DIO NON CI FERMA, CI MANDA

XIV DOMENICA DEL T.O.

anno C (2019)

Is 66,10-14; Gal 6,14-18; Lc 10,1-12.17-20

Il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città». I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». 

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Il Signore Gesù ha affidato la sua missione alla chiesa. Non è riservata a chi nel suo seno riveste un ministero gerarchico (che è pur sempre solo un servizio): tutti i credenti, in quanto amati, sono chiamati; e come tali hanno un compito, rivestiti dallo Spirito Santo dei doni necessari per compierlo. Luca ci tiene molto a sottolinearlo, infatti è l’unico dei sinottici a riportare la missione in cui Gesù sceglie 72 discepoli. Basterebbe questa semplice considerazione per concludere che la chiesa è un popolo peregrinante di gente inviata. La chiesa è missione, è per sua natura missione! Non so in quanti documenti magisteriali ho trovato ribadita questa verità. Sono innumerevoli. So invece quanto cammino deve compiere ancora la chiesa nei suoi figli e nelle sue strutture per convincersene e convertirsi. La fatica di papa Francesco con la sua esortazione Evangelii Gaudium ad essere accolto nelle scelte pastorali di una larga parte della chiesa, lo dimostra ampiamente.

Li inviò a due a due
Li inviò a due a due, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, luglio 2019

Un’occhiata a quanto ci chiede il Signore come chiesa in stato di missione. Sembra che Lui sia più preoccupato del come i discepoli dovranno annunciare, piuttosto che del contenuto da annunciare. Li inviò due a due (Lc 10,1): questo è il “setting”, l’atmosfera che i discepoli devono sempre creare e ricreare nel loro andare. Significa che tutto quanto annunceranno sarà credibile solo e soltanto in una relazione fraterna visibile e tangibile, aperta a far entrare in essa chiunque accolga l’annuncio. Ma il nostro apostolato oggi, qualunque esso sia e dovunque sia chiamato a realizzarsi, manifesta questo clima relazionale? Pregate (Lc 10,2): la missione è più grande della nostra esistenza, abbraccia una storia più grande delle nostre capacità di comprenderla, ha una portata ben più grande dei nostri numeri. La missione sgorga dal Padre, ed è al Padre dunque che bisogna sempre rivolgersi per non sentirci indispensabili e per vivere bene, nella fede, il “gap” che si avvertirà sempre tra quello che facciamo e quello di cui c’è bisogno. Nei miei primi anni di missione in Perù, questa è stata una lezione durissima. La missione dunque nasce dalla preghiera e nella preghiera bisogna sempre riportarla.

Andate, vi mando come agnelli in mezzo a lupi (Lc 10,3): un invito preciso di Gesù ad accettare il suo stile di vita. Il pastore fu attorniato da lupi, ma non ne condivise mai il modo di vivere. Visse fino alla fine come un agnello. Thomas Hobbes ti dice “homo homini lupus”: non ti da speranza e ti ferma. Gesù invece ti dice che puoi vivere lo stesso, ma non da lupo: e ti invia agli altri ricordandoti che hai ricevuto il suo stesso Spirito. Questo ti da speranza. Perché nel mondo, se è vero che si incroceranno lupi approfittatori (Lc 10,10-11), è anche vero che si incontreranno uomini di pace (Lc 10,5-6). Ai discepoli missionari la gioia e la pace di essere portatori di una messaggio pieno di vita che, in ogni caso, sia nel rifiuto che nell’accoglienza, sarà l’unico tesoro che mai si allontanerà da essi. Se il discepolo ne è consapevole, allora è in grado di comprendere anche la strana raccomandazione del Signore che riguarda borsa, sacca, sandali e saluti per la strada (Lc 10,4). Può il Signore comandare di non avere un bel niente, nemmeno di che calzare per il cammino? Può comandare di togliere il saluto alle persone che si incontrano per strada? Cos’è questo linguaggio?

Ancora una volta si vuol far emergere un problema di discernimento. Questa raccomandazione richiama il vangelo di domenica scorsa nei 3 casi di sequela osservati. Nella vita, il discepolo dovrà sempre misurare la sua relazione con Gesù nelle scelte che fa. Ci sono scelte buone che aiutano la sua missione, ce ne sono altrettanto buone, ma non necessarie o sconvenienti, che attardano l’annuncio e la presenza del regno di Dio. Dunque non è questione di non avere nemmeno una borsa con oggetti personali, una sacca con qualche indumento di riserva, oppure di avere calzature. E’ questione di non avere alcuna preoccupazione circa questi mezzi umani e di rimanere liberi e sobri nel loro possesso. Liberi e sobri anche nelle relazioni umane, anche negli affetti: si tratta di non permettere che si antepongano alla priorità della missione/vocazione cui il Signore ci chiama. C’è il serio rischio che ci si disperda in cose secondarie e in nome del bene! Perché c’è un bene che fa crescere nella via di Dio, ma c’è anche un bene fuorviante! (cfr. Lc 9,57-62).

Un’ultima osservazione sul finale del vangelo. I 72 rientrano pieni di gioia, sorpresi di aver visto i demoni sottomettersi loro nel nome di Gesù (Lc 10,17). Il Signore conferma il dono fatto (Lc 10,18-19), ma li invita a “concentrare” la loro gioia per una realtà di spessore ben più importante di quella che fa riportare vittoria sul nemico. Cioè la sorpresa vera del discepolo non può ridursi a questo, anche se moltissimi si fermano lì, a cercare l’ebbrezza passeggera di vedere satana piegarsi al nome di Gesù. Si rimarrebbe interiormente puerili come i Corinti, che S.Paolo deve educare per l’amore smodato dei leaders, dei carismi e dei “superapostoli” (cfr. 1 e 2Cor). La sorpresa vera e continua del discepolo si estende a tutta la sua missione evangelizzatrice, dentro la quale scopre che, mentre cammina ancora sulla terra, abita già in Cielo, perché è un uomo/donna rinato/a da lì: rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli (Lc 10,20).

 

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DIOS NO NOS DETIENE, NOS ENVIA

 

El Señor Jesús ha confiado su misión a la iglesia. No está reservada a quien en su seno reviste un ministerio jerárquico (que si bien es siempre solo un servicio): todos los creyentes, en cuanto amados, están llamados; y como tales tienen una tarea, revestidos del Espíritu Santo de los dones necesarios para cumplirlo. Lucas se esfuerza mucho en subrayarlo, de hecho es el único de los sinópticos a reportar la misión en la cual Jesús elige a 72 discípulos. Bastaría esta simple consideración para concluir que la iglesia es un pueblo peregrino de gente enviada. La iglesia es misión, ¡es por su naturaleza misión! No sé en cuántos documentos magisteriales he encontrado confirmada esta verdad. Son muchísimas. Sé en cambio cuanto camino debe cumplir todavía la iglesia en sus hijos y en sus estructuras para convencerse y convertirse. La fatiga de Papa Francisco con su exhortación Evangelii Gaudium a que sea acogido en las elecciones pastorales de una ancha parte de la iglesia, lo demuestra ampliamente.

Una ojeada a cuanto nos pide el Señor como iglesia en estado de misión. Parece que Él esté más preocupado del como los discípulos deberán anunciar, más que del contenido que hay que anunciar. Los envió de dos en dos (Lc 10,1): estos son los “ajustes”, la atmosfera que los discípulos deben siempre crear y recrear al ir. Significa que todo cuanto anunciarán será creíble solo y solamente en una relación fraterna visible y tangible, abierta haciendo entrar en ella a cualquiera que acoja el anuncio. Pero nuestro apostolado hoy, cualquiera esta sea y en donde sea llamado a realizarse, ¿manifiesta este clima relacional? Recen (Lc 10,2): la misión es más grande que nuestra existencia, abraza una historia más grande que nuestra capacidad de comprenderla, tiene una dimensión mucho más grande que nuestros números. La misión nace del Padre, y es al Padre entonces que se necesita siempre dirigirse para no sentirnos indispensables y para vivir bien, en la fe, la “brecha” que se advertirá siempre entre lo que hacemos y lo que es necesario. En mis primeros años de misión en el Perú, esto ha sido una lección durísima. La misión entonces nace de la oración y en la oración es necesario siempre llevarla.

Vayan, pero sepan que los envío como corderos en medio de lobos (Lc 10,3): una invitación precisa de Jesús a aceptar su estilo de vida. El pastor fue rodeado por lobos, pero no compartió nunca el modo de vivir. Vivió hasta el final como un cordero. T. Hobbes te dice “homo homini lupus”: no te da esperanza y te detiene. Jesús en cambio te dice que puedes vivir igual, pero no como lobo; y te envía a los demás recordándote que has recibido su mismo Espíritu. Esto te da esperanza. Porque en el mundo, si es verdad que se cruzarán lobos aprovechadores (Lc 10,10-11), es también verdad que se encontrarán hombres de paz (Lc 10,5-6). A los discípulos misioneros el gozo y la paz de ser portadores de un mensaje lleno de vida que, en cada caso, ya sea en el rechazo que en la angustia, será el único tesoro que nunca se alejará de ellos. Si el discípulo es consciente, entonces está en grado de comprender también la extraña recomendación del Señor que se refiere a cartera, bolsa, sandalias y saludos por el camino (Lc 10,4). ¿Puede el Señor mandar no tener nada, ni siquiera qué calzar por el camino? ¿Puede mandar de quitarte el saludo a las personas que se encuentran por el camino? ¿Qué es este lenguaje?

Una vez más todavía se quiere hacer emerger un problema de discernimiento. Esta recomendación recuerda al evangelio del domingo pasado en los 3 casos de secuela observados. En la vida, el discípulo deberá siempre medir su relación con Jesús en las elecciones que hace. Hay elecciones buenas que ayudan a su misión, hay otras buenas, pero no necesarias o inadecuadas, que atrasan el anuncio y la presencia del reino de Dios. Entonces no es cuestión de no tener ni siquiera una bolsa con objetos personales, una maleta con algunos vestidos de reserva, o tener zapatos. Es cuestión de no tener alguna preocupación con respecto a estos medios humanos y de quedarse libres y sobrios en sus posesos. Libres y sobrios también en las relaciones humanas, también en los afectos: se trata de no permitir que se antepongan a la prioridad de la misión/vocación a la cual el Señor nos llama. Está el serio riesgo que nos dispersemos en cosas segundarias ¡y en nombre del bien! Porque hay un bien que hace crecer en el camino de Dios, ¡pero hay también un bien engañoso! (cfr. Lc 9,57-62).

Una última observación sobre el final del evangelio. Los 72 regresan llenos de gozo, sorprendidos por haber visto a los demonios someterse a ellos en el nombre de Jesús (Lc 10,17). El Señor confirma el don hecho (Lc 10,18-19), pero los invita a “concentrar” su gozo en una realidad de espesor mucho más importante de aquella que hace devolver la victoria sobre el enemigo. O sea la sorpresa verdadera del discípulo no puede reducirse a esto, también si muchísimos se detienen allí, a buscar la emoción pasajera de ver a satanás doblarse al nombre de Jesús. Se quedaría interiormente infantiles como los Corintios, que S. Pablo debe educar el amor desmesurado de los líderes, de los carismas y de los “súper apóstoles” (cfr. 1 e 2Cor). La sorpresa verdadera y continúa del discípulo se extiende a toda su misión evangelizadora, dentro de la cual descubre que, mientras camina todavía sobre la tierra, habita ya en el Cielo, porque es un hombre/mujer renacido/a de allí: alégrense no porque los demonios se someten a ustedes, sino más bien porque sus nombres están escritos en los cielos (Lc 10,20).

3 pensieri riguardo “DIO NON CI FERMA, CI MANDA

  1. A me è rimasto impresso il modo di presentarsi dei discepoli. Il fatto di andare “di casa in casa” senza sandali né borsa, praticamente “disarmati”, privi di tutto, potrebbe essere la metafora di chi, per essere credibile agli occhi degli altri si presenta in atteggiamento umile, di chi è disposto ad ascoltare e a ricevere e non ha invece l’ atteggiamento prevaricatore o di chi si mette in cattedra perché ha la Verità in tasca. Molto spesso oggi nei rapporti umani è questo che emerge, il voler sopraffare l’ altro con le proprie idee “urlate” per portarlo a tutti i costi dalla nostra parte. Un esempio per tutti sono i nostri politici quando fanno campagna elettorale per avere consensi!
    Gesù e i suoi veri discepoli non vogliono consensi; Gesù e i suoi veri discepoli si accostano con delicatezza agli altri, senza sovrastrutture, senza maschere. Se vogliono portare pace devono presentarsi “disarmati”, poveri di tutto e proprio per questo capaci di condividere ciò che nelle case (vedi persone) viene offerto, di qualsiasi cosa si tratti!! In effetti spesso nelle relazioni il primo step è proprio l’ascolto, l’ anamnesi di noi medici!!! Ascoltare è accogliere.
    Poi può continuare la relazione, approfondirsi, maturare.
    Un’ altra cosa che di questo brano mi è piaciuta è la presa di coscienza che se l’ annuncio porta i suoi frutti non dobbiamo arrogarcene il merito, in quanto noi siamo soltanto gli “amplificatori”, niente di più e questo bisogna ricordarlo sempre!!
    E in ultimo mi ha fatto molto pensare quel discorso dello “scrollarsi” la polvere della casa che non ci accoglie in quanto è a mio parere un messaggio chiaro di come può essere l’ esito dell’ annuncio, cioè può anche essere infausto…..ancora una volta quindi siamo sollecitati a decidere da che parte stare, non ci sono vie di mezzo.
    Quella di Gesù è una proposta, non un’ imposizione

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    1. Bellissima riflessione, ti ringrazio tanto Chiara, mi fai sempre vedere cose nuove! E poi sono veramente d’accordo (= cum cordis) noi siamo amplificatori che non devono fare chiasso perchè non dobbiamo convincere nessuno, ma solo offrire fedelmente ciò che ha conquistato i nostri cuori!….

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