PICCOLI, STANCHI E OPPRESSI: FATTI PER DIO

XIV DOMENICA DEL T.O.

anno A (2020)

Zac 9,9-10; Rm 8,9.11-13; Mt 11,25-30

 

Disse Gesù: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

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Venite a me

Venite a me, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, giugno 2019

Ogni volta che leggo questo vangelo mi sembra, sia pur lontanamente, di provare qualcosa di simile a quella gioia che fece esultare Gesù in quelle parole di lode a Dio Padre (cfr.Lc 10,21). E rivado sempre con la memoria a quel giorno in cui, sui banchi degli studi universitari, il professore di esegesi neotestamentaria ci parlò del significato della parola greca “ευδοκια” al v.26, laddove comunemente viene tradotta con il termine “benevolenza”. Il Signore Gesù glorifica Dio perché ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti, e le ha rivelate ai piccoli (v.25) esponendo il motivo più profondo della sua esultanza: sì Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Ora, se è vero che “ευδοκια” nel suo significato lato può essere tradotto con “benevolenza” o “compiacimento” senza timore di incorrere in errori interpretativi, è anche vero che l’etimologia di questa parola indica invece, prima di tutto, il mistero della libertà divina. Cioè, sarebbe ancora più appropriato tradurre: sì Padre, perché così hai deciso nella tua libertà; oppure, perché hai fatto questa scelta.

L’uomo rivendica sempre la sua libertà, ma anche Dio ha la sua. L’uomo fa le sue scelte, anche Dio fa le sue. L’uomo è portato per natura a scegliere il più intelligente, il più sapiente, il più brillante, il più “forte”. Dio è attratto da chi è piccolo e sceglie chi è piccolo, chi non conta davanti agli uomini, chi è debole ed insignificante o non può avere grande visibilità, chi non può fregiarsi di niente davanti a Lui. S.Paolo direbbe: Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio (1Cor 1,27-29). Le scelte di Dio, da Abramo fino ad oggi, non si smentiscono mai. E allora che dire di quei grandi spiriti cristiani notoriamente conosciuti per l’elevata intelligenza e sapienza? Che dire di un Agostino di Ippona, di un Antonio da Padova o una Teresa d’Avila? Forse che essi smentiscono il modo di rivelarsi di Dio? Giammai. La Parola di Dio non inganna. Dio nasconde ancora le sue cose, cioè i misteri che lo riguardano, ai sapienti e agli intelligenti. Ma le rivela anche a quei sapienti e intelligenti che si fanno piccoli: in verità vi dico, se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli (Mt 18,3). Nessuna colpa quindi per chi nasce con un bel quoziente di intelligenza e per chi riceve una solida formazione negli studi umani. Basta solo saper ricondurre questi doni ricevuti alla sua sorgente (Dio) e farsi piccoli per amore dei piccoli davanti a Lui. Diversamente, non si entra in relazione con il Signore e si rimane in uno spirito mondano che si oppone al regno di Dio. Il v.27 suggella quanto detto ribadendo la libertà di Dio nel rivelarsi: nessuno conosce il Padre se non il Figlio, e nessuno conosce il Figlio se non il Padre e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Chi non entra in rapporto con Dio come un bambino farebbe con il proprio papà o mamma, non può incontrarlo. Può solo fare tante chiacchiere sul Signore, ma non manifestare una relazione con Lui.

Stanchi e oppressi

Imparate da me, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, luglio 2020

La seconda parte del vangelo (Mt 11,28-30) è scandita da due inviti. Il primo è sommamente attraente, ma non manca chi è sordo ad esso. Come si fa a non sentire tutta la tenerezza d’amore in queste parole di Gesù? Il suo cuore si manifesta attento a coloro che sono stanchi e oppressi. Ancora una volta, il suo cuore è rivolto verso chi soffre, chi non ce la fa, chi si sente schiacciato/deluso dalla vita, verso chi non si nasconde la propria debolezza o paura, verso chi sa vivere la sconfitta. In una parola, verso chi non teme di essere piccolo e povero. Per essi è l’invito di Gesù. Infatti, questo invito non può essere accolto da chi è ricco e sazio di sé, da chi vive soddisfatto e centrato su sé stesso, da chi pensa che il mondo giri attorno a lui. Io vi darò ristoro è la sua promessa. Non dice che toglierà dal nostro cammino le tribolazioni. Ci assicura che se andremo da Lui, ci sosterrà in esse. Ma non basta andare da Lui. Infatti, quanti ricorrono a Lui nella preghiera e ritornano sempre insoddisfatti! Allora il secondo invito delinea la modalità per trovare pace presso il Signore: prendete il mio giogo e imparate da me che sono mite e umile di cuore (Mt 11,29). Prima bisogna accettare di prendere il suo giogo. E sappiamo bene qual è il suo giogo. Poi bisogna stare alla sua presenza come qualcuno che ha sempre da imparare. Lui è l’unico Maestro. Lui solo è mite e umile nel cuore. Il discepolo, se è convinto di essere solo tale, troverà consolazione e gioia solo sotto il giogo di Gesù. Perché sotto un braccio della croce scoprirà, con sorpresa, che Egli è ancora lì a portarne il maggior peso. Solo chi ha deciso di seguire Gesù, prendendo liberamente il suo giogo, può sperimentare e testimoniare che esso è dolce e il suo peso leggero (Mt 11,30).  

 

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PEQUEÑOS, CANSADOS Y OPRIMIDOS: HECHOS PARA DIOS 

 

Cada vez que leo este evangelio me parece, si bien ya sea lejanamente, probar algo similar a aquél gozo que hizo exultar a Jesús en aquellas palabras de alabanza a Dios Padre (cfr. Lc 10,21). Y voy siempre con la memoria a aquel día en el cual, sobre las bancas de los estudios universitarios, el profesor de exégesis neo – testameria nos habló del significado de la palabra griega “ευδοκια” en el v.26, allí donde comúnmente viene traducida con el término “benevolencia”. El Señor Jesús glorifica a Dios por haber ocultado estas cosas a los sabios y a los prudentes y haberlas revelado a los pequeños (v.25) exponiendo el motivo más profundo de su exultación: sí Padre, porque así has decidido en tu benevolencia. Ahora, si es verdad que “ευδοκια” en su significado puede ser traducido con “benevolencia” o “complacimiento” sin temor de incurrir en errores interpretativos, es también verdad que la etimología de esta palabra indica en cambio, antes de nada, el misterio de la libertad divina. O sea, sería todavía más apropiado traducir: sí Padre, porque así has decidido en tu libertad; o también, porque has hecho esta elección.

El hombre reclama siempre su libertad, pero también Dios tiene la suya. El hombre hace sus elecciones, también Dios hace las suyas. El hombre es propenso por naturaleza a elegir al más inteligente, al más sabio, al más brillante, al más “fuerte”. Dios es atraído por quien es pequeño y elige a quien es pequeño, quien no cuenta delante de los hombres, quien es débil e insignificante o no puede tener grande visibilidad, quien no puede vanagloriarse de nada delante de Él. S. Pablo diría: “”Dios ha elegido lo que el mundo considera necio para avergonzar a los sabios, y ha tomado lo que es débil en este mundo para confundir lo que es fuerte. Dios ha elegido lo que es común y despreciado en este mundo, lo que es nada, para reducir a la nada lo que es. Y así ningún mortal podrá alabarse a sí mismo ante Dios.” (1Cor 1,27-29). Las elecciones de Dios, desde Abraham hasta hoy, no se desmienten nunca. Y entonces ¿Qué decir de esos grandes espíritus cristianos notoriamente conocidos por la elevada inteligencia y sabiduría? ¿Qué decir de un Agustín de Hipona, de un Antonio de Padua o una Teresa de Ávila? ¿Quizás ellos desmienten el modo de revelarse de Dios? Jamás. La Palabra de Dios no engaña. Dios esconde todavía sus cosas, o sea los misterios que se refieren, a los sabios y a los inteligentes. Pero las revela también a aquellos sabios e inteligentes que se hacen pequeños: en verdad les digo, si no se convierten y no se vuelven como niños, no entrarán en el reino de los cielos (Mt 18,3). Ninguna culpa entonces para quien nace con un hermoso coeficiente intelectual y para quien recibe una sólida formación en los estudios humanos. Basta solo saber conducir estos dones recibidos a su fuente (Dios) y hacerse pequeños por amor de los pequeños delante de Él. Diversamente, no se entra en relación con el Señor y nos quedamos en un espíritu mundano que se opone al reino de Dios. El v.27 sella cuanto dicho reiterando la libertad de Dios en el revelarse: nadie conoce al Padre sino el Hijo, y nadie conoce al Hijo sino el Padre y aquél a quien el Hijo quiera revelarle. Quien no entra en relación con Dios como un niño haría con el propio papá o mamá, no puede encontrarlo. Puede hacer solo tantas charlas sobre el Señor, pero no manifestar una relación con Él.

La segunda parte del evangelio (Mt 11,28-30) está formada por dos invitaciones. El primero es sumamente atrayente, pero no falta quien es sordo a ello. ¿Cómo se hace a no sentir toda la ternura de amor en estas palabras de Jesús? Su corazón se manifiesta atento a aquellos que están cansados y agobiados. Todavía una vez más, su corazón está dirigido hacia quien sufre, a quien no logra más, a quien se siente aplastado/desilusionado de la vida, hacia quien no esconde la propia debilidad o miedo, hacia quien sabe vivir la propia derrota. En una palabra, hacia quien no teme ser pequeño y pobre. Para ellos es la invitación de Jesús. De hecho, esta invitación no puede ser acogido por quien es rico y sacio de sí, de quien vive satisfecho y centrado sobre sí mismo, de quien piensa que el mundo gira a su alrededor. Yo los aliviaré es su promesa. No dice que quitará de nuestro camino las tribulaciones. Nos asegura que, si vamos a Él, nos sostendrá en esas tribulaciones. Pero no basta ir a Él. De hecho, ¡cuántos recurren a Él en la oración y regresan siempre insatisfechos! Entonces la segunda invitación delinea la modalidad para encontrar paz delante del Señor: Carguen sobre ustedes mi yugo y aprendan de mí, porque soy paciente y humilde de corazón (Mt 11,29). Primero es necesario aceptar en tomar su yugo. Y sabemos bien cuál es su yugo. Luego es necesario estar en su presencia como alguien que tiene siempre que aprender. Él es el único Maestro. Solo Él es paciente y humilde de corazón. El discípulo, si está convencido de ser solo tal, encontrará consolación y gozo solo bajo el yugo de Jesús. Porque bajo el brazo de la cruz descubrirá, con sorpresa, que Él está todavía allí llevando la carga más grande. Solo quien ha decidido seguir a Jesús, tomando libremente su yugo, puede experimentar y testimoniar que este es dulce y su carga ligera (Mt 11,30).   

2 Comments

  1. A Lèon Werth. Chiedo scusa ai bambini per aver dedicato questo libro a un adulto. Ho un buon motivo: questo adulto è il migliore amico che ho al mondo. Ho un altro motivo: questo adulto può capire tutto, anche i libri per bambini. Ho un terzo motivo: questo adulto abita in Francia, dove ha fame e freddo. Ha un gran bisogno di essere consolato. Se tutti questi motivi non bastano, voglio dedicare il libro al bambino che quest’adulto è stato molto tempo fa. Tutti gli adulti sono stati prima di tutto dei bambini. (Ma pochi di loro se lo ricordano). Quindi correggo la dedica: A Léon Werth quando era bambino”.

    Ecco, credo che Dio abbia fatto la stessa cosa con noi. Ha dedicato i Misteri della teologia agli uomini, i suoi amici, ai grandi che sanno essere ancora bambini.
    …….tratto da “PREGAUDIO” ……..

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