GIOIA E INTELLIGENZA DEI MAGI

EPIFANIA DEL SIGNORE

ANNO 2019

Is 60,1-6; Ef 3,2-3a.5-6; Mt 2,1-12

 

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. 

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Il Messia è appena nato. Il resoconto di Matteo evangelista ci dice che mentre in Israele pare che nessuno sospetti l’evento della sua nascita, alcuni misteriosi stranieri (sacerdoti di un culto pagano? Scienziati? Astrologi?) si presentano a Gerusalemme con una domanda sorprendente. L’hanno portata con sé unita ad una convinzione: deve essere nato un re, abbiamo la prova di una stella che abbiamo a lungo osservato, per favore diteci dove lo possiamo trovare (Mt 2,1-2). Ora, quel che sorprende è che costoro non solo si siano fidati del movimento di una stella, ma che si fidino anche degli abitanti della città principale dove la stella si è diretta: lì chiedono le opportune informazioni. Gente piuttosto fiduciosa negli uomini, che ve ne pare? Si saranno accorti che la loro domanda ha messo in subbuglio il cuore di tutta Gerusalemme, dal suo re fino all’ultimo cittadino? (Mt 2,3) Il testo è silenzioso su questo, ma induce a pensare. Perché succede sempre così quando nella propria vita si hanno in cuore tante domande e poche certezze verso chi, al contrario, ha molte certezze e pochissime domande. E’ sufficiente una sola domanda ben piazzata per mandare in “tilt” questi ultimi, in genere poco propensi a lasciarsi sorprendere da qualcosa di nuovo.

il viaggio dei magi
Il viaggio dei Magi, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, gennaio 2014

Comunque Erode riunisce tutto lo stato maggiore religioso per farsi dire dove dovrebbe nascere il Messia. E fino a questo punto del racconto, potrebbe anche essere solo una sana curiosità a muoverlo. Ma sappiamo che non è così. Una cosa mi sembra chiara: il fatto che il primo cittadino di Gerusalemme non sappia dove nasca il Messia, è già una gran figuraccia per il popolo eletto. Perché vuol dire che in quei giorni la città santa e la maggior parte della popolazione ebrea non era abitata da una gran attesa messianica, a parte uno sparuto numero di persone disposte ad ascoltare il Battista nelle periferie di Israele. Il GPS dei capi religiosi funziona benissimo, la località dove deve nascere il Messia è individuata con precisione chirurgica, con tanto di citazione biblica (Mt 2,5-6). A questo punto Erode manda a chiamare questi strani-stranieri, detti “Magi”. Cerca di parlare con loro su questa congiunzione astrale facendo finta di essere molto interessato alla questione. Poi li invia a Betlemme con un’istruzione: andateci e raccogliete qualche notizia sul bimbo; se poi lo trovate, mandatemi un SMS che voglio venire pure io a fargli omaggio (Mt 2,7-8). In realtà a Erode gli rode qualcosa: forse in cuore ha già un piano di soppressione immediata del nascituro. Chi ama il potere di questo mondo ha sempre una doppia faccia. Come si dice, “l’apparenza inganna”. Spesso, il bene che si propone sventagliandolo davanti agli altri, ha solo un’intenzione mefistofelica: è una bella torta velenosa. Quello che invece nasce nel nascondimento e si cerca di mantenere segreto, viene dallo Spirito.

Cosa dicevamo prima? Che i Magi sembrano persone fiduciose nell’uomo. Infatti partono verso Betlemme obbedendo a Erode (Mt 2,9). Probabilmente hanno anche tanta fiducia nella creazione. Vedono che la stella li precede e poi si ferma esattamente nel punto in cui è nato Gesù.  E’ a questo punto che il vangelo ci dice che provarono una grandissima gioia (Mt 2,10). Da dove veniva quella gioia? Dall’avere in mano la prova che gli astri comunicano agli uomini? Dal poter tornare a casa con un algoritmo in tasca per poter prevedere la nascita di personaggi importanti? Dalla fama che cominciavano a presagire per l’incontro ormai vicino con il neonato? No, niente di tutto questo. I versetti successivi ce lo spiegano.

adorazione dei magi
Adorazione dei Magi, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, gennaio 2019

Appena quegli uomini trovano il bimbo con sua madre si piegano in avanti e lo adorano, aprendo gli scrigni con i doni portati con sé (Mt 2,11). Dopo un lunghissimo cammino percorso con il solo conforto di una stella, essi, investiti dalla gioia per l’approdo raggiunto, non indugiano un istante a prostrarsi davanti a Gesù. Eppure davanti ad essi non c’è una abitazione calda e sicura, non c’è qualcosa che assomigli a un trono, non c’è una scorta di soldati, non ci sono arredamenti regali, non ci sono cortigiani. C’è solo tanta povertà, c’è gente semplice e poco attraente come i pastori e gli abitanti di quella minuscola città. Quegli uomini che avevano scrutato e cercato a lungo nel Cielo, si trovarono davanti una sorpresa degna della loro eccelsa intelligenza. E, da uomini davvero intelligenti, non ricusarono di compiere quei gesti che si convengono alla presenza di un vero re. Per il vangelo, l’uomo intelligente è quello che sa farsi piccolo nell’accogliere Dio divenuto piccolo. Questa è la sua gioia. Allora Dio può parlargli anche in sogno (Mt 2,12), a conferma di quel salmo che dice che il Signore si prende cura dei suoi amici nel sonno (Sal 126,2). Proprio il contrario di Erode, a cui quel bambino appena nato toglierà del tutto il sonno, portandolo all’estremo del suo delirio di onnipotenza (ahimè) con l’ordine di morte per tutti i bambini di Betlemme dai due anni in giù (Mt 2,16)

 

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GOZO E INTELIGENCIA DE LOS MAGOS

 

El Mesías recién ha nacido. La explicación de Mateos evangelista nos dice que mientras que en Israel pareciera que nadie sospeche el evento de su nacimiento, algunos misteriosos extranjeros (¿sacerdotes de un culto pagano? ¿Científicos? ¿Astrólogos?) Se presentan a Jerusalén con una pregunta sorprendente. Lo han llevado consigo unida a una convicción: debe haber nacido un rey, tenemos la prueba de una estrella que hemos largamente observado, por favor dígannos dónde lo podemos encontrar  (Mt 2,1-2). Ahora, lo que sorprende es que ellos no solo se hayan confiado del movimiento de una estrella, sino que se fían también de los habitantes de la ciudad principal donde la estrella se ha dirigido: allí preguntan las oportunas informaciones. Gente bastante confiada en los hombres, ¿qué les parece? ¿Se habrán dado cuenta que sus preguntas ha puesto en agitación el corazón de toda Jerusalén, desde su rey hasta el último ciudadano? (Mt 2,3) El texto es silencioso sobre esto, pero induce a pensar. Porque sucede siempre así cuando en la propia vida se tienen en el corazón tantas preguntas y pocas certezas hacia quien, al contrario, tiene muchas certezas y poquísimas preguntas. Es suficiente una sola pregunta bien ubicada para llevar en “tilt” a estos últimos, en general poco propensos a dejarse sorprender por cualquier novedad.

Sin embargo Herodes reúne todo el estado mayor religioso para hacerse decir dónde debería nacer el Mesías. Y hasta este punto del relato, podría también ser solo una sana curiosidad a moverlo. Pero sabemos que no es así. Una cosa me parece clara: el hecho que el primer ciudadano de Jerusalén no sepa dónde nazca el Mesías, es ya una gran vergüenza para el pueblo elegido. Porque quiere decir que en aquellos días la ciudad santa y la mayor parte de la población hebrea no estaba habitada de una gran espera mesiánica, aparte de un reducido número de personas dispuestas a escuchar al Bautista en las periferias de Israel. El GPS de los jefes religiosos funciona muy bien, la localidad donde debe nacer el Mesías está identificada con precisión quirúrgica, con hasta citación bíblica (Mt 2,5-6). A este punto Herodes manda a llamar a estos extranjeros, dichos “Magos”. Intenta hablar con ellos sobre esta conjunción astral haciendo finta de estar muy interesado en la cuestión. Luego los envía a Belén con una instrucción: vayan y recojan alguna noticia sobre el niño; si luego lo encuentran, envíenme un SMS que quiero ir también yo a homenajearlo  (Mt 2,7-8). En realidad a Herodes le corroe algo: quizás en el corazón tiene ya un plan de supresión inmediata del futuro hijo. Quien ama el poder de este mundo tiene siempre una doble cara. Como se dice, “la apariencia engaña”. Muchas veces, el bien que se propone  publicándolo delante de los demás, tiene solo una intención diabólica: es una linda torta venenosa. Lo que en cambio nace en el secreto y se intenta mantener en secreto, viene del Espíritu.

¿Qué decíamos antes? Que los Magos parecen personas confiadas en el hombre. De hecho parten hacia Jerusalén obedeciendo a Herodes (Mt 2,9). Probablemente tienen tanta confianza en la creación. Ven que la estrella les precede y luego se detiene exactamente en el punto en el cual ha nacido Jesús. Es en este momento que el evangelio nos dice que probaron un grandísimo gozo (Mt 2,10). ¿De dónde venía ese gozo? ¿Del tener en la mano la prueba que los astros comunican a los hombres? ¿De poder regresar a casa con un algoritmo en el bolsillo para poder prever el nacimiento de personajes importantes? ¿De la fama que comenzaban a presagiar por el encuentro ya cercano con el neonato? No, nada de todo esto. Los versículos sucesivos nos lo explican.

Apenas aquellos hombres encuentran al niño con su madre se arrodillan y lo adoran, abriendo los cofres con los dones traídos con ellos (Mt 2,11). Después de un larguísimo camino recorrido con el solo consuelo de una estrella, ellos, investidos del gozo por el destino alcanzado, no dudan un instante en postrarse delante de Jesús. Y sin embargo delante de ellos no hay una habitación caliente y segura, no hay algo que se parezca a un trono, no hay una escolta de soldados, no hay muebles regalos, no hay cortesanos. Hay solo tanta pobreza, hay gente sencilla y poco atrayente como los pastores y los habitantes de aquella minúscula ciudad. Aquellos hombres que habían escudriñado y buscado por tanto tiempo en el Cielo, se encontraron delante de ellos una sorpresa digna de la excelsa inteligencia. Y, de hombres verdaderamente inteligentes, no se inhibieron de cumplir estos gestos que se acuerdan a la presencia de un verdadero rey. Para el evangelio, el hombre inteligente es aquél que sabe hacerse pequeño al acoger a Dios hecho pequeño. Esto es su gozo. Entonces Dios puede hablarles también en sueños (Mt 2,12), para confirmar aquél salmo que dice que el Señor se toma cura de sus amigos en el sueño (Sal 126,2). Justamente lo contrario de Herodes, al cual aquél niño apenas nacido le quitará de todo el sueño, llevándolo al extremo de su delirio de omnipotencia con la orden de muerte para todos los niños de Belén de los dos años para abajo (Mt 2,16)

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