AL BIVIO CON GESÙ

III DOMENICA DI PASQUA

anno A (2020)

At 2,14.22-33; 1Pt 1,17-21; Lc 24,13-35

Ed ecco, in quello stesso giorno, (il primo della settimana) due dei discepoli erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

 

_______________________________

 

Nello stesso grande giorno (Lc 24,13), il giorno fatto dal Signore (Sal 118,24), il giorno in cui tutto è cambiato, due discepoli di Gesù si allontanano da Gerusalemme, mentre parlano tra loro di quel che lì è accaduto. Mentre camminano, il Maestro si affianca a loro ma non è riconosciuto. Così accade al nostro discutere, al nostro conversare quando siamo tutti concentrati a dire la nostra su un evento, su qualcosa che è avvenuto e sta segnando la nostra vita. Come in questi tempi di pandemia, dove ci accorgiamo che qualcosa farà cambiare irrimediabilmente il nostro futuro, perché ha già cambiato il presente. Gesù cammina anche oggi con noi, al nostro fianco, riesci a riconoscerlo? O ti sembra andare ancora in incognito?

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il ciclo di Emmaus, dipinti su tavola di J.M. Pirot, in arte Arcabas, chiesa della Resurrezione a Torre de’ Roveri (Bergamo), 1993-94

Parte da Lui la domanda: che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi? (Lc 24,17a) La domanda invita a penetrare nel nostro discorrere, non è semplicemente una richiesta di informazioni. E l’evangelista annota significativamente: si fermarono col volto triste (Lc 24,17b). Se è fondamentale fermarsi, come siamo stati costretti a fare quando ne va della nostra vita terrena, ancor più fondamentale è fermarsi per considerare attentamente cosa ci vuol dire la vita. È inevitabile. Come per i discepoli di Emmaus, ci troviamo anche noi difronte a un bivio. O si prende la strada che conduce alla vera vita, o si prende la strada che ti porta alla tristezza dell’ennesima delusione della vita. Cleopa è sorpreso dallo scoprire che il pellegrino non ne sappia niente (Lc 24,18). Se già gli sembrava un estraneo, adesso lo è ancora di più. Così ci sembra talvolta Dio di fronte alle notizie sconfortanti di questi mesi, così lo sentiamo a volte forse anche a casa. Dio lontano da noi. Dio che non può comprendere la nostra condizione.

Cleopa parte con il suo racconto e manifesta con 2 verbi precisi dove lui e il suo compagno si sono arenati. Noi speravamo (Lc 24,21) e ci hanno sconvolti (Lc 24,22). La speranza oramai appartiene al passato, la speranza non c’è più, la speranza era poggiata su qualcuno che non ha corrisposto alle attese. Eppure delle donne hanno portato loro una notizia inaudita, quella della tomba vuota con tanto di visione angelica che afferma l’incredibile: Gesù è vivo. Pure una delegazione di discepoli si è mossa, ma non hanno visto il Signore vivo, come la mettiamo? (Lc 24,24) Dunque 2 discepoli tristi perché sconvolti e senza speranza. Che ne dite? Non assomigliamo tanto a questi 2 fratelli di fronte a quanto ci sta accadendo? Forse che io in questi giorni al telefono non sto ascoltando tanti animi sconvolti, nelle cui parole ogni tanto affiora uno status border line tra un inizio di disperazione e un desiderio di credere?

Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? (Lc 24,25) Siamo alla svolta del vangelo. Ricevere queste parole, anche come cristiani, è una bella botta sui denti. Come mi accadde anni fa, quando mi trovai a un bivio fondamentale della mia vita, soffrendo in totale solitudine, senza alcun conforto umano. Era notte, avevo appena chiuso le comunicazioni, mi buttai sul letto chiedendomi ancora, per l’ennesima volta, cosa ci facessi lì dove ero. Ma proprio mentre stavo per addormentarmi con quella pena, avvertii con chiarezza queste parole di Gesù uscire da qualche buco della mia anima che nemmeno conoscevo. Il vero problema dell’uomo moderno e post-moderno è sempre quello: la sofferenza. Abbiamo preteso cancellare la sofferenza e la morte non solo dalla nostra vita, ma anche dal nostro lessico. Invece, nel lessico di Dio, la sofferenza ha uno spazio fondamentale e decifrante. È un segreto che si schiude solo a chi è disponibile a fare il percorso dei due di Emmaus.

Questa volta è Gesù a parlare. Magari lo facessimo parlare di più alla nostra vita! Invece, persino davanti a un virus che ha messo in scacco tutto il pianeta, c’è una umanità che parla in continuazione, perché importante è parlare, non ascoltare. La natura ci suggerisce di fare silenzio, ma a fatica lo reggiamo. La natura ci suggerisce di rallentare, ma noi non vediamo l’ora di riprendere a far correre l’economia, il nostro “modus vivendi” di prima con il suo benessere. Di cosa parla Gesù? Se lo si vuol veramente sapere, allora dobbiamo ritornare ad osservare attentamente la sua vita nei vangeli, il suo modo di parlare, di vivere e di morire, il suo spiegarci le Scritture. Se glielo permettiamo, ci ri-innamoreremo della vera vita, che non è questione di evitarci a tutti i costi sofferenze e imprevisti. Il segreto per noi cristiani è sempre quello: farlo parlare al nostro cuore, in tempo di abbondanza o di penuria, in tempo di serenità o di oscurità, in tempo di certezze o di incertezze.

I due discepoli hanno fatto proprio così, lasciando per strada le loro discussioni. Che ne dici di lasciare anche noi tante discussioni lanciate qua e là per i social? Che ne dici di dare più tempo al silenzio, grembo della parola di Dio e di ogni autentica parola umana? Se si prova a fare come loro, lungo il cammino che ci attende avverrà che diremo anche noi al Signore: resta con noi (Lc 24,29). E Lui non ci negherà di rimanere con noi, di essere per noi Presenza che rassicura. E lo farà prima di tutto proprio in quegli stessi gesti che fece con i suoi primi discepoli, quelli che ripetiamo insieme in ogni eucarestia (Lc 24,30). Lì, nella riscoperta di cosa sia celebrare l’Eucarestia, rivedremo con i nostri occhi e sapremo chi è il Signore Gesù e chi siamo noi per Lui. Lì, se Dio ci concederà questa grazia, sentiremo nuovamente ardere il nostro cuore nel petto, dopo aver accolto nuovamente la sua Parola. E’ quanto auguro sinceramente a tutti noi, quando ci sarà di nuovo permesso di celebrare insieme la nostra fede nella S.Messa.  

 

***************

EN LA ENCRUCIJADA CON JESUS

 

En el mismo gran día (Lc 24, 13), el día hecho por el Señor (Sal 118:24), el día en el cual todo ha cambiado, dos discípulos de Jesús se alejan de Jerusalén, mientras se hablan entre ellos de lo que sucedió allí. Mientras caminan, el Maestro se acerca a ellos, pero no es reconocido. Así pasa en nuestro discutir, en nuestro conversar cuando todos estamos enfocados en decir lo que pienso sobre un evento, sobre algo que ha sucedido y está marcando nuestras vidas. Como en estos tiempos de pandemia, donde nos damos cuenta de que algo cambiará nuestro futuro irreparablemente, porque ya ha cambiado el presente. Jesús también camina con nosotros hoy, a nuestro lado, ¿puedes reconocerlo? ¿O te parece ir de incógnito aún?

Nace de Él la pregunta: ¿qué son estos discursos que están haciendo entre ustedes? (Lc 24.17a) La pregunta nos invita a penetrar en nuestro discurrir, no es simplemente un pedido de información. Y el evangelista señala significativamente: se detuvieron con sus rostros tristes (Lc 24.17b). Si es esencial parar, como hemos sido obligados a hacerlo cuando toca nuestra vida terrena, es aún más fundamental detenernos para considerar cuidadosamente lo que la vida quiere decirnos. Es inevitable. Como para los discípulos de Emaús, nosotros también estamos en una encrucijada. O se toma el camino que conduce a la verdadera vida, o se toma el camino que te lleva a la tristeza de otra decepción de la vida.  Cleofás se sorprende al descubrir que el peregrino no sabe nada de ello (Lc 24.18).   Si ya le parecía un extraño, ahora es aún más. Así nos parece a veces Dios frente a las angustiosas noticias de estos meses, así lo sentimos a veces tal vez incluso en casa. Dios lejos de nosotros. Dios que no puede entender nuestra condición.

Cleofás comienza con su historia y se manifiesta con 2 verbos precisos donde él y su compañero se han arenado. Nosotros esperábamos (Lc 24.21) y nos asombraron (Lc 24.22). La esperanza ahora pertenece al pasado, la esperanza ya no está allí, la esperanza estaba sobre alguien que no correspondió a las expectativas. Sin embargo, las mujeres les han traído noticias inauditas, la de la tumba vacía con una visión angelical que afirma lo increíble: Jesús está vivo. Una delegación de discípulos también se ha movido, pero no han visto al Señor vivo, ¿cómo lo decimos? (Lc 24.24) Así que 2 discípulos tristes porque están molestos y desesperanzados. ¿Qué les parece eso? ¿No nos parecemos tanto a estos dos hermanos frente a lo que nos está pasando? ¿Es posible que yo en estos días estoy escuchando por teléfono a tantas almas angustiadas, en cuyas palabras surge un estado border line entre un comienzo de la desesperación y el deseo de creer?

¡Oh insensatos, y tardos de corazón para creer todo lo que los profetas han dicho! ¿No era necesario que el Cristo padeciera estas cosas, y que entrara en su gloria? (Lc 24.25). Estamos en el punto del Evangelio. Recibir estas palabras, incluso como cristianos, es un buen golpe en los dientes. Como me sucedió hace años, cuando me encontré en una encrucijada fundamental en mi vida, sufriendo en total soledad, sin ningún consuelo humano. Era noche, acababa de cerrar mis comunicaciones, me arrojé a la cama preguntándome de nuevo, por enésima vez, qué estaba haciendo allí donde estaba. Pero justo cuando estaba a punto de dormirme con ese dolor, claramente sentí estas palabras de Jesús saliendo de algún agujero de mi alma que ni siquiera conocía. El verdadero problema del hombre moderno y posmoderno es siempre eso: el sufrimiento. Hemos exigido borrar el sufrimiento y la muerte no sólo de nuestras vidas, sino también de nuestro léxico. En cambio, en el léxico de Dios, el sufrimiento tiene un espacio fundamental y descifrador. Es un secreto que sólo se abre a aquellos que están disponibles para hacer el camino de los dos de Emaús.

Esta vez es Jesús quien habla. ¡Ojalá pudiéramos hacerle hablar más a nuestras vidas! En cambio, incluso ante un virus que ha puesto en jaque a todo el planeta, hay una humanidad que habla todo el tiempo, porque es importante hablar, no escuchar.  La naturaleza nos sugiere que permanezcamos en silencio, pero difícilmente podemos sostenerla. La naturaleza sugiere que nos desaceleremos, pero no vemos la hora que la economía vuelva a la normalidad, nuestro modus vivendi primero con su bienestar. ¿De qué está hablando Jesús? Si realmente queremos saberlo, entonces debemos volver a observar cuidadosamente su vida en los Evangelios, su forma de hablar, de vivir y morir, de explicarnos las Escrituras. Si se lo permitimos, nos volveremos a enamorar de la verdadera vida, que no es cuestión de evitarnos a toda costa sufrimiento e imprevistos. El secreto para nosotros los cristianos es siempre eso: hacerlo hablar a nuestros corazones, en tiempos de abundancia o escasez, en tiempos de serenidad o de oscuridad, en tiempos de certezas o incertidumbres.

Los dos discípulos hicieron justo eso, dejando sus discusiones en la calle. ¿Qué dicen si dejamos también nosotros tantas discusiones lanzadas aquí y allá por las redes sociales? ¿Qué dices de dar más tiempo al silencio, el seno de la palabra de Dios y de toda auténtica palabra humana? Si tratamos de hacer como ellos, por el camino que nos espera sucederá que también nosotros le diremos al Señor: quédate con nosotros (Lc 24, 29). Y Él no nos negará de quedarse con nosotros, para ser para nosotros Presencia que tranquiliza. Y lo hará en primer lugar precisamente en esos mismos gestos que hizo con sus primeros discípulos, los que repetimos juntos en toda Eucaristía (Lc 24, 30). Allí, al redescubrir lo que es celebrar la Eucaristía, veremos con nuestros propios ojos y sabremos quién es el Señor Jesús y quiénes somos nosotros para Él. Allí, si Dios nos concederá esta gracia, sentiremos nuevamente arder nuestro corazón en el pecho, después de haber acogido nuevamente su Palabra. Esto es lo que sinceramente deseo a todos nosotros, cuando se nos permitirá una vez más celebrar juntos nuestra fe en la Santa Misa.

2 Comments

  1. La vita è proprio come dici, è fatta continuamente di bivi, di strade a “fine corsa”, di scelte.
    E noi abbiamo sempre fretta di capire per
    scegliere.
    Anche quest’ oggi ho percepito dal vangelo che devo rallentare, perché così riesco a vedere bene ma soprattutto ascoltare e distinguere tra le tante voci, quella giusta.
    Mi ritrovo molto nel racconto evangelico di oggi. Gesù conquista anche con la sua Parola oltreche’ con la sua vicinanza ma mi vuole insegnare ad aspettarlo, a non avere fretta dei “risultati” perché forse non rispecchiano nemmeno quello che mi aspetto.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.