lo hace progresivamente indiferente al resto, no porque el resto sea algo para eliminar, sino porque encuentra solo en el Señor su verdadero sentido: alrededor de Don Bosco, Padre Pio, Madre Teresa de Calcuta y otros santos se movía una cantidad increíble de dinero, y sin embargo sus corazones fueron siempre libres, poniéndolo siempre y solo al servicio del Reino. En la tercera parábola Jesús subraya la dimensión histórica y comunitaria en la cual “leer” el gran evento de su encuentro. De hecho, Él es como uno que echa una red que pesca a los hombres de los oscuros abismos de sus vidas. La red representa a su iglesia, llamada a acoger a todos incondicionalmente, lugar donde se prueba la bondad misericordiosa de Dios. Pero es bondad que hace caminar para responder a su amor, no coartadas para nuestros pecados. Se sepa que al final de la historia se sacarán cuentas, y entonces habrá la separación/identificación entre buenos y malos, con una suerte absolutamente diferente (Mt 13,48-50). Este juicio final es siempre reservado a Dios, pero yo lo escribo aquí y ahora. Si de verdad he probado su misericordia, me encontraré comprometido a ser misericordioso con los demás.

La parábola final es la presentación de la responsabilidad del discípulo, obligado a ser similar a un patrón de casa que saca de su tesoro cosas nuevas o cosas antiguas (Mt 13,52). ¿Cuál es el significado? El discípulo se sienta responsable de entender todas estas cosas, sin descuidad nada. O sea, se debe ocupar de entender y transmitir fielmente todo lo que el Señor nos ha enseñado, con una particular atención a moverse, en la interpretación, entre antiguo y nuevo testamento, entre promesa y cumplimiento, siempre bien enganchado a la viva tradición de la iglesia: las Sagradas Escrituras son el tesoro del cual recurrir para alimentar la vida de los hermanos en la fe. Es allí de hecho el lugar en el cual vive y habla Cristo. Las cosas antiguas se comprenden solo con los ojos fijos en Jesús, nuestro futuro. El tesoro es siempre antiguo en su novedad y siempre nuevo en su raíz antigua. Quiero decir, si uno se está volviendo discípulo de Cristo, es una persona en las cuales palabras se advierte la íntima unidad del nuevo y del antiguo, del pasado, del presente y del futuro. En Él se comienza a entrever lo que S. Agustín dice de Dios, suspirando y lamentándose de sus retrasos: belleza siempre antigua y siempre nueva.

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