GESÙ, IL CORPO DELL’AMORE

SOLENNITA’ DEL SS.MO CORPO E SANGUE DI CRISTO

Gn 14,18-20; 1Cor 11,23-26; Lc 9,11b-17

Questa è la domenica in cui ricordiamo solennemente cosa ha inventato l’amore del Signore Gesù per noi: ha lasciato nelle nostre mani il suo corpo, ogni giorno. Il che vuol dire: ha lasciato la sua stessa persona, la sua reale presenza, proprio come ci aveva promesso. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20). Se ci pensiamo, non poteva essere altrimenti: chi ama non sopporta l’idea di stare fisicamente lontano dall’amato. Così il nostro Dio ha inventato questa sua nuova presenza tra noi. Ma come è possibile che un’ostia di pane e un po di vino nascondano la sua reale presenza corporea? Come spiegare questa indicibile realtà posta nelle nostre mani? Appunto, un tale mistero non si può spiegare. Quando stiamo davanti all’Eucarestia, bisogna approcciare con il cuore. Altrimenti, si rischia di fallire il contatto. Altrimenti, in quel pane non si vede niente.

Papa Francesco solleva l'ostensorio al termine della processione del Corpus Domini dalla Basilica di San Giovanni in Laterano alla Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma, 30 maggio 2013. Pope Francis holds a monstrance containing a Holy Host at the end of the Corpus Domini procession from St. John Lateran Basilica to St. Mary Major Basilica, in Rome, 30 May 2013. UPDATE IMAGES PRESS/Riccardo De Luca STRICTLY ONLY FOR EDITORIAL USE
Papa Francesco solleva l’ostensorio al termine della processione del Corpus Domini dalla Basilica di San Giovanni in Laterano alla Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma, 30 maggio 2013.

Durante la mia prima esperienza in America Latina (in Perù, periferia di Lima), nell’ultima parrocchia dove svolgevo il mio servizio c’era una cappellina di adorazione permanente del SS.mo Sacramento. Mi ci recavo quasi ogni giorno intorno alle tre del pomeriggio. Lì incontravo sempre Basilia, una mamma molto povera il cui solo inginocchiarsi e poi rimanere davanti al SS.mo esposto, rapiva la mia attenzione. Dopo parecchi giorni, mi sono accorto che questo mi accadeva sistematicamente. Perciò mi dissi: “perché Signore questa donna così povera prende la mia attenzione più di te?”. Pensai tra me: “questo non va bene…”. Poi un giorno mi sono alzato, sono andato da lei inginocchiata e le ho detto: “senti Basilia, adesso tu mi devi dire una cosa. Perché vieni ogni giorno qui? Come fai a restare così a lungo in silenzio con gli occhi verso il SS.mo? Basilia mi guardò solo qualche istante, poi mi disse: “padre, vengo ogni giorno qui per parlare al Signore Gesù. Se non vengo qui, dove andrei? Chi mi ascolterebbe? Chi mi capirebbe? Chi mi aiuterebbe? Vengo e gli parlo di tutto, soprattutto dei miei problemi. Gesù mi ascolta e mi da forza. Senza di Lui non posso andare avanti”. Quel giorno capii che la mia non era distrazione, ma assistevo a una lezione. Gesù stesso spingeva il mio sguardo verso quella donna.

Gesù e i suoi al Cenacolo, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, maggio 2015
Gesù e i suoi al Cenacolo, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, maggio 2016

Cos’è l’Eucarestia? E’ il Signore Gesù che, silenzioso e rispettoso, attende che gli andiamo a parlare della nostra vita. Cos’è l’Eucarestia? E’ il Signore Gesù che ci accoglie e ascolta sempre, ci nutre e ci dona energia per camminare in questa vita scoprendo che si può già vivere un altra vita: la sua, ovvero una vita spesa per amore dei fratelli. Cos’è l’Eucarestia? E’ il Signore Gesù, non un suo mero ricordo, che in ogni s.messa ci chiama al banchetto della fraternità per prendere tra le sue mani noi che prendiamo nelle nostre mani Lui; ci alza al cielo pronunciando su di noi la sua benedizione, ci spezza affinché anche noi, come Lui che si spezza, possiamo sfamare una umanità affamata di amore ancor prima che di pane. E’ questo il movimento esatto che fa il sacerdote con il Suo Corpo tra le mani. Ma bisogna essere convinti di essere cinque pani e due pesci, troppo poca cosa per tutta questa gente (Lc 9,13). E bisogna tuttavia essere convinti che questa poca cosa che siamo, nelle sue mani, diventa una grande cosa. Bisogna essere disposti ad essere spezzati, credendo che le mani di Gesù ci spezzano per una vita benedetta che feconda la mia e quella degli altri (Lc 9,16-17).

Eucaristia7

Quello che mi è successo qualche giorno fa, dopo alcuni giorni di amarezza, forse illumina questo ultimo pensiero. Orismenne è una mamma nigeriana povera che viene con altri fratelli a ricevere in parrocchia degli aiuti alimentari dalla Caritas. Ogni volta che la incrocio mi saluta sempre con tanta affabilità. Un giorno mi sono fermato con lei e l’ho ascoltata nei suoi problemi. Vi lascio immaginare. Un marito e due figli alla continua ricerca di una vita più dignitosa. Quella mattina Orismenne, in attesa della distribuzione, mi ha raggiunto in chiesa dove mi stavo recando per la mia preghiera. Mi disse con un gran sorriso sul volto “padre, mi scusi, ma non trovo la buchetta per le offerte…” – “E’ nell’albero dove si accendono i lumini votivi” – le risposi. Mi diressi con lei verso l’albero votivo, le mostrai la piccola buchetta e lei subito (non volendo far vedere cosa aveva in mano) vi allungò “furtivamente” del denaro cartaceo con la mano, ma non riusciva a farlo entrare. Quando mi feci avanti per aiutarla non credevo ai miei occhi: “Orismenne, cosa stai facendo? Perché stai mettendo tutto quel denaro? Ma guarda che forse può servire a te e la tua famiglia!…”. Erano 105 €! Allora lei mi disse: “padre, questa è la decima del nuovo stipendio di Maurice mio marito. Dopo tanta ricerca finalmente ha trovato lavoro, siamo tanto contenti! Perciò padre, la prego, prenda questi soldi per la parrocchia: mio marito ed io abbiamo deciso di dare al Signore la decima di quello che abbiamo ricevuto per ringraziarlo, come dice di fare la Bibbia. Nella vita, prima viene Dio…”.

corpus-domini

“PRIMA VIENE DIO”. Orismenne e suo marito hanno deciso che le necessità proprie e quelle dei loro figli non sono più importanti della risposta da dare al Signore, non sono più importanti del grazie concreto da dirgli. Se mi fossi messo a far calcoli, avrei potuto impedirle di compiere questo gesto, ma grazie a Dio non le ho tolto la possibilità di scrivere questa pagina di vangelo. Con il loro gesto infatti hanno permesso, liberamente, che il Signore spezzasse qualcosa della loro vita: perciò sono benedetti e sono stati la benedizione per me. Non dimenticherò mai la gioia con cui mi ha consegnato quel denaro. L’Eucarestia è il corpo dell’amore che ci fa capaci di amare come Gesù.

6 thoughts on “GESÙ, IL CORPO DELL’AMORE

  1. Le parole che tu hai “spezzato” anche oggi per noi hanno suscitato in me una profonda riflessione. È molto suggestivo ed efficace il verbo spezzare, soprattutto se lo si riconduce alla nostra vita. Ogni giorno viviamo l’esperienza di “essere spezzati” che per me è quella di permettere che la nostra “crosticina ” protettiva, il nostro involucro, il nostro guscio dorato, venga aperto. E non è mica tanto semplice! Siamo strenui difensori del mondo che ci siamo costruiti, poco disposti a “ribaltare le cose” come ci chiede Gesù, come ha fatto Lui. Rompere quella crosticina vuol dire da una parte uscire dal nostro “piccolo” mondo sicuro ma vuol anche dire permettere a chiunque altro di entrarvi! Sarebbe come, ai tempi odierni, lasciare la porta di casa nostra aperta…….chi di noi se la sentirebbe?
    Potrebbe entrare chiunque, amici, ladri, persone affamate, persone sole, persone in disponendo o antipatiche……quindi preferiamo mettere una password alla porta del nostro cuore e far entrare chi vogliamo noi, cioè solo chi non ci crea problema o disagio.
    Mi si sono aperti gli occhi davanti alla tua odierna riflessione……Gesù ci chiede di “spezzarci” per gli altri, di moltiplicare all’ infinito l’amore, come quei pani e quei pesci che in mano Sua sono diventati talmente tanti che ne sono pure rimasti! !
    E poi mi è anche venuto in mente un’ altra frase : “l’ hanno riconosciuto nello spezzare il pane”….Luca….discepoli di Emmaus preoccupati nel discernimento degli eventi appena vissuti non si accorgono di avere Gesù accanto ma quando Lui “spezza ” il pane per loro, si risvegliano dal loro torpore.
    Quindi possiamo anche noi permettere agli altri di riconoscere Gesù se ci “spezziamo” per loro? O meglio, se ci facciamo spezzare dalle mani di Gesù?

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    1. Sì Chiara, credo che la nostra testimonianza si gioca proprio lì…in questa fede/fiducia che Gesù lascia che la nostra vita sia spezzata come un buon pane. Non è facile, è vero, avere questa fiducia: spezzarsi o farsi spezzare non è indolore, ma nella fede sappiamo che è per una vita in abbondanza! E poi, come dicevi tu, è proprio in una vita spezzata che riconosciamo presente il Maestro!….ciao e grazie del tuo commento!

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  2. Grazie Don Giacomo per le tue toccanti testimonianze di vita che ci regali. È molto chiaro e forte il messaggio del vangelo di oggi. Che bello sapere che io corpo e il sangue di Gesù sono racchiusi nella santissima ostia. Prima di un anno fa non sapevo cosa significava: “partecipare all’adorazione”. Da quando l’ho imparato attendo ogni settimana il momento per andarci e parlare con Lui perché è proprio vero che solo Lui è in grado di ascoltarci e capirci e se lo vogliamo ci parla pure. Io gli parlo ogni giorno, ne ho bisogno e ho scoperto che lui si manifesta a me anche attraverso gli altri. L’altro giorno ero particolarmente triste e giù di morale, stavo facendo fatica a fare tutto. Incontro una mia vicina che era da tanti che non vedevo e mi racconta la sua brutta esperienza di essere stata colpita da un brutto tumore. In lei ho percepito la voglia di vivere e di quanto importante fosse volersi bene e lei faceva coraggio a me che quel giorno mi sentivo stupidamente triste. È stato Gesù a parlarmi attraverso la mia vicina. Voleva dirmi per l’ennesima volta coraggio, io sono vicino a te. Che Dio ti benedica sempre Don Giacomo e che lo Spirito Santo ti illumini sempre in tutto ciò che fai e dici.

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  3. Grazie Don Giacomo per le belle riflessioni , grazie ai bei commenti.
    Forse i pani non furono moltiplicati magicamente, ma fu sufficiente spartire il poco che ciascuno aveva portato nella borsa con un po’ di tempo e un po’ di cuore.
    Poco pane condiviso è sufficiente.

    ” Godi del nulla che hai
    del poco che basta
    giorno dopo giorno:
    e pure quel poco
    – se necessario-
    dividi.
    ( David Maria Turoldo)

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    1. Credo fermamente che le cose andarono come ci ha detto Turoldo…Gesù non è un mago. Gesù ha scatenato un moto di condivisione con il suo gesto coinvolgente….ancora oggi chi ama ha sempre un effetto moltiplicatore….grazie Luca del tuo commento!

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