OH INCESSANTE CERCATORE, CERCAMI ANCORA!

XXXI DOMENICA DEL T.O.

anno C (2019)

Sap 11,22-12,2; 2Ts 1,11-2,2; Lc 19,1-10

 

Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

 

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Quest’anno, durante il pellegrinaggio in Terra Santa, giunti a Gerico, quando ci è stato detto che ci saremmo recati presso un grande sicomoro dove si ritiene che vi salì Zaccheo, ebbi un sussulto di gioia. Molto probabilmente non è esattamente lo stesso sicomoro, ma guardare quell’albero frondoso dal tronco maestoso con ramificazioni così basse, mi aiutò comunque a immaginare l’incrocio di sguardi tra Gesù e il ricco capo dei pubblicani che voleva vedere il Signore a tutti i costi. Ora, con la stessa gioia, mi trovo a commentare questo episodio con stupore ancora più grande, che io stesso non mi riesco a spiegare. Il pubblicano nel Tempio di domenica scorsa ci ha offerto una lezione sull’atteggiamento necessario per comunicare con Dio nella preghiera, il capo dei pubblicani di Gerico ci offre oggi una lezione su come aprirsi al Dio delle sorprese, Gesù di Nazareth, che è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto (Lc 19,10).

Zaccheo era uomo piccolo di statura. Quando udì del passaggio di Gesù nella sua città, fu la gran folla a ricordarglielo (Lc 19,3). Come tutti, aveva un solo desiderio: voleva vedere chi fosse Gesù. Voleva vedere il suo volto, voleva scrutarlo, voleva vedere com’era lo strano rabbi di cui si parlava molto nelle periferie della Galilea e della Giudea. Qualcuno diceva che stesse volentieri con i peccatori, anzi, si diceva che fosse un mangione e beone, amico dei pubblicani e dei peccatori (cfr. Mt 11,19). Che potesse davvero anche lui diventare suo amico? Lui, il disprezzatissimo capo dei pubblicani di Gerico, amico di un maestro religioso in Israele? Come era possibile? Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là (Lc 19,4). Qualcuno ha detto che la vita è una questione di incontri. È vero, anche se non si riesce mai ad afferrare il mistero di ciò che li determina: quanto sia determinante l’uomo nel cogliere l’occasione e quanto sia determinante Dio nel suo lavoro per creare le condizioni dell’occasione.

Il vangelo è un mondo che non ha spazio per le ovvietà. Sarebbe stato ovvio infatti, per un uomo potente e ricco come Zaccheo, riuscire a posizionarsi in qualche parte più sicura della città per raggiungere il suo scopo. Invece no, il suo sguardo intraprendente calcola il percorso del maestro e lo anticipa in un punto preciso insolito, ma che gli potrà permettere di vederlo presto: su un albero. Il suo ruolo di esattore delle imposte, la sua cattiva fama presso il popolo di Dio, la sua stessa piccola statura, la sua innata furbizia, avrebbero potuto farlo indietreggiare nell’intento. Invece no, Zaccheo non teme il pericolo di rendersi ridicolo agli occhi altrui, gli importa solo di vedere Gesù! E così lo aspetta senza aspettarsi nulla da Lui, nel più puro desiderio di vederlo senza possederlo, lui, il capo dei pubblicani che s’impossessava di quanto non era suo!

Zaccheo sul sicomoro
Zaccheo sul sicomoro, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, ottobre 2016

Gesù sta per passare ma ecco, ancora un po’ lontano, intravede una sagoma di uomo su un albero che si trova sul suo cammino. Gesù è lo sguardo del Padre che vede lontano la sua creatura (cfr. Lc 15,20). I suoi occhi non sono distratti dalla calca di gente che lo osanna, il successo non lo concentra su di sé, non teme la critica di chi può mormorare sul suo interesse per un uomo che ha solo fama di essere un grande peccatore (Lc 19,7). Zaccheo è determinato, Gesù è altrettanto determinato: Zaccheo scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua (Lc 19,5). L’uomo che cercava, scopre di essere cercato. L’uomo che desiderava conoscere, scopre di essere già conosciuto. L’uomo che non si aspettava niente, scopre di essere aspettato! L’uomo che non osava invitare alla tavola della sua amicizia scopre di essere da Lui invitato, e a casa sua! Quale indicibile e incontenibile gioia!

Quando l’uomo scopre di essere amato, mette le ali ai piedi (Lc 19,6) e nulla può arrestarlo, lo stesso giudizio di chi gli sta intorno non conta più nulla (Lc 19,7). Questi è l’uomo che si è alzato (Lc 19,8a) da una vita condizionata dal pensiero religioso altrui, dal pensiero “benpensante” dominante, dalla legge dei luoghi comuni. È l’uomo che ha ritrovato la sua identità più profonda (Lc 19,9), quella che può ritrovare solo chi incontra Gesù Cristo, il Signore amante della vita, che ha compassione di tutti perché tutto può, che ama tutte le cose che esistono e non prova disgusto per niente di ciò che ha creato (cfr. 1a lettura, Sap 11). Solo chi ha incrociato gli occhi di Gesù cambia lo sguardo su di sé e sugli altri: vede sé stesso come un peccatore graziato e gli altri non come persone da manipolare e sfruttare, ma come fratelli da perdonare, risarcire e beneficare (Lc 19,8b). Solo chi rientra in casa sua, ossia nella verità del proprio cuore, incontra Gesù e gusta la gioia di una vita nuova. E questo accade ancora oggi. Oggi, per questa casa, è venuta la salvezza (Lc 19,10a).  

 

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¡OH INCESANTE BUSCADOR, BÚSCAME AÚN!

 

Este año, durante el peregrinaje en la Tierra Santa, llegados a Jericó, cuando se nos dijo que hubiéramos estado ante un grande sicomoro donde se considera que allí subió Zaqueo, tuve un estremecimiento de gozo. Muy probablemente no es exactamente el mismo sicomoro, pero mirar aquél árbol frondoso con el tronco majestuoso con ramas gruesas así bajas, me ayudó de todas maneras a imaginar el encuentro de miradas entre Jesús y el rico jefe de los publicanos que quería ver al Señor a toda costas. Ahora, con el mismo gozo, me encuentro comentando este episodio con estupor todavía más grande, que yo mismo no logro a explicarme. El publicano en el Templo del domingo pasado nos ha ofrecido una lección sobre la actitud necesaria para comunicarnos con Dios en la oración, el jefe de los publicanos de Jericó nos ofrece hoy una lección sobre cómo abrirse al Dios de las sorpresas, Jesús de Nazaret, que ha venido a buscar y a salvar lo que estaba perdido (Lc 19,10).

Zaqueo era un hombre pequeño de estatura. Cuando escuchó sobre el pasaje de Jesús en su ciudad, fue la gran multitud quien se lo recordó (Lc 19,10). Como todos, tenía un solo deseo: quería ver quién era Jesús. Quería ver su rostro, quería escudriñarlo, quería ver al extraño rabí del cual se hablaba mucho en las periferias de la Galilea y de la Judea. Alguien decía que estaba con gusto con los pecadores, más bien, se decía que era un comelón y borracho, amigo de los publicanos y de los pecadores (cfr. Mt 11,19). ¿De verdad podría también él volverse su amigo? ¿Él, el muy despreciado jefe de los publicanos de Jericó, amigo de un maestro religioso en Israel? ¿Cómo es posible? Entonces se adelantó corriendo y se subió a un árbol para verlo cuando pasara por allí (Lc 19,4). Alguien ha dicho que la vida es una cuestión de encuentros. Es verdad, aunque si nunca se logra a aferrar el misterio de lo que lo determina: cuanto determinante sea el hombre en el aprovechar la ocasión y cuanto determinante sea Dios a en su trabajo para crear las condiciones de las ocasiones.

El evangelio es un mundo que no tiene espacio para las obviedades. Hubiera sido obvio de hecho, para un hombre potente y rico como Zaqueo, lograr a ubicarse en alguna parte más segura de la ciudad para alcanzar su objetivo. En cambio no, su mirada emprendedora calcula el recorrido del maestro y lo anticipa en un punto preciso insólito, pero que le permitirá verlo pronto: sobre un árbol. Su rol de recaudador de impuestos, su mala fama delante del pueblo de Dios, su propia estatura pequeña, su innata astucia, podría hacerle retroceder en el intento. En cambio no, Zaqueo no teme el peligro de ponerse en ridículo ante los ojos de los demás, ¡le importa solo ver a Jesús! ¡Y así lo espera sin esperarse nada de Él, en el más puro deseo de verlo sin poseerlo, él, el jefe de los publicanos que se apoderaba de todo lo que no era suyo!

Jesús está por pasar pero, todavía un poco lejos, entrevé una sombra de hombre sobre un árbol que se encuentra en su camino. Jesús es la mirada del Padre que ve de lejos a su criatura (cfr. Lc 15,20). Sus ojos no se distraen del tumulto de gente que lo hosanna, el suceso no lo concentra sobre sí, no teme la crítica de quien puede murmurar sobre su interés por un hombre que tiene solo fama de ser un gran pecador (Lc 19,7). Zaqueo es determinado, Jesús es igualmente determinado: Zaqueo baja en seguida, pues hoy tengo que quedarme en tu casa (Lc 19,5). El hombre que buscaba, descubre que es buscado. El hombre que deseaba conocer, descubre ser ya conocido. ¡El hombre que no se esperaba nada, descubre que es esperado! ¡El hombre que no osaba invitar a la mesa de sus amigos descubre ser por Él invitado, y en su casa! ¡Qué indecible e incontenible gozo!

Cuando el hombre descubre ser amado, pone las alas en los pies (Lc 19,6) y nada puede detenerlo, el mismo juzgar de quien le está entorno no cuenta más nada (Lc 19,7). Este es el hombre que se ha levantado (Lc 19,8a) de una vida condicionada por el pensamiento religioso de otros, del pensamiento “conservador” dominante, de la ley de los lugares comunes. Es el hombre que ha encontrado su más profunda identidad (Lc 19,9), aquella que puede encontrarlo solo quien encuentra a Jesucristo, el Señor amante de la vida, que tiene compasión de todos porque todo puede, que ama todas las cosas que existen y no prueba disgusto por nada de lo que ha creado (cfr. 1a lectura, Sab 11). Solo quien se ha cruzado con los ojos de Jesús cambia su mirada sobre sí mismo y sobre los demás: ve a sí mismo como un pecador perdonado y a los demás no como personas manipulables y para aprovecharse, sino como hermanos a quien perdonar, indemnizar y para beneficiarlas (Lc 19,8b). Solo quien vuelve a entrar en su casa, o sea en la verdad del propio corazón, encuentra a Jesús y gusta el gozo de una vida nueva. Y esto sucede todavía hoy. Hoy ha llegado la salvación a esta casa (Lc 19,10a).

 

 

Un pensiero riguardo “OH INCESSANTE CERCATORE, CERCAMI ANCORA!

  1. Chiaro e profondo anche questa volta il tuo pensiero sul vangelo di domenica.
    Mi sono balzate agli occhi le varie “traiettorie” di questo brano:Zaccheo che guarda verso l’alto…è già un primo passo per uscire dalla grettezza quotidiana in cui si può dire “strisciasse” fino ad un attimo prima. Eh sì, spesso camminiano con lo sguardo talmente volto a terra che ci dimentichiamo di rivolgerci verso il Cielo. Quando si guarda il alto si vedono davvero cose inaspettate, incredibili, mai viste!!!
    Questa è senz’altro una prima “lezione” per noi.
    Poi ho notato un’ altra traiettoria, quella dello sguardo di Gesù verso Zaccheo, dritta dritta nei suoi occhi….quando qualcuno mentre ti parla ti guarda dritto negli occhi, lo capisci, perché ti sta guardando l’ anima quindi non è interessato a quello che hai, al posto che occupi, ma a quello che sei realmente, al tuo vissuto, alle tue dinamiche interiori. Gesù ha proprio “denudato” spiritualmente Zaccheo, l’ ha disarmato, anzi Zaccheo l’ ha fatto da solo…è bastato lo sguardo di Gesù a fargli “confessare” le proprie bassezze. Gesù non si è affatto presentato come giudice, ma come amico interessato al benessere interiore di quell’ uomo.
    Seconda lezione per noi che troppo spesso ci ergiamo a giudici, in vari ambiti della vita, e non otteniamo altro che chiusura da parte degli altri.
    Gesù ci insegna che attraverso l’ amorevolezza passano tanti messaggi….in questo modo si diventa autorevoli e non autoritari. In effetti anche al bimbo che sta imparando a vivere bisogna trasmettere amore e non solo divieti nudi e crudi. Se il bimbo si sente amato fa meno fatica ad ascoltare i propri genitori e a dar loro retta….
    Penso quindi che gli “Zaccheo” che sono in noi abbiano sempre una nuova opportunità, cioè quella di essere raggiunti da quell’ instancabile cercatore che é Gesù il quale riesce a passare anche attraverso le “fessure” della nostra anima.
    Grazie ancora per questi tuoi contributi.
    A presto!

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