SPUNTARE LA PAURA PUNTANDO SU DIO

XII DOMENICA DEL T.O.

anno A (2020)

Ger 20,10-13; Rm 5,12-15; Mt 10,26-33

Disse Gesù ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dai tetti. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

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Sal 138

Alle spalle e di fronte mi circondi (Sal 138), acquarello di Maria Cavazzini Fortini, giugno 2020

Non abbiate paura degli uomini. E invece normalmente, per quello che dicono e fanno, gli uomini generano paura, dimorano e si muovono nella paura. Allora perché questa esortazione di Gesù? Perché si può vivere diversamente. Ma soprattutto, perché il destino della paura e dello spazio in cui si muove, ovvero le tenebre, è lo smascheramento della sua menzogna: laddove arriva la luce si rivela, arretrando, ogni oscurità, poiché non vi è nulla di nascosto che non debba essere svelato né di segreto che non debba essere conosciuto (Mt 10,26). La paura muove le logiche di questo mondo. Ad essa il Signore ci insegna ad opporvi una vita fondata sulla fede e sull’amore per Lui. E non ci ha lasciati soli in questo compito: ci ha donato il suo stesso Spirito per affrontare ogni momento difficile che comporta la decisione di puntare sulla fede e l’amore.

Se è vero che c’è da denunciare un mondo di paura, è anche vero che, quale altra faccia della stessa medaglia, c’è un mondo di temerarietà che non è certo quel che il Signore insegna. Molti infatti confondono il coraggio con la temerarietà. Quest’ultima consiste nell’atteggiamento ostentante assenza di paura che non corrisponde alla nostra realtà. Le paure ci abitano e con esse tutti dobbiamo farne i conti. Altro è seguire ciò che ispira la paura, altro è riconoscerla ma non agire secondo essa. Questo è sostanzialmente l’invito di Gesù, che dice di non aver paura ma anche di non mancare di prudenza: siate prudenti come serpenti e semplici come le colombe (Mt 10,16). Non avere paura degli uomini non significa che non bisogna guardarsi da essi (Mt 10,17).

Siamo in un’altra fase del tempo di pandemia, ed è interessante notare come la riflessione su quanto stiamo vivendo possa perdere facilmente di incisività e spessore. Si vedono in giro persone ritornate allegramente alla vita di prima, come se nulla fosse accaduto. Si vedono molti andare tranquillamente in luoghi pubblici senza mascherina, oppure riappropriarsi dei propri spazi vitali come se il vissuto di dolore di tanti non possa toccare la loro vita. Nello stesso tempo c’è chi sul dolore della perdita di un familiare non teme di speculare e cercare a tutti i costi un colpevole, qualcuno che risponda della morte per un virus che ha messo in ginocchio il mondo intero e a cui la scienza stessa non ha ancora rimediato. C’è paura di tutto e paura di niente. C’è chi dal dolore sta ricavando una lezione e chi nemmeno da esso sente l’appello a cambiare vita.

Gesù invita a temere non la perdita della vita biologica, ma di quella interiore, l’anima che portiamo dentro di noi, quella luce che salvaguardia la nostra umanità come capacità di amare e solidarizzare con gli altri. Questo dobbiamo temere di perdere (Mt 10,28). Di fronte alla crisi economica imminente ed immanente al tempo di pandemia, una donna credente che gestisce il suo locale con la propria famiglia, ha un familiare in preda alla paura di perdere tutto per le difficoltà di riaprire l’attività. Mi ha detto: “Giacomo ho cercato di fargli coraggio, ma si è accorto che non avevo la sua paura. Mi ha chiesto come mai non ne avessi. Gli ho risposto che non avevo paura di perdere tutto, ma solo di perdere Dio”. La conosco bene, è una donna che ha puntato la sua vita su Gesù. E voi che leggete, su chi state puntando la vostra?

I versetti finali sono la scintilla che può far riaccendere il desiderio di puntare la vita su Dio. Infatti, un Dio che conosce il numero dei miei capelli (avete mai provato a contarli?), è un Dio che vale la pena di conoscere. Un Dio che, al contrario dell’uomo, tiene tantissimo alla vita di un passero, che mi assicura che una vita umana vale più di tanti passeri, è un Dio che merita tutta la nostra fiducia (Mt 10,29-31). Eppure il nostro problema sta proprio nella fiducia, in sostanza un problema di fede. Se però la fiducia in Lui riprende il sopravvento, la paura si dirada, la paura perde la sua forza. A noi scegliere: camminare in questa vita per lasciarci liberare dalla fiducia in Dio, oppure lasciarci opprimere dalla paura. Il Signore assicura che lavorerà sempre per liberarcene. Lasciarsi amare e rispondere all’amore di Dio è la nostra liberazione.

 

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QUITAR EL MIEDO APOSTANDO EN DIOS

 

No tengan miedo a los hombres. Y en cambio normalmente, por lo que dicen y hacen, los hombres crean miedo, viven y se mueven en el miedo. Entonces ¿por qué esta exhortación de Jesús? Porque se puede vivir de diferente manera. Pero, sobre todo, porque el destino del miedo y del espacio en el cual se mueve, es decir las tinieblas, es el desenmascaramiento de su mentira: allí donde llega la luz se revela, retrocediendo, cada oscuridad, porque nada hay cubierto que no llegue a descubrirse; nada hay escondido que no llegue a saberse (Mt 10,26). El miedo mueve las lógicas de este mundo. A ellas el Señor nos enseña a oponer una vida fundada sobre la fe y sobre el amor por Él. Y no nos ha dejado solos en esta tarea: nos ha donado su mismo Espíritu para afrontar cada momento difícil que comporta la decisión de apostar en la fe y el amor.

Si es verdad que hay que denunciar un mundo de miedo, es también verdad que, como la otra cara de la misma medalla, hay un mundo de temeridad que no es de hecho lo que el Señor enseña. Muchos de hecho confunden el coraje con la temeridad. Esta última consiste en aquella actitud presuntuosa ausente de miedo que no corresponde a nuestra realidad. Los miedos nos habitan y con esto todos debemos hacer cuentas. Otra cosa es seguir lo que inspira el miedo, otra es reconocerla, pero no actuar según esta. Esto es sustancialmente la invitación de Jesús, que dice de no tener miedo, pero también que no falte la prudencia: sean prudentes como la serpiente y sencillas como las palomas (Mt 10,16). No tener miedo de los hombres no significa que no sea necesario cuidarse de ellas (Mt 10,17).

Estamos en otra fase del tiempo de la pandemia, y es interesante notar como la reflexión sobre lo que estamos viviendo pueda perder fácilmente de efectividad y espesor. Se ven en la calle a personas regresar alegremente a la vida de antes, como si nada hubiera pasado. Se ven a muchos ir tranquilamente a lugares públicos sin mascarillas, o también volverse a apropiar de los propios espacios vitales como si lo vivido de dolor de tantos no pueda tocar sus vidas. Al mismo tiempo hay quien que sobre el dolor de la pérdida de un familiar no teme especular y buscar a todas costas a un culpable, a alguien que responda de la muerte por un virus que ha puesto de rodillas al mundo entero y a la cual la ciencia misma todavía no ha remediado. Hay miedo de todo y miedo de nada. Hay quien que del dolor está sacando una lección y quien ni siquiera de ello siente la apelación a cambiar su vida.

Jesús invita a temer no la pérdida de la vida biológica, sino de aquella interior, el alma que llevamos dentro de nosotros, aquella luz que salvaguarda nuestra humanidad como capacidad de amar y solidarizarse con los demás. Esto debemos temer perder (Mt 10,28). Frente a la crisis económica inminente e inmanente al tiempo de pandemia, una mujer creyente que dirige su local con la propia familia tiene un familiar en un ataque de miedo de perder todo por las dificultades de abrir la actividad. Me ha dicho: “Giacomo he intentado darle coraje, pero se ha dado cuenta que no tenía su miedo. Me ha preguntado como así no tenía miedo. Le he respondido que no tenía miedo de perderlo todo, pero solo de perder a Dios”. La conozco bien, es una mujer que ha apostado su vida en Jesús. ¿Y ustedes que leen, sobre quién están apostando su vida?

Los versículos finales son la chispa que puede volver a encender el deseo de apostar la vida en Dios. De hecho, un Dios que conoce el número de mis cabellos (¿han probado a contarlos?), es un Dios que vale la pena conocer. Un Dios que, al contrario del hombre, le importa tantísimo la vida de un pajarito, que me asegura que una vida humana vale más que tantos pajaritos, es un Dios que merece toda nuestra confianza (Mt 10,29-31). Y sin embargo nuestro problema está justamente en la confianza, en sustancia un problema de fe. Pero si la confianza en Él recupera el control, el miedo se disipa, el miedo pierde su fuerza. A nosotros toca elegir: caminar en esta vida para dejarnos liberar de la confianza en Dios, o dejarnos oprimir por el miedo. El Señor asegura que trabajará siempre para liberarnos. Dejarse amar y responder al amor de Dios es nuestra liberación.

1 Comment

  1. https://www.sullastradadiemmaus.it/sezioni-del-sito/editoriali/3477-e-lo-chiamano-disabile…….io non so se Alex Zanardi sia credente, ma non mi importa:è l’ incarnazione dell’amore per la vita nonostante tutto, del coraggio, della vittoria sulla paura. È un modello da seguire, un testimone dei nostri giorni che mostra che la vita va cavalcata, tenuta per le redini e non soccombere ad essa.
    Io penso che dietro ad un uomo così ci sia una Forza straordinaria di un Dio che si è servito di lui per dimostrare che non dobbiamo avere paura di chi vuole distruggere il corpo ma piuttosto di colui che ha il potere di far perire l’ anima.
    Di fronte al sorriso luminoso di quell’ uomo ridotto “a meta’” con la quale ha testimoniato molto più di tanti uomini “interi” spero che molti giovani abbiano capito che non ci si deve far opprimere dalla paura e che persino i capelli del nostro capo sono contati!

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