PREDICATELO SUI TETTI

COMMENTI AL VANGELO

LA MENZOGNA È SUPERFICIALE, LA VERITA È PROFONDA

III DOMENICA DI QUARESIMA

anno B (2021)

Es 20,1-17; 1Cor 1,22-25; Gv 2,13-25

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

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La cacciata dei venditori dal Tempio

Quale segno ci mostri per fare queste cose? (Gv 2,18) – dissero i Giudei in difesa di fronte allo sconvolgente gesto di Gesù. Non si sono accorti che il segno è già contenuto in quello che ha fatto. È sempre così. Chi cerca qualcos’altro da Dio e dalla religione non sa leggere i segni, semplicemente non li può vedere. Perciò Gesù risponde evocando l’unico segno che potrà scalfire la durezza della loro cervice e del loro cuore, anche se non comprenderanno: distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere (Gv 2,19). Il gesto di Gesù è profetico perché annuncia quanto succederà dopo la sua passione e morte. La sua visita nel Tempio di Gerusalemme, centro nevralgico della vita di Israele, diventa occasione per una scansione e una purificazione da tutto ciò che non dovrebbe esserci in quel luogo, uno spazio che Gesù definisce casa del Padre mio: denaro, cambiamonete, commercianti, banchi e animali.

Bisogna però andare oltre quello che si vede nel gesto esterno, altrimenti anche noi rischiamo di diventare talebani. Quale purificazione gli sta a cuore? Se fosse stato il Tempio costruito in 46 anni, all’obiezione sarcastica dei Giudei non avrebbe taciuto. Perciò Giovanni aggiunge: ma egli parlava del tempio del suo corpo (Gv 2,21). Perché l’opera di Dio non ha come scopo la restaurazione delle nostre opere, per quanto realizzate in suo onore, ma la rigenerazione dell’opera d’arte di Dio: cioè noi! Dunque quello che il Signore vuole è un’opera di liberazione del nostro cuore, sede del nostro mistero. Solo Gesù ci può liberare da tutto ciò che ci induce a mercanteggiare nelle nostre relazioni con Dio, con gli altri e con il creato. Ma siamo solo noi che possiamo permetterglielo. La sua parte, Lui l’ha già fatta. Ogni anno la quaresima è un’opportunità unica per aprirgli il nostro cuore e fargli continuare questa opera, perché la nostra relazione con Dio (e con i fratelli) sia sempre più autentica.

Il testo ci offre un criterio fondamentale per verificare se siamo incamminati in questa opera di purificazione. Se infatti consideriamo il sistema religioso che Gesù denuncia con il suo gesto, possiamo capire che il pericolo del credente è voler rendere compatibili con Dio delle realtà che non lo sono e non potranno mai esserlo. Qui c’è in ballo la stessa immagine di Dio, la sua identità. Perciò vediamo Gesù così forte e intransigente nel suo gesto profetico. Dio pazienta sempre, ma non può tollerare all’infinito chi fa della religione e degli spazi religiosi un’impalcatura in cui nascondersi per dominare sulle istituzioni e soprattutto sulle anime dei suoi figli. Questo è inaccettabile. Il vangelo mette ripetutamente in guardia dal vivere in mezzo al popolo di Dio da padroni. Eppure anche oggi, nella chiesa di Dio, tra laici o chierici, c’è chi concepisce il proprio mandato come un incarico da esercitare con il potere del mondo, cioè per intimidire le anime, per avvantaggiarsi su di loro e quindi poterne avere il controllo.

Fateci caso: quando si vuole mantenere in piedi un’impalcatura simile, noterete che in genere si è sempre molto preoccupati dell’esteriorità e delle opere. Insomma, della buona apparenza che la propria fede deve lasciare agli altri. La menzogna ha sempre questo rivestimento: ti convince subito e ti lascia nella superficialità delle cose. La verità invece non la puoi mai incontrare in superficie, perché esige un cammino in profondità e non ti vuole convincere a tutti i costi. Si offre a te, ma non s’impone. Se la fede si gioca a livello del cuore, per diventare veri credenti in Dio bisogna essere disposti a scendere nelle proprie profondità. Per questo il vangelo di oggi si conclude annotando che Gesù non si fidava di quelli che, dopo aver visto i segni che compiva, hanno cominciato a credergli (Gv 2,23-25). Di chi si dice credente solo per questo, non ci si può fidare. Gesù conosce ogni cuore: conosce chi lo fa entrare, ma anche chi non vuole farlo entrare per far ordine e pulizia da ogni immagine religiosa equivoca e da tutto ciò che ci fa giustificare davanti a Lui e agli altri.  

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