NON MOLTO DI PROFILO

 

Ti trovi nel blog di Giacomo Falco Brini, 52 anni. Appartiene al Signore Gesù e alla sua Chiesa come sacerdote da 20 anni. Ordinato a Chioggia (VE) a ridosso del terzo millennio cristiano (06.11.1999), dopo una esperienza nella comunità missionaria di Villaregia si trova dal mese di ottobre 2009 al servizio della Diocesi di Ferrara-Comacchio. Nato a Milano il 13 dicembre del 1966 da Alberto, ufficiale dei carabinieri (provincia di Napoli), e da Alessandra (provincia di Rovigo). La nascita avvenne dopo una difficilissima ricerca dell’ospedale pediatrico dove poter venire alla luce. Il resoconto dei genitori attesta che quel giorno c’era una nebbia particolarmente fitta sul percorso che portava all’ospedale. Allora suo padre provvide chiamando un paio di autovetture di carabinieri alle sue dipendenze, onde aumentare la possibilità di non smarrire la strada. Fu così che Giacomo fece l’esperienza, per una sola volta e in vita intrauterina, di poter godere di una scorta nelle doglie del pre-parto! Inoltre, durante il tragitto, il piccolo corteo di auto si imbatté improvvisamente in un cane lupo che stazionava sulla strada: purtroppo ci lasciò le penne….”pardon”, il pelo. Da dove sbucò quel cane lupo, e cosa ci facesse sulla strada, resta un mistero. Una volta raggiunto l’ospedale, aiutata da qualche infermiera, sua madre vide la sua ostetrica venirgli incontro stupita dicendole: “signora! Lei ancora qui?” Il motivo c’era. La madre aveva partorito con cesareo il suo primogenito soltanto un anno prima. Si rese dunque necessario anestetizzarla per procedere al parto “forzato” con il vecchio forcipe. Il prodotto che ne uscì sbalordì i presenti della sala chirurgica: al peso del bebè la bilancia segnò 5 kg e 2 etti! 

Insieme agli anziani genitori ha due fratelli, una cognata, un nipotino e una labradorina di un anno e mezzo. Dapprima per vicende familiari, poi per motivi vocazionali, si è progressivamente rivelato che nel suo DNA biologico-storico-spirituale c’è una casa piena di gente, ci sono i poveri, c’è il viaggio, la ricerca, il pellegrinaggio, i giovani, sentire il mondo stesso come casa propria. Liceo classico al “Giosuè Carducci” di Nola (NA), laurea in Scienze Politiche all’Università degli studi di Padova, comincia e conclude gli studi teologici nella Facoltà Teologica del Triveneto (Padova) con la parentesi di un anno importante (il terzo) tra i padri gesuiti della Pontificia Facoltà Teologica di Cagliari. Esperienza missionaria decisiva in una grande periferia a sud di Lima (Perù) negli anni 2003-2008. Attualmente incaricato di due piccole parrocchie alle porte della città di Ferrara, si è accorto solo alcuni anni fa che il suo destino sembra essere quello di andare a vivere in periferia. Poi è arrivato Francesco alla testa di santa madre chiesa, ed ecco che in “Evangelii Gaudium” e altrove giunge piena conferma che la sua vocazione ad essere presso le periferie esistenziali è la vocazione stessa della chiesa, è il tracciato del suo cammino futuro. Perciò, da qualche anno, dopo essere rientrato dalla città di Lima con la popolazione di quel posto ancora nel cuore, ha messo mano alla costruzione (lavori ancora in corso e in attesa di ulteriore certificazione) di un percorso pastorale nuovo denominato “Andiamo in Peruferìa” insieme ad una cara amica peruviana, Sr. Miriam Flor Paredes Inocente, laica consacrata della diocesi di Lurìn. In ascolto di quello che lo Spirito sta dicendo, “Andiamo in Peruferìa” è un cantiere ancora aperto in cui si stanno progettando varie iniziative e dove l’esperienza di base, offerta a tutti, è costituita dal partire verso quel luogo di missione dell’America Latina per vivere un corso un po’ inedito: degli esercizi spirituali fondati su una lectio comunitaria della parola di Dio che occupa gran parte del tempo mattutino, per poi immergersi, subito dopo, in molteplici servizi a favore dell’umanità diseredata che ivi risiede. La sera è dedicata alla celebrazione eucaristica in cui i partecipanti, spesso insieme ai fratelli poveri di quei posti, sono chiamati a condividere la gioia di quanto vissuto, raccontando la propria giornata alla luce della parola accolta e meditata al mattino. 

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