SULLA SUA CATTEDRA UNA POVERA VEDOVA

XXXII DOMENICA DEL T.O.

1 Re 17,10-16; Eb 9,24-28; Mc 12,38-44

Gesù insegnava a vivere. Il suo insegnamento lasciava spesso a bocca aperta i suoi uditori. Possano sempre rimanere aperte le nostre bocche ogni volta che leggiamo il vangelo! I vangeli ci raccontano che la gente semplice ascoltava molto volentieri il Signore e rimaneva stupefatta di quello che udiva dalla sua bocca; pertanto, veniva loro spontaneo fare il confronto con l’insegnamento che davano scribi, farisei e dottori della legge. La gente notava che non era affatto la stessa cosa. I vangeli sinottici narrano che alla fine di un insegnamento o di un gesto prodigioso compiuto da Gesù, tutti rimanevano stupiti rivolgendosi l’un l’altro la domanda: che insegnamento nuovo (dato con autorità) è mai questo?…

Gesù sta insegnando nel Tempio. Qui si possono vedere tante cose. Come oggi, quando vai nelle basiliche, nelle cattedrali, o anche nelle nostre chiese parrocchiali. Gesù faceva aprire la bocca di molti per lo stupore, ad altri invece la chiudeva perché si rendessero conto della malizia nascosta nelle loro domande. Gesù ha appena chiuso la bocca di tutti rispondendo a uno scriba che gli aveva chiesto qual era il primo di tutti i comandamenti: e nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo (Mc 12,34). Adesso lasciamoci interrogare da Lui. Gesù vede che nel Tempio, quasi scambiato per un “red carpet” cinematografico, c’è chi passeggia in elegantissime vesti occupando i primi posti, quelli più in vista: toh! Sono gli scribi! Sono quelli che dovrebbero insegnare le cose di Dio, sono quelli che hanno fatto studiare per tanti anni nelle università e che dovrebbero dare una bella testimonianza! Ma come? Eppure fanno preghiere lunghissime alla vista di tutti! Gesù ammonisce chiunque di guardarsi da questi falsi maestri e dal loro modo di vivere. Apparentemente religiosi, costoro vivono nel culto del proprio io cercando la gloria dagli uomini e nascondendo, dietro la loro ricchezza, più grandi ingiustizie: divorano le case delle vedove (Mc 12,40). Ho letto poco fa una intervista rilasciata da Francesco a un settimanale olandese: “un credente non può parlare di povertà e poi vivere come un faraone”. C’è una mondanità (il papa ce l’ha più volte ripetuto) che uccide la fede e l’essere umano. Ma chi rappresenta in qualche modo la fede e poi la smentisce con il suo modo di vivere, amando di più il potere, l’apparire e l’avere, avrà un giudizio più severo. Come sempre, il Signore ci avverte ed è giusto in quel che ci dice.

Il tesoro del Tempio, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, novembre 2015
Il tesoro del Tempio, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, novembre 2015

Ma Gesù, se da un lato ci dice di guardarci da chi si serve della parola di Dio e degli altri per primeggiare, dall’altro, ci dice anche di guardare chi Lui guarda (Mc 12,42). Come è diverso quel che guarda Dio e quel che guarda l’uomo! C’è una celebre pagina della Scrittura che lo esprime a chiare lettere: l’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore (1 Sam 16,7). Ma non solo. Gesù ci dice di guardare quella donna che nel Tempio ai più passa inosservata. Perché possiamo capire e credere che il Signore si identifica prima di tutto con coloro che non sono guardati dagli uomini: in essi sono nascoste grandissime lezioni da apprendere! Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei (Mt 23,2), ma Gesù seduto davanti al tesoro del Tempio oggi ci dice che sulla sua cattedra, ad insegnare con Lui, ci va con diritto una povera vedova! Lei è il suo tesoro! Quel che fa lei in silenzio deve diventare il nostro tesoro!

L'obolo della vedova, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, novembre 2015
L’obolo della vedova, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, novembre 2015

Mi ricordo ancora, tra i tanti maestri qualificati da Gesù e squalificati dagli uomini incontrati sulla mia strada, una vedova conosciuta durante una missione di evangelizzazione in un villaggio delle Ande peruviane. Per questo evento si mosse un gruppo di circa 40-50 persone, per lo più giovani. Eravamo alloggiati negli ambienti poverissimi delle scuole. Abbiamo vissuto una settimana indimenticabile. Andavamo a portare il messaggio di amore del vangelo tra quella popolazione molto povera, dappertutto trovavamo una accoglienza incredibile. Un giorno quella donna che viveva da sola, vedova, mi invitò a pranzo insieme alla mia equipe di 5 ragazzi. Quando giungemmo nella sua casa (per noi una baracca) la trovammo indaffarata a preparare qualcosa su cui sederci ed appoggiarci per mangiare. Mentre alcuni ragazzi l’aiutavano, poggiai il mio sguardo sulle uniche due pentole della vecchia cucina. Come cibo non v’era altro, né sulla cucina, né attorno a noi. Dentro una pentola c’era un pollo già diviso in porzioni. Dentro l’altra del riso. Allora quella povera donna ci fece sedere e, così come riusciva, con quelle poverissime stoviglie, cominciò silenziosamente a distribuirci quel riso e quel pollo. Dovevate vederla, era una liturgia. Per noi dunque, una giusta porzione, anche se piccolissima. Per lei invece, una porzione solo simbolica: un cucchiaio di riso. In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri…ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere (Mc 12,43-44). Terminata la distribuzione, quella donna stupenda si raccolse un poco. Poi, nel suo sorriso, ci guardò con affetto, e contenta cominciò a benedire e lodare Dio perché eravamo andati a visitarla per parlarle dell’amore di Dio per lei. E noi ce ne tornammo da lì, contenti, perché Ella ci aveva parlato dell’amore di Dio per noi.

BUONA DOMENICA A TUTTI!

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SOBRE SU CÁTEDRA UNA POBRE VIUDA

 

Jesús enseñaba a vivir. Su enseñanza dejaba muchas veces con la boca abierta a sus auditores. ¡Puedan quedarse siempre abiertas nuestras bocas cada vez que leemos el evangelio! Los evangelios nos cuentan que la gente sencilla escuchaba con mucho gusto al Señor y se quedaba estupefacta de lo que oía de su boca; por lo tanto, a ellos les venía espontáneo confrontar con la enseñanza que daban los escribas, fariseos y doctores de la ley. La gente notaba que de hecho no era la misma cosa. Los evangelios sinópticos narran que al final de una enseñanza o de un gesto prodigioso hecho por Jesús, todos se quedaban maravillados haciéndose los unos a los otros la pregunta: ¿qué enseñanza nueva (dado con autoridad) es esta?

Jesús está enseñando en el Templo. Aquí se pueden ver tantas cosas. Como hoy, cuando vas a las basílicas, a las catedrales, o también en nuestras iglesias parroquiales. Jesús hacia abrir la boca por la maravilla, a otros en cambio las cerraba para que se dieran cuenta de la malicia escondida en sus preguntas. Jesús ha apenas cerrado la boca de todos respondiendo a un escriba que le había preguntado cuál era el primero de todos los mandamientos: y nadie más tenía el coraje de interrogarlo (Mc 12,34). Ahora dejémonos interrogar por Él. Jesús ve que en el Templo, casi intercambiado por una “red carpet” cinematográfica, hay quien pasea en elegantísimos vestidos ocupando los primeros lugares, aquellos más en vista: ¡ah! !Son los escribas! ¡Son los que deberían enseñar las cosas de Dios, son aquellos que han hecho estudiar por muchos años en las universidades y que deberían dar un lindo testimonio! Pero ¿cómo? Además ¡hacen oraciones larguísimas a la vista de todos! Jesús amonesta a todos que se cuiden de estos falsos maestros y de su modo de vivir. Aparentemente religiosos, estos viven en el culto del propio yo buscando la gloria de los hombres y escondiendo, detrás de sus riquezas, más grandes injusticias: devoran las casas de las viudas (Mc 12,40). He leído hace poco tiempo una entrevista concedida por Francisco a una revista holandesa: “un creyente no puede hablar de pobreza y luego vivir como un faraón” Hay una mundanidad (el papa nos lo ha repetido muchas veces) que mata la fe y el ser humano. Pero quien representa de alguna manera la fe y luego la desmiente con su modo de vivir, amando más el poder, la apariencia y el tener, tendrá un juicio más severo. Como siempre, el Señor nos advierte y es justo en lo que nos dice.

Pero Jesús, si de un lado nos dice que nos cuidemos de quien se sirve de la Palabra de Dios y de los demás para primar, del otro, nos dice también que miremos a quien Él mira (Mc 12,42). ¡Cómo es diferente lo que mira Dios y lo que mira el hombre! Hay una célebre página de la Escritura que lo expresa con claras letras: el hombre mira la apariencia, el Señor mira el corazón (1Sam 16,7) Pero no solo. Jesús nos dice que miremos aquella mujer que en el Templo para los demás pasa desapercibida. Para que podamos entender y creer que el Señor se identifica antes que nada con aquellos que no son mirados por los hombres: ¡en ellos se esconde grandísimas lecciones para aprender! Sobre la cátedra de Moisés se han sentado los escribas y los fariseos (Mt 23,2), pero Jesús sentado delante del tesoro del Templo hoy nos dice que sobre su cátedra, a enseñar con Él, va con derecho ¡una pobre viuda! ¡Ella es su tesoro! ¡Lo que hace ella en silencio debe volverse nuestro tesoro! Me acuerdo todavía, entre los tantos maestros calificados de Jesús y descalificados para los hombres encontrados en mi camino, una viuda encontrada durante una misión de evangelización en un pueblo de los Andes peruanos. Para este evento se movió un grupo de más o menos 40-50 personas, más que nada jóvenes. Estábamos alojados en los ambientes muy pobres de los colegios. Hemos vivido una semana inolvidable. Íbamos a llevar el mensaje de amor del evangelio entre esa población muy pobre, por todas partes encontrábamos una acogida increíble. Un día una mujer que vivía sola, viuda, me invitó a almorzar junto a mi equipo de 5 jóvenes. Cuando llegamos a su casa (para nosotros una choza) la encontramos atareada en preparar algo en donde sentarnos y apoyarnos para comer. Mientras algunos jóvenes la ayudaban, puse mi mirada sobre las únicas dos ollas de la vieja cocina. Como almuerzo no había otra cosa, ni sobre la cocina, ni alrededor de nosotros. Dentro de una olla había pollo ya dividido en porciones. Dentro de la otra había arroz. Entonces esa pobre mujer nos hizo sentar y, así como lograba, con esos pobres servicios, comenzó silenciosamente a distribuirnos el arroz y el pollo. Debían verla, era una liturgia. Para nosotros entonces, una justa porción, aunque si pequeña. Para ella en cambio, una porción solo simbólica: una cuchara de arroz. En verdad les digo: esta viuda, así pobre, ha echado más que todos los demás en el tesoro… ha echado todo lo que tenía, todo lo que tenía para vivir (Mc 12,43-44). Terminada la distribución, aquella mujer estupenda se recogió un poco. Luego, en su sonrisa, nos miró con afecto, y contenta comenzó a bendecir y alabar a Dios porque habíamos ido a visitarla para hablar del amor de Dios por ella. Y nosotros regresamos de allí, contentos, porque Ella nos había hablado del amor de Dios por nosotros.

BUEN DOMINGO A TODOS!

5 thoughts on “SULLA SUA CATTEDRA UNA POVERA VEDOVA

  1. Nello stesso modo, osservando il piccolo mondo in cui lavoro, mi accorgo di anziani che non hanno casa, hanno pochi affetti, sono destinati a trascorrere la propria vita dipendendo totalmente da altri, da estranei.Ebbene, alcuni di questi non li senti mai lamentarsi, ringraziano per ogni cosa, hanno pazienza di aspettare che gli assistenti arrivino anche da loro per pulirli, per aiutarli a mangiare, per abbassare la spondina del letto, a volte per spostare un arto che loro non riescono più a comandare. E non li senti imprecare, non li se li senti maledire quella condizione in cui si trovano.Per me questa è una lezione di vita che ogni giorno ho davanti e, anche se sembra che non abbiano nulla da dare, il loro sorriso, il loro saluto, sono comunque doni preziosi perché rappresentano tutto ciò che possiedono. Quando poi giro la testa dall’ altra parte vedo tanta gente scontenta pur avendo in apparenza tutto, salute, denaro, indipendenza e penso che finché non si ammette di aver ricevuto tanto mai si riuscirà a dare tanto.

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  2. Grazie don, hai iniziato dicendo che Gesú insegna a vivere e hai finito raccontando che quella anziana vedova vi ha insegnato a vivere.
    La differenza?…non c’é.
    Se continuo a credere é perché il Vangelo é reale e in quella persona si incarna e l’ho visto e incontrato.
    Grazie e buona domenica!

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  3. L’offerta della vedova: due poveri spiccioli.
    Ho conosciuto una donna, abitava in un Istituto per disabili, lei aveva dei grossi problemi, ma ciò che la faceva soffrire di più, era la sua vista, quasi cieca e ultimamente era malata al cuore.
    Aveva anche deficit mentale e pur non avendo nessun grado di istruzione, sapeva instaurare con tutte le persone che incontrava, dei rapporti di simpatia e amicizia. Perfino coi medici scherzava ironizzando della sua malattia dicendo: ho fatto l’operazione agli occhi alle “corne” ( come affermava lei ) ma, non ho avuto nessun risultato.
    Quando è morta ha lasciato un vuoto, ma quello che ha saputo donare è stato ciò che realmente lei era: povera, ma con una grande umanità e tanta fede.
    Se facciamo diventare ciò che è nostro, di Dio, come ha fatto questa donna e la vedova del vangelo, avremo un tesoro che mai ci sarà tolto.
    Se sapremo gettare in Dio anche la nostra miseria, allora Dio trasformerà la nostra vita, ci dobbiamo credere.
    Grazie p.Giacomo e buona domenica!

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