COME AVVICINARSI A GESU’?

XXVII DOMENICA DEL T.O.

anno B (2021)

Gen 2,18-24; Eb 2,9-11; Mc 10,2-16

Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio». Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

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Qual è il filo sottile che lega le 2 parti del vangelo di oggi apparentemente così diverse? Nella prima infatti, vediamo un avvicinamento a Gesù di un certo tipo. Nella seconda, un avvicinamento completamente diverso. Dunque ciò significa che ci si può avvicinare a Gesù diffidenti o fiduciosi, in un atteggiamento che implica difesa a oltranza delle proprie posizioni, ossia di certezze assolute delle proprie conoscenze, oppure come bambini che si lasciano guidare dai propri cari alla scoperta della vita. Quando ci si relaziona nella prima modalità, ci si autoassegna una postura superiore rispetto all’interlocutore: per metterlo alla prova, dice il testo (Mc 10,2). Ben altra scena nella seconda parte del vangelo. Alcune persone si avvicinano portando dei bambini da far toccare a Gesù e si vedono ostacolati dai suoi discepoli. Ma questo non li scoraggia. Il Signore è sempre dalla parte dei piccoli. L’intervento a loro difesa che nasce dalla sua indignazione, è puntuale e non ammette repliche: solo chi si avvicina a Lui come un bimbo può sentire l’abbraccio amoroso di Dio con la sua benedizione. Solo chi si avvicina a Gesù accogliendolo con la fiducia tipica del bambino, può entrare nelle cose di Dio e comprenderle (Mc 10,14-16). Come per la questione del divorzio a lui sottoposta. Ci sono testi delle Sacre Scritture che non si possono mettere sullo stesso piano. Questo è un principio ermeneutico limpidissimo che emerge dalla risposta di Gesù alla domanda dei farisei. Se il Deuteronomio certifica il permesso di Mosè a scrivere un atto di ripudio verso la propria moglie non significa necessariamente che questo rispecchi l’intenzione divina (Mc 10,5-8). Rimane parola di Dio perché Dio, in Gesù Cristo, ci ha spiegato che non ha ricusato di sporcarsi con la nostra storia. Per analogia: se molti cristiani vennero chiamati a pronunciarsi, a suo tempo, circa la possibilità di legiferare sul divorzio e votarono a favore, non significa che essi ne condividessero il principio. Per la durezza del vostro cuore, ovvero per dover affrontare una scelta di male minore c’è stata in Israele (e c’è ancora in tante civiltà) una norma che permette la separazione coniugale. Ma, ritornando all’intenzione divina, Gesù ribadisce che l’amore umano di una coppia viene dalla sapienza creatrice di Dio, ed ecco allora spiegarne il suo senso profondo citando il libro della Genesi. Le dolorose separazioni coniugali, nella chiesa come altrove, ci saranno sempre per le umane debolezze e per la debole fede che inducono al peccato, quando non sono giustificate da una nullità accertata della unione matrimoniale. Ma in ogni storia d’amore si deve sapere che Dio lavora sempre per saldare o guarire l’unione della coppia, non per dividerla (Mc 10,9). Quest’ultimo lavoro invece, sappiamo da chi è coltivato: da uno che chiamiamo “il diavolo”, cioè il divisore.

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¿CÓMO ACERCARSE A JESÚS?

¿Cuál es el hilo sutil que une a las 2 partes del evangelio de hoy aparentemente así distintos? En la primera de hecho, vemos un cierto tipo de acercamiento a Jesús. En la segunda, un acercamiento completamente diferente. Entonces esto significa que nos podemos acercar a Jesús suspicaces o confiados, en una actitud que implica defensa a ultranza de las propias posiciones, o sea de certezas absolutas de los propios conocimientos, o también como niños que se dejan guiar por sus propios padres a descubrir la vida. Cuando nos relacionamos en la primera modalidad, nos auto marcamos una postura superior con respecto al interlocutor: para ponerlo a la prueba, dice el texto (Mc 10,2). Otra escena en la segunda parte del evangelio. Algunas personas se acercan trayendo niños para hacerlos tocar a Jesús y se ven obstaculizados por sus discípulos. Pero esto no los desanima. El Señor está siempre de la parte de los pequeños. La intervención que nace de su indignación en defensa de ellos es puntual y no admite réplicas: solo quien se acerca a Él como un niño puede sentir el abrazo amoroso de Dios con su bendición. Solo quien se acerca a Jesús acogiéndolo con la confianza típica del niño, puede entrar en las cosas de Dios y comprenderlas (Mc 10,14-16). Como para la cuestión del divorcio a él sometida. Hay textos de la Sagrada Escritura que no se pueden poner al mismo nivel. Esto es un principio hermenéutico cristalino que emerge de la respuesta de Jesús a la pregunta de los fariseos. Si el Deuteronomio certifica el permiso de Moisés a escribir un acto de repudio hacia la propia esposa no significa necesariamente que esto refleje la intención divina (Mc 10,5-8). Se queda Palabra de Dios porque Dios, en Jesucristo, nos ha explicado que no se ha rehusado a ensuciarse con nuestra historia. Por analogía: si muchos cristianos fueron llamados a pronunciarse, acerca de la posibilidad de legislar sobre el divorcio y votaron a favor, no significa que ellos compartieran el principio. Por la dureza de su corazón, es decir por tener que afrontar una elección de mal menor ha habido en Israel (y está todavía en tantas civilizaciones) una norma que permite la separación conyugal. Pero, regresando a la intención divina, Jesús reitera que el amor humano de una pareja viene de la sabiduría creadora de Dios, y entonces explicar su sentido profundo citando el libro del Génesis. Las dolorosas separaciones conyugales, en la iglesia como en otros lugares, habrá siempre por las humanas debilidades y por la débil fe que inducen al pecado, cuando no son justificadas por una nulidad acertada de la unión matrimonial. Pero en cada historia de amor se debe saber que Dios trabaja siempre para saldarlo o sanar la unión de la pareja, no para dividirla (Mc 10,9). Este último trabajo en cambio, sabemos de quien es cultivado: de uno que llamamos “el diablo”, o sea el divisor.

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