FELICI DI GESÙ

IV DOMENICA DEL T.O.

Sof 2,3.3,12-13; 1cor 1,26-31; mt 5,1-12

 

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

************************

Molti parlano di felicità. Andate su facebook o altri social. Chi passa almeno una volta al giorno da quelle parti credo mi stia capendo. Tutti (o quasi) a dare ricette, a indicare poeticamente una via, oppure a citare questo o quell’altro sulla felicità. Magari, dopo nemmeno qualche ora, alcuni fra essi sparando giudizi a destra e a manca solo per qualche contrarietà. Poi ti giri un po’ intorno e non è che trovi subito al primo angolo della strada di casa una persona felice. Anche Gesù parlò di felicità. Ma, come sempre, dentro la cornice di un sano realismo. Si può essere felici già su questa terra, certamente. Però ciò che Gesù indica per giungere alla felicità non ha grande “audience”, tutt’altro.

Come in tante altre circostanze, mi sarebbe piaciuto vedere le reazioni della folla che quel giorno udì il Signore annunciare la felicità eterna per i poveri, per quelli che sono nel pianto, per i miti, per quelli che hanno fame e sete della giustizia o sono perseguitati per essa, per i misericordiosi, per i puri di cuore, gli operatori di pace, e per tutti i perseguitati e insultati a causa del suo nome. Gli avranno creduto subito? Avranno chiesto spiegazioni? Gli avranno dato del matto? Ci siamo tanto, ma tanto abituati a leggere questo vangelo. Io per primo. Ma se prendiamo seriamente quello che Gesù dice, è davvero sconvolgente: la beatitudine, ovvero la felicità per sempre, è promessa a coloro che in questo mondo normalmente sono sconfitti, scartati, diseredati, quelli che non contano a niente, quelli che non hanno alcuna presa sugli altri, ridicolizzati, deboli, disprezzati, insignificanti. E poi quelli che vengono calunniati, quelli che portano addosso l’obbrobrio di Gesù (Eb 13,13). Tutta una umanità che soffre, poco attraente.

Il discorso della montagna, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, gennaio 2017
                     Il discorso della montagna, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, gennaio 2017

Adesso fermiamoci un attimo. Rileggiamo lentamente il vangelo. Rispondiamo personalmente: ma davvero ci credo che la strada della felicità è indicata nelle beatitudini di Gesù? Quando partii nell’anno 2003 per l’America Latina (Perù) avevo nel cuore ancora la certezza che lì la Chiesa intera vivesse davvero “l’opzione preferenziale per i poveri”. Ero un po’ più giovane. Poi scoprii che lì almeno tre quarti delle forze della Chiesa tra sacerdoti, comunità di consacrati, associazioni e istituti secolari di vita apostolica, hanno sede e vivono il loro ministero nel centro moderno della città di Lima che forse non arriva nemmeno a un quarto della sua popolazione totale. In periferia, tra le masse anonime di poveri che non vivono come noi, ci va a vivere solo una piccola percentuale delle forze ecclesiali. Fu una delusione. Però alla lunga è diventata una bella provocazione per la mia vita. Voglio seguire Gesù perché altri lo seguono o perché liberamente voglio aderire al suo programma di vita che trovo nel Vangelo? Dove appoggio la mia scelta? Sulla sua Chiesa, fatta di uomini fragili come me, o sulla parola del Signore? Forse che il Signore mi chiede di controllare se gli altri stanno veramente scegliendo Lui con le sue scelte, oppure ogni giorno rivolge a me questa domanda?

Ho riletto anch’io il vangelo. Dalla mia cecità mi pare di intravedere il filo sottile che unisce tutte le beatitudini. Chi ama diventa povero in spirito per rispettare e lasciare sempre spazio al suo prossimo, e per lasciar fare a Dio il suo mestiere. Chi ama diventa irreversibilmente una persona mite, virtù di chi matura nella fede. Chi ama vive costantemente affamato e assetato di giustizia, oppure perseguitato per essa, perché la giustizia umana è quasi sempre ingiusta. Chi ama diventa misericordioso, perché si accorge ogni giorno di ricevere misericordia. Chi ama diventa puro di cuore, perché l’amore nel tempo purifica. Chi ama diventa un operatore di pace, perché l’amore riconcilia con se stessi e con gli altri. Chi ama inevitabilmente sarà insultato, perseguitato e calunniato, semplicemente perché si trova nel cammino non davanti, ma dietro a Gesù.

Chi ama? Una cosa sola è certa. Gesù ci ama veramente. La sua storia è lì, nei vangeli, a ricordarcelo; ed è lì, nel sacramento della Eucarestia, a rendercela presente. Allora si capisce perché, se uno davvero sta imparando ad amare, prima o poi si rallegrerà e non si lamenterà più di quello che gli potrà toccare in sorte come sofferenza (Mt 5,12). Perché dunque così pochi disposti a entrare in questo cammino e così tanti disposti a vivere di surrogati d’amore? Mi sento incerto a dare una risposta, in fin dei conti siamo tutti un mistero. Ma oso darla: perché imparare ad amare fa soffrire. E noi non vogliamo più soffrire. Eppure, se qualcuno vuole venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la propria croce e mi segua…

S.Paolo nella seconda lettura invita a considerare la nostra chiamata (1Cor 1,26) penetrando ulteriormente il senso profondo delle beatitudini. Ci dice: prima di tutto datevi una occhiata intorno e osservate se tra voi che avete sentito la chiamata di Gesù c’è gente sapiente, potente e di nobili origini. Ce ne sono ben pochi. Ed ecco la rivelazione: in tre versetti, per tre volte, viene ripetuto Dio ha scelto (vv.27-29). Sì, anche Dio fa le sue scelte. Proprio qui, sinteticamente, ritroviamo le beatitudini del vangelo: ciò che è stolto, ciò che é debole, ciò che è ignobile e disprezzato, ciò che è nulla per il mondo, Dio lo ha scelto! Il motivo riassuntivo: perché nessuno possa vantarsi davanti a Dio (1Cor 1,29).

Chi sta imparando ad amare infatti, si ritrova pian piano a scegliere quello che Dio sceglie, cartina di tornasole per verificare se si sta seguendo Lui oppure se stessi, con quel sottilissimo e ben nascosto compiacimento per il bene che si fa. Solo chi sta imparando ad amare comincia ad essere felice. Avendo accettato di essere solo una creatura e di non essere la sorgente dell’amore, è contento di una sola cosa ed è il suo unico vanto: di avere come Dio e sole della propria vita Gesù Cristo Nostro Signore, perché come sta scritto: chi si vanta, si vanti nel Signore (1Cor 1,31). 

***************************   

Muchos hablan de felicidad. Vayan a facebook u otros medios sociales. Quien pasa al menos una vez al día por esas partes creo que me está entendiendo. Todos (o casi) a dar recetas, a indicar poéticamente un camino, o también a citar esto o lo otro sobre la felicidad. Quizás, ni siquiera después de algunas horas, algunos entre ellos disparando juicios por aquí y por allá solo por alguna contrariedad. Luego miras un poco a tu alrededor y no es que encuentres inmediatamente en la primera esquina de la calle de casa una persona feliz. También Jesús habló de felicidad. Pero, como siempre, dentro del cuadro de un sano realismo. Se puede ser feliz ya sobre esta tierra, seguramente. Pero lo que Jesús indica para alcanzar la felicidad no tiene grandes “audiencias”, todo lo contrario.

Como en tantas otras circunstancias, me hubiera gustado ver las reacciones de la gente que aquél día escuchó al Señor anunciar la felicidad eterna para los pobres, para aquellos que están en el llanto, para los humildes, para aquellos que tienen hambre y sed de justicia o están perseguidos por ella, para los misericordiosos, para los puros de corazón, los trabajadores por la paz, y para todos los perseguidos e insultados a causa de su nombre. ¿Le habrán creído inmediatamente? ¿Habrán pedido explicaciones? ¿Lo habrán tachado de loco? Nos hemos acostumbrado tanto, pero tanto acostumbrado a leer este evangelio. Yo en primer lugar. Pero si tomamos seriamente aquello que Jesús dice, es verdaderamente desconcertante: las bienaventuranzas, o más bien la felicidad para siempre, es prometida a aquellos que en este mundo normalmente son derrotados, descartados, desheredados, aquellos que no cuentan para nadie, aquellos que no tienen algún peso sobre los demás, ridiculizados, débiles, despreciados, insignificantes. Y luego aquellos que vienen calumniados, aquellos que llevan encima la ignominia de Jesús (Heb 13,13). Toda una humanidad que sufre, poco atrayente.

Ahora detengámonos un momento. Volvamos a leer lentamente el evangelio. Respondamos personalmente: ¿Pero de verdad creo que el camino de la felicidad está indicada en las bienaventuranzas de Jesús? Cuando partí en el 2003 para América Latina (Perú) tenía en el corazón todavía la certeza que allí la Iglesia entera viviera de verdad “la opción preferencial por los pobres”. Era un poco más joven. Luego descubrí que allí al menos tres cuartos de las fuerzas de la Iglesia entre sacerdotes, comunidades de consagrados, asociaciones e institutos seculares de vida apostólica, tienen como sede y viven su ministerio en el centro moderno de la ciudad de Lima que quizás no llega ni siquiera a un cuarto de su población total. En la periferia, entre las masas anónimas de pobres que no viven como nosotros, va a vivir solo un pequeño porcentaje de las fuerzas eclesiales. Fue una desilusión. Pero a la larga se volvió una hermosa provocación para mi vida. ¿Quiero seguir a Jesús porque otros lo siguen o porque libremente quiero adherir a su programa de vida que encuentro en el Evangelio? ¿Dónde apoyo mi elección? ¿Sobre su Iglesia, hecha de hombres frágiles como yo, o sobre la palabra del Señor? ¿Quizás que el Señor me pide que controle si los otros están verdaderamente eligiendo a Él con sus elecciones, o quizás cada día dirige a mí esta pregunta?

He vuelto a leer también yo el evangelio. De mi ceguera me parece entrever el hilo sutil que une todas las bienaventuranzas. Quien ama se vuelve pobre en espíritu por respetar y dejar siempre espacio a su prójimo, y para dejar hacer a Dios su trabajo. Quien ama se vuelve irreversiblemente una persona humilde, virtud de quien madura en la fe. Quien ama vive constantemente hambriento y sediento de justicia, o más bien perseguido por ella, porque la justicia humana es casi siempre injusta. Quien ama se vuelve misericordioso, porque se da cuenta cada día de recibir misericordia. Quien ama se vuelve puro de corazón, porque el amor en el tiempo purifica. Quien ama se vuelve un operador de paz, porque el amor reconcilia consigo mismo y con los demás. Quien ama inevitablemente será insultado, perseguido y calumniado, simplemente porque se encuentra en el camino no delante, sino detrás de Jesús.

¿Quién ama? Una cosa sola es cierta. Jesús nos ama verdaderamente. Su historia está allí, en los evangelios, para recordárnoslo; y está allí, en el sacramente de la Eucaristía, a rendírnosla presente. Entonces se entiende por qué, si uno de verdad está aprendiendo a amar, antes o después se alegrará y no se lamentará de aquello que le podrá tocar en su suerte como sufrimiento (Mt 5,12). ¿Por qué entonces así pocos dispuestos a entrar en este camino y así tantos dispuesto a vivir de subrogados de amor? Me siento incierto a dar una respuesta, en fin de cuentas somos todo un misterio. Pero me atrevo a darla: porque aprender a amar hace sufrir. Y nosotros no queremos sufrir más. Y sin embargo, si alguien quiere venir detrás de mí reniegue así mismo, tome su cruz y me siga

S.Pablo en la segunda lectura invita a considerar nuestra llamada (1Cor 1,26) penetrando ulteriormente en el sentido profundo de las bienaventuranzas. Nos dice: antes de nada den una mirada alrededor y observen si entre ustedes que han escuchado la llamada de Jesús hay gente sabia, potente y de origen noble. Hay pero muy pocos. Y he aquí la revelación: en tres versículos, por tres veces, viene repetido Dios ha elegido (vv.27-29). Sí, también Dios hace sus elecciones. Justamente aquí, sintéticamente, encontramos las bienaventuranzas del evangelio: lo que es común y despreciado en este mundo, lo que es nada, para deducir a la nada lo que es. Y así ningún mortal podrá alabarse a sí mismo ante Dios (1Cor 1,28).

Quien está aprendiendo a amar de hecho, se encuentra poco a poco a elegir lo que Dios elige, papel para verificar si se está siguiendo a Él o a sí mismos, con aquel sutilísimo y bien escondido complacimiento por el bien que se hace. Solo quien está aprendiendo a amar comienza a ser feliz. Habiendo aceptado de ser solo una criatura y de no ser la fuente del amor, está contento de una sola cosa y es su única vanidad: de tener como Dios y sol de la propia vida Jesucristo Nuestro Señor, porque así está escrito: El que se gloríe, que se gloríe en el Señor (1Cor 1,31)

 

5 thoughts on “FELICI DI GESÙ

  1. Rispettare e lasciare spazio al prossimo, cercare la giustizia che non è giustizialismo, essere puri di cuore e non fare continui compromessi, operare per la pace e non istigare conflitti……..e, in ultimo, essere sempre al secondo posto, magari dileggiati per le proprie scelte. Indubbiamente è una strada in salita! È una strada proprio contraria a ciò che urla il mondo. Sono rimasta sconcertata dalle ultime prese di posizione dei “Grandi” della terra. ……protezionismo e creazione di muri quando il Santo Padre invoca la costruzione di ponti, perdita del rispetto del prossimo con la reintroduzione della tortura sui prigionieri, depenalizzazione del reato di violenza domestica…..ma cosa sta succedendo? Ritengo che molte responsabilita’ siano anche di noi cristiani che ormai siamo diventati “tiepidi”. Abbiamo un tesoro e lo stiamo tenendo nascosto! Abbiamo paura a manifestarci, ad essere considerati “diversi” perché ad esempio, stiamo insieme allo stesso uomo da una vita, perché non evadiamo il fisco nemmeno di un centesimo, perché rifiutiamo compromessi a scapito della carriera, perché ci mettiamo in secondo piano per dare spazio agli altri…..paradossalmente il “normale” diventa “anormale”, la bontà viene assimilata a debolezza.
    In questo mondo siamo chiamati a schierarci: non possiamo più rimanere con un piede di qua e uno di là. Il coraggio di queste scelte lo dobbiamo chiedere ogni giorno quando apriamo gli occhi. In tante occasioni ci è stato ripetuto di non avere paura

    Mi piace

  2. Il distintivo dei cristiani….le beatitudini.
    “Da questo sapranno che siete miei discepoli se avrete amore gli uni per gli altri”.
    Ciò che
    viene proposto oggi dai nuovi social network sono modelli allettanti, possono però offrirci
    vera felicità?
    “La zavorra” che ci indica Gesù …. mitezza, umiltà,
    passione per la giustizia e la pace, la purezza di cuore.
    Siamo capaci di portare questa zavorra?….

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...