COMMUOVERSI E RISCHIARE, SE SI VUOLE AMARE

XVII DOMENICA DEL T.O.

anno B (2021)

2 Re 4,42-44; Ef 4,1-6; Gv 6,1-15

Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzati gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

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Anche questa domenica il vangelo dice che Gesù alza gli occhi e vede tanta gente accorrere a Lui (Gv 6,5). Lo sguardo di Dio è sempre attento, i suoi occhi non si distolgono mai da noi. Gesù non si commuove solo perché erano come pecore che non hanno pastore (domenica scorsa). La sua compassione nasce dall’amore per la vita di ogni uomo, nella concretezza del corpo con i suoi bisogni. Gesù sente su di sé ogni fame di vita. La domanda rivolta ai discepoli stana i ragionamenti tanto umani che ingabbiano le possibilità del cuore, espressioni di un’economia del possesso che sa far bene i calcoli, ma non sa vedere nella condivisione del poco la moltiplicazione del molto. Giovanni annota che Egli sapeva quello che stava per compiere (Gv 6,6). Dunque c’è una matematica nuova che il Signore vuole insegnare ai suoi discepoli a partire dalla sua domanda; c’è un modo di ragionare e di vivere nuovo che essi devono imparare ad incarnare. Ma non sarà facile comprenderlo.

Una mamma vince il primo premio al Bingo della festa parrocchiale: un sacco di riso da 30 Kg. Per i poveri del luogo dove ho vissuto per circa 6 anni, averne in quella quantità è come avere un consistente conto in banca. Altre madri in difficoltà bussano alla sua porta chiedendole un po’ del suo riso, ma la signora viene vinta dalla paura di non poterne più attingere per sé e per i suoi. Lo nega a tutte e il tempo passa. Un giorno si accorge che almeno tre quarti del riso è marcito nel sacco. Alla fine perse quasi tutto il riso, oltre all’amicizia delle sue vicine di casa. Questo fatto mi si è impresso dentro come un’icona. Se scommetti su un’economia del possesso, le cose, alla lunga, ti si ritorcono contro. Se scommetti sull’economia divina, all’inizio ti sembra una perdita, poi invece vedi la vita crescere in te e fuori di te. Questa è la lezione del Signore per i discepoli di ogni tempo. La fede è rischiare sulla sua parola. La fede è lasciarsi coinvolgere nella sua compassione per gli uomini. La fede ti convince che Dio va cercato e amato presso gli uomini.

Moltiplicazione dei pani e dei pesci

Se Andrea segnala la presenza di un ragazzo con 5 pani d’orzo e 2 pesci, ponendo l’interrogativo sull’insufficienza umana davanti al bisogno della gente (Gv 6,9), vuol dire perlomeno che quel ragazzo si era fatto avanti. Un giovanetto che non ha rinunciato a sognare, mettendosi a disposizione del Signore. Ecco il segreto cristiano della vita. Non importa quanto sei e quanto hai. Per quello che sei e che hai prima si ringrazia Dio, poi si fa come Martino di Tours che vedendo la sofferenza di un ignudo prende il suo mantello, lo spezza in due e ne dona una parte al povero, benedicendo Dio che avrebbe fatto lo stesso al suo posto. Il segreto è mettersi con quel che si ha nelle mani di Dio per diventare le sue mani, il suo cuore, la sua compassione. Tutto ciò però non può avviarsi se prima non si sa alzare gli occhi e vedere. La malattia attuale, più mortale della pandemia che ci affligge, non ci fa vedere in tantissime persone che vengono da lontano (o che ci abitano vicino) la stessa gente che accorreva da Gesù, affamata di vita più dignitosa oltre che di pane. Come dice il nostro papa, non sappiamo più piangere per loro. Perché? Perché non c’è spazio per la compassione.

Sappiamo che questo miracolo di Gesù è per Giovanni un segno eucaristico. Fare un ripasso di questo “fondamentale” della fede giova alla salute del nostro spirito. Cos’è in fondo l’eucarestia? È ritrovarsi insieme a rendere grazie della vita (cfr. greco εὐχαριστία) attorno a Colui che continua guardarci con profonda compassione, che continua ad amare fino a darci la sua vita nel pane consacrato e spezzato. Questa è la memoria irrinunciabile, la Tradizione vivente a noi sempre presente. L’amore è memoria di quel che ha fatto per noi, sempre contemporaneo in ogni S.Messa. Solo ritornando alla fonte si può tornare a fare l’esperienza di una vita che si moltiplica alla scuola della condivisione. Solo Lui, nel suo pane di compassione, a sua volta ci fa diventare figli compassionevoli. È in gioco la nostra umanità, poiché senza l’amore di Dio ci si disumanizza. Il Signore ci dia allora il coraggio del ragazzo del vangelo che seppe lasciare tutto nelle sue mani benedette e benedicenti. La differenza è tutta qui: da soli siamo solo 5 pani e 2 pesci, nelle sue mani siamo il miracolo del poco che diventa molto, il miracolo dell’uomo che diventa come Dio.

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CONMOVERSE Y ARRIESGAR, SI SE QUIERE AMAR

También este domingo el evangelio dice que Jesús levanta la mirada y ve a tanta gente acudir a Él (Jn 6,5). La mirada de Dios está siempre atenta, sus ojos no se quitan jamás de nosotros. Jesús no se conmueve solo porque eran como ovejas que no tienen pastor (domingo pasado). Su compasión nace del amor por la vida de cada hombre, en lo concreto del cuerpo con sus necesidades. Jesús siente sobre sí cada hambre de vida. La pregunta dirigida a los discípulos sana los razonamientos tanto humanos que encierran las posibilidades del corazón, expresiones de una economía de la posesión que saber hacer bien los cálculos, pero no sabe ver en el compartir del poco la multiplicación de lo mucho. Juan nota que Él sabía lo que estaba por cumplirse (Jn 6,6). Entonces hay una matemática nueva que el Señor quiere enseñar a sus discípulos a partir de su pregunta; hay un modo de razonar y de vivir nuevo que ellos deben aprender a encarnar. Pero no será fácil comprenderlo.

Una mamá venció el primer premio del Bingo de la fiesta parroquial: un saco de arroz de 30 Kg. Para los pobres del lugar donde he vivido por casi 6 años, tener arroz en aquella cantidad es como tener una consistente cuenta en el banco. Otras madres en dificultad tocan a su puerta pidiendo un poco de su arroz, pero la señora se deja vencer por el miedo de no poder tener para ella y para los suyos. Lo niega a todas y el tiempo pasa. Un día se da cuenta que al menos tres cuartos del arroz se habían malogrado en el saco. Al final perdió casi todo el arroz, además de la amistad de sus vecinas de casa. Este hecho se me impregnó dentro como un icono. Si apuestas sobre una economía del poseso, las cosas, a la larga, se vuelven contra ti. Si apuestas sobre la economía divina, al comienzo te parece una pérdida, luego en cambio vez a la vida crecer en ti y fuera de ti. Esta es la lección del Señor para los discípulos de cada tiempo. La fe es arriesgar sobre su Palabra. La fe es dejarse involucrar en su compasión por los hombres. La fe te convence que Dios va buscado y amado entre los hombres.

Si Andrés señala la presencia de un joven con 5 panes de cebada y 2 peces, poniendo la pregunta sobre la insuficiencia humana delante a la necesidad de la gente (Jn 6,9), quiere decir que por lo menos aquél joven se había manifestado. Un jovencito que no ha renunciado a soñar, poniéndose a disposición del Señor. He aquí el secreto cristiano de la vida. No importa cuánto vales y cuánto tienes. Por lo que eres y lo que tienes primero se agradece a Dios, luego se hace como Martin de Tours que viendo el sufrimiento de un desnudo toma su manto, lo parte en dos y le regala una parte al pobre, bendiciendo a Dios que hubiera hecho lo mismo en su lugar. El secreto es ponerse con lo que se tiene en las manos de Dios para volvernos sus manos, su corazón, su compasión. Pero todo esto no puede comenzar si antes no se sabe levantar los ojos y ver. La enfermedad actual, más mortal que la pandemia que nos aflige, no nos hace ver en tantas personas que vienen de lejos (o que viven cerca de nosotros) la misma gente que seguía a Jesús, hambrienta de vida digna además que de pan. Como dice nuestro Papa, no sabemos más llorar por ellos. ¿Por qué? Porque no hay espacio para la compasión.

Sabemos que este milagro de Jesús es para Juan un signo eucarístico. Hacer un repaso de este “fundamento” de la fe beneficia a la salud de nuestro espíritu. ¿Qué es en fondo la Eucaristía? Es volver a encontrarse juntos a rendir gracias de la vida (cfr. Griego εχαριστία) alrededor a Aquél que continúa a mirarnos con profunda compasión, que continúa a amar hasta darnos su vida en el pan consagrado y partido. Esta es la memoria irrenunciable, la Tradición viviente para nosotros siempre presente. El amor es memoria de lo que ha hecho por nosotros, siempre contemporáneo en cada S. Misa. Solo regresando a la fuente se puede regresar a hacer la experiencia de una vida que se multiplica a la escuela del compartir. Solo Él, en su pan de compasión, a su vez nos vuelve hijos compasivos. Está en juego nuestra humanidad, porque sin el amor de Dios nos deshumanizamos. El Señor nos de entonces el coraje del joven del evangelio que supo dejar todo en sus manos benditas y que bendice. La diferencia está todo aquí: solos somos solo 5 panes y 2 peces, en sus manos somos el milagro del poco que se vuelve mucho, el milagro del hombre que se vuelve Dios.

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