SE MI RAGGIUNGE IL TUO SGUARDO

III DOMENICA DEL T.O.

Gn 3,1-5.10; 1Cor 7,29-31; Mc 1,14-20

 

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. 
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

 

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Ero diventato sacerdote da un paio di anni, vivevo a Quartu S.Elena, periferia di Cagliari. Un giorno mi recai al grande ospedale cittadino “Brotzu” per far visita a un uomo che stava combattendo contro il cancro. Non appena varcai la porta del reparto di oncologia, incrociai gli occhi piuttosto spenti di una infermiera ferma nel corridoio, con una cartella clinica tra le mani. Al vedermi, cambiò di aspetto ed esclamò subito a gran voce: “venga, venga padre, entri pure e ci porti qualche bella notizia, perché qui dentro di solito ne girano solo cattive…” Ricordo che quella donna risvegliò in me la coscienza di essere stato chiamato a portare agli uomini il Vangelo, cioè di essere qualcuno che comunica buone notizie, qualcuno che porta una grande speranza laddove l’essere umano non spera più.

Secondo Marco, quando Gesù cominciò il suo ministero pubblico, annunciava sostanzialmente 3 cose:

1) Il tempo è compiuto: la traduzione più corretta dice “è giunto il momento”. Cioè: è finita l’attesa, non c’è più tempo da perdere o per indugiare; siamo nella pienezza del tempo, quindi ogni giorno, in ogni singolo istante che trascorre, si gioca il tutto della nostra vita. Qui ed ora, nel presente che viviamo, c’è da prendere una decisione. Perché?

2) Il regno di Dio è qui: perché è giunto il Regno di Dio, il momento decisivo della storia, che è la stessa persona di Gesù con il suo messaggio per ogni uomo. Leggendo, meditando e ri-meditando la storia di Gesù narrata dai vangeli, conosco cos’è il Regno di Dio e come si entra a farne parte.

3) Convertitevi e credete al vangelo: è l’invito consequenziale all’importanza di quanto è annunciato ai punti 1 e 2. Se davvero credo che il mio presente è denso di una Presenza che viene da un altro mondo, se credo che la storia di Dio con noi continua e si dirige verso un destino eterno dove siamo chiamati a vivere, allora bisogna far cambiare direzione al cuore, agli occhi e ai piedi. La conversione non è dunque, prima di tutto, un cambiamento morale della mia persona. E’ rivolgermi a Lui e credere alle sue parole, ovvero andargli dietro per stare dove Lui sta, per camminare dove Lui cammina, per amare ciò che Lui ama, per costruire una relazione di personale amicizia facendo di Lui il centro della mia vita. Il cambiamento morale è solo una conseguenza di questa relazione.

La conversione è dunque frutto di un’attrazione. Che le cose stiano così lo vediamo chiaramente nella seconda parte del vangelo (Mc 1,16-20). Marco ci offre una narrazione scarna della chiamata dei primi discepoli. Proprio per questo è lasciato all’immaginazione del lettore, messa al servizio dello Spirito, arricchire questo evento per comprenderne il dinamismo. Cosa può aver indotto Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni a rispondere all’invito di Gesù così prontamente? Avranno compreso subito cosa significasse per loro quella proposta di diventare pescatori di uomini? Mi sono soffermato a lungo, nel pregare questo testo, sul fatto che tutto parte dallo sguardo del Signore mentre cammina in ricerca: passando lungo il mare di Galilea, Gesù vide Simone e Andrea…vide Giacomo e Giovanni suo fratello…Mi è parso di cogliere in modo nuovo cosa significhi per il cuore dell’uomo sentirsi amato. Naturalmente, lo dico anche per esperienza personale. Che cosa infatti può far sentire amato un essere umano se non un paio di occhi addosso e una voce che lo chiami per nome?

La chiamata dei primi discepoli

La chiamata dei primi discepoli, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, aprile 2015

Più cammini guardando avanti nella vita, più puoi rileggere il passato. Non mi sarei mai sognato di essere chiamato al sacerdozio. Ma se dovessi dire quale sia stato il momento esatto in cui ho avvertito che qualcosa di non ben definito stava per portare una novità nella mia vita, è stato quando una sera, al termine di una eucarestia celebrata chiedendo a Dio la guarigione per un carissimo amico ammalato, mi è nato il desiderio di parlare con quel prete sconosciuto che aveva presieduto la messa. Al termine di questa, mi misi in fila aspettando il mio turno, perché altre persone lo avevano raggiunto per salutarlo. Quando giunse il mio momento, P.Michele si rivolse a me stringendomi la mano e mi disse: “ciao! Come ti chiami?” – “Giacomo” – risposi – e lui subito replicò: “Giacomo! E’ una gioia per me fare la tua conoscenza!” Poi mi intrattenni con lui per fargli alcune domande. Mi guardava come se in quel momento fossi l’unica persona presente in sala, malgrado ce ne fossero tante. Mi rispondeva con una voce calma e calda. Alla fine mi feci dare il suo indirizzo per scrivergli. Quella sera, per la prima volta, la figura d’uomo del sacerdote mi incuriosì. Prima era per me soltanto un uomo a dir poco insignificante. Avevo 21 anni e ripresi pian piano a frequentare la chiesa e i sacramenti da tempo abbandonati. Cominciai a tenere un fitto epistolario con P.Michele che rispondeva sempre pazientemente alle mie domande. E, quasi senza accorgermene, poco a poco, il fascino di Gesù Cristo prese il sopravvento.

In Gesù posso vedere come Dio mi guarda. Per questo quei quattro pescatori (e poi tanti altri dopo di loro) rimasero per sempre sedotti. Vedere come Dio mi guarda è scoprire chi sono, qual è la mia più profonda verità (cfr. Is 43,4 e Sal 138,14). Per la Bibbia la felicità dell’uomo dipende dal farsi trovare da questo sguardo, non come fece Adamo che si sottrasse ad esso nascondendosi tra gli alberi del giardino (Gn 3,8). E tu che mi hai letto fino ad ora, volevo chiederti: ti sei mai visto dentro gli occhi di Gesù?

 

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SI ME ALCANZA TU MIRADA

 

Me había vuelto sacerdote desde hace un par de años, vivía en Quartu S. Elena, periferia de Cagliari. Un día fui al gran hospital de la ciudad “Brotzu” para hacer una visita a un hombre que estaba luchando contra el cáncer. Apenas pasé la puerta del reparto de oncología, me crucé con los ojos apagados de una enfermera parada en el pasillo, con una carpeta clínica entre las manos. Al verme, cambió de aspecto y exclamó inmediatamente a gran voz: “venga, venga padre, pase y tráiganos algunas buenas noticias, porque aquí dentro normalmente son malas noticias…” Recuerdo que aquella mujer despertó en mí la consciencia de haber sido llamado a llevar a los hombres el Evangelio, o sea de ser alguien que comunica buenas noticias, alguien que lleva una gran esperanza allá donde el ser humano no espera más.

Según Marcos, cuando Jesús comenzó su ministerio público, anunciaba sustancialmente 3 cosas:

  • El tiempo está cumplido: la traducción más correcta dice “ha llegado el momento”. O sea: ha terminado la espera, no hay más tiempo que perder o para tardar; estamos en la plenitud del tiempo, entonces cada día, en cada singular instante que transcurre, se juega el todo de nuestra vida. Aquí y ahora, en el presente que vivimos, hay que tomar una decisión. ¿Por qué?
  • El reino de Dios está aquí: porque ha llegado el Reino de Dios, el momento decisivo de la historia, que es la misma persona de Jesús con su mensaje para cada hombre. Leyendo, meditando y volviendo a meditar la historia de Jesús narrada en los evangelios, conozco qué es el Reino de Dios y cómo se entra a hacer parte.
  • Conviértanse y crean en el evangelio: es la invitación consecuencial a la importancia de cuanto es anunciado en los puntos 1 y 2. Si de verdad creo que mi presente está denso de una Presencia que viene de otro mundo, si creo que la historia de Dios con nosotros continúa y se dirige hacia un destino eterno donde estamos llamados a vivir, entonces es necesario hacer cambiar la dirección al corazón, a los ojos y a los pies. La conversión entonces, no es antes de todo, un cambio moral de mi persona. Es dirigirme a Él y creer a sus palabras, o bien ir detrás para estar donde Él está, para caminar donde Él camina, para amar lo que Él ama, para construir una relación de personal amistad haciendo de Él el centro de mi vida. El cambio moral es solo una consecuencia de esta relación.

La conversión es entonces fruto de una atracción. Que las cosas estén así lo vemos claramente en la segunda parte del evangelio (Mc 1,16-20). Marcos nos ofrece una narración escasa de la llamada de los primeros discípulos. Justamente por esto es dejado a la imaginación de los lectores, puesta al servicio del Espíritu, enriquecer este evento para comprender el dinamismo. ¿Qué cosa puede haber inducido a Simón, Andrés, Santiago y Juan responder a la invitación de Jesús así prontamente? ¿Habrán comprendido inmediatamente qué cosa significase para ellos aquella propuesta de volverse pescadores de hombres? Me he detenido por largo tiempo, rezando este texto, sobre el hecho de que todo parte de la mirada del Señor mientras camina en busca: Mientras iba por la orilla del mar de Galilea, vio a Simón y a su hermano Andrés… vio a Santiago, hijo de Zebedeo, y a su hermano Juan… me ha parecido de coger de manera nueva qué cosa signifique para el corazón del hombre sentirse amado. Naturalmente, lo digo también por experiencia personal. ¿Qué cosa de hecho puede hacer sentir amado a un ser humano si no un par de ojos que lo miran y una voz que lo llama por nombre?

Más caminas mirando adelante en la vida, más puedes volver a leer el pasado. No me había nunca soñado ser llamado al sacerdocio. Pero si tendría que decir cuál ha sido el momento exacto en el cual he advertido que algo no bien definido estaba para traer una novedad en mi vida, ha sido cuando una tarde, al término de una eucaristía celebrada pidiendo a Dios la sanación de un queridísimo amigo enfermo, me ha nacido el deseo de hablar con ese sacerdote desconocido que había presidido la misa. Al término de esta, me puse en la fila esperando mi turno, porque otras personas lo habían alcanzado para saludarlo. Cuando llegó el momento, P. Miguel se dirigió a mí apretándome la mano y me dijo: “¡hola! ¿Cómo te llamas?” – “Giacomo” – respondí – y él inmediatamente replicó: “¡Giacomo! ¡Es una alegría para mí conocerte!” Luego me entretuve con él para hacerle algunas preguntas. Me miraba como si en ese momento fuera la única persona presente en la sala, a pesar de que había tantas. Me respondía con una voz calmada y afectuosa. Al final me hice dar su dirección para escribirle. Aquella noche, por la primera vez, la figura de hombre del sacerdote me dio curiosidad. Antes era para mí solamente un hombre para decir poco insignificante. Tenía 21 años y retomé poco a poco a frecuentar la iglesia y los sacramentos desde mucho tiempo abandonados. Comencé a tener una intensa correspondencia epistolar con P. Miguel que respondía siempre pacientemente a mis preguntas. Y, casi sin darme cuenta, poco a poco, la fascinación de Jesucristo se hizo cargo.

En Jesús puedo ver como Dios me mira. Por esto esos cuatro pescadores (y luego tantos otros después de ellos) se quedaron por siempre seducidos. Ver cómo Dios me mira es descubrir quién soy, cuál es mi más profunda verdad (cfr. Is 43,4 e Sal 138,14). Para la Biblia la felicidad del hombre depende del hacerse encontrar por esta mirada, no como hizo Adán que se sustrajo a esta mirada escondiéndose entre los árboles del jardín (Gn 3,8). Y tú que me has leído hasta ahora, quería preguntarte: ¿nunca te has visto dentro de los ojos de Jesús?