ESSERE O APPARIRE DEI SUOI?

X DOMENICA DEL T.O.

Gn 3,9-13; 2Cor 4,13-5,1; Mc 3,20-35

 

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé». Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Belzebù e scaccia i demoni per mezzo del capo dei demoni». Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro». Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

 

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Il terzo capitolo del vangelo di Marco comincia con uno scontro frontale tra uomini autorevoli della sinagoga di Cafarnao e Gesù. Il Signore zittisce i suoi detrattori con una interrogazione che non riceve da loro risposta più una guarigione, mentre essi subito cominciano a tramare per farlo morire (Mc 3,1-6). E questo avviene, notate bene, nella sinagoga. Gesù aveva già liberato un uomo posseduto dal demonio che la frequentava tranquillamente (Mc 1,21-28). Gesù è rifiutato/minacciato nel luogo dove dovrebbe sentirsi a casa, il luogo dove avviene per eccellenza il raduno dei credenti. Così (e siamo solo al capitolo n.3!…) scopriamo che la religione è il primo nemico di Gesù. Sorpresi? Spero di no. Dietro certi schemi/schermi molto religiosi non c’è Dio, ma il diavolo. Gesù porta allora il suo vangelo nelle case. Il racconto di oggi ci dice che quel giorno, in una di quelle case, c’era una tale folla da togliere al maestro e ai discepoli persino il tempo per mangiare qualcosa (Mc 3,20). Una straordinaria accoglienza e fame della parola di Dio qui, un rifiuto mortale senza alcun desiderio di conoscere Dio lì. Strana la vita, no? Ma quanto è attuale il vangelo! Nelle nostre parrocchie spesso a guardare l’orologio nell’attesa che la messa finisca presto, nella migliore delle ipotesi. In luoghi domestici o altri posti impensabili (anche il tanto demonizzato web!..) una fame di Dio e un desiderio di incontro che toglie il tempo ai nostri bisogni. Il vangelo è principio di discernimento della vita.

Infatti, a un certo punto arrivano “i suoi”, termine che indica persone con legame parentale di sangue con Gesù. Dovrebbero conoscerlo meglio, dovrebbero dunque comprendere meglio il Signore e la sua missione. E invece gli danno del matto (Mc 3,21). Il termine greco indica proprio la pazzia. Ma come? Gesù si occupa di quella folla, insegnando e saziando la fame di Dio di tanti, perché i suoi parenti se lo vogliono portar via? Il punto capitale del racconto di oggi è cercare di capire se siamo dentro la cerchia di quelli che sono veramente suoi, o se invece non siamo ancora dei suoi, perché Gli stiamo remando contro. Allora una prima cosa da chiarire è questa: al Signore si risponde perché è Lui che ci chiama a seguirlo, non lo si chiama perché Lui ci risponda e segua noi! Da questo punto di vista è evidente che i suoi consanguinei non fanno ancora parte dei suoi discepoli. Simbolo di tutti coloro che magari vivono molto vicini a Gesù, ma vorrebbero “impadronirsi” di Lui per dirgli quello che deve fare e non deve fare; simbolo di tutti quelli che “amano così tanto” Gesù, da volergli fare da guardia del corpo per evitargli problemi e scelte che non portano alcun vantaggio né a Lui né a loro.

Poi vediamo entrare ancora in scena gli scribi, questi però venuti apposta da Gerusalemme. Senza alcun pudore gli danno addirittura dell’indemoniato (Mc 3,22.30). Ci mancava anche questa. E il bello è che Gesù chiama anche loro e cerca di farli ragionare enunciando, attraverso una paraboletta, un criterio di discernimento che capirebbero anche gli atei (Mc 3,23-27). La sentenza che segue serve per ammonirli del peccato più grave che si possa commettere e in cui si stanno cacciando da soli: la resistenza ostinata all’amore di Dio che perdona, ovvero la bestemmia imperdonabile di non voler riconoscere l’identità di Dio che è Misericordia infinita, cercando di vivere della propria sicurezza religiosa e della propria giustizia. Come non riconoscere questo pericolo nel quale incorrono anche oggi tanti fratelli cristiani? In proposito consiglio vivamente di leggere tutto il capitolo 2 di Gaudete et exsultate. Riassumendo: gli scribi rappresentano tutti quelli che, invece di accogliere umilmente in dono la realtà, preferiscono metterla in discussione negando l’evidenza, perché sono tra coloro che fanno del loro sapere un arma per difendere prestigio e favori che vengono da esso. Insomma, tutti quei teologi (tra essi anche vescovi!…) che si sentono forti delle loro conoscenze, ma che non hanno ancora la sapienza della Croce!

Chi é mia madre e chi sono i meii fratelli

Gesù circondato dai discepoli, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, maggio 2014

Il racconto termina con un nuovo “assalto” dei parenti, questa volta c’è anche Maria (Mc 3,31). Viene riferito a Gesù che sua madre con i suoi fratelli, fuori dalla folla che lo circonda, lo cercano (Mc 3,32). Questa richiesta permette al Signore di stabilire con chiarezza come stanno le cose: con la sua venuta, Gesù fa saltare l’ordine dei legami umani. Principio di appartenenza familiare a Gesù non è una relazione naturale di sangue. Anche se sono suoi parenti (a parte sua madre), sono estranei, non sono dentro la sua cerchia. C’è un “dentro” e un “fuori” assolutamente nuovi. Quelli che invece mettono Gesù dentro, ovvero al centro della propria attenzione, sono dei suoi, perché lo ascoltano e si fanno trasformare dal potere della sua Parola. Che significa per noi che leggiamo oggi questo testo? Come battezzati siamo entrati a far parte gratuitamente della famiglia di Dio. Ma anche noi possiamo ingannarci e pensare di appartenere alla sua chiesa di diritto, perché siamo cristiani, ed essere invece dei perfetti estranei. “Cristiani”, cioè di Cristo, lo si è se Gesù (non io!) è al centro del nostro cuore. Se Lui è lì, allora ci accorgiamo anche che gli altri sono nostri fratelli. Anzi, di più. Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno disse: ecco mia madre e i miei fratelli (Mc 3,34). Chi ascolta Gesù compie la volontà di Dio e viene da Lui insignito dell’onore impareggiabile di essere suo fratello, sorella e madre (Mc 3,35). Dobbiamo allora chiederci se vogliamo essere o solo apparire dei suoi.

 

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¿SER O APARENTAR SER DE LOS SUYOS?

 

El tercer capítulo del evangelio de Marco comienza con un enfrentamiento entre hombres con autoridad de la sinagoga de Cafarnaum y Jesús. El Señor calla a sus detractores con una pregunta que no recibe de ellos respuesta más una sanación, mientras ellos inmediatamente comienzan a tramar para hacerlo morir (Mc 3,1-6). Y esto sucede, noten bien, en la sinagoga. Jesús había liberado ya a un hombre poseído por el demonio que lo frecuentaba tranquilamente (Mc 1,21-28). Jesús es rechazado/amenazado en el lugar donde debería sentirse en casa, el lugar donde sucede por excelencia el encuentro de los creyentes. Así (¡y estamos solo en el capítulo n°3!…) descubrimos que la religión es el primer enemigo de Jesús. ¿Sorprendidos? Espero que no. Detrás de ciertos esquemas/pantallas muy religiosos no está Dios, sino el diablo. Jesús lleva entonces el evangelio a las casas. El relato de hoy nos dice que aquél día, en una de aquellas casas, había tanta gente al punto de quitar al maestro y a los discípulos hasta el tiempo para comer algo (Mc 3,20). Una extraordinaria acogida y hambre de la palabra de Dios entonces, un rechazo mortal sin algún deseo de conocer a Dios allí. Extraña la vida, ¿no? Pero ¡cuánto actual es el evangelio! En nuestras parroquias muchas veces miran el reloj esperando que la misa termine rápido, en lo mejor de las hipótesis. En lugares domésticos u otros lugares impensables (también en la ¡tan demonizada web!…) un hambre de Dios y un deseo de encuentro que quita el tiempo a nuestras necesidades. El evangelio es principio de discernimiento de la vida.

De hecho, a un cierto punto llegan “los suyos”, término que indica a personas con un vínculo parental de sangre con Jesús. Deberían conocerlo mejor, deberían entonces comprender mejor al Señor y su misión. Y en cambio lo llaman loco (Mc3,21). El término griego indica la locura. Pero ¿cómo? Jesús se ocupa de aquella gente, enseñando y saciando el hambre de Dios de tantos, ¿por qué sus parientes se lo quieren llevar? El punto capital del relato de hoy es intentar entender si estamos dentro del círculo de aquellos que son verdaderamente de los suyos, o si en cambio no somos todavía de los suyos, porque estamos remándole contra. Entonces una primera en aclarar es esta: ¡al Señor se responde porque es Él que nos llama a seguirlo, no se le llama para que Él nos responda y siga a nosotros! De este punto de vista es evidente que sus consanguíneos no hacen todavía parte de sus discípulos. Símbolo de todos aquellos que quizás viven muy cercanos a Jesús, pero quisieran “apoderarse” de Él para decirle lo que debe hacer o no debe hacer; símbolo de todos aquellos que “aman así tanto” a Jesús, al querer hacerle de guardaespaldas para evitarle problemas y elecciones que no traen ninguna ventaja ni a Él ni a ellos.

Luego vemos entrar todavía en escena a los escribas, pero estos han venido a propósito de Jerusalén. Sin ningún pudor le dan además del endemoniado (Mc 3,22.30). Nos faltaba también esto. Y lo lindo es que Jesús llama también a ellos e intenta hacerlos razonar enunciando, a través de una parabolita, un criterio de discernimiento que entenderían también los ateos (Mc 3,23-27). La sentencia que sigue sirve para amonestarlos del pecado más grave que se pueda cometer y en el cual se están metiendo solos: la resistencia obstinada al amor de Dios que perdona, o también la blasfemia imperdonable de no querer reconocer la identidad de Dios que es Misericordia infinita, buscando vivir de la propia seguridad religiosa y de la propia justicia. ¿Cómo no reconocer este peligro en el cual incurren también hoy tantos hermanos cristianos? A propósito aconsejo vivamente de leer todo el capítulo 2 de Gaudete et exultate. Resumiendo: los escribas representan a todos aquellos que, en cambio de acoger humildemente como don la realidad, prefieren ponerla en discusión negando la evidencia, porque están entre aquellos que hacen de su saber una arma para defender prestigio y favores que vienen de ella. Es decir, todos esos teólogos (¡entre ellos también obispos!…) que se sienten fuertes de sus conocimientos, pero que no tienen todavía la ¡sabiduría de la Cruz!

El relato termina con un nuevo “irrupción” de los parientes, esta vez está también María (Mc 3,31). Le es referido a Jesús que su madre con sus hermanos, fuera de la gente que lo circunda, lo buscan (Mc 3,32). Este pedido permite al Señor establecer con claridad como son las cosas: con su venida, Jesús hace saltar el orden de los lazos humanos. Principio de pertenencia familiar a Jesús no es una relación natural de sangre. También si son sus parientes (a parte su madre), son extraños, no están dentro de su círculo. Hay un “dentro” y un “fuera” absolutamente nuevos. Aquellos que en cambio ponen a Jesús dentro, o mejor dicho al centro de la propia atención, son de los suyos, porque lo escuchan y se hacen transformar del poder de su Palabra. ¿Qué significa para nosotros que leemos hoy este texto? Como bautizados hemos entrado a hacer parte gratuitamente de la familia de Dios. Pero también nosotros podemos engañarnos y pensar de pertenecer a su iglesia de derecho, porque somos cristianos, y ser en cambio perfectos extraños. “Cristianos”, o sea de Cristo, se es si Jesús (¡no yo!) está al centro de nuestro corazón. Si Él está allí, entonces nos damos cuenta también que los demás son nuestros hermanos. Más bien, más. Y mirando a los que estaban sentados alrededor, dice: «Estos son mi madre y mis hermanos (Mc 3,34). Quien escucha a Jesús cumple la voluntad de Dios y viene condecorado por Él del honor incomparable de ser su hermano, hermana y madre (Mc3,35).  Debemos entonces preguntarnos si queremos ser o solo aparentar ser de los suyos.

 

3 pensieri su “ESSERE O APPARIRE DEI SUOI?

  1. Maria Chiara Bassi ha detto:

    La cosa che mi ha colpito è quella per la quale viene dato un giudizio inesorabile secondo le parole di Gesù, quella per cui si è rei in eterno. ….la bestemmia contro lo Spirito Santo. Su questo Gesù dimostra di prendere una netta posizione, senza “mezzi termini”.
    Il rischio che si corre a non aprire le proprie porte al messaggio di Gesù comporta che “si basti a noi stessi”, che ci si imbottisca di cose, di parole, di pensieri o che si facciano scelte per ingrandire il nostro ego.
    Lo Spirito Santo è a nostra disposizione, è un dono ineguagliabile per superare i nostri limiti, le nostre “grettezze” umane, le nostre paure.
    Chi non coglie questo dono è inesorabilmente tagliato fuori perché rifiuta l’ Amore di Dio.

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