ANDARE IN DISPARTE E’ LA MIGLIOR PARTE

XVI DOMENICA DEL T.O.

Ger 23,1-6; Ef 2,13-18; Mc 6,30-34

 

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

 

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Gesù chiama in disparte i Dodici, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, luglio 2018

 

Gli apostoli, nel loro primo invio missionario, ebbero subito l’onore di subire il disonore del disprezzo, così come era stato loro predetto (ma perché ci si lamenta della crescente ostilità nei confronti della chiesa con continue e noiose esternazioni sui social e altrove? Cosa c’è di nuovo in ciò?…); ma poterono anche godere subito dell’accoglienza di chi li riconosceva quali inviati di Dio. Consapevoli di aver molto ricevuto in fiducia e potere dal Maestro, si affrettano, ritornando dalla loro prima missione, a riferire al Signore quanto avevano insegnato e operato (Mc 6,30). Questo movimento centripeto, dopo quello centrifugo, è di fondamentale importanza. Infatti, la comunità dei discepoli è costituita dal suo riunirsi davanti a Gesù; esiste in quanto si relaziona con questo unico referente, centro di tutti e di ciascuno. Diversamente, ecco la tanto segnalata autoreferenzialità comunitaria o individuale in cui cadono aggregazioni ecclesiali e leaders cristiani. La missione del discepolo dunque parte da Lui e, senza distogliere lo sguardo da Lui, porta a Lui, conducendo gli altri a Lui per un dinamismo di attrazione che, se non fa innamorare, almeno fa incuriosire sulla sua persona.

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I Dodici riferiscono sulla missione, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, luglio 2018

 

Si comprende meglio perché, ad esempio, nella prima lettura di oggi il profeta Geremia annuncia guai per i pastori del popolo di Dio che hanno dimenticato il centro della propria vocazione/missione. Chi se ne dimentica, finisce inevitabilmente per farsi il centro di essa e nello stesso tempo per sfruttare e poi far perire e disperdere il gregge del mio pascolo (Ger 23,1). Altri verbi che la Parola di Dio attribuisce alla condotta di questi pastori sono scacciare e non preoccuparsi (Ger 23,2). Chi si dimentica del Signore, finisce per maltrattare le pecore e non prendersi più cura di esse. Ma Dio, per la sua incommensurabile misericordia, promette di venire Egli stesso a cercare e radunare le pecore abbandonate al loro destino (Ger 23,3); promette di generare nuovi pastori che le riporteranno a Lui perché abbiano una vita felice. Da notare il verbo che viene attribuito all’azione di questi e le conseguenze sulla vita delle pecore: faranno pascolare, così che (le pecore) non dovranno più temere né sgomentarsi (Ger 23,4). Contrariamente agli altri, i pastori che si conformano al cuore di Dio sono coloro che lasciano le pecore respirare e gustare la loro libertà, collaborando con la parola e l’azione perché Dio possa liberarle dalla paura e da ogni angosciosa preoccupazione. Gesù è l’unico Pastore delle pecore; i suoi discepoli, i veri pastori messi a guardia del gregge.

Nel vangelo è indicato con chiarezza il segreto del discepolo. Malgrado sia rivestito come tutti di debolezza, è un uomo che non si incammina sulla strada dei guai annunciata da Geremia: è uno che cerca di rispondere all’invito di Gesù ad andare in disparte, da soli, in un luogo deserto e riposarsi un po’ (Mc 6,31a). Dal testo si capisce subito quella che sarà sempre la tentazione del discepolo (Mc 6,31b-33). Essere talmente immersi nella propria missione verso gli altri da dimenticare sé stessi e soprattutto Chi è la fonte della stessa. E’ un equivoco in cui ci imbattiamo più che facilmente: si è talmente “presi” in quello che facciamo da dimenticare che non siamo noi né la sorgente né il fine della missione. E quindi giungiamo a far confusione di identità. A volte inconsciamente e a volte no, facciamo la parte di Dio e chiediamo a Lui di farci da discepolo! La cosa è sottile e quindi non sempre percettibile, ma ben reale.

Certo anche il Signore, quando è sbarcato, sembra sia disposto a cambiare programma (Mc 6,34a). La visione di quella gente accorsa nel luogo deserto scelto per il riposo lo commuove al punto da fargli optare per un surplus di assistenza spirituale verso di essa (Mc 6,34b). Che significa? Che bisogna mandare all’aria i propositi di una riposante sosta per restare da soli con Dio? Sarebbe contraddittorio con l’invito del Signore e con quanto detto finora. Il vangelo vuole solo dirci che se siamo discepoli e pastori guidati dall’amore compassionevole di Gesù, sapremo opportunamente essere capaci di sacrificare, per le sue pecore, la nostra rigenerante sosta con Dio. Ma questo non vuol dire affatto che ce ne priveremo ogni volta che una o più pecore ci cercano. Lo stesso comportamento di Gesù è normativo in tal senso (cfr. Mc 1,35-37). E poi c’è un’altra icona evangelica, ancora più esplicita, che ci ricorda come il sapersi ritirare con il Signore sia la parte più fruttuosa della propria attività apostolica. Invitato a casa dei suoi amici Marta, Maria e Lazzaro, Gesù si imbatte nelle proteste di Marta che mal sopporta la visione di sua sorella ai suoi piedi concentrata nell’ascoltarlo, mentre lei è affaccendata. Sappiamo come è andata (Lc 10,40-42). Andare in disparte con il Signore è la miglior parte della vita, anche se i temperamenti più dinamici fanno e faranno sempre fatica ad accettarlo.  

 

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APARTARSE ES LA MEJOR PARTE

 

Los apóstoles, en el primer envío misionero, tuvieron inmediatamente el honor de padecer el deshonor del desprecio, así como se les había predicho (pero ¿por qué nos lamentamos de la creciente hostilidad hacia la iglesia con continúas y aburridos comentarios en los medios sociales y en otros sitios?¿Qué hay de nuevo en todo esto?…); pero pudieron también gozar inmediatamente de la acogida de quien le reconocía como enviados de Dios. Conocedores de haber recibido mucho en confianza y poder del Maestro, se apuran, regresan de su primera misión, a comunicar al Señor lo que habían enseñado y obrado (Mc 6,30). Este movimiento centrípeto, después de aquél centrífugo, es de fundamental importancia. De hecho, la comunidad de los discípulos está constituida de su reunirse delante de Jesús; existe en cuanto se relacionan con este único referente, centro de todos y de cada uno. Diferentemente, he aquí la tanto señalada auto-referencialidad comunitaria o individual en el cual caen agregaciones eclesiales y líderes cristianos. La misión del discípulo entonces parte de Él y, sin quitar la mirada de Él, lleva a Él, conduciendo a los demás a Él por un dinamismo de atracción que, si no hace enamorar, al menos da curiosidad sobre su persona.

Se comprende mejor porque, por ejemplo, en la primera lectura de hoy el profeta Jeremías anuncia problemas para los pastores del pueblo de Dios que han olvidado el centro de la propia vocación/misión. Quien se olvida, termina inevitablemente por volverse el centro de ella y al mismo tiempo por aprovechar y luego hacer perecer y desesperar a la grey de mi pastoreo (Jer 23,1). Otros verbos que la Palabra de Dios atribuye a la conducta de estos pastores son expulsar y no preocuparse (Jer 23,2) Quien se olvida del Señor, termina por maltratar a las ovejas y no hacerse cargo de ellas. Pero Dios, por su inconmensurable misericordia, promete venir Él mismo a buscar y reunir a las ovejas abandonadas a su destino (Jer 23,3); promete generar nuevos pastores que volverán a llevarlos a Él para que tengan una vida feliz. Hay que notar el verbo que viene atribuido a la acción de estos y las consecuencias sobre la vida de las ovejas: harán pastorear, así que (las ovejas) no tendrán más que temer ni desalentarse (Jer 23,4). Contrariamente a los demás, los pastores que se conforman al corazón de Dios son aquellos que dejan a las ovejas respirar y gustar su libertad, colaborando con la palabra y la acción para que Dios pueda librarlas del miedo y de cada angustiosa preocupación. Jesús es el único Pastor de las ovejas; sus discípulos, los verdaderos pastores puestos en guardia de la grey.

En el evangelio está indicado con claridad el secreto del discípulo. A pesar de que esté revestido como todos de debilidad, es un hombre que no se dirige en el camino de los problemas anunciados por Jeremías: es uno que busca responder a la invitación de Jesús a apartarse, a un lugar solitario, para descansar un poco (Mc 6,31a). Del texto se entiende inmediatamente cuál será siempre la tentación del discípulo (Mc 6,31b-33). Estar talmente inmersos en la propia misión hacia los demás que se olvida de sí mismo y sobretodo de Quién es la fuente de la misma. Es una equivocación en la cual caemos más que fácilmente: se está talmente “tomados” de lo que hacemos que nos olvidamos que nosotros no somos ni la fuente ni el fin de la misión. Y entonces llegamos a crear confusión de identidad. A veces inconscientemente y a veces no, ¡hacemos la parte de Dios y pedimos a Él de ser el discípulo! La situación es muy sutil y entonces no siempre perceptible, pero bien real.

Cierto también el Señor, cuando ha desembarcado, parecía estar dispuesto a cambiar programa (Mc 6,34a). La visión de aquella gente que acudió al lugar desierto elegido para el descanso lo conmueve al punto de hacerle optar por un surplus de asistencia espiritual hacia ellos (Mc 6,34b). ¿Qué significa? ¿Qué es necesario mandar al diablo los propósitos de un reposado alto para quedarse solos con Dios? Sería contradictorio con la invitación del Señor y con cuanto dicho ahora. El evangelio quiere solo decirnos que si somos discípulos y pastores guiados por el amor compasivo de Jesús, sabremos oportunamente ser capaces de sacrificar, por sus ovejas, nuestro re-generante descanso con Dios. Pero esto no quiere decir de hecho que nos privemos cada vez que una o más ovejas nos busquen. El mismo comportamiento de Jesús es normativo en tal sentido (cfr. Mc 1,35-37). Y luego hay otro icono evangélico, aún más explícito, que nos recuerda como el saberse retirar con el Señor sea la parte más fructuosa de la propia actividad apostólica. Invitado a la casa de sus amigos Marta, María y Lázaro, Jesús se mete en las protestas de Marta que mal soporta la visión de su hermana a sus pies concentrada en  escucharlo, mientras que ella está ocupada. Sabemos cómo ha ido (Lc 10,40-42). Apartarse con el Señor es la mejor parte de la vida, también si los temperamentos más dinámicos hacen y harán siempre fatiga en aceptarlo.

1 commento

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  1. Il tempo della “ricarica” è prezioso. Può essere rappresentato a mio parere dalla preghiera prima di affrontare la “battaglia” quotidiana, può essere un momento dedicato alla “direzione spirituale” insieme ad un Sacerdote di fiducia…ma indubbiamente la ricarica periodica ci vuole!!! È giusto sapere sempre qual è il punto di riferimento. In questo brano di Vangelo mi è piaciuta però particolarmente la seconda parte, quella in cui è Gesù stesso che, mosso a compassione, si occupa di tutti coloro che avevano bisogno, sospendendo in un certo senso, l’ ordine dato in precedenza ai suoi uomini. Sembra quasi, dalle parole lette, che gli Apostoli siano come “esonerati” in quel momento dall’ occuparsi della folla mentre invece Gesù in persona si prende cura di loro “con passione”….. quindi ciò dovrebbe rassicurarci tanto, nel senso che mai e poi mai saremo pecore senza pastore, anche se concretamente potrebbe sembrare così in alcune situazioni. C’è una Persona che non si stanchera’ mai di noi

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