LE PAROLE DA OSSERVARE

VI DOMENICA DI PASQUA

At 15,1-2.22-29; Ap 21,10-14.22-23; Gv 14,23-29

 

Ho ancora in mente la tragedia di qualche giorno fa. Una promettente studentessa fotomodella che attraversa i binari di una stazione di Milano, la musica a tutto volume con le cuffie alle orecchie. Non avverte il sopraggiungere di un treno ad alta velocità, l’impatto è fatale. Leggo qualche commento. Non ne ho trovato uno che si chiedesse se non ci sia qualcosa di anomalo nell’andare in giro assordando le proprie orecchie, quando la realtà che mi sta davanti richiederebbe una concentrazione auditiva ben diversa e rivolta a tante altre persone o cose che mi circondano, non solo su se stessi. Questo fatto mi ha fatto pensare quanto sia importante dirigere il traffico di quello che arriva alle mie orecchie: senza questa attenzione, possono giungere ad esse anche semi di morte.

La tua parola è lampada, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, ottobre 2013
La tua parola è lampada, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, ottobre 2013

Come è importante ricevere parole che comunichino vita e ottimismo! E’ così importante che da qualche tempo siamo arrivati a capire quanto sono determinanti persino nella vita intrauterina, come dimostrano vari studi scientifici al riguardo. I cristiani si fidano di uno che dice: le mie parole sono spirito e vita (Gv 6,63). Anzi, nel vangelo di oggi il Signore sembra dirci che l’amore per Lui è proporzionale alla accoglienza/frequenza della sua parola (Gv 14,23). Però ci si sarebbe aspettato che dicesse: se uno mi ama ascolterà la mia parola. Invece dice: osserverà la mia parola. Ma come si può “guardare” la parola? E’ solo un povero esempio, ma può aiutare. Sui banchi universitari di teologia ho incrociato due luminari dell’esegesi biblica, ritenuti allora i maggiori esperti italiani del vangelo di Giovanni per le conoscenze linguistiche-semantiche e i prolungati studi su quel vangelo. Quando uno di essi dava le sue lezioni bastavano poche battute iniziali perché in classe regnasse un autentico dormitorio: il professore esponeva tutta la sua scienza, eppure le ore delle sue lezioni ci sembravano interminabili. Quando invece l’altro professore ci dava lezione era sempre come se stesse per iniziare una sinfonia: si creava immediatamente un silenzio pieno di ascolto e le sue ore di lezione correvano velocissime al punto che al suono della campanella ti dicevi sempre: “è già finita l’ora?”. Ed era così per tutti. Perché stessa grande competenza e così grande differenza? Mi sono dato una risposta quando mi sono accorto che c’era una grande differenza tra i due anche quando li incontravi fuori dall’aula. Uno scontroso, poco disponibile e a volte persino sprezzante difronte alle tue domande. L’altro affabile, disponibile e sempre interessato alle stesse domande. Di quest’ultimo professore ricordo quasi ogni lezione, persino alcune puntuali espressioni delle sue spiegazioni. Dell’altro non ricordo niente, se non la noia che avvolgeva noi studenti. E questo perché uno può sapere tante cose senza conoscere veramente ciò di cui parla a menadito. Invece, quando P.Giuseppe Ferraro S.I. svolgeva le sue lezioni, noi “vedevamo” sul suo volto, nei suoi gesti, in tutta la sua originale umanità quelle parole di Gesù che insegnava: credo che questo ci succedesse perché lui per primo “vedeva” quella parola che trasmetteva.

Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Potremmo anche tradurre: se uno mi ama vedrà la mia parola. La rivelazione di Dio passa attraverso questo atto di amore e di fiducia verso le parole di Gesù. Ancora oggi, quando ascoltiamo i vangeli, quelle parole attendono di essere accolte e di incarnarsi in noi, di rendersi visibili in noi. Perciò, se davvero si vuole conoscere la persona di Gesù, bisogna frequentare spesso le Sacre Scritture. Ignorantia scriptura ignorantia Christi, diceva S.Girolamo. Poi, siccome abbiamo spesso “la memoria corta”, Gesù ci ha promesso il suo Spirito: il “Paraclito”, ovvero “colui che viene in nostro soccorso”, compie il servizio di ricordarci le parole di Gesù con il loro insegnamento. Viene proprio da dire che il Signore, il quale sa come siamo fatti, pensa proprio a tutto! Il vangelo poi ci dice che se amiamo Gesù così come siamo, se accettiamo di vivere questo cammino per imparare da Lui, Dio stesso farà di noi la sua casa portandoci ogni dono necessario di cui il primo è una pace stabile che questo mondo non conosce: una pace capace di farci superare le nostre paure e di farci sperimentare già su questa terra la gioia dell’amicizia con Dio (Gv 14,27-28 e anche 15,11).

BUONA DOMENICA A TUTTI!

 

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Tengo todavía en mente la tragedia de algunos días atrás. Una estudiante fotomodelo que prometía mucho y que atraviesa los binarios de una estación de Milán, la música a todo volumen con los auriculares en los oídos. No advierte el sobrevenir de un tren a alta velocidad, el impacto es fatal. Leo algunos comentarios. No he encontrado ni siquiera uno que se preguntara si hay algo de anormal en el caminar por las calles ensordando los propios oídos, cuando la realidad que me está delante requeriría una concentración auditiva muy diferente y dirigida a tantas otras personas o cosas que me circundan, no solo sobre uno mismo. Este hecho me ha hecho pensar en cuánto es importante dirigir el tráfico de lo que llega a mis oídos: sin esta atención, también pueden llegar a ellas semillas de muerte.

¡Como es importante recibir palabras que comunican vida y optimismo! Es así importante que desde algún tiempo hemos llegado a entender cuanto es determinante hasta en la vida intrauterina, como demuestran varios estudios científicos al respecto. Los cristianos se fían de uno que dice: mis palabras son espíritu y vida (Jn 6,63). Más bien, en el evangelio de hoy el Señor parece decirnos que el amor por Él es proporcional a la acogida/frecuencia de su palabra (Jn 14,23). Pero nos hubiéramos esperado que dijera: si uno me ama escuchará mi palabra. En cambio dice: observará mi palabra. Pero cómo se puede “mirar” la palabra? Es solo un pobre ejemplo, pero puede ayudar. Sobre los bancos universitarios de teología he cruzado a dos lumbreras de la exégesis bíblica, creídos entonces como los mayores expertos italianos del evangelio de Juan por los conocimientos lingüísticos-semántico y los prolongados estudios sobre aquel evangelio. Cuando uno de ellos daba sus lecciones bastaban pocas frases iniciales para que en la clase reinase un auténtico dormitorio: el profesor exponía toda su ciencia, y sin embargo las horas de sus lecciones nos parecían interminables. Cuando en cambio el otro profesor nos daba lecciones era siempre como si estuviera por comenzar una sinfonía: se creaba inmediatamente un silencio lleno de escucha y sus horas de lección corrían velozmente al punto que al sonido de la campana te decías siempre: “¿ya terminó la hora?”. Y era así para todos. ¿Por qué la misma gran competencia y así gran diferencia? Me he dado una respuesta cuando me he dado cuenta que había una grande diferencia entre los dos aunque cuando los encontraba fuera del aula. Uno hosco, poco disponible y a veces hasta desdeñoso delante a tus preguntas. El otro afable, disponible y siempre interesado a las mismas preguntas. De este último profesor recuerdo casi cada lección, hasta algunas puntuales expresiones de sus explicaciones. Del otro no recuerdo nada, sino el aburrimiento que envolvía a nosotros estudiantes. Y esto porque uno puede saber tantas cosas sin conocer verdaderamente de lo que habla a dedillo. En cambio, cuando P. Giuseppe Ferraro S.I. desenvolvía sus lecciones, nosotros “veíamos” en su rostro, en sus gestos, en toda su original humanidad esas palabras de Jesús que enseñaba: creo que esto nos sucedía porque él primeramente “veía” esa palabra que transmitía.

Si uno me ama observará mi palabra y el Padre mío lo amará y nosotros vendremos a él y pondremos demora en él. Podríamos también traducir: si uno me ama verá mi palabra. La revelación de Dios pasa a través de este acto de amor y de confianza hacia las palabras de Jesús. También hoy, cuando escuchamos los evangelios, aquellas palabras esperan ser acogidas y de encarnarse en nosotros, de rendirse visible en nosotros. Por esto, si de verdad se quiere conocer a la persona de Jesús, es necesario frecuentar mucho las Sagradas Escrituras. Ignorantia scriptura ignorantia Christi, decía S. Girolamo. Luego, como muchas veces tenemos “la memoria corta”, Jesús nos ha prometido su Espíritu: el “Paráclito”, es decir “aquél que viene en nuestra ayuda”, cumple el servicio de recordarnos las palabras de Jesús con su enseñanza. Me viene exactamente en decir que el Señor, el cual sabe cómo somos hechos, ¡piensa exactamente en todo! El evangelio luego nos dice que si amamos a Jesús así como somos, si aceptamos de vivir este camino para aprender de Él, Dios mismo hará de nosotros su casa trayéndonos cada don necesario de la cual el primero es una paz estable que este mundo no conoce: una paz capaz de hacernos superar nuestros miedos y de hacernos experimentar ya sobre esta tierra el gozo de la amistad con Dios (Jn 14,27-28 y también 15,11).

7 thoughts on “LE PAROLE DA OSSERVARE

  1. Caro don Giacomo, ho rivisto nel ricordo un mio insegnante di italiano latino,che alla grande cultura aggiungeva la bellezza dell’ascolto delle sue lezioni, un’umanità ammirevole e una simpatia invidiabile.

    Grazie del commento sulla Parola del Signore. Saluti Aniello

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  2. È vero, la parola deve essere prima di tutto ascoltata con le orecchie, poi guardata, ma con gli occhi del cuore; allora potrà essere vista!
    Il tuo esempio sui banchi di ” scuola” calza a pennello, è molto suggestivo.
    Potrei aggiungere che se il medico dice al paziente di non fumare tenendo una sigaretta in mano, fa ridere! Nel rapporto fra padre e figlio la sequenza ascoltare-guardare- vedere è il segreto di una relazione matura.Penso che ogni genitore abbia l’obiettivo di raggiungere il momento in cui non è più necessario mettere dei divieti, o meglio dei faretti di luce ai lati della strada che percorre un figlio.
    Se il rapporto è di amore, cioè di fiducia del figlio nei confronti del padre, non ci sono più ribellioni, discussioni, costrizioni. La parola del padre non viene messa in discussione perché è sostenuta da una tale stima che non lascia alcun dubbio: l’ha detto mio padre, ci credo.
    Alla frase “se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati”, viene sostituito “se uno mi ama osserverà la mia Parola..”.
    Alla fede ” bambina”, quella che ha bisogno di punti di riferimento anche molto pratici, viene sostituita la fede “adulta”, quella che non ha più bisogno dei paletti.
    Ma mi rendo conto che la fede è dinamica, ma non unidirezionale. Si va avanti verso la fede adulta, poi si torna indietro di qualche passo verso quella “bambina”……è la sfida quotidiana del ragazzo che diventa uomo e a cui risuonano nel cuore le parole del papà che lo aiutano a scegliere, cioè a liberarsi delle redini virtuali dell’ infanzia.

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  3. Quando le parole davvero contano.
    Mi ricordo sempre di un piccolo fatto accadutomi parecchi anni fa.
    Con delle colleghe si frequentava dei corsi di aggiornamento e quel corso riguardava tutte le insegnanti di
    religione, ma quel giorno è capitato qualcosa di “strano”.
    Arrivammo in ritardo a causa di una collega che viaggiava con noi, allora in attesa di un bimbo.
    Trovammo la preghiera iniziale già avviata e il sacerdote che ci diriggeva, non ci accolse bene, ci fece uscire dalla
    cappella perchè in ritardo. Ci sentimmo respinte e osservate da tutte e nonostante le nostre scuse, quel
    sacerdote ci fece questa osservazione: se aveste dovuto prendere un treno ad un orario prestabilito, quel treno sarebbe partito ugualmente senza di voi.
    Morale della favola, armate di buona pazienza, abbiamo poi , nonostante tutto, potuto seguire il corso.
    Ho ricordato questo fatto perchè il Signore ci dice di non arrenderci “se uno mi ama osserverà la mia parola”.
    Se è vero come tu dici, d.Giacomo che è più facile ascoltare chi mi è simpatico, chi sa attirare la mia attenzione,è anche vero che, la parola ben detta, fa la differenza.
    Impariamo anche noi da Gesù ad accogliere i semi della Parola, perchè, all’osservanza esteriore, corrisponda
    un’osservanza che armonizza ogni nostra azione e da’ più creatività e gioia nell’annuncio.

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  4. Grazie Don Giacomo per questa tua interpretazione al vangelo di oggi. Aggiungendo le tue esperienze di vita rendi più semplice la comprensione della parola di Gesù. Buonagiornata

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