L’ULTIMA ISTRUZIONE DI CRISTO

XXXII DOMENICA DEL T.O.

1Re 17,10-16; Eb 9,24-28; Mc 12,41-44

 

In quel tempo, Gesù nel Tempio diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». 

 

 

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Siamo nel Tempio di Gerusalemme, uno dei capisaldi della fede di Israele. Dopo aver risposto all’ennesima interrogazione di uno scriba, Marco osservava che da quel momento in poi non c’era più il coraggio di rivolgere a Gesù altre domande (Mc 12,34). Finalmente il Signore può riprendere il suo insegnamento senza essere interrotto. Prima del conclusivo discorso escatologico del capitolo 13, ci vuole lasciare un’ultima, importantissima istruzione. Cominciamo dalla prima parte (Mc 12,38-40). Se il Signore ne parla proprio adesso forse è perché constatava che dentro il Tempio c’era oramai un andazzo generale di sacerdoti, scribi e dottori della Legge in evidente stato di infermità mondana cronica. In realtà la categoria biasimata è solo quella degli scribi, ma se consideriamo l’economia generale dei vangeli non ci sbagliamo a tirare in ballo anche gli altri. Gesù raccomanda di guardarsi da essi. Il motivo è semplice. L’amore che essi hanno per i vestiti costosi che li distinguono, per i primi seggi nelle sinagoghe (davanti a Dio) e per i primi posti nei banchetti (davanti agli uomini), significa che non amano Dio né inducono gli altri ad amarlo. La loro razza appartiene a quella dei pastori stigmatizzati da Ezechiele profeta (Ez 34,1-10).

Ma c’è di più. Oltre a coccolare accuratamente il proprio ego per poter apparire più “fighi” e influenti degli altri, costoro amano anche possedere di più: divorano le case delle vedove (v.40a), ossia derubano le persone vulnerabili per antonomasia, le quali, per quella Bibbia che essi conoscono molto bene, hanno Dio stesso come difensore. Invece di difendere la vedova per nome e per conto di Dio, se ne approfittano senza alcuno scrupolo! E, come se non bastasse, pregano a lungo per farsi vedere (v.40a), ossia hanno la doppia faccia di passare gran tempo a pregare per convincere chi li guarda di essere veramente religiosi, raggiungendo così il colmo dell’ipocrisia. Essi riceveranno una condanna più severa (v.40b), dice Gesù senza mezzi termini per ammonire il discepolo che crede nel suo insegnamento. Sottolineo il “che crede”, perché non vedo in giro molta fede in queste salutari parole, nonostante i ripetuti appelli di Francesco alla sobrietà del vangelo: ci sono ancora tanti che pensano e vogliono una chiesa mondana e potente, dalle lunghe vesti e dai primi posti in tutti i più visibili spazi della vita umana, e ciò a difesa della “cultura” cristiana!

L'obolo della vedova 3
Presso il tesoro del Tempio 2, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, novembre 2018

Seconda parte del vangelo, un contrappunto alla prima. Gesù osserva la gente che getta le monete nel gazofilacio, il tesoro del Tempio. Notate come Egli sia attento al come getta, non solo al quanto. Infatti, ci sono ricchi che gettano molto (Mc 12,41), ma non secondo Gesù, il quale chiama subito i suoi discepoli a vedere ciò di cui non si sono resi conto. Perché laddove l’uomo vede il molto, Dio invece vede il poco, e viceversa. Gesù dona questo ultimo insegnamento seduto: così, quando essi si siederanno al suo posto per continuare a trasmettere ciò che hanno appreso, dovranno aver sempre presente e insegnare a loro volta chi si deve guardare: una povera vedova (Mc 12,42) e tutti quelli che ad essa assomigliano. Ancora una volta Gesù stupisce per la scelta delle persone da mettere in cattedra con Lui.

L'obolo della vedova 4
L’obolo della vedova 2, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, novembre 2018

Devo dirti un’ultima cosa. Se anche tu che mi stai leggendo ti stupisci ancora rallegrandoti delle sue scelte, ringrazia il Signore: vuol dire che stai cercando di amarlo come si merita. Ma se le sue scelte non ti generano gioia e stupore, bisogna che ti chieda nuovamente cosa cerchi e perché vai da Lui. Gesù insegna solennemente al discepolo di ogni tempo perché deve guardare e ricordare questa vedova. Ella è la donna che ama Dio con tutta la sua vita, adempiendo il duplice comandamento che viene prima di ogni altro (cfr. vangelo di domenica scorsa), mentre gli altri hanno riservato al Signore solo i loro avanzi (Mc 12,43-44). C’è chi camminando dietro al Signore Gesù arriva a donargli tutta la sua vita, cioè ad amarlo. E c’è chi, nello stesso cammino, preferisce amare altro, e allora rischierà di dare a Dio solo delle briciole della sua vita, ma non giungerà ad amarlo, poiché é nella natura dell’amore la parola “tutto”: ricordate il giovane e osservante ricco di qualche domenica fa? Non si può amare insieme Dio e il mondo con le sue ricchezze. Né si può amare il mio “io” più di Dio. 

 

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LA ULTIMA INSTRUCCION DE CRISTO

 

Estamos en el Templo de Jerusalén, una de las piedras angulares de la fe de Israel. Después de haber respondido a la milésima interrogación de un escriba, Marcos observaba que desde aquél momento no tenían más el coraje de hacerle preguntas (Mc 12,34). Finalmente Jesús puede retomar su enseñanza sin ser interrumpido. Antes del conclusivo discurso escatológico del capítulo 13, nos quiere dejar una última, importantísima instrucción. Comenzamos de la primera parte (Mc 12,38-40). Si el Señor habla exactamente ahora quizás es porque constataba que dentro del Templo había a estas alturas una andada general de sacerdotes, escribas y doctores de la Ley en evidente estado de enfermedad mundana crónica. En realidad la categoría  de culpa es solo aquella de los escribas, pero si consideramos la economía general de los evangelios no nos confundimos a poner también a los demás. Jesús recomienda en cuidarse de ellos. El motivo es simple. El amor que ellos tienen por los vestidos costosos que los distinguen, por los primeros puestos en las sinagogas (delante de Dios) y por los primeros puestos en los banquetes (delante de los hombres), significa que no aman a Dios ni inducen a los demás a amarlo. Su raza pertenece a aquella de los pastores estigmatizados de Ezequiel profeta (Ez 34,1-10).

Pero hay más. Más allá de engreír cuidadosamente al propio ego para poder aparentar ser más “cool” e influyentes de los demás, estas personas aman poseer también más: devoran la hacienda de las viudas (v.40a), o sea roban a las personas vulnerables por excelencia, las cuales, por aquella Biblia que estos conocen muy bien, tienen a Dios mismo como defensor. En cambio de defender a la viuda a nombre y por cuenta de Dios, ¡se aprovechan sin algún escrúpulo! Y, como si no bastara, rezan largamente para hacerse ver (v.40a), o sea tienen la doble cara de pasar gran tiempo a rezar para convencer a quien los mira de ser verdaderamente religiosos, alcanzando así el colmo de la hipocresía. Ellos tendrán una sentencia más rigurosa (v.40b), dice Jesús sin medios términos para amonestar al discípulo que cree en sus enseñanzas. Subrayo el “que cree”, porque no veo por aquí mucha fe en estas saludables palabras,  a pesar de las repetidas apelaciones de Francisco a la sobriedad del evangelio: hay todavía tantos que piensan y quieren una iglesia mundana y potente, de las largas vestiduras y de los primeros puestos en todos y más visibles espacios de la vida humana, y esto en ¡defensa de la “cultura” cristiana!

Segunda parte del evangelio, una afinidad a la primera. Jesús observa a la gente que echa las monedas en el arca, el tesoro del Templo. Noten como Él está atento al cómo echa, no solo al cuánto. De hecho, hay ricos que echan mucho (Mc 12,41), pero no según Jesús, el cual llama inmediatamente a sus discípulos a ver esto del cual no se han dado cuenta. Porque allí donde el hombre ve el mucho, Dios en cambio ve el poco, y viceversa. Jesús dona esta última enseñanza sentado: así, cuando ellos se sentarán en su lugar para continuar a transmitir lo que han aprendido, tendrán que tener siempre presente y enseñar a su vez a quien se debe mirar: una pobre viuda (Mc 12,42) y a todos aquellos que a ella se asemejan. Una vez más Jesús maravilla por la elección de las personas que hay que poner en el púlpito con Él.

Debo decirte una última cosa. Si también tú que me estás leyendo te maravillas todavía alegrándote de sus elecciones, agradece al Señor: quiere decir que estas intentando amarlo como se merece. Pero si sus elecciones no te crean gozo y maravilla, es necesario que te preguntes nuevamente qué es lo que buscas y por qué vas a Él. Jesús enseña solemnemente al discípulo de cada tiempo por qué debe mirar y recordar a esta viuda. Ella es la mujer que ama a Dios con toda su vida, cumpliendo el doble mandamiento que viene antes de todos los otros (cfr. Evangelio del domingo pasado), mientras los demás reservan al Señor solo sus sobras (Mc 12,43-44). Hay quien caminando detrás del Señor Jesús llega a donarle toda su vida, o sea, a amarlo. Y hay quien, en el mismo camino, prefiere amar otra cosa, y entonces arriesgará de dar a Dios solo las migajas de su vida, pero no alcanzará a amarlo, porque está en la naturaleza del amor la palabra “todo”: ¿se acuerdan del joven y observante rico de algunos domingos atrás? No se puede amar junto a Dios y al mundo con sus riquezas. Ni se puede amar a mi “yo” más que a Dios.

2 pensieri riguardo “L’ULTIMA ISTRUZIONE DI CRISTO

  1. E’ proprio vero che spesso chi poco ha molto da’!!! …..leggendo questo vangelo e il tuo commento mi è venuto in mente un episodio di famiglia.
    Mio fratello per un anno ha dovuto studiare all’ Istituto per Geometri di Codigoro quindi ha iniziato col fare il pendolare da Ferrara. Dopo qualche tempo che frequentava ha conosciuto un ragazzo che veniva da più lontano e aveva preso in affitto un piccolissimo monolocale in paese, con un solo posto letto e pochi metri quadri in tutto. Mia madre mi racconta sempre il gesto generoso di questo ragazzo che offrì a mio fratello di condividere quel piccolo alloggio scegliendo di dormire su un materasso per terra! E dall’ altra parte spesso ho di fronte gente con notevoli possibilità economiche che specula anche sui centesimi!!! E non solo uno……la Parola del Signore è sempre attuale!!!!

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