DIO SU UN ASINO, DIO COME UN ASINO

DOMENICA DELLE PALME 2018

Mc 11,1-10; Is 50,4-7; Fil 2,6-11; Mc 14,1ss.15,1-47

 

Non so voi, ma devo dirvi che sono rimasto presto sorpreso, riguardo gli insegnamenti ricevuti sulla nostra fede, dalla presenza dell’asino nella vita di Gesù. C’è un asino probabilmente già nella sua vita intrauterina (viaggio di Giuseppe e Maria a Betlemme per il censimento), secondo tradizione c’è un asino alla sua nascita, c’è un asino che porta la Sacra Famiglia a fuggire in Egitto per ordine dell’angelo, c’è un asino sul finire della sua vita. Lo stesso Gesù, quando sente il sopraggiungere della sua ora ormai vicino a Gerusalemme, lo chiede per sé nella penultima missione che affida ai discepoli: andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un asinello legato sul quale nessuno é ancora salito. Slegatelo e portatelo qui (Mc 11,2). E mentre l’uomo generalmente affida ai posteri l’immagine statuaria della sua fama sopra un cavallo, la Bibbia ci lascia il ricordo di Dio che sceglie di entrare nella città santa in groppa ad un giovane asino! Viene da dire subito insieme a S.Paolo, che Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, ciò che nel mondo è debole per confondere i forti! (1Cor 1,27). Bisogna però dire che questo animale con il suo denso simbolismo non emerge soltanto nella vita di Gesù. In tutta la Bibbia l’asino è una presenza che ci porta direttamente in luoghi dove si sono svolte e sono state scritte vicende umane importanti in cui il nostro animale è stato decisivo come aiutante dell’uomo, sua cavalcatura e certamente anche suo amico. Una su tutte, la vicenda della celebre asina di Balaam in Nm 22,1-35 che giunge persino a parlare al suo padrone! Unico animale parlante in tutta la Bibbia (con il serpente di Genesi), l’asina è portatrice della parola contraddittoria di Dio nei confronti di Balaam. Le vie di Dio non sono quelle dell’uomo! (Is 55,8)

Entrata Gerusalemme 1
Troverete un asinello legato, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, aprile 2015

Una delle più antiche testimonianze che si riferiscono esplicitamente alla fede in Cristo Crocifisso è stato rinvenuta nel Paedagogium del palazzo Domiziano sul Palatino: è il graffito di Alessameno, conosciuto più comunemente come “il graffito del Palatino”. Risalente tra il I e il II secolo (alcuni lo datano addirittura nel 85 d.C.), nel graffito la testa d’asino assegnata all’uomo crocefisso è da un lato una probabile allusione all’esistenza di esoteristi adoratori dell’asino, dall’altro, per il fatto che quest’asino adorato sia stato crocefisso, diventa la derisione del nascente cristianesimo. La scritta greca, infatti, recita: Alexamenos adora il suo Dio. Ed è abbastanza pacifico tra gli studiosi che un aspirante servo che frequentava il Paedagogium, dove si allevavano e formavano i futuri schiavi imperiali, abbia inciso quel graffito per deridere un suo compagno di nome Alessameno che aveva abbracciato la fede cristiana. Di qui la convinzione di trovarci di fronte alla prima immagine blasfema del Dio cristiano. Ma è davvero tale quell’immagine? O forse quel servo, nell’intento di ridicolizzare il suo collega cristiano, ci ha lasciato inconsapevolmente l’icona più adeguata a Gesù, il Messia Figlio di Dio che fu condannato per bestemmia?

Entrata Gerusalemme 3
Entrata di Gesù a Gerusalemme, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, marzo 2018

Un buon numero di anni fa (ero giovane e non frequentavo da tempo né parrocchia né altri ambienti di fede) mi trovavo a discutere animatamente con mia madre di varie questioni. Il mio interrogare la incalzava, ma lei mi ascoltava sempre silenziosa senza darmi risposte. Siccome mi facevo sempre più insistente, per spiegarmi il suo silenzio improvvisamente sbottò: “insomma Giacomo, non so cosa dirti! Non hai capito ancora che io sono solo nu’ ‘ciuccio e ‘fatica?” Era la prima volta che mia madre spiccicava correttamente una parola nel dialetto di suo marito. Traduzione: “non hai ancora capito che sono solo un asino da lavoro?” Già, non avevo ancora capito. Più tardi, anzi molto, anche troppo tardi, con la grazia del risveglio della fede ricevuta, ho cominciato a capirci qualcosina di come il regno di Dio viene nella nostra vita. E ho cominciato a capire qualcosina di mia madre, ho cominciato a capire qualcosina di quella persona meravigliosa che è il Signore Gesù, Dio Crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani (1Cor 1,23), ovvero scandalo per i “religiosi” e stoltezza per gli atei, poiché  ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini (1Cor 1,25). La scena dell’asino con Gesù che oggi ci introduce nella settimana santa è di capitale importanza per poter guarire da ogni immagine satanica di Dio che tutti ci portiamo dentro: solo accogliendola e coltivandola ci si può liberare di quel dio che gli atei negano e che i “religiosi” affermano.

Questo slideshow richiede JavaScript.

L’asino è infatti il protagonista del vangelo che da l’incipit al racconto della passione del Signore. Umile e mite animale di servizio, bestia “da soma”, porta i pesi degli uomini. Come Gesù, che sulla Croce si caricherà di tutti i nostri peccati e infermità. Su quell’asino vediamo la modalità con cui si presenta ed entra, nella città santa, il regno di Dio che viene per realizzare la profezia di Zaccaria (Zc 9,9-10). Ma è profezia eterna, perché Colui che porta il regno di Dio è venuto così a Gerusalemme, viene e sempre verrà così: con l’unica forza che ha, l’amore; con l’unica gloria che possiede, l’umiltà; con l’unico potere che conosce, quello di servire. Noi aspettiamo sempre che Dio arrivi nella nostra storia intrisa di male con gloria e potenza, prendendo in mano tutti e tutto, con le redini ben salde sulla vita degli uomini. Noi vorremmo un Dio così: con il pieno controllo su tutti e su tutto! Ma Gesù, il Dio cristiano, non finisce così né riprende la sua storia con noi così. In questa settimana santa Lo vedremo anche questo anno consegnarsi a tutti, mettendosi nelle mani di tutti, per cercare di salvare tutti. Speriamo di vederlo così, per quello che è, come lo videro gli occhi del centurione (Mc 15,39). Diversamente, anche se non ce ne accorgiamo (cfr. Pietro in Mc 8,33), cerchiamo ancora il dio satanico che vorremmo, ma che non esiste. Perché come allora anche oggi, un Dio che si presenta su un asino e come un asino, è ancora incomprensibile e religiosamente scorretto.

 

******************

 

DIOS SOBRE UN BURRO, DIOS COMO UN BURRO

 

No se ustedes, pero tengo que decirles que me sorprendí rapidamente, con respecto a las enseñanzas recibidas sobre nuestra fe, sobre la presencia del burro en la vida de Jesús. Hay un burro probablemente ya en su vida intra uterina (viaje de José y María a Belén para el censo), según la tradición hay un burro en su nacimiento, hay un burro que lleva a la Sagrada Familia al escapar a Egipto por orden del ángel, hay un burro al termine de su vida. El mismo Jesús, cuando siente el llegar de su hora ya cercano a Jerusalem, lo pide para sí en la penúltima misión que confía a los discípulos: vayan a la aldea que está al frente de ustedes, y luego que entran en ella, encontrarán un pollino atado, en el cual ningún hombre ha montado; desátenlo y tráiganlo (Mc 11,2).  ¡Y mientras el hombre generalmente confía a los venideros la imágen estatuaria  de su fama sobre un caballo, la Biblia nos deja el recuerdo de Dios que elige entrar a la ciudad santa montando un joven burro! Tengo ganas de decir inmediatamente junto a S. Pablo, que Dios ha escogido lo necio del mundo, para avergonzar a los sabios; y Dios ha escogido lo débil del mundo, para avergonzar a lo que es fuerte! (1Cor 1,27). Es necesario sin embargo decir que este animal con su denso simbolismo no sobresale solamente en la vida de Jesús. En toda la Biblia el burro es una presencia que nos lleva directamente a lugares donde se han desarrollado y se han escrito acontecimientos humanos importantes en el cual nuestro animal ha sido decisivo como ayudante del hombre, su cavalgadura y seguramente también su amigo. Una sobre todos, ¡el acontecimiento de la célebre burra de Balaam en Nm 22,1-35 que llega hasta a hablar a su dueño! Único animal hablante en toda la Biblia (con la serpiente de Génesis), la burra es portadora de la palabra contradictoria de Dios en confronto de Balaam. Los caminos de Dios no son los del hombre! (Is 55,8)

Una de los más antiguos testimonios que se refieren explícitamente a la fe en Cristo Crucificado ha sido encontrada en el Paedagogium del palacio Domiziano del Palatino: es el grafiti de Alessameno, conocido mas comunmente como “el grafiti del Palatino”. Resale entre el I y el II siglo (algunos lo datan hasta del 85 d,-c), en el grafiti la cabeza de burro asignada al hombre crucifijo es de un lado una probable alusión a la existencia de esotericos adoradores del burro, por otra parte, por el hecho de que este burro adorado haya sido crucificado, se vuelve la burla del naciente cristianismo. El letrero griego, de hecho, recita: Alexamenos adora a su Dios. Y es un poco pacífico entre los estudiosos que un siervo aspirante que frecuentaba el Paedagogium, donde se crian y forman los futuros esclavos imperiales, haya inciso aquél grafiti para burlarse de su compañero de nombre Alessameno que había abrazado la fe cristiana. De aquí la convicción de encontrarnos delante de la primera imágen blasfema del Dios cristiano. Pero ¿es de verdad tal imagen? O quizas aquél siervo, con la intención de ridiculizar a su colega cristiano, nos ha dejado inconscientemente el icono más adecuado de Jesús, el Mesías el Hijo de Dios que fue condenado por blasfemo?

Un buen número de años atrás (era joven y no frecuentaba desde mucho tiempo ni la parroquia ni otros ambientes de fe) me encontraba discutiendo animadamente con mi mamá de varias cuestiones. Mi interrogación la incomodaba, pero ella me escuchaba siempre silenciosa sin darme respuestas. Y como me volvía siempre más insistente, para explicarme su silencio de pronto explotó: “Pero Giacomo, no sé que decirte! No has entendido todavía que yo soy solo nu’ ‘ciuccio e ‘fatica?” Era la primera vez que mi madre expresaba correctamente una palabra en el dialecto de su esposo, mi padre. Traducción: “todavía no has entendido que soy solo un burro de trabajo?” Ya, no había todavía entendido. Más tarde, más bien mucho, demasiado tarde, con la gracia del despertar de la fe recibida, he comenzado a entender algo de cómo el reino de Dios viene en nuestra vida. Y he comenzado a entender alguito de mi madre, he comenzado a entender alguito de aquélla persona maravillosa que el Señor Jesús, Dios Crucificado, escándalo para los judíos, necedad para los gentiles (1Cor 1,23), es decir escándalo para los “religiosos” y necedad para los ateos, porque la necedad divina es más sabia que la sabiduría de los hombres, y la debilidad divina, más fuerte que la fuerza de los hombres (1Cor 1,25). La escena del burro con Jesús que hoy nos introduce en la Semana Santa es de capital importancia para poder sanar de cada imágen satánica de Dios que todos nos llevamos dentro: solo acogiéndola y cultivándola se puede liberar de aquel dios que los ateos niegan y que los “religiosos” afirman.

El burro es de hecho el protagonista del evangelio que da el incipit al relato de la pasión del Señor. Humilde y manso animal de servicio, bestia “de carga”, lleva los pesos de los hombres. Como Jesús, que sobre la Cruz se cargará de todos nuestros pecados y enfermedades. Sobre ese burro vemos la modalidad con la cual se presenta y entra, en la ciudad santa, el reino de Dios que viene para realizar la profecía de Zacarías (Zc 9,9-10). Pero es profecía eterna, porque Aquél que lleva el reino de Dios ha venido así a Jerusalem, viene y siempre vendrá así: con la única fuerza que tiene, el amor; con la única gloria que posee, la humildad; con el único poder que conoce, el de servir. Nosotros esperamos siempre que Dios llegue a nuestra historia impregnada de mal con gloria y potencia, tomando en mano a todos y todo, con las riendas bien saldas sobre la vida de los hombres. Nosotros quisiéramos un Dios así: ¡con el pleno control sobre todos y sobre todo! Pero Jesús, el Dios cristiano, no termina así ni retoma su historia con nosotros así. En esta Semana Santa Lo veremos también este año entregarse a todos, poniéndose en las manos de todos, para salvar a todos. Esperamos verlo así, por lo que es, como lo vieron los ojos del centurión (Mc 15,39). Diversamente, también si no nos damos cuenta (cfr. Pedro en Mc 8,33), buscamos todavía al Dios satánico que quisiéramos, pero que no existe. Porque como entonces tambien hoy, un Dios que se presenta sobre un burro y como un burro, es todavía incomprensible y religiosamente incorrecto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: