TUTTO DIPENDE DALL’AMORE

XXX DOMENICA DEL T.O.

anno A (2020)

Es 22,20-26; 1Ts 1,5-10; Mt 22,34-40

L’astuto fariseo esperto nella Legge non chiese quale fosse il secondo, ma solo il primo. Però quel giorno ebbe da Gesù la breve lezione di non separarlo mai dal primo. Perché questa è sempre la nostra tentazione. Essere d’accordo sul primo e più grande dei comandamenti non serve a niente se poi non lo si lega fermamente al secondo. Sono due facce della stessa moneta. Dio ha impresso la sua immagine sul volto dell’uomo: non si può dunque amarlo realmente negando l’amore alla sua immagine in terra. Giovanni evangelista lo esprime telegraficamente: se uno dice “io amo Dio” e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede (1Gv 4,20). In realtà la risposta alla domanda del fariseo era già contenuta nell’Antico Testamento. Le indicazioni puntuali presenti nella 1a lettura di oggi sono una delle tantissime prove del legame inossidabile che Dio ha stabilito tra l’amore a Lui e all’uomo.

La novità delle parole di Gesù dunque non sta nel contenuto, ma nel rivelare l’unità dei 2 comandamenti quale unico grande comandamento da cui dipende ogni altra norma (Mt 22,40). Notate bene: da esso dipende tutta la Legge e i profeti. Il che vuol dire che ogni comandamento, ogni norma che non sia a custodia e servizio della libertà di amare ed essere amati, è qualcosa di nocivo e fuorviante. “Dio non sopporta l’’ateismo’ di chi nega l’immagine divina che è impressa in ogni essere umano. Quell’ateismo di tutti i giorni: io credo in Dio ma con gli altri tengo la distanza e mi permetto anche di odiarli. Questo è ateismo pratico. Non riconoscere la persona umana come immagine di Dio è un sacrilegio, è un abominio, è la peggior offesa che si può recare al tempio e all’altare” (Papa Francesco, Udienza Generale del 21.10.2020).

XXX DOMENICA

Dipende tutta la Legge e i profeti: le 10 parole di Dio hanno un unico fine, quello di far amare Dio e il prossimo. Leggere e interpretare le 10 parole e tutti gli altri precetti senza aver presente la loro dipendenza all’unico grande comandamento richiamato da Gesù (cfr. Dt 6,5ss.), può diventare addirittura pericoloso. Provate a chiedere a ex-testimoni di Geova o a cristiani caduti nelle grinfie di personaggi carismatici senza discernimento. Per afferrare il nocciolo della Legge bisogna dunque tornare sempre a questo episodio evangelico. O si parte da questo chiarimento o l’immagine di Dio e il senso delle sue parole rischiano di deformarsi fino a degenerare la nostra umanità. Un giorno una donna di mezza età mi ha chiesto di essere ascoltata. Voleva verificare, dopo essersi confessata con un sacerdote, se il cammino penitenziale indicatole dal prete fosse esigibile. Siccome era caduta nei pettegolezzi, si è sentita rivolgere l’invito a leccare il pavimento di casa quale penitenza corrispettiva. Una richiesta molto sana, volta a recuperare e custodire l’umanità del peccatore, che ne dite? Mi congratulai con la signora per aver rifiutato la proposta, aggiungendo che aveva mantenuto in tal modo una buona igiene mentale.

Noi crediamo che l’uomo non possa vivere una vita piena e felice senza sentirsi amato e senza amare Dio e il prossimo: non è una opzione fra le tante, non è un “di più”, è una necessità per la nostra felicità. Come direbbe S.Agostino, è costitutivo del nostro essere: per questo abbiamo bisogno che Dio ce ne insegni l’arte ogni giorno. Ogni giorno dobbiamo chiederglielo nella preghiera, confessandogli di non saper amare senza di Lui, né se stessi, né Lui, né il nostro prossimo. Ma questa verità implica la progressiva scoperta dei nostri idoli, di tutto ciò che ruba il posto a Dio nel nostro cuore. Perché mi piaccia o non mi piaccia, ci creda o non ci creda, se non amo Dio con tutto il cuore, con tutta la vita e tutta la mente e il prossimo come me stesso, vuol semplicemente dire che sto amando qualcuno o qualcos’altro come fosse Dio. Con la sola differenza che qualcuno o qualcos’altra deluderà, perché non potrà mai darmi vera vita e felicità. Dio invece sì. Per questo mi “comanda” di amarlo. Amarlo insieme al mio prossimo è un cammino di liberazione che non delude, anche se comporta sofferenza. Come dice il salmo, alla lunga ci si trova a correre nella via dei suoi comandi, perché Egli allarga il mio cuore (Sal 119,32).

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TODO DEPENDE DEL AMOR

El astuto fariseo experto en Leyes no preguntó cuál era el segundo, sino solo el primero. Pero aquel día tuvo de Jesús la breve lección de no separarlo nunca del primero. Porque esta es siempre nuestra tentación. Estar de acuerdo sobre el primero y más grande de los mandamientos no sirve de nada si luego no se vincula firmemente al segundo. Son dos caras de la misma moneda. Dios ha imprimido su imagen sobre el rostro del hombre: no se puede entonces amarlo realmente negando el amor a su imagen en la tierra. Juan evangelista lo expresó telegráficamente: si uno dice: “yo amor a Dios” y odia a su hermano, es un mentiroso. Quien de hecho no ama al propio hermano que ve, no puede amar a Dios que no ve (1Gv 4,20). En realidad, la respuesta a la pregunta del fariseo estaba ya contenida en el Antiguo Testamento. Las indicaciones puntuales presentes en la lectura de hoy son una de las tantísimas pruebas del vínculo inoxidable que Dios ha establecido entre el amor a Él y al hombre.

La novedad de las palabras de Jesús entonces no está en el contenido, sino en el revelar la unidad de los 2 mandamientos cual único grande mandamiento del cual depende cada otra norma (Mt 22,40). Noten bien: de esto depende toda la Ley y los profetas. Lo que quiere decir que cada mandamiento, cada norma que no sea en custodia y servicio de la libertad de amar y ser amados, es algo nocivo y engañoso. “Dios no soporta el ateísmo de quien niega la imagen divina que está imprimida en cada ser humano. Aquel ateísmo de todos los días: yo creo en Dios, pero con los otros tengo la distancia y me permito también odiar. Esto es ateísmo practico. No reconocer a la persona humana como imagen de Dios es un sacrilegio, es abominable, es la peor ofensa que se puede hacer al templo y al altar” (Papa Francisco, Audiencia General del 21.10.2020)

Depende toda la Ley y los profetas: las 10 palabras de Dios tienen un único fin, aquello de hacer amar a Dios y al prójimo. Leer e interpretar las 10 palabras y todos los otros preceptos sin tener presente la dependencia de ellos al único y grande mandamiento llamado por Jesús (cfr. Dt 6,5ss.), puede volverse además peligroso. Prueben a preguntar a ex testigos de Jehová o a cristianos caídos en las garras de personajes carismáticos sin discernimiento. Para aferrar el meollo de la Ley es necesario entonces regresar siempre a este episodio evangélico. O se parte de esta aclaración o la imagen de Dios y el sentido de sus palabras arriesgan de deformarse hasta degenerar nuestra humanidad. Un día una mujer de mediana edad me ha pedido que la escuche. Quería verificar, después de confesarse con un sacerdote, si el camino penitencial indicado por el sacerdote fuera exigible. Como había caído en los chismes, la han invitado a lamer el piso de su casa como penitencia equivalente. Un pedido muy sano, dirigido a recuperar y custodiar la humanidad del pecador, ¿qué dicen? La felicité a la señora por haber rechazado la propuesta penitencial, agregando que había mantenido de tal manera una buena higiene mental.

Nosotros creemos que el hombre no pueda vivir una vida plena y feliz sin sentirse amado y sin amar a Dios y al prójimo: no es una opción entre las tantas, no es un “más”, es una necesidad para nuestra felicidad. Como diría S. Agustín, es constituido de nuestro ser: por esto necesitamos que Dios nos enseñe el arte cada día. Cada día debemos pedírselo en la oración, confesándole de no saber amar sin Él, ni a nosotros mismos, ni a Él, ni a nuestro prójimo. Pero esta verdad implica el progresivo descubrimiento de nuestros ídolos, de todo lo que roba el lugar a Dios en nuestro corazón. Porque me guste o no me guste, crea o no crea, si no amo a Dios con todo el corazón, con toda la vida y toda la mente y al prójimo como a mí mismo, quiere decir sencillamente que estoy amando a alguien o a otra cosa como si fuera Dios. Con la única diferencia que alguien o algo decepcionará, porque no podrá nunca darme verdadera vida y felicidad. Dios en cambio sí. Por esto me “manda” que lo ame. Amarlo junto al prójimo es un camino de liberación que no decepciona, también si implica sufrimiento. Como dice el salmo, a la larga nos encontramos corriendo en el camino de sus mandamientos, porque allí Él ensancha mi corazón (Sal 119,32).

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