LA TAVOLA E’ GIÀ APPARECCHIATA

 

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

Es 24,3-8; Eb 9,11-15; Mc 14,12-16.22-26

 

 

Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

 

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Come si può parlare di Gesù nostro Signore, realmente presente nel sacramento dell’Eucarestia? Se non invochiamo lo Spirito Santo, impossibile. Ma se lo invochiamo perché ci illumini, non credo ci neghi questo aiuto. Bisogna però coinvolgere tutte le facoltà. Perché se ne vuoi parlare solo con e all’intelletto, non serve a niente. Sr.Elvira Petrozzi, fondatrice della comunità “Il Cenacolo”, nel 2005 (anno dell’Eucarestia), davanti a tutti i vescovi del mondo riuniti con il papa per il Sinodo, cominciò il suo intervento dicendo che l’Eucarestia si può capire solo con il cuore. Questa semplice affermazione dice quasi tutto. Ho fatto la mia 1a comunione come tutti, all’età di 8-9 anni. Una memoria davvero bella per la festa familiare e parrocchiale. Però non ricordo alcuna consapevolezza del contatto con Gesù. Poi la crescita e il lento, inesorabile allontanamento dalla vita sacramentale intorno ai 13 anni.

Vi risparmio quello che sta in mezzo. Intorno ai 21 anni riprendo a frequentare la messa a causa della malattia di un caro amico, solo per essergli vicino, poiché si risvegliò il suo interesse per le cose della fede. Le domande su quello a cui assistevo di nuovo in chiesa fioccavano continuamente. Trovai per grazia di Dio un sacerdote che seppe parlarmi e guidarmi alla riscoperta della preghiera. Così, spontaneamente, nel tentativo di ricominciare a pregare, mi trovai spesso nella mia parrocchia da solo, di pomeriggio. Ricordo che le prime volte rimanevo colpito dalla solitudine di quel posto. La chiesa era vuota, c’era tanto silenzio, non c’era mai nessuno prima delle 18.00. Venne un giorno come tanti in cui, trovandomi sempre da solo, guardavo il Tabernacolo dell’Eucarestia. Non posso spiegare esattamente cosa sia avvenuto. Niente di sensazionale, niente di straordinario, nessuna esperienza mistica. Solo la intima certezza che non ero solo. Lì dentro c’era qualcuno. Avvertii chiaramente, per la prima volta, la sua Presenza. Lo ricordo bene, perché quel pomeriggio passò molto in fretta: trascorse un’ora come se fosse stata solo un minuto.

Gesù è veramente presente nell’Eucarestia. Man mano che camminavo nella fede, diventò sempre più forte il bisogno di ritrovarmi davanti al suo mistero nel Tabernacolo. Fu una immensa grazia, il resto è la mia storia. Molte volte mi sono chiesto in preghiera perché il Signore ha scelto di essere presente così. Gliel’ho chiesto anche direttamente, ma non ho mai avuto risposta. Certe volte mi parve che mi rimandasse a leggere il vangelo. Nella sua storia possiamo sempre rintracciare tante strade per rispondere ai nostri interrogativi. Per esempio, il vangelo con cui oggi celebriamo solennemente il dono dell’Eucarestia, ci parla dell’invio dei discepoli per la preparazione della cena di Pasqua. Gesù da loro alcune istruzioni, ma quello che colpisce è che i discepoli trovano una sala già pronta per l’evento (Mc 14,13-16). Nel giorno della prima Eucarestia nella storia della chiesa questo è un segnale importantissimo. E’ Dio che prepara per primo la cena, non noi. Gesù si identifica corporalmente con quel pane che si spezza, con quel vino che si offre a chi lo accoglie (Mc 14,22-24).

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Come se dicesse ad ogni uomo che gli apre fiduciosamente il suo cuore: “ecco, Io ti sono sempre vicino, fino alla fine dei tuoi giorni (Mt 28,20). Sono con te in questo pane e questo vino perché voglio stare sempre insieme a te, come in una tavola imbandita il pane e il vino sono indispensabili. Sono in questo pane perché tu possa gustare il mio amore nella tua vita, e sono in questo vino perché voglio essere la gioia del tuo cuore, perché tu possa “brindare” sempre con me la gratitudine per il dono della tua vita. Sono in questo pane e questo vino perché tu scopra la fedeltà del mio amore, proprio come il pane e il vino accompagnano fedelmente la tua tavola. Sono in questo pane perché tu non abbia paura di me, perché ai tuoi occhi tu scopra che sono disarmato e così anche tu possa disarmarti con me. Sono in questo vino perché il mio sangue scorra nelle tue vene, perché tu diventi sempre più carne della mia carne e spirito nel mio Spirito. Vivere insieme, amare gli altri insieme: questo è vivere veramente! In questo modo la tua vita così fragile e incerta entra nella mia vita certa e sicura, la vita eterna. Io in te e tu in me (Gv 6,54-56). Ricordati: sei sempre invitato a questa cena, la tavola è già apparecchiata, il cibo è già pronto (Lc 14,17), c’è bisogno solo del tuo cuore (Ap 3,20) e del tuo aiuto per preparare e invitare a questa tavola chi ancora non mi conosce (Lc 14,21-23).”

Grazie Signore Gesù! Grazie. Grazie. Grazie. Sia lodato e ringraziato in ogni momento, il Santissimo e divinissimo Sacramento! Figli, se sapeste quanto Dio vi ama, piangereste di gioia” (La Vergine Maria a uno dei veggenti di Medjugorije). Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli dei secoli!  

 

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LA MESA YA ESTA’ PREPARADA

 

¿Cómo se puede hablar de Jesús nuestro Señor, realmente presente en el sacramento de la Eucaristía? Si no invocamos al Espíritu Santo, imposible. Pero si lo invocamos para que nos ilumine, no creo que nos niegue esta ayuda. Pero es necesario involucrar a todas las facultades. Porque si quieres hablar solo con la inteligencia, no sirve para nada. Hna. Elvira Petrozzi, fundadora de la comunidad “El Cenáculo”, en el 2005 (año de la Eucaristía), delante de todos los obispos del mundo reunidos con el papa para el Sínodo, comenzó su intervención diciendo que la Eucaristía se puede entender solo con el corazón. Esta sencilla afirmación dice casi todo. Hice mi Primera Comunión como todos, a la edad de 8-9 años. Un recuerdo de verdad lindo por la fiesta familiar y parroquial. Pero no recuerdo alguna conciencia del contacto con Jesús. Luego el crecimiento y el lento, inexorable alejamiento de la vida sacramental alrededor de los 13 años.

Les ahorro lo que está en medio. Alrededor de los 21 años vuelvo a frecuentar la misa a causa de la enfermedad de un querido amigo, solo para estar cercano a él, porque se despertó su interés por las cosas de la fe. Las preguntas sobre a lo que asistía nuevamente en la iglesia nacían continuamente. Encontré por gracia de Dios a un sacerdote que supo hablarme y guiarme al descubrimiento de la oración. Así, espontáneamente, en el intento de volver a comenzar a rezar, me encontré solo muchas veces en mi parroquia, en las tardes. Recuerdo que las primeras veces me quedaba sorprendido de la soledad de aquel lugar. La iglesia estaba vacía, había tanto silencio, nunca había alguien antes de las 6.00 de la tarde. Llegó un día como tantos en el cual encontrándome siempre solo, miraba al Sagrario de la Eucaristía. No puedo explicar exactamente qué cosa ha sucedido. Nada sensacional, nada extraordinario, ninguna experiencia mística. Solo la íntima certeza que no estaba solo. Allí dentro había alguien. Lo advertí claramente, por la primera vez, su Presencia. Lo recuerdo bien, porque esa tarde pasó rápidamente: transcurrió una hora como si hubiera sido solo un minuto.

Jesús está verdaderamente presente en la Eucaristía. Poco a poco que caminaba en la fe, se volvió siempre más fuerte la necesidad de encontrarme delante de su misterio en el Sagrario. Fue una gracia inmensa, el resto es mi historia. Muchas veces me he preguntado en la oración por qué el Señor ha elegido estar presente así. Se lo he preguntado también directamente, pero nunca he tenido respuesta. Ciertas veces me parecía que me volviera a mandar a leer el evangelio. En su historia podemos siempre rastrear tantos caminos para responder a nuestras preguntas. Por ejemplo, el evangelio con el cual hoy celebramos solemnemente el don de la Eucaristía, nos habla del envío de los discípulos para la preparación de la cena de la Pascua. Jesús da a ellos algunas instrucciones, pero lo que impacta es que sus discípulos encuentran una sala ya lista para el evento (Mc 14,13-16). En el día de la primera Eucaristía en la historia de la iglesia esto es una señal importantísima. Es Dios quien primero prepara la cena, no nosotros. Jesús se identifica corporalmente con ese pan que se parte, con ese vino que se ofrece a quien lo acoge (Mc 14,22-24).

Como si dijera a cada hombre que le abre confiadamente su corazón: “mira, Yo estaré siempre cerca, hasta el fin de tus días (Mt 28,20). Estoy contigo en este pan y este vino porque quiero estar siempre junto a ti, como en una mesa preparada el pan y el vino son indispensables. Estoy en este pan para que tú puedas gustar mi amor en tu vida, y estoy en este vino porque quiero ser el gozo de tu corazón, para que tú puedas “brindar” siempre conmigo la gratitud por el don de tu vida. Estoy en este pan y este vino para que tú descubras la fidelidad de mi amor, justamente como el pan y el vino acompañan fielmente tu mesa. Estoy en este pan para que tú no tengas miedo de mí, para que con tus ojos descubras que estoy desarmado y así también tú puedas desarmarte conmigo. Estoy en este vino porque mi sangre corra en tus venas, para que tú te vuelvas siempre más carne de mi carne y espíritu en mi Espíritu. Vivir juntos, amar a los demás juntos: ¡esto es vivir verdaderamente! De este modo tu vida así frágil e incierta entra en mi vida cierta y segura, la vida eterna. Yo en ti y tú en mí (Jn 6,54-56). Recuérdate: estás siempre invitado a esta cena, la mesa está preparada, la comida está lista (Lc 14,17), necesitamos solo de tu corazón (Ap 3,20) y de tu ayuda para preparar e invitar a esta mesa a quien todavía no me conoce (Lc 14,21-23).”

¡Gracias Señor Jesús! Gracias. Gracias. Gracias. ¡Sea alabado y agradecido en cada momento, el Santísimo y divinisimo Sacramento! Hijos, si supieran cuanto Dios les ama, llorarían de gozo (La Virgen María a uno de los videntes de Medjugorije). ¡Gloria al Padre, al Hijo y al Espíritu Santo, como era en el principio, ahora y siempre por los siglos de los siglos!

5 pensieri riguardo “LA TAVOLA E’ GIÀ APPARECCHIATA

  1. Acqua, pane e vino. In effetti un pranzo inizia con questi semplici “ingredienti”. Il pranzo può significare sopravvivenza, condivisione, festa, unione, partecipazione……questo soltanto dal punto di vista umano. Forse è per questo che il nostro Dio ha desiderato offrirsi così a noi?

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  2. “È già tutto pronto”….
    L’eucarestia la si può capire solo con il cuore, è proprio così;
    Dio si dona nella perpetuazione
    del mistero del suo corpo e del suo sangue.
    Con il cuore noi accogliamo,
    ma nella fede noi rinnoviamo
    le promesse ….
    Oh Gesù pietà di noi, nutrici
    e difendici
    portaci ai beni eterni…..

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