UNO IN TRE, TRE PER TUTTI

SS.MA TRINITA’

anno C (2019)

Prv 8,22-31; Rm 5,1-5; Gv 16,12-15

 

 

Disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

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S.Agostino interroga il bambino al mare, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, aprile 2015

Sono in tre a condividere il nome e la natura di Dio. E questo lo sappiamo perché ce lo ha raccontato con la sua vita uno di loro, che è diventato uno di noi. In ciò, il cristianesimo, pur rimanendo in dialogo con le altre religioni, si “stacca” da esse. Ma anche per noi, che poniamo sempre con un segno di croce sulle nostre liturgie il sigillo della ss.ma Trinità, resta un mistero inesauribile. Per questo il Signore Gesù dice che deve parlarci ancora di tante altre cose (Gv 16,12a). Non che non ci abbia detto tutto quello che dovevamo sapere su Dio, tutt’altro: vi ho chiamato amici perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi (Gv 15,15). Il fatto è che l’uomo non può contenere tutta la realtà di Dio in una volta sola; non è in grado di accoglierlo in tutta la sua portata: per il momento non siete capaci di portarne il peso (Gv 16,12b).

L’occhio di un uomo che è stato a lungo nella oscurità di una stanza, se si apre improvvisamente una finestra, non può sopportare la luce naturale che vi irrompe. Si deve abituare poco a poco a guardare verso la luce, se non vuole far danni alla propria vista. Un papà e una mamma saggi, pur volendo comunicare, per amore, tutto ciò che sono e che hanno ai propri figli, si guardano bene dal farlo quando sono a una certa età. Quando mia madre mi raccontò certe cose della storia di mio padre, avevo circa 23 anni. Le chiesi subito perché non me l’aveva detto prima. “Perché non era ancora arrivato il momento” – fu la sua semplice risposta. Dunque nella nostra umana esperienza possiamo intuire qual è l’opera di uno dei tre, lo Spirito. Egli è detto “l’amore del Padre e del Figlio”: è infatti Lui, l’amore, che ci guida alla verità tutta intera (Gv 16,13a). Solo chi si lascia guidare dall’amore, cioè dallo Spirito, comprende questo linguaggio di Gesù. Tocca allo Spirito, al momento opportuno che solo Lui sa, introdurci sempre più nel mistero di Dio. A noi imparare a lasciarci guidare da Lui, a farci trovare disponibili. E’ una grazia da chiedere, oltre che un impegno da offrire. Come diceva Agostino, solo chi ama può dire la verità. La verità non può essere colta senza l’amore e viceversa.

Ma non è tutto. Ci vuole lo Spirito affinché le cose che Gesù ci ha detto vengano comprese per quello che dicono. Le sue parole parlano di futuro: vi annuncerà le cose future (Gv 16,13b). Gesù è il nostro futuro, perché Egli viene dal futuro! Lo Spirito attualizza la sua parola nella nostra storia (se glielo permettiamo) perché è in questo modo che ci prepara a tornare verso il nostro destino: Dio. Per chi se lo ricorda, il titolo di un celebre “cult” cinematografico di anni fa, può rendere l’idea di questa realtà: “Ritorno al futuro”. Ecco, il credente in Cristo è un uomo che cammina per ritornare al futuro.

Inoltre, in questo compito, lo Spirito glorifica Gesù, perché sappiamo che le cose che ci spiega sono le parole e i gesti che Gesù ha detto/fatto: prenderà del mio e ve lo annuncerà (Gv 16,14). Ma noi, pregando diciamo giustamente: “Gloria al Padre, al Figlio, e allo Spirito Santo”, perché sappiamo che non c’è niente che uno di loro possiede che non sia anche degli altri (Gv 16,15). Nel vangelo di oggi c’è questo ultimo, implicito messaggio. Nel seno della Trinità si vive per dar gloria all’altro, non per cercare la propria. Per questo anche noi, la chiesa, se viviamo da credenti, prima o poi diventiamo davvero luce del mondo e sacramento di Dio: amandoci gli uni gli altri, manifestiamo una gloria che non ci appartiene, ma che ci è donata senza alcuna riserva: e la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro perché siano anch’essi, come noi, un cosa sola (Gv 17,22).

 

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UNO EN TRES, TRES PARA TODOS

 

Son en tres a compartir el nombre y la naturaleza de Dios. Y esto lo sabemos porque nos lo ha contado con su vida uno de ellos, que se ha vuelto uno de nosotros. En esto, el cristianismo, aunque quedándose en diálogo con las otras religiones, se “separa” de ellas. Pero también para nosotros, que ponemos siempre con un signo de cruz sobre nuestras liturgias el sello de la Santísima Trinidad, se queda un misterio inagotable. Por esto el Señor Jesús dice que debe hablarnos todavía de tantas otras cosas (Jn 16,12a). No que no nos haya dicho todo aquello que deberíamos saber sobre Dios, todo lo contrario: los he llamado amigos porque todo lo que he oído del Padre lo he hecho conocer a ustedes (Jn 15,15). El hecho es que el hombre no puede contener toda la realidad de Dios de una sola vez; no está en grado de acogerlo con todo su alcance: por el momento no son capaces de llevar el peso (Jn 16,12b).

El ojo de un hombre que ha estado por largo tiempo en la oscuridad de un cuarto, si se abre de improviso una ventana, no puede soportar la luz natural que le llega. Se debe acostumbrar poco a poco a mirar hacia la luz, si no quiere hacer daños a la propia vista. Un papá y una mamá sabios, aun queriendo comunicar, por amor, todo lo que son y que tienen a los propios hijos, se cuidan bien de hacerlo cuando tienen una cierta edad. Cuando mi madre me contó ciertas cosas de la historia de mi padre, tenía como 23 años. Le pregunté inmediatamente por qué no me lo había dicho antes. “Porque no había llegado el momento” –fue su simple respuesta. Entonces en nuestra humana experiencia podemos intuir cuál es la obra de uno de los tres, el Espíritu. Él es dicho “el amor del Padre y del Hijo”: es de hecho Él, el amor, que nos guía a la verdad toda entera (Jn 16,13a). Solo quien se deja guiar del amor, o sea del Espíritu, comprende este lenguaje de Jesús. Toca al Espíritu, al momento oportuno que solo Él sabe, introducirnos siempre más en el misterio de Dios. A nosotros aprender a dejarnos guiar por Él, a hacernos encontrar disponibles. Es una gracia que hay que pedir, además de un compromiso para ofrecer. Como decía Agustín, solo quien ama puede decir la verdad. La verdad no puede ser acogida sin el amor y viceversa.

Pero no es todo. Es necesario el Espíritu para que las cosas que Jesús nos ha dicho sean comprendidas por lo que dicen. Sus palabras hablan de futuro: les anunciará las cosas futuras (Jn 16,13b). Jesús es nuestro futuro, porque ¡Él viene del futuro! El Espíritu actualiza su palabra en nuestra historia (si se lo permito) porque es en este modo que nos prepara a regresar hacia nuestro destino: Dios. Para quien se lo recuerda, el título de un célebre “cult” cinematográfico de hace años, puede dar la idea de esta realidad: “Regreso al futuro”. Eso es, el creyente en Cristo es un hombre que camina para regresar al futuro.

Además, en esta tarea, el Espíritu glorifica a Jesús, porque sabemos que las cosas que nos explica son las palabras y los gestos que Jesús ha dicho/hecho: tomará lo mío y se los anunciará (Jn 16,14). Pero nosotros, rezando decimos justamente: “Gloria al Padre, al Hijo y al Espíritu Santo”, porque sabemos que no hay nada que uno de ellos posea que no sea también de los demás (Jn 16,15). En el evangelio de hoy está este último, implícito mensaje. En el seno de la Trinidad se vive para dar gloria al otro, no para buscar la propia. Por esto también nosotros, la iglesia, si vivimos como creyentes, antes o después nos volvemos de verdad luz del mundo y sacramento de Dios: amándonos los unos de los otros, manifestamos una gloria que no nos pertenece, pero que nos ha sido donada sin alguna reserva: y la gloria que tú me has dado, yo la he dado a ellos para que sean también ellos, como nosotros, una cosas sola (Jn 17,22).

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