CI VUOLE UN GRIDO

XIX DOMENICA DEL T.O.

anno A (2020)

1Re 19,9.11-13; Rm 9,1-5; Mt 14,22-33

Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

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Cinquemila uomini, senza contare donne e bambini (che in genere attorno a Gesù sono sempre di più), hanno mangiato gratis sul far della sera, tra lo stupore dei discepoli che volevano mandarli a casa anzitempo. È dunque notte, è giunto davvero il momento di congedarli. Se ne occupa il Signore che invece costringe i discepoli a salire su una barca per attraversare il lago di Tiberiade (Mt 14,22). Ancora una volta, un ordine assurdo. Nessuno sul lago di Tiberiade, allora come oggi, si metterebbe in testa di attraversarlo di sera. Una serie di incroci di correnti d’aria in quel posto genera di notte fenomeni climatici pericolosi che scoraggiano la navigazione. Ma cosa ci volete fare, Dio sembra quasi divertirsi a chiedere cose illogiche a chi vuole seguirlo. Lui comunque se ne va a pregare e lascia da soli i suoi amici. Soli contro un mare agitato dai venti contrari (Mt 14,24).

Gesù solo a pregare

Gesù prega da solo sul monte, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, agosto 2014

Non è forse così che ci si sente spesso con Dio? Si cammina con Lui, si cerca di conoscerlo, di capirlo, di scrutare i suoi passi, e poi ti vedi piombare addosso improvvise tempeste, pericoli, ostacoli e difficoltà che si eviterebbero volentieri. Invece non si può. Gesù ci ordina di entrare dentro tutto ciò, il suo intento è farsi conoscere. Ma in principio ci si sente terribilmente soli, lasciati a sé stessi. Questo accade quando si entra in contatto con le nostre paure profonde. Ecco la chiave di lettura del testo di oggi. La vita vissuta nella fede è una lenta, faticosa navigazione per andare ad affrontare le nostre paure. Affrontarle significa entrarci dentro, abitarci, non perché Dio si diverta a vederci spaventati, ma perché è lì dentro che vuole entrare: lì infatti si rivela come Colui che ce ne libera.

Gesù cammina sul mare

Gesù cammina sul mare, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, agosto 2014

A nessuno fa piacere, inizialmente, affrontare la propria paura più profonda. E c’è di più. Il vangelo ci fa capire che non è bene decidersi di affrontarla senza prima rivolgersi al Signore Gesù. L’impresa per noi è impossibile. La traversata non poteva compiersi se Gesù non fosse andato loro incontro camminando sul mare, (Mt 14,25-26) un’azione che l’uomo non potrebbe mai fare, per poi salire sulla barca dei discepoli. In mezzo ci sono i nostri tentennamenti nel cammino, rappresentati dal comportamento e dalla richiesta di Pietro che, per un attimo, riesce a fare quel che Gesù fa, ma poi scopre di avere una paura ancora troppo grande rispetto alla sua fede (Mt 14,28-30). Chi è allora Gesù, e chi siamo noi? Gesù è il Dio sempre vicino all’uomo, sempre pronto a stendere subito la sua mano per afferrarlo nelle vertigini delle sue paure. Noi, amati da Lui, destinati a fare esperienza di Dio nel toccare il nostro limite, vivendo nella nostra radicale fragilità, una cosa a cui ci si deve educare perché non ci piace affatto.

Perchè hai dubitato

Gesù afferra Pietro che affonda, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, agosto 2014

Signore salvami! – grida Pietro che affonda. Il coraggio dell’uomo per la Bibbia non è quello degli eroi greci della nostra cultura, né quello dei contemporanei Avengers cinematografici dai poteri sovrumani. Il coraggio dell’uomo non è assenza di paura, ma è saper gridare a Dio da essa. E Dio si fa scoprire che in noi è più profondo di essa e ci dà il potere di vincerla. Bisogna solo rivolgersi con fede verso di Lui. Una mamma o un papà che sentissero gridare il proprio bimbo dalla culla, scatterebbero subito per andare a prenderlo nelle proprie braccia, qualunque fosse il motivo del suo grido. Siamo chiamati a fare la stessa cosa con il Signore. Tutto ciò che avviene nella nostra vita può sempre risvegliare la fede nel suo amore di Padre/Madre. Dunque fede e paura sono realtà antitetiche nel cuore dell’uomo: più c’è una, meno c’è l’altra. Ma il mio grido a Dio fa mettere la paura al servizio della fede. Allora quel che mi è impossibile, diventa possibile. Allora giungo anch’io, come i discepoli quella notte, a prostrarmi e dirgli: tu sei veramente il Figlio di Dio! (Mt 14,33)

 

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SE NECESITA UN GRITO

 

Cinco mil hombres, sin contar mujeres y niños (que generalmente alrededor a Jesús son siempre más), han comido gratis al atardecer, entre la maravilla de los discípulos que querían mandarlos a sus casas con tiempo. Es entonces noche, ahora ha llegado de verdad el momento de despedirlos. Se ocupa de eso el Señor que en cambio obliga a los discípulos a subir sobre una barca para atravesar el lago de Tiberiades (Mt 14,22). Una vez más aún, una orden absurda. Nadie sobre el lago de Tiberiades, en ese entonces como ahora, se pondría en la cabeza de atravesarlo de noche. Una serie de cruces de corrientes de aire en aquel lugar genera de noche fenómenos climáticos peligrosos que desaniman la navegación. Pero qué cosa quieren hacer, Dios parece casi divertirse en pedir cosas ilógicas a quien quiere seguirlo. Él de todas maneras se va a rezar y deja solos a sus amigos. Solos contra un mar agitado por los vientos contrarios (Mt 14,24).

¿No es quizás así que nos sentimos muchas veces con Dios? Se camina con Él, se intenta conocerlo, de entenderlo, de escudriñar sus pasos, y luego te vez caer encima imprevistas tempestades, peligros, obstáculos y dificultades que se evitarían con mucho gusto. En cambio, no se puede. Jesús nos ordena entrar dentro de todo esto, su intento es hacerse conocer. Pero al principio nos sentimos terriblemente solos, dejados a sí mismos. Esto sucede cuando se entra en contacto con nuestros miedos profundos. He aquí la clave de lectura del texto de hoy. La vida vivida en la fe es una lenta, fatigosa navegación para ir a afrontar nuestros miedos. Afrontarlas significa ir adentro, vivirlas, no porque Dios se divierta en vernos asustados, sino porque es allí adentro que quiere entrar: allí de hecho se revela como Aquél que nos libera.

A nadie le gusta, inicialmente, afrontar el propio miedo más profundo. Y hay más. El evangelio nos hace entender que no es bueno decidirnos en afrontarla sin antes dirigirnos al Señor Jesús. El trabajo para nosotros es imposible. El recorrido no podía cumplirse si Jesús no hubiera ido a su encuentro caminando sobre el mar, (Mt 14,25-26) una acción que el hombre no podría nunca hacer, para luego subir sobre el barco de los discípulos. En medio están nuestros titubeos en el camino, representados por el comportamiento y de la pregunta de Pedro que, por un momento, logra a hacer lo que Jesús hace, pero luego descubre de tener un miedo muy grande respecto a su fe (Mt 14,28-30). ¿Quién es entonces Jesús, y quiénes somos nosotros? Jesús es el Dios siempre cercano al hombre, siempre listo a extender su mano para aferrarlo inmediatamente en los vértigos de sus miedos. Nosotros, amados por Él, destinados a hacer experiencia de Dios tocando nuestros límites, viviendo en nuestra radical fragilidad, una cosa a la cual nos debemos educar porque no nos gusta de hecho.

¡Señor sálvame! – grita Pedro que se hunde. El coraje del hombre por la Biblia no es el de los héroes griegos de nuestra cultura, ni los de los contemporáneos Avengers cinematográficos de poderes sobre humanos. El coraje del hombre no es ausencia de miedo, sino de saber gritar a Dios desde ella. Y Dios se hace descubrir que en nosotros es más profundo que el miedo y nos da el poder de vencerla. Es necesario dirigirse con fe hacia Él. Una mamá o un papá que sintieran gritar al propio bebé de su cuna, saltarían inmediatamente para ir a tomarlo en sus propios brazos, cualquier cosa fuera el motivo de su grito. Estamos llamados a hacer la misma cosa con el Señor. Todo lo que sucede en nuestra vida puede siempre despertar la fe en su amor de Padre/Madre. Entonces fe y miedo son realidades extremas en el corazón del hombre: más hay una, menos hay de la otra. Pero mi grito a Dios hace poner el miedo al servicio de la fe. Entonces lo que me es imposible, se vuelve posible. Entonces llego también yo, como los discípulos aquella noche, a postrarme y decirle: ¡tú eres verdaderamente el Hijos de Dios! (Mt 14,33)

4 Comments

  1. Carissimo Reverendo, grazie sempre dell’invio di PREDICATELO SUI TETTI, sempre gradito e di buon interesse. Una forte stretta di mano. Aniello

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